“Un bambino è nato per noi”: il vero “natale” nel libro di Isaia

luce

In questi giorni in cui in gran parte del mondo si celebrano le festività natalizie, nelle chiese saranno letti, come ogni anno, i versi di Isaia 9:1-6 che parlano della nascita di un bambino e di una grande luce che risplende nell’oscurità annunciando la salvezza divina. Questa profezia di consolazione, che il pensiero cristiano ha interpretato come una predizione della nascita di Gesù di Nazareth, conserva però un suo significato originario e autentico che è legato a un avvenimento storico ben diverso. Riscopriamo allora il messaggio che il profeta Isaia intendeva realmente trasmettere ai suoi contemporanei attraverso un commento di questi celebri versi.

9:1 – Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce. Sugli abitanti del paese dell’ombra della morte, una luce ha brillato.

Di cosa sta parlando il profeta? Chi è questo popolo che cammina nelle tenebre, e da quale angoscia è tormentato?
Per comprendere il brano non possiamo fare a meno di considerare il suo contesto. Infatti, come spesso accade, questa profezia non è composta da frasi isolate, ma fa parte di un discorso più ampio.

Nel capitolo precedente, il profeta annuncia l’imminente invasione della terra d’Israele da parte degli Assiri, che sarà devastante come un’inondazione: “HaShem farà salire su di loro le acque del fiume, possenti e copiose, [cioè] il re d’Assiria e tutta la sua gloria; si eleverà sopra tutti i suoi canali e strariperà da tutte le sue sponde” (8:7).

Isaia afferma che questa sciagura si abbatterà sul popolo ebraico a causa della sua infedeltà alla Torah. Coloro che si allontanano dalla giustizia sono infatti paragonati a una persona che vaga nelle tenebre: “[Atteniamoci] alla Torah e alla testimonianza! Se essi non parlano in questo modo, è perché per loro non vi è luce. [Chi agisce in questo modo] vagherà affranto e affamato, e quando sarà affamato si irriterà e maledirà il suo re e il suo Dio. Volgerà lo sguardo in alto, poi lo volgerà verso la terra, ed ecco calamità, tenebre, oscurità piena di angoscia, e sarà spinto nel buio” (8:20-22).

L’oscurità di cui si parla in Isaia 9:1 è dunque la terribile angoscia causata dalla guerra contro l’Assiria. Ma il profeta annuncia subito una consolazione: “Le tenebre non [resteranno] su colei che è afflitta” (8:23), ed è a questo punto che si parla della “grande luce” che risplende sugli abitanti del paese.

9:2 – Tu hai accresciuto la nazione, hai aumentato la gioia: essi gioiscono davanti a te come nella gioia della mietitura, come esultano quelli che dividono il bottino.

L’immagine della gioia e dell’esultanza si contrappone alle sofferenze descritte nel capitolo precedente. Il testo parla di una vittoria militare a cui segue la spartizione del bottino dei nemici, che il popolo raccoglie lietamente come farebbe con i cereali durante la mietitura.

9:3Poiché il giogo che gravava su di lui, il bastone sulle sue spalle e la verga di chi l’opprimeva hai spezzato, come nel giorno di Midian.

“Popolo mio, che abiti in Sion, non temere l’Assiria che ti percuote con la verga e alza il bastone contro di te come fece l’Egitto” (Isaia 10:24). Così parlerà più avanti il profeta nell’annunciare la stessa vittoria impiegando metafore analoghe. Oltre ad aver distrutto il regno d’Israele e aver devastato il territorio di Giuda, gli Assiri avevano anche imposto tributi agli sconfitti, facendo gravare su di loro un giogo opprimente.

Il giorno di Midian“, come nota Rashi, si riferisce alla vittoria di Ghidòn (Gedeone) sui Midianiti (Giudici 7), avvenuta in una sola notte, proprio come l’esercito assiro sarà sterminato per mano divina in un’unica notte (Isaia 37:36).

9:4 – Poiché ogni calzatura di guerriero nel clamore [della battaglia] e ogni mantello rotolato nel sangue sarà destinato ad essere bruciato e ad alimentare il fuoco.

Gli indumenti dei guerrieri nemici, ancora sporchi di sangue, diventeranno materiale da ardere. Secondo Isaia 37:36, un angelo di Dio percosse centottantacinquemila uomini dell’esercito assiro che assediavano Gerusalemme.

9:5Poiché un bambino è nato per noi, un figlio ci è stato dato, e sarà il governo sulle sue spalle, ed Egli lo ha chiamato mirabile consigliere, El Gibbor, padre in perpetuo, principe di pace.

Il profeta afferma che colui che regnerà sul trono di David quando avverrà questa straordinaria liberazione è già nato: si tratta di Chizkiahu (Ezechia), figlio dell’empio re Achaz. “Egli” (presumibilmente Dio) ha chiamato Chizkiahu con i nomi di Pelè Yoez, El Ghibbor, Avì Ad, Sar-Shalom:

  • Pelè Yoez: “mirabile consigliere”. Secondo Ibn Ezra, “mirabile” si riferisce ai prodigi che Dio operò per lui, mentre l’espressione “consigliere” è applicata a Chizkiahu in 2 Cronache 30:2, in cui leggiamo che “il re, i suoi ufficiali e l’assemblea di Gerusalemme presero consiglio”.
  • El Ghibbor: benché molte traduzioni rendano questo titolo come “Dio Potente”, suggerendo al lettore che il bambino di cui si parla il profeta sia un essere divino (come sostiene tradizionalmente l’esegesi cristiana), di fatto El Ghibbor si può tradurre anche semplicemente con “potente guerriero”, “prode valoroso”. In Ezechiele 32:21, la stessa espressione (al plurale) è infatti utilizzata per indicare gli eroi del passato che sono caduti di spada. In questo caso, gli stessi traduttori parlano di “eroi più potenti”, o di “forti tra i prodi”.
  • Avì Ad: “padre in perpetuo”. “Poiché la casa di David fu prolungata grazie ai suoi meriti”, scrive Ibn Ezra.
  • Sar-Shalom: “principe di pace”. In 2 Cronache 32:22-23 è scritto: “E HaShem salvò Chizkiahu e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano di Sancheriv, re d’Assiria, e dalla mano di tutti gli altri, e rese sicure le loro frontiere. Molti portarono a Gerusalemme offerte ad HaShem, e oggetti preziosi a Chizkiahu, re di Giuda, il quale, da allora, acquistò prestigio agli occhi di tutte le nazioni.”.

9:6Affinché si accresca il suo governo e non vi sia fine alla pace sul trono di Davìd e sul suo regno, per stabilirlo e sostenerlo mediante il giudizio e la giustizia, da ora e per sempre. Lo zelo di HaShem delle schiere farà questo.

“Da ora e per sempre”, ovvero, secondo Rashi, “per tutti i giorni della sua vita”, come è scritto a proposito di Samuele: “perché sia presentato dinanzi ad HaShem e lì rimanga per sempre” (1 Samuele 1:22). Chizkiahu stesso disse al profeta: “vi saranno pace e verità nei miei giorni” (Isaia 39:8).

Alla storia di Chizkiahu e alle caratteristiche messianiche del suo regno abbiamo dedicato parte del nostro ciclo di lezioni audio dal titolo “Il Messia“. Nelle prossime settimane approfondiremo ulteriormente il tema per comprendere la vera natura della speranza messianica nella Bibbia ebraica.

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