Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 2: Il frutto proibito (audio)

Dopo la prima lezione incentrata sulla ribellione del suolo e degli alberi di cui parla il Midrash, proseguiamo la nostra lettura della Bibbia affiancata dai commenti degli antichi Maestri e torniamo a parlare di alberi da frutto, questa volta focalizzandoci sul misterioso frutto proibito del giardino dell’Eden.

Tre opinioni rabbiniche riportate nel Talmud (Berakhot 40a), che sembrano affrontare un argomento poco rilevante, ci permetteranno di ricavare tre chiavi di lettura utili a interpretare la vicenda biblica di Adamo ed Eva.

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Ki Tetzè: Sposare il proprio stupratore

Se un uomo trova una ragazza vergine che non sia fidanzata, la afferra e giace con lei, e [i due] sono scoperti, l’uomo che ha giaciuto con lei darà al padre della ragazza cinquanta sicli d’argento, ed ella sarà sua moglie, perché egli l’ha violata e non potrà mandarla via finché egli vive (Deuteronomio 22:28-29).

“La Torah di HaShem è perfetta, ristora l’anima”, dichiara il re David (Salmi 19:7). Eppure, questa Legge perfetta stabilisce che una ragazza vergine che è stata violentata sia unita in matrimonio al suo stupratore. Ai nostri occhi di lettori moderni e sensibili ai temi legati ai diritti delle donne e al dramma delle molestie sessuali, l’idea appare a dir poco ripugnante. Ciononostante, bisogna riconoscere che sarebbe inappropriato e anacronistico cercare di proiettare questo nostro giudizio morale anche nel lontano passato. Continua a leggere

Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 1: Alberi ribelli (audio)

Sapevate che gli alberi si ribellarono a Dio durante la Creazione, che Giacobbe e suo figlio Giuseppe studiavano insieme le leggi del Deuteronomio, e che Mosè nacque avvolto da una grande luce? “La mia Bibbia non dice questo!” starete forse pensando. Eppure i Saggi d’Israele hanno tratto tutto ciò e molto altro dai versi della Torah ricorrendo al metodo esegetico del Midrash.

Nel nostro ciclo di lezioni audio “Leggere la Bibbia con i rabbini“, esamineremo alcune delle interpretazioni degli antichi Maestri per scoprire come delle storie sorprendenti e dei ragionamenti in apparenza inconcepibili possono aiutarci in realtà a comprendere meglio le Scritture portandoci al di sotto della superficie del senso letterale.

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Torah Scritta vs Torah Orale – Il caso dei Tefillin

Tra gli usi religiosi più noti e rappresentativi dell’Ebraismo c’è sicuramente il precetto dei Tefillìn, gli astucci di cuoio in cui sono contenute delle pergamene che riportano alcuni versi della Torah. Ogni mattina, tranne che nei giorni di Shabbat e delle maggiori festività, gli Ebrei osservanti li indossano legandoli sulla testa e sul braccio, seguendo una precisa procedura rituale.
Ma qual è l’origine di questi strumenti sacri? La tradizione rabbinica sostiene che l’obbligo di indossare i Tefillin sia espresso nel testo della Torah:

E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore. Le insegnerai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi. Le legherai come un segno alla tua mano, saranno come un frontale fra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte (Deuteronomio 6:6-9).

In questo e in altri tre brani (Esodo 13:9; 13:16; Deut. 11:8), la Torah esorta ogni Israelita a legare le parole divine sulla propria mano e a porle come totafòt (termine misterioso, spesso tradotto con “frontali”) o zikharòn (“ricordo”) fra gli occhi.
Da un confronto con altre espressioni scritturali, come vedremo, possiamo però comprendere che i versi appena citati non prescrivono realmente di indossare degli oggetti sulla mano e sulla fronte. È possibile dunque affermare che, in merito ai Tefillin, la tradizione non rifletta coerentemente il significato del testo biblico? Continua a leggere

L’eclissi di luna vista dalla Bibbia

eclissi

Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e terribile giorno di HaShem (Gioele 2:31).

Negli ultimi giorni, in occasione della straordinaria eclissi del 27 luglio, la luna è tornata protagonista del mondo dei media e dei social network, prima di tutto dal punto di vista scientifico, culturale o semplicemente fotografico. Su alcune pagine web di argomento religioso, com’era prevedibile, non sono mancati però articoli che hanno interpretato il fenomeno astronomico alla luce delle Scritture, spesso proponendo anche un collegamento con alcune profezie bibliche specifiche.

Al di là di speculazioni e suggestioni fuorvianti, i recenti discorsi sull’eclissi lunare possono realmente fornirci uno spunto utile per indagare sul significato biblico della luna e dei fenomeni astronomici. Continua a leggere

Scintille di Torah: Numeri

Scintille di Torah” è la raccolta di brevi commenti alla parashàh (porzione settimanale di Torah/Pentateuco secondo il ciclo di lettura annuale ebraico) che pubblichiamo ogni settimana sulla nostra pagina Facebook.
Di seguito troverete tutti i commenti al Libro dei Numeri pubblicati nel 2018.

BEMIDBAR

“E queste sono le discendenze di Aharon e di Moshè, nel giorno in cui HaShem parlò a Moshè sul monte Sinai. Questi sono i nomi dei figli di Aharon: Nadav, il primogenito, Avihù, Elazar e Itamar. Questi sono i nomi dei figli di Aharon, unti sacerdoti, che egli consacrò per servire come sacerdoti” (Numeri 3:1-3).
In questo brano, la consueta formula delle toledot (“discendenze”), che ricorre spesso nella Torah, introduce l’elencazione dei discendenti di Aharon e Moshè. Una stranezza, tuttavia, non può passare inosservata: questi versi menzionano in realtà unicamente i figli di Aharon, mentre di quelli di Moshè non si parla affatto, né qui né in seguito. Si tratta forse di una semplice incongruenza?

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Il massacro dei Midianiti e il lato oscuro di Mosè

Midian

HaShem disse a Moshè: «Compi la vendetta degli Israeliti contro i Midianiti, poi sarai riunito ai tuoi padri» (Numeri 31:1).

L’ultima impresa che Moshè è chiamato a compiere ora che la sua vita volge al termine è la guerra contro i Midianiti, colpevoli di aver aver tentato di annientare il popolo d’Israele cominciando dalle sue basi spirituali, pur non essendo stati in alcun modo minacciati dalla marcia degli Ebrei verso la terra promessa.

Se il racconto della guerra, con le immagini delle stragi e del territorio midianita arso con il fuoco (31:7-11), evoca già un certo sgomento, ciò che accade in seguito non può che suscitare orrore in chiunque possieda anche solo un frammento di sensibilità nel suo animo. Continua a leggere