Commento alla Parashah di Shoftim (Deuteronomio 16:18 – 21:9) di Rav Aharon Lichtenstein zt”l, sul misterioso rituale della eglah arufah e la sua posizione all’interno del Deuteronomio.
Commento alla Parashah di Shoftim (Deuteronomio 16:18 – 21:9) di Rav Aharon Lichtenstein zt”l, sul misterioso rituale della eglah arufah e la sua posizione all’interno del Deuteronomio.
Perché, secondo la tradizione rabbinica, l’imperatore di Roma intese l’annuncio di Ezechiele sulla rovina di Edom come una minaccia contro sé stesso e contro il suo popolo? Cosa aveva a che fare il più grande impero del mondo con il modesto regno degli Edomiti?
La visione della Merkavah, descritta all’inizio del libro di Ezechiele, è divenuta nei secoli una fonte essenziale per il misticismo ebraico e per il sapere esoterico della Kaballah. Al di fuori di ogni interpretazione mistica, ci proponiamo di concentrarci sul senso letterale del brano e di chiarire almeno uno dei suoi molteplici significati.
Quando si pensa alla Bibbia ebraica, è facile richiamare alla mente racconti grandiosi di rivelazioni, miracoli, profezie, insegnamenti, o brani criptici da decifrare. Eppure, nel libro di Ruth non si trova nulla di tutto questo.
La storia dell’Esodo poteva forse seguire un’altra strada? L’uscita dall’Egitto avrebbe forse potuto realizzarsi senza flagelli, senza piaghe e senza morti? La Torah stessa sembra fornirci la risposta mostrandoci un modello ideale dell’Esodo, un prototipo alternativo che non ha trovato compimento.
La figura del re Achashverosh si impone in maniera prepotente dall’inizio alla fine del libro di Ester. Il Re dell’universo, al contrario, sembra del tutto assente dalla narrazione. Qual è dunque il ruolo dell’autorità regale all’interno della storia?