Archivi categoria: Tanakh (Bibbia ebraica)

Percorsi della Torah – Alla ricerca dell’Eden (audio)

Inauguriamo oggi il nostro nuovo podcast “Percorsi della Torah“. In ogni episodio parleremo di un tema specifico tratto dalla Torah e seguiremo la sua evoluzione all’interno della Bibbia ebraica, andando alla scoperta del testo biblico nelle sue molte sfaccettature.

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David risparmia il suo oppressore – 1 Samuele 23-24

E [degli uomini] riferirono a David:  «Ecco, i Filistei fanno guerra a Keilah e saccheggiano le aie». E David consultò HaShem, dicendo: «Andrò io a sconfiggere questi Filistei?». HaShem rispose a David: «Va’, sconfiggi i Filistei e salva Keilah» (1 Samuele 23:1-2). 

Chi è il vero re di Israele? Da una parte abbiamo Shaul, che ormai sembra dedicarsi quasi unicamente alla sua battaglia personale contro David in modo sempre più spietato, come abbiamo visto nell’articolo precedente. Dall’altra emerge invece David, che pur essendo in fuga da Shaul non rinuncia a scendere in campo per difendere il popolo dai Filistei.

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Il primo errore di David – 1 Samuele 21-22

David tra i sacerdoti di Nov

E David andò a Nov dal sacerdote Achimelekh. E Achimelekh andò incontro a David tremando e gli disse: «Perché sei solo e non c’è nessuno con te?». David rispose al sacerdote Achimelekh: «Il re mi ha comandato una certa cosa e mi ha detto: “Nessuno sappia niente della cosa per la quale ti mando e di ciò che ti ho comandato”. […] E ora che cos’hai sotto mano? Dammi cinque pani o qualunque cosa tu abbia» (1 Samuele 21:2-4). 

Dopo la sua fuga da Shaul, David si reca a Nov, la città dei sacerdoti. Il suo arrivo improvviso, senza le truppe del re ad accompagnarlo, desta il sospetto del sacerdote Achimèlekh, che teme di accogliere un uomo che ha tutta l’aria di un fuggitivo. David, mentendo, lo rassicura, e gli chiede subito qualcosa da mangiare.

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Come interpretare la Bibbia – Le strutture del testo

Dopo aver parlato dell’importanza delle “parole guida” nella comprensione dei racconti biblici, proseguiamo il nostro discorso sui principali metodi per interpretare la Bibbia e affrontiamo questa volta il tema delle strutture narrative.

Qualsiasi storia che si rispetti ha una propria struttura, cioè un impianto in base a cui i fatti narrati sono ordinati ed esposti. A volte, però, come afferma il Prof. Yonatan Grossman, “esiste una struttura artistica nascosta all’interno della narrazione, in cui i vari episodi della storia sono organizzati in modo particolare, incoraggiando il lettore a tracciare collegamenti sorprendenti tra scene diverse”.

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Matrimonio, fughe e divinazione – 1 Samuele 18-20

Una storia che si ripete

E Shaul disse a David: «Ecco Merav, la mia figlia maggiore: io te la darò in moglie; solo sii per me un figlio valoroso e combatti le battaglie di HaShem». E Shaul pensava: «Non sia la mia mano a colpirlo, ma sia la mano dei Filistei» (1 Samuele 18:17). 

Dopo essersi guadagnato una fama da eroe nazionale, Davìd riceve l’onore di diventare genero del re sposando la figlia di Shaul. Il sovrano, in realtà, ha pessime intenzioni e cerca di liberarsi di David, considerandolo un pericoloso rivale.

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David e Golia – 1 Samuele 17-18

Uno scontro di civiltà

Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione di nome Goliat, di Gat, alto sei cubiti e un palmo. […] Ed egli si fermò e gridò alle schiere d’Israele, dicendo: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo e voi i servi di Shaul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me (1 Samuele 17:4-8). 

Nel lanciare la sua sfida all’esercito di Israele, il gigante Goliàt (Golia) si presenta come “il Filisteo” – quasi a dire che egli è il capo dei Filistei, o il Filisteo per antonomasia –, e chiama gli Israeliti “servi di Shaul“. L’intento è chiaro: la sfida è rivolta principalmente al re d’Israele. In fondo, come Goliat era il più alto del suo popolo, Shaul era il più alto tra gli Ebrei (9:2), per cui lo scenario più logico sembrerebbe prevedere proprio uno scontro tra i due.

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Come interpretare la Bibbia – Le parole guida

Nei nostri articoli dedicati allo studio della Bibbia, di solito partiamo da un brano specifico per poi procedere con l’interpretazione, servendoci di vari strumenti e del contributo dei commentatori tradizionali e contemporanei. Questa volta, però, vogliamo fare l’opposto: inizieremo da un certo metodo interpretativo per mostrare poi come esso possa essere applicato concretamente nella comprensione del testo biblico.

Parleremo infatti del fenomeno della milàh manchàh, cioè “parola chiave“, o meglio “parola guida” (in tedesco Leitwort), e del suo ruolo in alcune narrazioni della Torah.

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Alla ricerca di un nuovo re – 1 Samuele 16

“Dio guarda il cuore”

E HaShem disse a Shmuel: «Fino a quando farai cordoglio per Shaul, mentre io l’ho rigettato perché non regni sopra Israele? Riempi il tuo corno di olio e va’. Ti mando da Yishai il Betlemita, perché mi sono scelto un re tra i suoi figli»  (1 Samuele 16:1). 

La reazione di Shmuel in seguito al rigetto di Shaul da parte di Dio è sorprendente: pur essendo stato fin dall’inizio un fermo oppositore della monarchia, il profeta non proclama con fierezza il fallimento del re, né mostra compiacimento per quanto è avvenuto. Nonostante tutto, Shmuel ama Shaul e piange per lui, fino al punto che Dio stesso deve intervenire per far cessare il suo cordoglio.

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Perché la Bibbia proibisce l’omosessualità?

In tutta la Bibbia ebraica, la condanna dell’omosessualità, oggi tra i temi più controversi nel rapporto tra mondo laico e mondo religioso, è espressa esclusivamente nel Libro del Levitico. Essa compare per la prima volta all’interno della lista delle pratiche immorali dei Cananei (adulterio, incesto, sacrifici umani, zoofilia) che gli Israeliti sono chiamati a non imitare. Proprio in questo contesto, leggiamo:

E con un maschio non giacerai nel modo in cui si giace con una donna: è un abominio (Levitico 18:22).

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Pesach: il significato del sacrificio pasquale nella Bibbia

E il sangue sarà un segno per voi sulle vostre case: quando io vedrò il sangue, passerò oltre e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò la terra d’Egitto (Esodo 12:13).

Nel Libro dell’Esodo, l’appassionante racconto delle dieci piaghe si interrompe nel momento decisivo per lasciare spazio alle istruzioni relative al Korban Pesach (sacrificio pasquale) e alla “festa delle azzime” che il popolo ebraico dovrà celebrare ogni anno in tutte le generazioni. I dettagli del rito compiuto in Egitto sono piuttosto noti, ma non altrettanto compresi nei loro aspetti cruenti e misteriosi.

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