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Scintille di Torah II: Numeri

בְּרֵאשִׁית

Scintille di Torah” è la raccolta di brevi commenti alla parashàh (porzione settimanale di Torah/Pentateuco secondo il ciclo di lettura annuale ebraico) che pubblichiamo ogni settimana sulla nostra pagina Facebook.

Di seguito troverete tutti i commenti al Libro dei Numeri pubblicati nel 2019.

BEMIDBAR

“I figli d’Israele si accamperanno ciascuno vicino alla sua bandiera, sotto le insegne della casa dei loro padri. Si accamperanno tutt’intorno alla tenda di convegno, a una certa distanza” (Numeri 2:2).

L’accampamento di Israele nel deserto aveva al suo centro il Tabernacolo, chiamato “tenda di convegno” (ohel moed), punto focale della vita religiosa, intorno a cui tutte le tribù si disponevano ad equa distanza, come a mostrare l’eguaglianza di ciascuno nei confronti della santità.

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La stella e lo scettro: gli ultimi oracoli di Bilam

Vieni, io ti annuncierò ciò che questo popolo farà al tuo popolo negli ultimi giorni (Numeri 24:14).

Il singolare profeta e indovino Bilàm, convocato dal re di Moav per maledire Israele, non potendo però resistere al volere di Dio, si ritrova alla fine a pronunciare splendide benedizioni e profezie. Di questa vicenda tratta dal Libro dei Numeri (Bemidbar) ci siamo già occupati in passato nel nostro articolo “Quando gli asini parlano“, concentrandoci tuttavia solo sulle parti puramente narrative.

Questa volta vogliamo proporre invece un’analisi delle profezie vere e proprie pronunciate da Bilam, e specificamente dei suoi ultimi oracoli relativi al futuro del popolo ebraico e di altre nazioni, partendo dal famoso annuncio della “stella che sorge da Giacobbe”, spesso interpretato in senso messianico.

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Scintille di Torah: Numeri

Scintille di Torah” è la raccolta di brevi commenti alla parashàh (porzione settimanale di Torah/Pentateuco secondo il ciclo di lettura annuale ebraico) che pubblichiamo ogni settimana sulla nostra pagina Facebook.
Di seguito troverete tutti i commenti al Libro dei Numeri pubblicati nel 2018.

BEMIDBAR

“E queste sono le discendenze di Aharon e di Moshè, nel giorno in cui HaShem parlò a Moshè sul monte Sinai. Questi sono i nomi dei figli di Aharon: Nadav, il primogenito, Avihù, Elazar e Itamar. Questi sono i nomi dei figli di Aharon, unti sacerdoti, che egli consacrò per servire come sacerdoti” (Numeri 3:1-3).
In questo brano, la consueta formula delle toledot (“discendenze”), che ricorre spesso nella Torah, introduce l’elencazione dei discendenti di Aharon e Moshè. Una stranezza, tuttavia, non può passare inosservata: questi versi menzionano in realtà unicamente i figli di Aharon, mentre di quelli di Moshè non si parla affatto, né qui né in seguito. Si tratta forse di una semplice incongruenza?

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Il massacro dei Midianiti e il lato oscuro di Mosè

Midian

HaShem disse a Moshè: «Compi la vendetta degli Israeliti contro i Midianiti, poi sarai riunito ai tuoi padri» (Numeri 31:1).

L’ultima impresa che Moshè è chiamato a compiere ora che la sua vita volge al termine è la guerra contro i Midianiti, colpevoli di aver aver tentato di annientare il popolo d’Israele cominciando dalle sue basi spirituali, pur non essendo stati in alcun modo minacciati dalla marcia degli Ebrei verso la terra promessa.

Se il racconto della guerra, con le immagini delle stragi e del territorio midianita arso con il fuoco (31:7-11), evoca già un certo sgomento, ciò che accade in seguito non può che suscitare orrore in chiunque possieda anche solo un frammento di sensibilità nel suo animo. Continua a leggere

Il mistero del serpente di rame

E HaShem mandò fra il popolo dei serpenti ardenti i quali mordevano la gente, e molti Israeliti morirono (Numeri 21:6).

Nel nostro ultimo commento alla Parashah di Chukkat, abbiamo visto come gli Israeliti, a causa del loro sprezzante rifiuto del piano divino della Redenzione, siano divenuti vittime dell’attacco dei nechashìm serafìm, ossia i “serpenti ardenti” del deserto. In questo articolo proseguiremo l’analisi della vicenda per soffermarci su ciò che accade nel momento in cui Dio concede al popolo sofferente un rimedio alla terribile piaga. Continua a leggere

Korach: tutti sono santi

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E Korach, figlio di Itzhar, figlio di Kehat, figlio di Levì, insieme con Datan e Aviram, figlio di Eliav, e On, figlio di Pelet, figli di Reuven, presero con loro [altri uomini d’Israele] e si levarono davanti a Moshè. […] Essi si radunarono contro Moshè e contro Aharon, e dissero loro: «Questo è troppo! Perché tutta la congregazione è santa, ciascuno dei suoi membri, e HaShem è in mezzo a loro; come potete dunque innalzarvi sopra l’assemblea di HaShem?» (Numeri 16:1-3).

Con questi versi del Libro di Bemidbar (Numeri) inizia il racconto del più grave tentativo di delegittimazione dell’autorità di Moshè e dell’Esodo stesso, un tentativo che darà luogo a uno dei maggiori momenti di crisi di tutta la storia della permanenza di Israele nel deserto.
Nonostante il testo ci lasci intendere che le vere motivazioni che spingono Kòrach a fomentare la sua rivolta siano in realtà tutt’altro che pure (vedi Numeri 16:9-10), le sue parole appaiono però fondate su un principio che potrebbe sembrare pienamente condivisibile: se tutto il popolo d’Israele è un “regno di sacerdoti e una nazione santa” (Esodo 19:6), perché mai dovrebbe esistere al suo interno una classe sacerdotale detentrice della santità? Korach si presenta quindi come un rivoluzionario pronto a battersi per l’uguaglianza e la parità dei diritti nell’ambito religioso, avanzando una rivendicazione che rischia di attirare le simpatie di molti lettori moderni. Vediamo dunque di approfondire la questione e di comprendere il punto di vista della Torah su questo argomento. Continua a leggere

Pinchas: eroe o fanatico religioso?

E HaShem parlò a Moshè dicendo: «Pinchas figlio di Elazar, figlio del sacerdote Aaron, ha fatto placare la mia ira nei confronti dei figli d’Israele, poiché egli è stato zelante con il mio zelo in mezzo a loro, così non ho annientato i figli d’Israele con il mio zelo. Perciò digli: “Ecco, io stabilisco con lui un patto di pace, che sarà per lui e per la sua discendenza dopo di lui, il patto di un sacerdozio perpetuo, perché ha avuto zelo per il suo Dio e ha fatto l’espiazione per i figli d’Israele” (Numeri 25:10-14).

La figura di Pinchàs, nipote di Aaron, si distingue e si eleva all’interno di una vicenda cupa e desolante, passando di colpo da una condizione di quasi-anonimato a una di grande onore agli occhi di Dio e del popolo. Ma chi è in realtà questo personaggio, e quale impresa ha compiuto per ricevere una simile ricompensa? Continua a leggere