Archivio dell'autore: Sguardo a Sion

La rivoluzione del ravvedimento – 1 Samuele 6-7

Dalla gioia al cordoglio

[Gli abitanti di] Bet-Shemesh stavano mietendo il grano nella valle. Ed essi alzarono gli occhi e videro l’Arca e gioirono nel vederla (1 Samuele 6:13). 

L’inaspettato ritorno dell’Arca in Israele genera grande gioia negli abitanti di Bet-Shemesh, città al confine con la terra dei Filistei. Il quadro lieto di felicità ed esultanza viene però ben presto stravolto:

E [Dio] colpì gli uomini di Bet-Shemesh, perché avevano guardato nell’Arca di HaShem; colpì nel popolo settanta uomini, cinquantamila uomini. E il popolo fece cordoglio, perché HaShem aveva colpito il popolo con una grande calamità (1 Sam. 6:19).

Come dobbiamo interpretare questo tragico accaduto?

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L’Arca di Dio tra riverenza e idolatria – 1 Samuele 4-6

L’umiliazione di Israele

I Filistei si schierarono contro Israele: divampò la guerra e Israele fu sconfitto dinanzi ai Filistei, che uccisero sul campo circa quattromila uomini (1 Sam. 4:2). 

Dopo aver subito una grave disfatta per mano dei Filistei, i capi d’Israele si riuniscono e decidono di dare una svolta alla guerra cercando di portare Dio dalla loro parte:

Quando il popolo fu rientrato nell’accampamento, gli anziani d’Israele si chiesero: «Perché HaShem ci ha percossi oggi dinanzi ai Filistei? Andiamo a prenderci l’Arca del Patto di HaShem a Shiloh, perché venga in mezzo a noi e ci salvi dalle mani dei nostri nemici. […] C’erano con l’Arca del Patto di Dio i due figli di Eli, Chofni e Pinchas. Non appena l’Arca del Patto di HaShem giunse all’accampamento, tutto Israele gridò con grande clamore e la terra fu sconvolta (4:3-5) .

A un lettore distratto, questi versi potrebbero apparire come la descrizione trionfante di una nazione che si unisce in nome della sua fede e affronta la battaglia con grande devozione. Le cose, però, non stanno così.

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Le origini di un grande profeta – 1 Samuele 1-3

Inauguriamo oggi la nostra raccolta di commenti al Libro di Samuele. Nel corso dei prossimi mesi analizzeremo il testo in tutti i suoi capitoli, concentrandoci nel dettaglio su alcuni versi o riflettendo in modo più ampio su temi e i personaggi.

A guidarci nell’interpretazione saranno in particolare i commenti di Rav Amnon Bazak, autore del libro Shmuel alef – Melekh BeIsrael, le osservazioni dello studioso e traduttore biblico Robert Alter e le lezioni di Marjorie Salem all’interno del progetto online Tanach Study.

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Scintille di Torah II: Deuteronomio

בְּרֵאשִׁית

Scintille di Torah” è la raccolta di brevi commenti alla parashàh (porzione settimanale di Torah/Pentateuco secondo il ciclo di lettura annuale ebraico) che pubblichiamo ogni settimana sulla nostra pagina Facebook.

Di seguito troverete tutti i commenti al Libro del Deuteronomio pubblicati nel 2019.

DEVARIM

“Al di là del Giordano, nel paese di Moav, Moshè cominciò a spiegare questa Torah” (Deuteronomio 1:5).

Con la parola “Torah” (che alla lettera significa “insegnamento”), siamo abituati a designare in particolare i primi cinque libri della Bibbia, il cosiddetto “Pentateuco”. Ma c’è chi usa il termine in maniera anche più ampia, applicandolo all’intera Bibbia ebraica o alla dottrina dell’Ebraismo nel suo complesso.

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Rosh HaShanah: il capodanno nel settimo mese

Come descrivereste la festa solenne di Rosh HaShanàh? Chiunque risponderebbe dicendo che si tratta del capodanno ebraico, celebrato con il suono dello shofar (corno di montone), le preghiere incentrate sulla regalità divina, ma anche con i pasti festivi che esprimono l’auspicio di trascorrere un anno pieno di dolcezza. Inoltre, è essenziale ricordare che questa festa è considerata il “Giorno del Giudizio” – cioè il giorno dell’anno in cui Dio esamina la condotta di ogni creatura –, e che essa segna l’inizio di un periodo di intenso pentimento in cui è obbligatorio sforzarsi di rimediare ai propri errori.

Ma com’è descritta questa festa nella Torah? In tutt’altro modo, secondo quanto sembrerebbe dai pochi versi che ne parlano.

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La Torah è immorale? Dibattito con un nostro lettore – Parte 2

Riprendiamo il nostro confronto sulla questione dell’etica universale dell’Ebraismo rispondendo alle argomentazioni critiche di un nostro lettore. Dopo aver parlato, nell’articolo precedente, dei temi dell’idolatria e del monoteismo biblico, questa volta discuteremo delle proibizioni dell’omicidio e del furto, riflettendo anche sull’idea molto diffusa secondo cui la Torah prescriverebbe un vero e proprio programma di “genocidio” contro intere popolazioni.

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La Torah è immorale? Dibattito con un nostro lettore – Parte 1

Un nostro lettore molto critico ci ha recentemente inviato un commento relativo al nostro articolo “i sette precetti noachidi“. Pur non essendo d’accordo con il contenuto del commento, il cui tono potrebbe indisporre o persino turbare i nostri visitatori più suscettibili, abbiamo deciso di dare evidenza alle argomentazioni presentate dedicandovi una serie di articoli. Cogliamo così l’occasione per discutere su alcune tematiche di grande importanza e su molte idee piuttosto diffuse in merito alla Bibbia ebraica e al suo insegnamento.

Ricordiamo però prima di tutto che Sguardo a Sion, benché sia un sito incentrato principalmente sullo studio della Torah e dell’Ebraismo, non rappresenta alcuna religione e non esprime il punto di vista di alcuna istituzione o confessione.

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Scintille di Torah II: Numeri

בְּרֵאשִׁית

Scintille di Torah” è la raccolta di brevi commenti alla parashàh (porzione settimanale di Torah/Pentateuco secondo il ciclo di lettura annuale ebraico) che pubblichiamo ogni settimana sulla nostra pagina Facebook.

Di seguito troverete tutti i commenti al Libro dei Numeri pubblicati nel 2019.

BEMIDBAR

“I figli d’Israele si accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera, sotto le insegne della casa dei loro padri. Si accamperanno tutt’intorno alla tenda di convegno, a una certa distanza” (Numeri 2:2).

L’accampamento di Israele nel deserto aveva al suo centro il Tabernacolo, chiamato “tenda di convegno” (ohel moed), punto focale della vita religiosa, intorno a cui tutte le tribù si disponevano ad equa distanza, come a mostrare l’eguaglianza di ciascuno nei confronti della santità.

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La stella e lo scettro: gli ultimi oracoli di Bilam

Vieni, io ti annuncierò ciò che questo popolo farà al tuo popolo negli ultimi giorni (Numeri 24:14).

Il singolare profeta e indovino Bilàm, convocato dal re di Moav per maledire Israele, non potendo però resistere al volere di Dio, si ritrova alla fine a pronunciare splendide benedizioni e profezie. Di questa vicenda tratta dal Libro dei Numeri (Bemidbar) ci siamo già occupati in passato nel nostro articolo “Quando gli asini parlano“, concentrandoci tuttavia solo sulle parti puramente narrative.

Questa volta vogliamo proporre invece un’analisi delle profezie vere e proprie pronunciate da Bilam, e specificamente dei suoi ultimi oracoli relativi al futuro del popolo ebraico e di altre nazioni, partendo dal famoso annuncio della “stella che sorge da Giacobbe”, spesso interpretato in senso messianico.

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La figlia di Iefte: storia di un sacrificio umano

Questo articolo è dedicato alla memoria della Dr. Avigail Rock z”l, grande esperta di Tanakh e insegnante presso l’Herzog College, recentemente scomparsa. Le riflessioni che seguono sono basate su una sua lezione dal titolo “Biblical allusions to the story of the Akeida“.


Yiftach fece voto ad HaShem e disse: «Se tu mi metti nelle mani gli Ammoniti, colui che uscirà per primo dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso dagli Ammoniti, sarà per HaShem e io l’offrirò in olocausto» (Giudici 11:30-31).

Siamo nell’era buia dei Giudici, un tempo di corruzione morale, smarrimento e oppressione per il popolo d’Israele. Yiftach (Iefte), intrepido giudice chiamato a liberare la nazione dai nemici Ammoniti, assume spontaneamente un impegno avventato e non richiesto dinanzi a Dio.

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