Archivio dell'autore: Sguardo a Sion

Il figlio deviato e ribelle

Cosa c’è di più innaturale, terribile e mostruoso di un genitore che uccide il proprio figlio? Un tale crimine appare inconcepibile ed estraneo a qualsiasi etica, forse ancor più quando viene compiuto per motivi religiosi o ideologici, cioè nel caso in cui il figlio rifiuti di conformarsi ai valori imposti dalla cultura dei genitori.

Eppure, simili atti appartengono alla realtà e non alla fantasia, e non riguardano solo epoche remote, come la cronaca talvolta ci ricorda. Proprio per questo motivo, ciò che la Bibbia afferma nel brano del Ben sorèr uMorèh (“il figlio deviato e ribelle”) risulta particolarmente doloroso da apprendere.

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Saul che morì due volte – 1 Samuele 31

Una figura tragica

E i Filistei fecero guerra a Israele, e gli uomini di Israele fuggirono dinanzi ai Filistei e caddero trafitti sul monte Ghilboa. E si strinsero i Filistei intorno a Shaul e ai suoi figli, e colpirono [a morte] Yehonatan, Avinadav e Malkishua, figli di Shaul (1 Samuele 31:1-2). 

La storia del re Shaul trova in questo capitolo la sua drammatica conclusione. Come era stato predetto dallo spirito del profeta Shmuel, le sorti della guerra si volgono contro Israele, e i figli di Shaul cadono uccisi sul campo di battaglia. Il re, ormai ferito e senza più speranze, prende la sua decisione estrema.

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Saul consulta lo spirito di Samuele – 1 Samuele 28

In quei giorni i Filistei radunarono il loro esercito per combattere contro Israele. […] Quando Shaul vide l’accampamento dei Filistei, rimase atterrito e il suo cuore tremò di paura. Shaul consultò HaShem, e HaShem non gli rispose né attraverso sogni, né mediante gli Urim, né per mezzo dei profeti. Allora Shaul disse ai suoi ministri: «Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla» (1 Samuele 28:1-7).

L’inizio di questo capitolo del Libro di Samuele conduce il lettore in un’atmosfera oscura e tragica. Costretto ancora una volta ad affrontare i Filistei, Shaùl è chiamato a vivere un momento decisivo per la sua vita ormai da tempo segnata da un irreversibile declino morale.

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David al servizio dei Filistei – 1 Samuele 27-30

Un periodo buio

E disse David nel suo cuore: «Dunque perirò un giorno per mano di Shaul. Non vi è niente di meglio per me che fuggire subito nella terra dei Filistei, e Shaul rinuncerà a cercarmi in tutto il territorio di Israele, e io scamperò dalla sua mano (1 Samuele 27:1). 

Frustrato e scoraggiato per il protrarsi della sua vita da ricercato in Israele, Davìd decide in questo capitolo di rifugiarsi nel paese dei nemici. Egli si presenta ai Filistei come un traditore della patria, conquistando così il favore del re Akhish, che gli consente di stabilirsi nella città di Tziklàg.

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Brit Shalom – ora disponibile la traduzione italiana della guida pratica al Noachismo

Tempo fa vi abbiamo parlato di Brit Shalom (“Patto di Pace”), l’opera scritta da Rabbi Oury Cherki allo scopo di offrire a chi non è Ebreo una guida pratica per vivere secondo i principi morali universali della Torah, pur senza convertirsi all’Ebraismo.

Il volume, pubblicato inizialmente in ebraico e in inglese, è ora disponibile anche in italiano, grazie al lavoro di traduzione preciso e appassionato di Mihaela Ghimici e alla collaborazione di Sguardo a Sion nella revisione del testo. Alla realizzazione dell’edizione italiana hanno inoltre preso parte Daniel Ben Noah e Roberta Frosolini.

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David e Saul: l’ultimo incontro – 1 Samuele 26

Due racconti gemelli

E gli Zifei vennero da Shaul a Ghivah e gli dissero: «Non è forse David nascosto sulla collina di Chakilah ai margini del deserto?». E Shaul si levò e scese verso il deserto di Zif, avendo con sé tremila uomini scelti d’Israele, per cercare David nel deserto di Zif (1 Samuele 26:1-2). 

Con queste parole si apre il racconto dell’ultimo confronto diretto tra David e il suo accanito persecutore Shaul. I versi appena citati ci ricordano però un altro episodio: non molto tempo prima, infatti, gli abitanti di Zif avevano già indicato a Shaul il nascondiglio David, che anche in quel caso era sulle colline di Chakilah (23:19). Questo, come vedremo, è solo il primo di una serie di echi che rievocano una vicenda già nota.

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Avigayil e la strage mancata – 1 Samuele 25

David e Naval

C’era un uomo a Maon, che aveva le sue proprietà sul Karmel. Quest’uomo era molto ricco: aveva tremila pecore e mille capre […]. L’uomo si chiamava Naval e sua moglie Avigayil; lei era una donna di buon senso e di bell’aspetto, ma l’uomo era duro e malvagio nella sua condotta (1 Samuele 25:2-3). 

La vita del giovane Davìd, che è ancora in fuga da Shaul, si incrocia in questo racconto con quella del ricco e avaro Navàl, il cui nome – che in ebraico significa “disgustoso” o “insensato” – descrive perfettamente la sua personalità: “egli si chiama Naval e in lui c’è nevalah (insensatezza)” (25:25).

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Pesach: cinque falsi miti sull’Esodo

La Pasqua ebraica sta arrivando. Come di consueto, questo periodo dell’anno porterà molti a discutere e a riflettere sui temi principali della festa di Pesach, e in particolare sulla vicenda biblica dell’Esodo.

Come tutte le grandi storie che da millenni appassionano l’umanità, anche l’Esodo porta con sé molti falsi miti, idee errate e nozioni fuorvianti che nel corso del tempo gli sono stati associati a causa di interpretazioni scorrette o imprecise del testo della Torah. Armiamoci allora di obiettività e cerchiamo di scoprire come stanno realmente le cose, affinché la festa di Pesach sia per noi anche una liberazione dai luoghi comuni.

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Percorsi della Torah – Le donne della Redenzione (audio)

“Per il merito delle donne giuste di quella generazione, gli Israeliti furono redenti dall’Egitto” (Talmud, Sotah 11b).

Partendo da questa affermazione del Talmud, nel nostro nuovo episodio dei “Percorsi della Torah” andremo a scoprire il ruolo della donna nella Redenzione, arrivando a comprendere come il modello esemplare dell’Esodo possa essere anche “capovolto” nella storia del popolo d’Israele.

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Percorsi della Torah – I sette precetti noachidi (audio)

Terzo appuntamento con i nostri “Percorsi della Torah“. Questa volta si parlerà dei sette precetti noachidi, i sette principi di moralità universale che la tradizione ebraica ritiene vincolanti per l’intero genere umano.

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