I precetti noachidi in testimonianze non rabbiniche

Benché si ritenga generalmente che la riflessione sul Noachismo sia limitata agli scritti rabbinici, alcuni studiosi affermano che sia possibile individuare riferimenti ai precetti noachidi anche all’interno di due testi antichi estranei all’ambito talmudico.
Si tratta del Libro dei Giubilei e degli Atti degli apostoli, due testi che, pur non essendo considerati sacri dagli Ebrei, furono scritti prima della stesura del Talmud e potrebbero quindi rappresentare una testimonianza del fatto che le leggi di Noach fossero note in ambiente giudaico già in un’era precedente a quella rabbinica.

Il Libro dei Giubilei

Il Libro dei Giubilei è un testo apocrifo scritto alla fine del II secolo a.C. che riporta tradizioni ancora più arcaiche.
Questo libro è conosciuto anche con il nome di “Piccola Genesi” perché contiene commenti e spiegazioni di molti eventi narrati nel Sefer Bereshit (Genesi), il primo libro della Torah.
In particolare, in riferimento a Noach (Noè) è scritto:

“Nel ventottesimo giubileo, Noach iniziò ad imporre ai suoi figli gli ordinamenti, i comandamenti e tutti i giudizi che egli conosceva, ed esortava i suoi figli ad osservare la giustizia e a coprire la vergogna della loro carne, e a benedire il loro Creatore, ad onorare il padre e la madre, ad amare il loro vicino e a tenere lontane le loro anime dalla fornicazione, dalla sporcizia e da tutte le iniquità. [….]
Coloro che hanno compiuto spargimenti di sangue umano e che si nutrono del sangue di ogni carne dovranno essere distrutti dalla terra” 
(Libro dei Giubilei 7:20-28).

Esattamente come affermato dalla tradizione rabbinica, anche nel Libro dei Giubilei è scritto che Noach ricevette dei comandamenti direttamente da Dio.
I precetti menzionati sono proprio le leggi noachidi a cui si aggiungono alcuni insegnamenti morali riconducibili ad essi.
L’esortazione a “benedire il Creatore” non è altro che la forma positiva della proibizione di bestemmiare. Troviamo anche la condanna dell’immoralità sessuale, il divieto dell’assassinio e quello di bere il sangue.

Gli Atti degli apostoli

Uno dei libri del Nuovo Testamento Cristiano è quello degli “Atti degli apostoli”, composto con ogni probabilità nell’ultima parte del I secolo d.C.
Il testo narra la storia della prima comunità dei seguaci di Gesù il Nazareno, i quali erano inizialmente tutti Ebrei osservanti della Torah. Quando però ad essi si aggiunsero dei pagani, gli apostoli e tutti i principali rappresentanti del movimento dovettero riunirsi a Gerusalemme per decidere come agire nei loro confronti.
Bisognava imporre a quei pagani la circoncisione e l’osservanza di tutta la Legge Mosaica?
Secondo il libro degli Atti, dopo alcune controversie (che in realtà durano fino ad oggi), la comunità accettò la proposta dell’apostolo Giacomo:
Perciò io ritengo che non si debba dare molestia ai pagani che si convertono a Dio[imponendo tutta la Torah], ma che si scriva loro di astenersi dalle contaminazioni degli idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate e dal sangue (Atti 15:19-20).

Da dove vengono fuori queste leggi che i non-Ebrei dovevano necessariamente osservare pur non convertendosi interamente all’Ebraismo?

Esse fanno tutte parte dei precetti noachidi, che a quanto pare dovevano essere noti anche ai seguaci di Gesù.
L’apostolo Giacomo parla infatti dell’idolatria, della fornicazione, del divieto di nutrirsi del sangue e anche delle “cose soffocate”, un’espressione che ci ricorda il divieto noachide della crudeltà verso gli animali che include il mangiare la carne di animali uccisi brutalmente.
Manca invece la proibizione della bestemmia, che doveva essere scontata visto che si parla di “pagani che si convertono a Dio”,  quella dell’omicidio e del furto, considerati gravi crimini in ogni società con un grado minimo di civilizzazione. Nel libro degli Atti vengono menzionate solo le leggi noachidi relative a questioni “rituali”, quelle che era necessario far conoscere a persone provenienti dal paganesimo greco-romano che non contemplava simili norme.

Come fa notare il Rabbino Jacob Emden (1697 – 1776), la decisione degli apostoli di non imporre ai Goyim l’intera Torah, ma soltanto i precetti morali universali, è perfettamente in linea con la dottrina dell’Ebraismo ortodosso.

Un pensiero su “I precetti noachidi in testimonianze non rabbiniche

  1. Marco

    Direi che i precetti noachidi fossero del tutto ignoti ai primi seguaci di Gesù, altrimenti la pretesa di alcuni di loro di imporre la Torah anche agli adepti pagani non avrebbe avuto ragion d’essere ben sapendo che Dio aveva già provveduto fin dai temi di Noè a dare delle leggi ai non ebrei. Scrivi:

    ” Nel libro degli Atti vengono menzionate solo le leggi noachidi relative a questioni “rituali”, quelle che era necessario far conoscere a persone provenienti dal paganesimo Greco-Romano che non contemplava simili norme.”

    Nel cosiddetto Concilio di Gerusalemme, dove fu deliberato che i pagani convertiti al cristianesimo erano esentati dall’osservanza della Torah, ma non completamente: le norme rituali menzionate erano quella piccolissima frazione della Torah che anche i pagani dovevano osservare; non ha senso invece dire che tali norme rituali costituissero una piccola frazione dei precetti noachidi; sarebbe bastato affermare: “I pagani hanno già le leggi di Noè, continuassero a seguire quelle.”
    Il nome stesso di dette antiche e presunte leggi (i precetti noachidi) che tutta l’umanità avrebbe dovuto conoscere fin dal tempo di Noè non viene mai nemmeno pronunciato nel Concilio e negli Atti, cosa troppo strana se davvero esse fossero state l’oggetto stesso della diatriba. Il contenzioso riguardava solo la Torah, il cui nome invece fu senz’altro pronunciato, e fu raggiunto quel compromesso.

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