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David e Golia – 1 Samuele 17-18

Uno scontro di civiltà

Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione di nome Goliat, di Gat, alto sei cubiti e un palmo. […] Ed egli si fermò e gridò alle schiere d’Israele, dicendo: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo e voi i servi di Shaul? Sceglietevi un uomo che scenda contro di me (1 Samuele 17:4-8). 

Nel lanciare la sua sfida all’esercito di Israele, il gigante Goliàt (Golia) si presenta come “il Filisteo” – quasi a dire che egli è il capo dei Filistei, o il Filisteo per antonomasia –, e chiama gli Israeliti “servi di Shaul“. L’intento è chiaro: la sfida è rivolta principalmente al re d’Israele. In fondo, come Goliat era il più alto del suo popolo, Shaul era il più alto tra gli Ebrei (9:2), per cui lo scenario più logico sembrerebbe prevedere proprio uno scontro tra i due.

Ma come reagisce Shaul a questo invito implicito a scendere in campo in prima persona?

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Il primo peccato di Saul – 1 Samuele 13-14

“Il tuo regno non durerà”

E Shaul era ancora a Ghilgal, e tutto l’esercito lo seguiva tremando. Ed egli aspettò sette giorni, secondo il tempo fissato da Shmuel. Ma Shmuel non giungeva a Ghilgal e l’esercito si disperdeva [lontano] da lui. E Shaul disse: «Portatemi l’olocausto e i sacrifici di pace». Ed egli offrì l’olocausto (1 Samuele 13:7-9). 

Dopo essere ufficialmente salito al trono con l’approvazione dell’intero popolo, Shaul si ritrova a fronteggiare i temibili Filistei. Il nemico è in netto vantaggio, l’esercito d’Israele è spaventato e Shaul stesso non sa come agire. Nel tentativo di ridare forza alle truppe, egli offre un sacrificio a Dio, disobbedendo così alle indicazioni di Shmuel, che gli aveva comandato di attendere il suo arrivo nel campo (vedi 1 Sam. 10:8).

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