I sette precetti

Secondo la Torah, il popolo d’Israele è stato scelto da Dio per essere «un regno di sacerdoti e una nazione santa» (Esodo 19:6).
Questa elezione non attribuisce alcuna superiorità etnica o razziale al popolo ebraico, ma lo obbliga ad osservare numerose Leggi rivelate e ad accettare delle responsabilità esclusive. I principali doveri assegnati a Israele sono quelli di custodire la Torah e di essere la “luce delle genti”, cioè la guida morale e spirituale per il mondo intero.
Come afferma Elia Benamozegh, «Israele nell’umanità è il vicario paterno, il sacerdote, l’insegnante, il custode del culto di Dio».

Entrare a far parte del popolo ebraico è certamente possibile se si intraprende il percorso della Conversione (Ghiur), ma si tratta di una scelta personale non facile e che non può essere imposta.  Ai non-ebrei infatti non è richiesto di convertirsi e accettare l’osservanza di tutta la Torah (riti, festività, sistema di vita, usanze); del resto, affinché la nazione ebraica possa ricoprire il suo ruolo sacerdotale di guida dell’umanità, l’esistenza di popoli diversi da Israele risulta indispensabile. A questi popoli si richiede solo di conformarsi ad alcuni principi morali universali che consentono a chiunque di condurre un’esistenza basata sulla giustizia. Tali principi, secondo l’Ebraismo, furono rivelati per essere la base legislativa dell’intera umanità e sono detti comunemente “i sette precetti noachidi“, dal nome di Noach (Noè), uno dei padri del genere umano nel racconto biblico.

I precetti noachidi si fondano sui seguenti obblighi morali:

Questi semplici imperativi sono in realtà delle vere e proprie categorie legislative, che includono molti dettagli e che costituiscono un codice etico molto più ampio di quanto si potrebbe pensare. Il numero sette è infatti simbolico e si riferisce solo ai principi essenziali della Legge universale.
Secondo Maimonide, tutti coloro che osservano i sette precetti riconoscendone l’origine Divina sono chiamati Chasidei Umot HaOlam, ovvero “i Giusti (o “ferventi”) tra le nazioni del mondo”, mentre coloro che li accettano solo in virtù della loro validità razionale sono detti Chochmei Umot HaOlam, cioè uomini saggi.

È interessante notare che i precetti noachidi non prescrivono particolari dogmi, dottrine dettagliate o riti religiosi da eseguire. Lo scopo delle sette leggi non è quello di imporre all’umanità uno stile di vita religioso e ascetico, ma quello di garantire la creazione di società giuste che preservino almeno i principi etici più importanti.
Ciò tuttavia non significa che tutti i non-ebrei debbano limitarsi esclusivamente all’osservanza dei precetti noachidi. Ogni uomo può trarre dalla Torah insegnamenti morali validi per tutti, benché non necessariamente inclusi nei sette precetti. La normativa ebraica (Halakhah) permette inoltre ai non-ebrei che rifiutano l’idolatria di osservare anche altri Comandamenti della Torah (vedi Hilchot Melachim 10;10), se questa azione deriva da una scelta volontaria.

Per approfondire:
– I precetti noachidi nella Bibbia
– La Torah e i popoli del mondo

9 pensieri su “I sette precetti

  1. oriettasantamaria

    Sospetto che nell’idolatria potrebbe annoverarsi anche la religione cristiana. Infatti si tratta pur sempre di tre persone. E il culto di Maria come si pone? E quello dei santi? Personalmente nutro dubbi.

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  2. sguardoasion Autore articolo

    Sulla possibilità di considerare il Cristianesimo una forma di idolatria esistono pareri discordanti. Maimonide ad esempio ritiene che non vi sia differenza tra il culto cristiano e quello dell’antico paganesimo. Altri parlano di “shittuf”, ovvero di una forma di culto non corretta, ma neppure vietata. Altri ancora hanno espresso pareri più “ecumenici”.

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  3. anonimo

    i sette precetti noachidi non hanno alcun fondamento biblico, ma sono solo frutto dell’interpretazione rabbinica, pensiero umano e non pensiero divino, e per quanto possa contenere brandelli e spunti di verità, non è sul pensiero umano che si basa l’ebraismo ma sulla rivelazione di Dio. Dio è una persona semplice, un solo comando diede ad Adamo ed un solo precetto diede a Noè, quello di non spargere il sangue dell’uomo perché ad immagine di Dio lo ha creato. Con Noè ha stipulato un alleanza con tutta l ‘umanità, ed Israele serve al Signore per portare a compimento la sua alleanza, fare dei due popoli uno solo, riunire ogni cosa il lui, perché il Signore è Uno ed indivisibile. Contano le domande nell’ebraismo ed io vorrei fare solo domande su domande, per evidenziare tutte le contraddizioni logiche dei setti precetti.
    Primo precetto proibizione dell’idolatria, ma che cos’è mai l’idolatria? l’unico modo per non essere idolatri è amare il Dio d’Israele, ma amare Dio è osservare e mettere in pratica i suoi precetti. Il Signore è Uno ed indivisibile, e chi trasgredisce un solo precetto della legge trasgredisce tutta la legge sta scritto, perché anche la Torah è una ed indivisibile, Ma al di là del contenuto, i rabbini dicono che gli altri popoli possono salvarsi ed essere ritenuti giusti anche se osservano solo 7 precetti, un piccolo pezzo di torah per dirla semplicemente perché rispettare l intera torah spetta solo ad Israele; onere, onore o privilegio non si sa. Ma se si può essere giusti rispettando solo 7 precetti, a che servono tutti gli altri? E se invece per essere giusti si deve rispettare tutta la torah senza poterla dividere, gli altri popoli non potranno mai essere giusti nei confronti di Dio, ma magari essere salvati solo per misericordia di Dio e non per giustizia, mentre Israele si può salvare solo per giustizia, in quanto se si salvassero anch’essi per sola misericordia, converrebbe anche a loro rispettarne solo 7 di precetti. Deve rispettare tutta la torah Israele, ma seguendo l’interpretazione rabbinica, per paradosso, al limite potrebbe capitare che gli altri popoli riescono a salvarsi grazie alla misericordia di Dio, mentre Israele non riesce mai a salvarsi in base alla giustizia, e la cosa si sa che non sarebbe affatto giusta. Sto sragionando, ma solo per evidenziare che se il Signore è Uno ed è la stessa cosa con la sua torah, nemmeno la torah può mai essere divisa senza rischiare di cadere nell’idolatria. Ma la domanda più importante che bisogna porsi è che cos’è la Torah? Per amare Dio bisogna amare e rispettare tutti i suoi precetti, eppure non è detto che se amiamo e rispettiamo tutti i suoi precetti, nello stesso tempo amiamo anche Dio, perché non c’è simmetria fra le due cose, e ci sono degli importanti episodi biblici che lo dimostrano, e su questo si dovrebbe aprire un’importante discussione

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    1. sguardoasion Autore articolo

      Gentile anonimo,
      La lista dei sette precetti è rabbinica (frutto di una codificazione talmudica), ma non la sostanza dei sette precetti, che è invece ben radicata nel testo biblico. In altre parole, i sette precetti sono la schematizzazione in forma di categorie legislative di ciò che la Torah afferma sulla moralità universale.
      Non si può dire che a Noach sia stato dato un solo precetto: i precetti che gli furono rivelati esplicitamente (secondo il racconto biblico) sono almeno due, e ce ne sono anche di impliciti.
      Parli di salvezza, che è un concetto cristiano, non presente nella Bibbia ebraica, così come anche le affermazioni “chi trasgredisce un precetto trasgredisce tutta la Legge” e “fare dei due popoli uno”. Bisogna separare questi concetti neotestamentari dalle Scritture ebraiche se le si vuole comprendere nel loro significato originario.
      Dici che la Torah deve essere una e non può essere separata, ma di fatto non è così: la Torah stessa contiene leggi riservate ai sacerdoti, altre relative al re, alle donne, ai giudici ecc.
      Israele, in quanto popolo sacerdotale, ha più obblighi degli altri e maggiori responsabilità.

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  4. anonimo

    Gentile redattore, mi ha fatto molto piacere che mi ha risposto prontamente, ma sono questioni complesse ed affascinanti che meirterebbero un’analisi molto più approfondità di quanto si possa fare in un forum. Mi sono servito di concetti cristiani, ma il cristianesimo non è altro che un’interpretazione delle scritture da parte di alcuni ebrei, così come lo è l’ebraismo rabbinico. Israele è un popolo di sacerdoti ed una nazione santa, ed ha obblighi maggiori rispetto agli altri, e su questo sono d’accordo con lei, e non vorrei correre il rischio di litigarre con le parole su tutto il resto. Lei ha parlato di popoli e non di uomini singoli, e giustamente dice che la torah contiene leggi diverse per i sacerdoti, i re, le donne, i giudci etc. Ma la torah è stata data al popolo di Israele, non ai singoli, e tutto il popolo deve rispettare la torah, per essere tutti uniti a Dio, in questo senso non è divisibile la torah, perché proviene tutto da Dio e niente può esservi di superfluo, e sono gli ebrai a dire che per metterla tutta in pratica hanno bisogno della loro terra e di ricostruire il tempio e tutto il resto e per questo aspettano il messia per dar compimento a tutta la legge. La salvezza è un concetto cristiano, ma chiamamola come vogliamo, il Signore è colui che libera dalla schivitù dell’egitto, che premia i giusti e tutto il resto, e la libertà, la gisutizia e l’amore per la verità sono concetti peculiarmente ebraici, ed io le ho chiesto se gli altri popoli possono essere gisuti rispettando solo alcuni precetti della torah, e come fanno a non essere idolatri. Come lei sa bene, anche i cristiani ebrei discussero animatamente su quali obblighi e precetti imporre ai gentili, cosi come ne discutono i rabbini anche se arrivano a conclusioni che posssono sembrare diverse. Per i cristiani ebrei, l’imporante era far conoscere a tutto il mondo il nome del Signore,dar testimonianza alla verità ed insegnare l’amore per Dio e per il prossimo, e non corrisponde al vero come molti pensano che abbiano abolito la legge. Diritto e giustizia sono le basi del trono di Dio dice Davide nei salmi, e saldo è il tuo trono e saldo il mio cuore conculdeva. Ma una cosa sono le basi del trono di Dio che essendo saldo non può mai barcollare, ed una cosa è il nome di colui che siede sul trono, il cui nome indica l’infinità del suo amore misericordioso ( io sarò colui che sarò disse a Mosè….) ed amore e ebenvolenza camminano adavanti a lui diceva Davide. Era questa la domanda che avevo posto, se c’è perfetta simmetria fra l’amare Dio ed amare e rispettare tutti i suoi precetti. In pratica il rapporto fra gisutizia e miseericordia, tenendo presente che non ci può mai essere nessuna contraddzione fra di essa, ma solo compimento, unione ed armonia. Se può, non mi consideri un appartenente ad altre credenze religiose, perchè il mio vuole essere solo un dialogo all’interno dell’ebraismo.
    Carissimi saluti

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    1. sguardoasion Autore articolo

      Alcuni nessi logici presenti nelle tue affermazioni mi sfuggono. Perché mai non sarebbe possibile non essere idolatri? Biblicamente parlando, non essere idolatri è abbastanza semplice: basta non adorare gli idoli. Anche Naaman, il generale siriano che si presentò dal profeta Eliseo, rigettò l’idolatria, ma non divenne ebreo e se ne tornò in pace nella sua terra.
      Un non-ebreo può essere giusto senza osservare l’intera Torah? Secondo l’Ebraismo, assolutamente sì. Alcuni precetti della Torah sono di natura fortemente rituale e identitaria (circoncisione, dieta kasher) o strettamente legati alla santità della terra di Canaan (anno sabatico, giubileo). Gli appartenenti agli altri popoli, non rientrando nel Patto di Abramo, non hanno l’obbligo di osservarli. Se tuttavia sono persone morali, perché mai non dovrebbero essere considerati giusti?

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  5. anonimo

    Mi fa molto piacere ricevere le sue risposte, sperando che lei trovi altrettando piacere nel confrontarsi con me, Lei dice che biblicamente parlando basta non adorare gli idoli per non essere idolatri, ma la trovo molto semplicistica e fuorviante la sua affermazione, perché se fosse cosi gli atei potrebbero dire che sono gli unici a non essere idolatri. Tutto è simbolico nella Bibbia, e gli idoli sono creazione degli uomini, il frutto delle loro opere e del loro pensiero, che possono assumere forme e rappresentazioni diverse nel corso del tempo e della storia. In pratica il pensiero umano che emancipandosi da Dio, segue se stesso, candendo in un modo o nell’altro nella schiavità dell’idolatria.” Manderò contro questo popolo una grande sciagura dice il profeta Isaia, il frutto del loro pensieri”. Come tutte le temtaiche bibliche è una questione profonda e complessa, e come dicono alcuni rabbini, idolatria è il pensare che ci possa essere qualsiasi cosa al di fuori di Dio. ,Mi chiede perchè gli uomini retti moralmente non possono essere considerati giusti. Ma che cos’è la giustizia per la torah? La rettitudine riguarda il rapporto tra gli uomini, la giustizia i rapporti fra Dio e l’uomo, mi sembra che dicono alcuni rabbini,e la giustiza umana e quella divina sono cose diverse. E’ il valore primario e centrale dell’ebraismo la giustizia, e per l’alta concenzione che se ne dà della gisutizia di Dio, vien detto che nessun uomo può essere giusto davanti a Dio, nemmeno un ebreo e tantomeno i non ebrei. Non me ne voglia se mi servo anche del cristianesimo per spiegarmi, ma beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati diceva Gesù. aver fame e sete di giustizia, è aver fame e sete del Dio Vivente, ma come diceva Davide davanti al Signore sono i pensieri ed i desideri del cuore di un uomo, e sarà il Signore che completerà per me l’opera delle sue mani. Mio caro anonimo redattore, il Signore dopo aver portato a compimento il cielo e la terra e tute le loro schiere, portò a temrine il lavoro che aveva fatto e cessò da ogni suo lavoro. Se cessò da ogni suo lavoro e si riposò, vuol dire che alla gisutizia ci ha già pensato lui, perché come gli ho detto diritto e giustizia sono le basi del suo trono. Spetta al Signore fare giustizia, e come dice Davide in un salmo, la Giustizia scenderà dal cielo, e la verità germoglierò dalla terra. Giustizia e pace si baceranno e misericordia e verità si incontreranno. Germoglierà dalla terra la verità per incontrarsi con la msericordia, e l’ebraismo è camminare sul sentiero della verità divina per far conoscere al mondo intero il nome del Signore, Lotta per la verità e il Signore Dio lotterà con te è scirtto nella Bibbia, ma non vi è mai scritto di lottare per la gisutizia,in quanto spetta a Dio realizzare la sua giustizia. Come le avevo detto amare il nome di colui che siede sul trono, non solo il suo trono, perché è già saldo di per se, ed al contrario degli idoli non ha bisogno degli uomini che lo sorregono o lo rialzano se dovesse cadere. La torah è un codice di legge dicono i rabbini,e tutto è diritto nell’ebraismo, ma non mi fraintenda, se le dico che il problema di molti religiosi, al di là della loro fede e credenze, è di limitarsi al trono di Dio, discutendo e litigando su ciò che è giusto e sabagliato, su ciò che è bene e ciò che è male, perché il Signore è sempre oltre, e l’ebreo è colui che va oltre, guardando e rimirando le stelle mentre cammina sui sentieri di questo mondo. Il Signore è shalom, è pace, ed è per questo che Gesù non diceva beati i giusti, ma beati gli operato di pace perché saranno chiamati figli di Dio. Far conoscere il nome di Dio è portare la pace nel mondo, affinché giustizia e pace si potranno baciare. Mi scusi se mi sono dilungato e forse fuuoriscito dalla questione dei precetti noachidi, ma il Signore si è scelto ed eletto Israele per realizzare e portare a compimento la sua allenza con tutta l’umanità.
    Un caro saluto

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    1. sguardoasion Autore articolo

      Se riesco a comprendere bene il tuo messaggio, mi pare che tu voglia affermare che la giustizia non può essere interamente perseguita dall’uomo, ma che ad essa “ci ha già pensato Dio”. Dal punto di vista ebraico, le cose non stanno esattamente così: la Torah non è troppo difficile per l’uomo, non è troppo lontana, non è in cielo e non è al di là del mare, come dice il Deuteronomio. Su questo tema abbiamo scritto anche un breve articolo su questo sito, il titolo è “La Torah non è in cielo”.

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  6. Mattia

    Ciao. In conclusione all’articolo citi l’opera halachica Hilchot Melachim 10,10. Stavo leggendo però tutto il contesto di questa citazion e leggendo il passo n. 9 ho letto che un gentile che studia Toràh deve morire. Come si spiega l’apparente contraddizione tra il punto n. 9 e il n. 10? Da una parte l’accettazione dei gentili che applicano mitzvot se con buoni intenti, dall’altra parte però la totale chiusura per i gentili che vogliono studiare Torah. Grazie dell’attenzione.

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