Archivi categoria: Tanakh (Bibbia ebraica)

Alla ricerca di un nuovo re – 1 Samuele 16

“Dio guarda il cuore”

E HaShem disse a Shmuel: «Fino a quando farai cordoglio per Shaul, mentre io l’ho rigettato perché non regni sopra Israele? Riempi il tuo corno di olio e va’. Ti mando da Yishai il Betlemita, perché mi sono scelto un re tra i suoi figli»  (1 Samuele 16:1). 

La reazione di Shmuel in seguito al rigetto di Shaul da parte di Dio è sorprendente: pur essendo stato fin dall’inizio un fermo oppositore della monarchia, il profeta non proclama con fierezza il fallimento del re, né mostra compiacimento per quanto è avvenuto. Nonostante tutto, Shmuel ama Shaul e piange per lui, fino al punto che Dio stesso deve intervenire per far cessare il suo cordoglio.

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Perché la Bibbia proibisce l’omosessualità?

In tutta la Bibbia ebraica, la condanna dell’omosessualità, oggi tra i temi più controversi nel rapporto tra mondo laico e mondo religioso, è espressa esclusivamente nel Libro del Levitico. Essa compare per la prima volta all’interno della lista delle pratiche immorali dei Cananei (adulterio, incesto, sacrifici umani, zoofilia) che gli Israeliti sono chiamati a non imitare. Proprio in questo contesto, leggiamo:

E con un maschio non giacerai nel modo in cui si giace con una donna: è un abominio (Levitico 18:22).

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Pesach: il significato del sacrificio pasquale nella Bibbia

E il sangue sarà un segno per voi sulle vostre case: quando io vedrò il sangue, passerò oltre e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò la terra d’Egitto (Esodo 12:13).

Nel Libro dell’Esodo, l’appassionante racconto delle dieci piaghe si interrompe nel momento decisivo per lasciare spazio alle istruzioni relative al Korban Pesach (sacrificio pasquale) e alla “festa delle azzime” che il popolo ebraico dovrà celebrare ogni anno in tutte le generazioni. I dettagli del rito compiuto in Egitto sono piuttosto noti, ma non altrettanto compresi nei loro aspetti cruenti e misteriosi.

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Lo sterminio di Amalek – 1 Samuele 15

“Non avere pietà”

Così dice HaShem delle schiere: Io punirò Amalek per ciò che fece a Israele quando gli si oppose sulla via, quando uscì dall’Egitto. Ora va’, colpisci Amalek e vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene senza avere alcuna pietà di lui (1 Samuele 15:7-9). 

Questa esortazione divina, qui rivolta dal profeta Shmuel al re Shaul, appare spaventosa per la sua violenza e drasticità. Il comando di annientare il popolo di Amalèk, già formulato (in modo meno esplicito) nella Torah (Deut. 25:17-8), ha generato infatti animati dibattiti nel corso dei secoli, ed è percepito come particolarmente problematico agli occhi di chi, come molti nella nostra epoca, considera quella dello “sterminio sacro” un’idea aberrante.

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Il primo peccato di Saul – 1 Samuele 13-14

“Il tuo regno non durerà”

E Shaul era ancora a Ghilgal, e tutto l’esercito lo seguiva tremando. Ed egli aspettò sette giorni, secondo il tempo fissato da Shmuel. Ma Shmuel non giungeva a Ghilgal e l’esercito si disperdeva [lontano] da lui. E Shaul disse: «Portatemi l’olocausto e i sacrifici di pace». Ed egli offrì l’olocausto (1 Samuele 13:7-9). 

Dopo essere ufficialmente salito al trono con l’approvazione dell’intero popolo, Shaul si ritrova a fronteggiare i temibili Filistei. Il nemico è in netto vantaggio, l’esercito d’Israele è spaventato e Shaul stesso non sa come agire. Nel tentativo di ridare forza alle truppe, egli offre un sacrificio a Dio, disobbedendo così alle indicazioni di Shmuel, che gli aveva comandato di attendere il suo arrivo nel campo (vedi 1 Sam. 10:8).

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Viva il re! – 1 Samuele 11-12

Molto più di una vittoria militare

E Nachash l’Ammonita salì e si accampò contro Yavesh-Gilad. Allora tutti gli uomini di Yavesh dissero a Nachash: «Fa’ un patto con noi e ti serviremo». Nachash l’Ammonita disse loro: «Io farò un patto con voi a questa condizione: che io cavi a tutti voi l’occhio destro, e porterò disonore su tutto Israele» (1 Samuele 11:1-2). 

Gli abitanti del villaggio di Yavèsh-Gilàd sono in pericolo: Nachàsh, re degli Ammoniti, si prepara ad attaccarli, ponendo condizioni terribili per la resa. Nessuna delle altre città di Israele sembra intenzionata ad aiutarli: solo gli abitanti della località di Ghivàh, dove Shaul risiede, mostrano empatia per la loro sorte (11:4-5); non essendo però in grado di intervenire militarmente, essi non possono far altro che piangere, almeno finché Shaul non entra in azione, convincendo l’intero popolo ad affrontare Nachash.

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Due racconti che si intrecciano? – 1 Samuele 10

Contraddizioni nel Libro di Samuele

E Shmuel prese l’ampolla dell’olio e gliela versò sulla testa, e lo baciò dicendo: «Ecco, HaShem ti ha unto come capo sopra Israele, suo popolo. Tu avrai potere sul popolo di HaShem e lo libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno» (1 Samuele 10:1). 

Per quale motivo fu istituita la monarchia in Israele? In precedenza, abbiamo letto di come questa svolta era stata richiesta a gran voce dal popolo, contro il volere del profeta Shmuel, a causa del desiderio di emulare le nazioni vicine, rigettando così la sovranità di Dio (1 Sam. 8).

Eppure, in questo brano (che costituisce il continuo del racconto dell’arrivo di Shaul a Ramah), il testo ci presenta un’idea diversa: Dio, nella sua compassione, ha deciso di stabilire un re sugli Israeliti per liberarli dai nemici.

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L’alba della monarchia in Israele – 1 Samuele 8-9

Il popolo chiede un re

E tutti gli anziani d’Israele si radunarono, vennero da Shmuel a Ramah e gli dissero: «Ecco, tu sei vecchio e i tuoi figli non camminano nelle tue vie. Ora poni su di noi un re che ci giudichi come tutte le nazioni» (1 Samuele 8:4-5). 

La volta scorsa abbiamo letto di come Shmuel era riuscito a condurre Israele al trionfo e a ristabilire la giustizia. Da questi eventi è però già trascorso molto tempo, il profeta è invecchiato e, proprio come il suo predecessore Eli, ha commesso l’errore di affidare il potere ai suoi figli avidi e corrotti. Il popolo chiede a gran voce un cambiamento, una nuova forma di governo: la monarchia.

Shmuel, mortificato da tale richiesta, si rivolge a Dio, che gli risponde: “Ascolta la voce del popolo in tutto ciò che ti dice, poiché essi non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni su di loro” (8:7).

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La rivoluzione del ravvedimento – 1 Samuele 6-7

Dalla gioia al cordoglio

[Gli abitanti di] Bet-Shemesh stavano mietendo il grano nella valle. Ed essi alzarono gli occhi e videro l’Arca e gioirono nel vederla (1 Samuele 6:13). 

L’inaspettato ritorno dell’Arca in Israele genera grande gioia negli abitanti di Bet-Shemesh, città al confine con la terra dei Filistei. Il quadro lieto di felicità ed esultanza viene però ben presto stravolto:

E [Dio] colpì gli uomini di Bet-Shemesh, perché avevano guardato nell’Arca di HaShem; colpì nel popolo settanta uomini, cinquantamila uomini. E il popolo fece cordoglio, perché HaShem aveva colpito il popolo con una grande calamità (1 Sam. 6:19).

Come dobbiamo interpretare questo tragico accaduto?

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L’Arca di Dio tra riverenza e idolatria – 1 Samuele 4-6

L’umiliazione di Israele

I Filistei si schierarono contro Israele: divampò la guerra e Israele fu sconfitto dinanzi ai Filistei, che uccisero sul campo circa quattromila uomini (1 Sam. 4:2). 

Dopo aver subito una grave disfatta per mano dei Filistei, i capi d’Israele si riuniscono e decidono di dare una svolta alla guerra cercando di portare Dio dalla loro parte:

Quando il popolo fu rientrato nell’accampamento, gli anziani d’Israele si chiesero: «Perché HaShem ci ha percossi oggi dinanzi ai Filistei? Andiamo a prenderci l’Arca del Patto di HaShem a Shiloh, perché venga in mezzo a noi e ci salvi dalle mani dei nostri nemici. […] C’erano con l’Arca del Patto di Dio i due figli di Eli, Chofni e Pinchas. Non appena l’Arca del Patto di HaShem giunse all’accampamento, tutto Israele gridò con grande clamore e la terra fu sconvolta (4:3-5) .

A un lettore distratto, questi versi potrebbero apparire come la descrizione trionfante di una nazione che si unisce in nome della sua fede e affronta la battaglia con grande devozione. Le cose, però, non stanno così.

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