Pesach: perché è proibito il lievito?

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Per sette giorni mangerai pane senza lievito, e il settimo giorno si farà una festa ad HaShem. Si mangerà pane senza lievito per sette giorni; e non si vedrà pane lievitato presso di te, né si vedrà lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini. In quel giorno tu spiegherai la cosa a tuo figlio, dicendo: “Si fa così, a motivo di quello che HaShem fece per me quando uscii dall’Egitto” (Esodo 13:6-8).

La matzah (al plurale matzot), il pane azzimo preparato con acqua e farina, è senza dubbio il simbolo più conosciuto e rappresentativo della festa di Pesach. Nella Bibbia, non a caso, tale festività è chiamata Chag HaMatzot (“festa degli azzimi”), mentre il termine Pesach si riferisce più propriamente al sacrificio pasquale. Ma per quale motivo la Torah prescrive di astenersi dal lievito (chametz) durante i sette giorni di questa importante celebrazione? Sembra una domanda elementare, se non addirittura ovvia, una domanda a cui chiunque osservi i riti della Pasqua ebraica non dovrebbe avere difficoltà a rispondere. Eppure, se ci riflettiamo attentamente, la questione si rivela in realtà tutt’altro che banale. Continua a leggere

Scintille di Torah: Esodo

Scintille di Torah” è la raccolta di brevi commenti alla parashàh (porzione settimanale di Torah/Pentateuco secondo il ciclo di lettura annuale ebraico) che pubblichiamo ogni settimana sulla nostra pagina Facebook.
Di seguito troverete tutti i commenti al Libro dell’Esodo pubblicati nel 2018.

SHEMOT

“Quando Moshè era cresciuto, avvenne che egli uscì a trovare i suoi fratelli e notò i loro duri lavori; e vide un Egiziano che percuoteva un uomo ebreo, uno dei suoi fratelli. Egli guardò di qua e di là e, visto che non c’era nessuno, uccise l’Egiziano e lo nascose poi nella sabbia” (Esodo 2:11-12).

Moshè, figura centrale del Pentateuco, è un personaggio complesso dalla doppia origine, che inizia la sua carriera andando alla ricerca di una precisa identità. È ebreo per nascita, ma egiziano d’adozione, essendo stato “tratto dalle acque” proprio dalla figlia del sovrano che aveva emesso il decreto di far annegare nel fiume tutti i neonati maschi israeliti.
Essere cresciuto alla corte del Faraone non impedisce però a Moshè di identificarsi con i suoi veri fratelli, gli Ebrei, nel momento in cui nota la violenza operata da un Egiziano ai danni di uno schiavo israelita inerme. Non è la solidarietà nazionale a spingere Moshè a schierarsi dalla parte della vittima: il futuro liberatore d’Israele sceglie infatti la via della giustizia e rigetta l’oppressione a prescindere dall’appartenenza etnica. Egli infatti non esita, il giorno seguente, a rimproverare un Ebreo che litiga con un suo fratello (2:13) e più tardi, a soccorrere le figlie del sacerdote di Midian dalle angherie di alcuni pastori (2:17).
Moshè è presentato dunque come un uomo imparziale che persegue unicamente la giustizia, elevandosi al di sopra delle divisioni etniche e politiche per poter scegliere il bene con piena obiettività. Colui che condurrà gli Israeliti fuori dall’Egitto e che consegnerà loro la Torah non è dunque un patriota, ma un uomo giusto, strappato dalle proprie radici.
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L’Ebreo a corte: Giuseppe, Daniele, Ester

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“Disse Rav Yehuda a nome di Shmuel: Il libro di Ester non rende le mani impure (cioè non è un libro sacro). […] Rabbi Eliezer disse: Il libro di Ester fu scritto con l’ispirazione dello Spirito Santo” (Talmud, Megillah 7a).

In riferimento al libro di Ester (Meghillàt Estèr), il Talmud registra un lungo dibattito tra i Saggi d’Israele sull’idoneità di questo testo ad essere incluso nel canone delle Scritture. Alcuni Maestri, infatti, non ritenevano che tale libro dovesse essere considerato come parte integrante della Bibbia, e sollevarono perciò alcuni dubbi sul suo valore sacro.
Benché questa opinione scettica non sia risultata infine vincente, non è difficile comprendere il motivo per cui il libro di Ester sia divenuto oggetto di un simile dibattito tra i rabbini. Cosa ha a che fare questa narrazione a tratti fiabesca e a tratti romanzesca, dove non si parla né di Dio né dei suoi precetti, con la grande storia biblica del popolo del Patto? Continua a leggere

“La tua voce ho udito – Viaggio nel Libro della Genesi”: finalmente disponibile!

Con grande emozione annunciamo oggi l’uscita ufficiale del nostro libro La tua voce ho udito, acquistabile su Amazon sia in formato cartaceo che elettronico.
Dopo un lungo e impegnativo lavoro di scrittura e revisione, animato costantemente dal nostro amore sconfinato per lo studio della Bibbia ebraica, è arrivato il momento che il volume raggiunga i lettori che per molto tempo l’hanno atteso, e tutti coloro che vorranno affidarsi alla guida di Sguardo a Sion per partire alla scoperta del mondo della Genesi.

Dalla Prefazione:

“Spiegare la Bibbia ebraica raccontandola, accompagnare il lettore in un lungo percorso e aiutarlo a porsi le domande giuste ancor più che a trovare delle risposte: ecco l’intento da cui nascono queste pagine. […]
Per sfuggire al relativismo che deriva dall’esistenza di tanti approcci esegetici, è necessario ripartire dal fascino originario e incontaminato delle parole; mettere da parte tutto ciò che crediamo di conoscere per poter guardare a storie già note con occhi nuovi. […] Questo e l’appello che lo spazio virtuale di Sguardo a Sion ha lanciato fin dalla sua nascita, ed è la sfida ambiziosa proposta dal presente volume”.

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Maggiori informazioni sul libro

La Bibbia proibisce di uccidere?

Sulla pagina Facebook di Sguardo a Sion, in riferimento a un nostro commento sul brano dei Dieci Comandamenti, un utente ha affermato che la comune traduzione “Non uccidere” (da noi adottata) non rifletta il significato reale del sesto comandamento, e ha esposto la sua argomentazione in questi termini:

[…] Il sesto comandamento non dice “non assassinare”? infatti a me sembra che HaScem comandi molte volte di uccidere e Lui stesso, partendo da Noah e passando per Sodoma o l’Egitto per poi proseguire, uccide gli empi. […] Impossibile poi non pensare all’episodio in cui re David, disperato per il rapimento della famiglia, ode le parole di HaScem che gli ordina di smetterla di piangere e di rincorrere i rapitori e di riprendersi mogli e figli. O che dire dei Giudici d’Israele, uomini e donne a cui l’Eterno conferì lo Spirito in modo eccezionale per uccidere i nemici d’Israele? continuare a tradurre malamente il comandamento per mostrar un dio più in linea con il pensiero occidentale (e possiamo azzardare “più cristiano”) da alito alla bocca di bugiardi che trovano “contrapposizioni” nella Scrittura. […] (potete leggere l’intero commento tramite questo link).

Cosa possiamo dire dunque a questo proposito? La traduzione “Non uccidere” andrebbe davvero emendata per diventare “Non assassinare”? Continua a leggere

Mishpatim: La logica della Legge

E questi sono gli statuti che tu porrai dinanzi a loro (Esodo 21:1).

La Parashah di Mishpatìm, la porzione del Libro dell’Esodo subito successiva al racconto della Rivelazione dei Dieci Comandamenti sul Monte Sinai, presenta una serie di leggi civili, sociali e religiose che rappresentano il primo nucleo dell’ordinamento giuridico che il popolo d’Israele è chiamato ad adottare come conseguenza dell’accettazione del Patto divino.
Ad alcune di queste leggi, come le norme sulla schiavitù e il tanto discusso “occhio per occhio, dente per dente“, abbiamo già dedicato degli articoli in passato. Questa volta vogliamo invece concentrarci sulle leggi relative al risarcimento dei danni inflitti alle persone e ai beni materiali. Continua a leggere

In arrivo il nostro libro “La tua voce ho udito – Viaggio nel Libro della Genesi”

Ciò che lo scorso marzo era solo un progetto ambizioso dai contorni ancora piuttosto vaghi, oggi può assumere i tratti dell’ufficialità: la scrittura del primo libro di Sguardo a Sion è stata completata.  Al momento è in corso un’accurata fase di revisione al termine della quale il testo sarà pubblicato sia in edizione cartacea che ebook.

Il libro sarà intitolato La tua voce ho udito, come la frase pronunciata dall’uomo nel giardino dell’Eden dopo la presa di coscienza della propria vulnerabilità (Genesi 3:10). Il sottotitolo Viaggio nel Libro della Genesi esprime l’essenza e l’intento che animano il nostro progetto: non intendiamo infatti commentare la Genesi dal punto di vista critico e accademico, bensì raccontarla, portare il lettore alla ricerca del suo significato originario e alla scoperta del fascino delle parole della Torah. Più che un commentario, ciò che vogliamo proporre è dunque un vero e proprio viaggio che partirà dal cosmo caotico e oscuro del principio, passerà attraverso i misteri dell’Eden, le acque del Diluvio e le vaste pianure della Mesopotamia, per giungere fino alla tenda di Abramo.

Il libro si occuperà quindi dei primi undici capitoli della Genesi, chiamati da alcuni “capitoli universali” in quanto raccontano la storia del mondo e dell’intera umanità prima che l’ottica del narratore biblico si concentri specificamente sulle vicende del popolo ebraico. Analizzeremo ogni singolo versetto, senza farci sfuggire alcuna frase, inoltrandoci anche nei dettagli più enigmatici. A differenza di molti commentari e studi biblici, anche autorevoli e di grande valore, il nostro testo ha la particolarità di concentrarsi soltanto sul p’shat, il senso autentico e contestuale delle Scritture, senza indulgere in riflessioni mistiche e teologiche lontane dal significato originario della Bibbia.

Pur non potendo ancora stabilire una data di uscita, possiamo prevedere che, salvo imprevisti tecnici, il libro sarà pubblicato nei prossimi mesi, di certo entro la primavera. Nel frattempo vi riproponiamo un estratto del terzo capitolo, disponibile gratuitamente in anteprima, ora in versione aggiornata.

Scarica l’anteprima in formato pdf da questo link.

Aggiornamento: il libro è stato pubblicato ed è ora disponibile su Amazon.