Archivi categoria: Noachismo

Brit Shalom: una guida pratica ai sette precetti noachidi

Fornire a chi non è Ebreo una guida pratica per imparare a vivere seguendo i precetti universali della Torah, senza convertirsi all’Ebraismo. Con quest’obiettivo è stata realizzata l’opera Brit Shalom (“patto di pace”), il nuovo libro del rabbino Oury Cherki, fondatore del Noahide World Center, associazione nata nel 2011 allo scopo di divulgare i valori morali e spirituali dell’Ebraismo al mondo non ebraico.

Convinti che il libro (per ora distribuito solo in versione digitale tramite il sito dell’associazione) possa rappresentare un’interessante novità nel mondo del Noachismo, abbiamo deciso di offrire ai nostri lettori una panoramica dell’opera.

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I diritti delle minoranze nella Torah

Articolo di Rabbi Jonathan Sacks dal titolo “Minority Rights”, da noi tradotto in italiano.

Uno degli aspetti più significativi della Torah è l’enfasi che essa pone sull’amore e sulla protezione rivolti al gher, lo straniero:

Non opprimere lo straniero; voi conoscete l’animo dello straniero, poiché siete stati stranieri in terra d’Egitto (Esodo 23:9).

Poiché il Signore, il vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta regali, che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito. Amate dunque lo straniero, poiché anche voi siete stati stranieri nel paese d’Egitto (Deut. 10:17-19).

I Saggi d’Israele sono giunti ad affermare addirittura che la Torah ci comanda in una sola occasione di amare il nostro vicino, ma ben trentasei volte di amare lo straniero (Baba Metsia 59b). Continua a leggere

I precetti noachidi in un unico versetto?

Nello studio intitolato “I precetti noachidi nella Bibbia” abbiamo già mostrato come il concetto delle sette leggi universali, benché elaborato e codificato in epoca rabbinica, abbia le sue basi nella Bibbia e sia del tutto conforme a quanto affermato nella Torah.

Ciò che invece abbiamo tralasciato è il fatto che nel Talmud (Sanhedrin 56b) e nel Midrash (Bereshit Rabbah 16, 6) gli antichi Maestri facciano derivare, in modo alquanto curioso, tutti i sette precetti noachidi da un unico verso biblico, cioè da Genesi 2:16, che contiene il comando rivolto da Dio all’uomo nel Giardino dell’Eden. Continua a leggere

Introduzione al Noachismo

Riportiamo di seguito una breve introduzione ai concetti di Noachismo e universalesimo ebraico, scritta dal rabbino Elio Toaff.

L’uomo creato da Dio a Sua immagine e somiglianza, alla prova dei fatti non si dimostrò degno della fiducia che Dio aveva riposto in lui e quindi non meritava di continuare a vivere. Il diluvio universale fu il castigo che colpì un’umanità perversa e sanguinaria, e solo Noè con la sua famiglia venne risparmiato perché, dice il testo della Genesi: “Noè era un uomo giusto per i tempi che correvano”. E a lui il Signore si rivela per la prima volta dopo la rivelazione ad Adamo nel giardino dell’Eden, per fare un patto: non manderà più un diluvio sterminatore per punire gli uomini anche se malvagi e l’arcobaleno nel cielo ricorderà questo suo impegno. Continua a leggere

I Dieci Comandamenti riguardano solo gli Ebrei?

Domanda: È vero che i Dieci Comandamenti non riguardano i non-Ebrei? L’obbligo di rispettare i genitori, o la proibizione dell’adulterio, non dovrebbero forse essere rispettati da tutto il genere umano? Oppure questi comandamenti sono validi solo per gli Ebrei?

Risposta di Rabbi Oury Cherki: I Dieci Comandamenti furono dati specificamente agli Ebrei, come si comprende dal primo comandamento: “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù”.
Inoltre, secondo la versione dei Dieci Comandamenti riportata nel Deuteronomio, il motivo dell’obbligo di rispettare il riposo dello Shabbat è il seguente: “Ricorderai di essere stato schiavo nel paese d’Egitto”. Anche il precetto di onorare i genitori è legato al popolo d’Israele: “Onorerai tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti ha dato”.

Tuttavia, i Dieci Comandamenti corrispondono nella loro essenza ai doveri morali e naturali contenuti nelle Leggi Noachidi, che erano già valide prima della Rivelazione sul Monte Sinai. Un non-Ebreo è perciò obbligato a rispettare i genitori e a non commettere adulterio, perché la fonte primaria di questi precetti è più antica del testo specifico dei Dieci Comandamenti.

Tratto dalla rubrica “Ask The Rabbi” del sito Noahide World Center

Le Leggi bibliche del Gher toshav

Il Gher toshav (“residente straniero”) è colui che viene ad abitare in Terra d’Israele pur non entrando a far parte del popolo ebraico. La Torah distingue il forestiero residente dal Nochrì, termine che designa invece qualsiasi straniero che vive tra le altre nazioni.
Se un Gher toshav decide di unirsi al popolo ebraico attraverso la circoncisione, compiendo ciò che nel linguaggio odierno si chiama “conversione all’Ebraismo”, secondo la Torah egli diviene indistinguibile da colui che è nativo del paese (ezrach, in ebraico), cioè il cittadino israelita (vedi Esodo 12:48).

Quali sono gli obblighi che un residente straniero deve osservare per poter vivere in Terra d’Israele? Continua a leggere

La Torah e i popoli del mondo

Un’introduzione al concetto di universalismo ebraico

people

Dio regna sui popoli, Dio siede sul suo trono santo. I capi dei popoli si riuniscono insieme al popolo del Dio di Abramo (Salmi 47:7-9).

Qual è il ruolo dei popoli del mondo secondo la Bibbia ebraica? Che posto occupano tutti coloro che non sono Ebrei all’interno della Torah?
A questi interessanti interrogativi, che sorgono constatando l’indiscussa centralità di Israele all’interno della Bibbia ebraica, sono state date spesso risposte poco accurate, frutto di un’interpretazione riduttiva e fuorviante delle Scritture.

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I precetti noachidi nella Bibbia

Una delle principali obiezioni rivolte contro la Legge noachide sostiene che i sette precetti non si trovino nella Bibbia, ma soltanto nel Talmud, poiché essi non sarebbero altro che una invenzione dei rabbini partorita in epoca tarda.

In realtà, benché in effetti la lista completa dei sette precetti sia riportata solo in alcune fonti della tradizione ebraica (vedi Talmud Sanhedrin 56, Tosefta Avodah Zarah 8:4, Midrash Bereshit Rabbah 16:6), il concetto della Legge noachide poggia su solide basi bibliche ed è perfettamente coerente con l’insegnamento della Torah. Continua a leggere

Ever Min HaChai (Crudeltà verso gli animali)

ever min hachai

È consentito mangiare carne, a condizione che non ci si cibi di parti di un animale ancora in vita, o di un animale che è stato smembrato brutalmente. È inoltre proibito cibarsi del sangue e agire in modo crudele con gli animali.

Il tipo di alimentazione inizialmente prescritto all’umanità era, secondo la Torah, il vegetarianismo. Accanto alla concessione successiva di mangiare carne, appare tuttavia anche l’obbligo di rispettare dei principi etici basilari nel rapporto con gli animali.
Il Sefer haChinùkh spiega che lo scopo della proibizione di Ever Min Ha Chai (“organo di un animale vivo”) è quello di insegnare all’uomo la compassione verso le altre creature.
Il significato principale del precetto sembra però legato soprattutto al rispetto per la sacralità della vita. Smembrare un animale (o un essere umano) e bere il suo sangue sono infatti azioni che in una mentalità pagana primitiva possono essere associate al tentativo di impossessarsi dello spirito vitale della creatura uccisa. Oltre a condannare queste antiche pratiche selvagge, la proibizione di Ever Min HaChai può farci riflettere anche sugli atteggiamenti che l’uomo deve tenere in relazione al problema del maltrattamento degli animali.

Questo precetto basilare costituisce l’unica norma dietetica che la Torah impone all’intera umanità. Adottare almeno in parte le numerose regole alimentari ebraiche può tuttavia essere la maniera giusta per aumentare il grado di consapevolezza nel rapporto con il proprio cibo.

Origine biblica del precetto

La proibizione è chiaramente espressa in Genesi 9:4:
«Non mangerete la carne con la sua vita, con il suo sangue».

In aggiunta, la Torah comanda agli Israeliti di non cibarsi della carne di un animale non macellato secondo il rito prescritto, ma di donarla al residente straniero (non-ebreo), o di venderla ad altri popoli (vedi Deuteronomio 14:21). Al contrario, la carne di un animale «sbranato nei campi» è proibita a chiunque, e deve essere lasciata ai cani (vedi Esodo 22:31).

Gezel (Furto)

gezel

La proibizione del furto comprende l’appropriazione illecita dei beni altrui, il rapimento, lo stupro e ogni tipo di frode. È vietato negare il salario dovuto a un dipendente, agire in modo disonesto e falsificare pesi e misure.

Questo precetto condanna qualsiasi tipo di appropriazione illegale, sia di persone che di oggetti, e per estensione anche l’inganno.
Il rispetto della proprietà altrui assume un significato ancora più elevato se consideriamo che, secondo la concezione della Torah, tutto ciò che esiste nel mondo appartiene in realtà soltanto a Dio; dunque l’uomo non ha il diritto di ritenersi padrone dei beni di cui dispone, e meno che mai di quelli dei suoi simili.

Origine biblica del precetto

Secondo i Maestri, la prima formulazione del divieto del furto risale alla distinzione, posta da parte di Dio nel racconto della Creazione, tra ciò di cui l’uomo poteva usufruire e ciò che invece gli era proibito (vedi Genesi 1:29 e Genesi 2:16).

Il furto sembra essere il peccato dominante della generazione del Diluvio, che viene definita «piena di rapina (chamas)» (Genesi 6:11).

Nella narrazione dei rapporti degli antichi patriarchi con i loro contemporanei pagani, il furto viene condannato in più occasioni (vedi Genesi 30:33, 31:32 e 44:8).