Più ci si cala nelle profondità del Libro di Ester, più è possibile scoprire delle “sottotrame”, dei fili conduttori che compongono storie nascoste con insegnamenti inattesi.
Più ci si cala nelle profondità del Libro di Ester, più è possibile scoprire delle “sottotrame”, dei fili conduttori che compongono storie nascoste con insegnamenti inattesi.
La vita del giovane Davìd, che è ancora in fuga da Shaul, si incrocia in questo racconto con quella del ricco e avaro Navàl, il cui nome – che in ebraico significa “disgustoso” o “insensato” – descrive perfettamente la sua personalità: “egli si chiama Naval e in lui c’è nevalah (insensatezza)” (25:25).
Nel nostro nuovo episodio dei “Percorsi della Torah” andremo a scoprire il ruolo della donna nella Redenzione, arrivando a comprendere come il modello esemplare dell’Esodo possa essere anche “capovolto” nella storia del popolo d’Israele.
Siamo nell’era buia dei Giudici, un tempo di corruzione morale per il popolo d’Israele. Yiftach (Iefte), intrepido giudice chiamato a liberare la nazione dai nemici Ammoniti, assume spontaneamente un impegno avventato dinanzi a Dio.
“Là morì Miriam e là fu sepolta, e non c’era l’acqua per l’assemblea” (Numeri 20:1-2). Partendo da un verso del Libro di Bemidbar / Numeri, la Torah ci porta a scoprire la figura di Miriam, sorella di Mosè, e il suo interessante legame con l’acqua.
Hagar, la serva egiziana della casa di Abramo, è un personaggio che può apparire alquanto marginale all’interno del quadro delle vicende dei patriarchi della Genesi, ma che in realtà, con la sua storia, ci conduce a un’importante riflessione sui valori morali della Torah.