David e Golia – 1 Samuele 17-18

Uno scontro di civiltà

Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione di nome Goliat, di Gat, alto sei cubiti e un palmo. […] Ed egli si fermò e gridò alle schiere d’Israele, dicendo: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo e voi i servi di Shaul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me (1 Samuele 17:4-8). 

Nel lanciare la sua sfida all’esercito di Israele, il gigante Goliàt (Golia) si presenta come “il Filisteo” – quasi a dire che egli è il capo dei Filistei, o il Filisteo per antonomasia –, e chiama gli Israeliti “servi di Shaul“. L’intento è chiaro: la sfida è rivolta principalmente al re d’Israele. In fondo, come Goliat era il più alto del suo popolo, Shaul era il più alto tra gli Ebrei (9:2), per cui lo scenario più logico sembrerebbe prevedere proprio uno scontro tra i due.

Ma come reagisce Shaul a questo invito implicito a scendere in campo in prima persona?

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Come interpretare la Bibbia – Le parole guida

Nei nostri articoli dedicati allo studio della Bibbia, di solito partiamo da un brano specifico per poi procedere con l’interpretazione, servendoci di vari strumenti e del contributo dei commentatori tradizionali e contemporanei. Questa volta, però, vogliamo fare l’opposto: inizieremo da un certo metodo interpretativo per mostrare poi come esso possa essere applicato concretamente nella comprensione del testo biblico.

Parleremo infatti del fenomeno della milàh manchàh, cioè “parola chiave“, o meglio “parola guida” (in tedesco Leitwort), e del suo ruolo in alcune narrazioni della Torah.

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Religione e superstizione: una prospettiva ebraica

Il testo che segue è tratto da un articolo di Rabbi Marc D. Angel, fondatore dell'”Institute for Jewish Ideas and Ideals” ed editore della rivista “Conversations”.

L’Ebraismo cerca di avvicinarci a Dio attraverso il pensiero e le azioni. La superstizione cerca invece di aggirare la potenza di Dio tramite l’utilizzo di formule o rituali magici. Mentre l’Ebraismo richiede all’individuo un’eccellenza intellettuale e morale e una relazione diretta con Dio, la superstizione fornisce i presunti mezzi per bypassare o manipolare Dio allo scopo di scongiurare il male o di raggiungere altri obiettivi desiderati.

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Alla ricerca di un nuovo re – 1 Samuele 16

“Dio guarda il cuore”

E HaShem disse a Shmuel: «Fino a quando farai cordoglio per Shaul, mentre io l’ho rigettato perché non regni sopra Israele? Riempi il tuo corno di olio e va’. Ti mando da Yishai il Betlemita, perché mi sono scelto un re tra i suoi figli»  (1 Samuele 16:1). 

La reazione di Shmuel in seguito al rigetto di Shaul da parte di Dio è sorprendente: pur essendo stato fin dall’inizio un fermo oppositore della monarchia, il profeta non proclama con fierezza il fallimento del re, né mostra compiacimento per quanto è avvenuto. Nonostante tutto, Shmuel ama Shaul e piange per lui, fino al punto che Dio stesso deve intervenire per far cessare il suo cordoglio.

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Viaggio nel Libro della Genesi: anteprima del secondo volume

Nel mese di febbraio del 2018 ha visto la luce il primo libro di Sguardo a Sion, il commentario ai primi undici capitoli della Genesi intitolato La tua voce ho udito. Due anni dopo, il nostro lavoro continua. Oggi vogliamo quindi offrire gratuitamente ai nostri lettori un’anteprima del secondo volume, che sarà dedicato alla figura di Abramo, con un commento dettagliato al racconto biblico dalla partenza del patriarca verso la terra promessa fino al sacrificio di Isacco.

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Perché la Bibbia proibisce l’omosessualità?

In tutta la Bibbia ebraica, la condanna dell’omosessualità, oggi tra i temi più controversi nel rapporto tra mondo laico e mondo religioso, è espressa esclusivamente nel Libro del Levitico. Essa compare per la prima volta all’interno della lista delle pratiche immorali dei Cananei (adulterio, incesto, sacrifici umani, zoofilia) che gli Israeliti sono chiamati a non imitare. Proprio in questo contesto, leggiamo:

E con un maschio non giacerai nel modo in cui si giace con una donna: è un abominio (Levitico 18:22).

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Brit Shalom: una guida pratica ai sette precetti noachidi

Fornire a chi non è Ebreo una guida pratica per imparare a vivere seguendo i precetti universali della Torah, senza convertirsi all’Ebraismo. Con quest’obiettivo è stata realizzata l’opera Brit Shalom (“patto di pace”), il nuovo libro del rabbino Oury Cherki, fondatore del Noahide World Center, associazione nata nel 2011 allo scopo di divulgare i valori morali e spirituali dell’Ebraismo al mondo non ebraico.

Convinti che il libro (per ora distribuito solo in versione digitale tramite il sito dell’associazione) possa rappresentare un’interessante novità nel mondo del Noachismo, abbiamo deciso di offrire ai nostri lettori una panoramica dell’opera.

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Pesach: il significato del sacrificio pasquale nella Bibbia

E il sangue sarà un segno per voi sulle vostre case: quando io vedrò il sangue, passerò oltre e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò la terra d’Egitto (Esodo 12:13).

Nel Libro dell’Esodo, l’appassionante racconto delle dieci piaghe si interrompe nel momento decisivo per lasciare spazio alle istruzioni relative al Korban Pesach (sacrificio pasquale) e alla “festa delle azzime” che il popolo ebraico dovrà celebrare ogni anno in tutte le generazioni. I dettagli del rito compiuto in Egitto sono piuttosto noti, ma non altrettanto compresi nei loro aspetti cruenti e misteriosi.

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Lo sterminio di Amalek – 1 Samuele 15

“Non avere pietà”

Così dice HaShem delle schiere: Io punirò Amalek per ciò che fece a Israele quando gli si oppose sulla via, quando uscì dall’Egitto. Ora va’, colpisci Amalek e vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene senza avere alcuna pietà di lui (1 Samuele 15:7-9). 

Questa esortazione divina, qui rivolta dal profeta Shmuel al re Shaul, appare spaventosa per la sua violenza e drasticità. Il comando di annientare il popolo di Amalèk, già formulato (in modo meno esplicito) nella Torah (Deut. 25:17-8), ha generato infatti animati dibattiti nel corso dei secoli, ed è percepito come particolarmente problematico agli occhi di chi, come molti nella nostra epoca, considera quella dello “sterminio sacro” un’idea aberrante.

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Il primo peccato di Saul – 1 Samuele 13-14

“Il tuo regno non durerà”

E Shaul era ancora a Ghilgal, e tutto l’esercito lo seguiva tremando. Ed egli aspettò sette giorni, secondo il tempo fissato da Shmuel. Ma Shmuel non giungeva a Ghilgal e l’esercito si disperdeva [lontano] da lui. E Shaul disse: «Portatemi l’olocausto e i sacrifici di pace». Ed egli offrì l’olocausto (1 Samuele 13:7-9). 

Dopo essere ufficialmente salito al trono con l’approvazione dell’intero popolo, Shaul si ritrova a fronteggiare i temibili Filistei. Il nemico è in netto vantaggio, l’esercito d’Israele è spaventato e Shaul stesso non sa come agire. Nel tentativo di ridare forza alle truppe, egli offre un sacrificio a Dio, disobbedendo così alle indicazioni di Shmuel, che gli aveva comandato di attendere il suo arrivo nel campo (vedi 1 Sam. 10:8).

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