Nella Bibbia ebraica, troviamo molti racconti in cui Dio salva o libera il popolo d’Israele. A volte ciò avviene tramite miracoli, altre volte attraverso l’impegno concreto degli esseri umani. Come spiegare tale differenza?
Nella Bibbia ebraica, troviamo molti racconti in cui Dio salva o libera il popolo d’Israele. A volte ciò avviene tramite miracoli, altre volte attraverso l’impegno concreto degli esseri umani. Come spiegare tale differenza?
Molte religioni sostengono che l’umanità abbia bisogno di essere salvata. Secondo alcuni, le nostre anime sono macchiate o minacciate da forze oscure che ci tengono lontani da Dio.
Il capitolo 117 del libro dei Salmi spicca in tutta la Bibbia ebraica per la sua brevità. Eppure, anche in pochissime parole è possibile racchiudere una grande ricchezza di significati.
La profezia di consolazione espressa in Isaia 9:1-6, che il pensiero cristiano ha interpretato come una predizione della nascita di Gesù di Nazareth, conserva però un suo significato originario e autentico che è legato a un avvenimento storico ben diverso.
Quando si parla di “buona novella” e di “salvezza”, in genere si pensa immediatamente al messaggio di redenzione spirituale del Cristianesimo. Ci si può allora chiedere: esiste forse anche una “buona novella” contenuta nella Bibbia ebraica?