I precetti noachidi nella Bibbia

Una delle principali obiezioni rivolte contro la Legge noachide sostiene che i sette precetti non si trovino nella Bibbia, ma soltanto nel Talmud, poiché essi non sarebbero altro che una invenzione dei rabbini partorita in epoca tarda.

In realtà, benché in effetti la lista completa dei sette precetti sia riportata solo in alcune fonti della tradizione ebraica (vedi Talmud Sanhedrin 56, Tosefta Avodah Zarah 8:4, Midrash Bereshit Rabbah 16:6), il concetto della Legge noachide poggia su solide basi bibliche ed è perfettamente coerente con l’insegnamento della Torah.

Molto prima della Rivelazione sul monte Sinai e della nascita della nazione di Israele, la Bibbia fa già riferimento all’idea di “giustizia”, “legge” e “peccato”. La generazione del Diluvio è definita «malvagia e corrotta» (Genesi 6:5), mentre Noach è chiamato «giusto e integro» (Genesi 6:9); In Genesi 18:20 è scritto che la colpa di Sodoma e Gomorra era «molto grave». Questi pochi esempi sono sufficienti per comprendere che, secondo la Torah, fin dalle origini dell’umanità esistevano dei principi morali la cui osservanza permetteva agli uomini di essere considerati “giusti”. Questi principi, come vedremo, corrispondono alle leggi universali che nella tradizione rabbinica sono note come “precetti noachidi”.

L’etica dell’umanità secondo la Bibbia

Due dei sette precetti noachidi sono espressi nella Bibbia in maniera chiara ed esplicita. Si tratta del divieto di mangiare la carne di un animale vivo e della proibizione dell’assassinio:
«Non mangerete la carne con la sua vita, con il suo sangue» (Genesi 9:4);
«Io chiederò conto del sangue delle vostre vite; ne chiederò conto ad ogni animale e all’uomo. Chiederò conto della vita dell’uomo alla mano di ogni fratello dell’uomo» (Genesi 9:5).

Entrambi questi comandi sono inseriti nel contesto del racconto del Patto stabilito fra Dio e l’intera creazione dopo il Diluvio:
«Dio parlò a Noach e ai suoi figli che erano con lui e disse: “Quanto a me, ecco io stabilisco il mio Patto con voi e con la vostra discendenza dopo di voi”» (Genesi 9:8-9).

Gli altri precetti, anche se non appaiono in maniera altrettanto esplicita, possono essere dedotti dall’analisi dei passi biblici che fanno riferimento all’etica universale.

La proibizione dell’idolatria è già implicita nella storia della Creazione, che introduce la nozione dell’unicità di Dio e toglie ogni legittimità all’adorazione di qualsiasi creatura o oggetto inanimato. L’idolatria è poi condannata nell’esortazione che Giacobbe rivolge a tutti gli uomini del suo seguito: «Togliete gli dèi stranieri che sono in mezzo a voi» (Genesi 35:2).
I riti pagani legati all’occultismo e alla stregoneria sono poi proibiti nel Libro del Deuteronomio sia agli Ebrei che agli altri popoli, come indica chiaramente il contesto (vedi Deuteronomio 18:9-14).

– La proibizione dell’adulterio si ricava, secondo i Maestri del Talmud, dal verso di Genesi in cui l’unione coniugale viene stabilita e resa sacra: «Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, ed essi saranno una sola carne» (Genesi 2:24). Inoltre, nel racconto della vicenda del re pagano Avimelech, il divieto universale dell’adulterio è reso più esplicito (vedi Genesi 20:3-6).
Le altre unioni sessuali proibite sono elencate al capitolo 18 del Levitico, un brano in cui i popoli di Canaan e gli Egiziani vengono ritenuti colpevoli di aver violato tali proibizioni.

– Anche la bestemmia (o “profanazione del Nome di Dio”) è uno dei peccati imputati alle popolazioni cananee nello stesso capitolo (Levitico 18:21). Inoltre Giobbe, considerato un non-ebreo, conferma l’importanza di questa proibizione: «Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano bestemmiato Dio nel loro cuore» (Giobbe 1:5).

– Il furto è condannato nei vari racconti dei rapporti tra i patriarchi e i loro contemporanei (vedi Genesi 30:33, 31:32 e 44:8).

– L’obbligo di amministrare la giustizia attraverso l’istituzione di un sistema giuridico deriva inevitabilmente dal riconoscimento dell’esistenza della legge universale. Bisogna però notare che la Bibbia stessa descrive dei precisi modelli di società fallimentari (in particolare quella dell’epoca del Diluvio, Babele e Sodoma), contrapponendole all’esempio positivo di Abramo, del quale è detto:  «Io infatti l’ho scelto, poiché egli ordina ai suoi figli e alla sua famiglia dopo di lui di seguire la via del Signore, mettendo in pratica l’equità e la giustizia» (Genesi 18:19).

Alla luce di tutte queste osservazioni, risulta dunque corretto affermare che la codificazione rabbinica dei sette precetti noachidi riassume e rispecchia fedelmente la concezione biblica dell’etica universale.

Legge mosaica e Legge universale

Mentre a tutta l’umanità sono stati imposti solo alcuni principi morali generali, al popolo d’Israele, in virtù della sua funzione sacerdotale, è stata comandata invece l’osservanza dell’intera Torah. Essa è costituita da seicentotredici precetti che comprendono, oltre alla legge morale fondamentale, anche norme dettagliate sull’ordinamento politico e giuridico, leggi relative ai riti, alle festività, all’alimentazione e alle pratiche che caratterizzano l’identità ebraica.

La Bibbia afferma chiaramente che la Torah è stata donata soltanto a Israele come nazione separata dalle altre:
«Se vorrete ascoltare la mia voce e custodire il mio Patto, voi sarete per me un tesoro particolare tra tutti i popoli, perché tutta la terra è mia. E sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa.  Queste sono le parole che dirai ai figli d’Israele» (Esodo 19:5-6).
«Mosè ci ha prescritto una Legge come un’eredità dell’assemblea di Giacobbe» (Deuteronomio 33:4).
Fin dall’inizio della sua promulgazione, la Torah si rivolge direttamente ed esclusivamente al popolo ebraico:
«Io sono Hashem, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù» (Esodo 20:2).

Agli Ebrei non fu neppure comandato di convertire le altre nazioni o di portarle all’osservanza dell’intera Torah. Molti Profeti d’Israele si rivolsero ai Babilonesi, agli Assiri, ai Filistei, agli Edomiti e ad altre popolazioni, ma senza mai esortarle a praticare la circoncisione, il riposo dello Shabbat, le feste ebraiche o altri riti prescritti dalla Legge mosaica. Al contrario, i Profeti rimproveravano questi popoli solo per la loro violenza, la loro malvagità nei confronti di Israele e l’immoralità delle loro usanze rituali (vedi ad esempio Isaia 24:5, Giona 3:8-9, Amos 1:6, Amos 1:11, Ezechiele 28:16).

Nella Bibbia si parla inoltre di stranieri che furono considerati degni dell’approvazione Divina anche se non entrarono a far parte del popolo d’Israele (o in altre parole, non si convertirono all’Ebraismo). Fra questi ricordiamo gli abitanti di Ninive, il cui pentimento fu accettato secondo il Libro di Giona, e anche Naaman, il capo dell’esercito arameo che abbandonò l’idolatria ma non divenne Ebreo (vedi 2Re 5).
Nel Libro dei Salmi si dichiara: «Lodate il Signore, nazioni tutte! Celebratelo, popoli tutti!» (Salmo 117), e «I capi del popolo si riuniscono, assieme al popolo del Dio di Abramo» (Salmo 47). Malachia parla persino di alcune nazioni che conoscono il Dio unico e gli offrono un’oblazione pura (Malachia 1:11).
Infine, come ulteriore conferma del fatto che la Bibbia non imponga la Legge mosaica al mondo intero, è importante ricordare che il residente straniero (non-ebreo), la cui esistenza è assolutamente legittima secondo la Torah, può vivere in Terra d’Israele senza essere circonciso e senza osservare le regole alimentari ebraiche (vedi Esodo 12:48 e Deuteronomio 14:21), cioè mantenendo il suo stato di “noachide”, sottomesso solo ai precetti universali.

È tuttavia necessario comprendere che la Torah, benché costituisca la Legge specifica di Israele, è allo stesso tempo anche una fonte di insegnamento e di valori morali e spirituali validi per l’intera umanità. I precetti noachidi, come abbiamo dimostrato, si ricavano proprio dalla Torah, ed è attraverso essa che i popoli apprenderanno la giustizia secondo i Profeti:
«Molti popoli accorreranno e diranno: “Venite, saliamo al monte di Hashem, alla casa del Dio di Giacobbe. Egli ci insegnerà le sue vie e noi cammineremo nei suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà la Torah e da Gerusalemme la parola di Hashem» (Isaia 2:4).

Questa auspicata diffusione dei valori della Torah in tutto il mondo non implica però l’adozione, da parte delle nazioni straniere, di precetti che secondo la Bibbia riguardano esclusivamente Israele per il suo ruolo di popolo sacerdotale. La distinzione fra gli Ebrei e il resto dell’umanità, e quindi fra la Legge mosaica e la Legge universale, è stabilita dalla Torah e non può essere annullata.
Un non-ebreo che decide liberamente di osservare, ad esempio, le norme alimentari ebraiche, o di commemorare in qualche modo le festività bibliche, compie un’azione meritevole purché non intenda appropriarsi del ruolo di Israele, come spesso hanno tentato di fare alcune grandi religioni nel corso della storia.

6 pensieri su “I precetti noachidi nella Bibbia

  1. Mattia

    Articolo molto interessante, e anche abbastanza raro nel panorama italiano in cui questo argomento viene trattato veramente poco.

    Alla fine dell’articolo scrivi: “Un non-ebreo che decide liberamente di osservare, ad esempio, le norme alimentari ebraiche, o di commemorare in qualche modo le festività bibliche, compie un’azione meritevole purché non intenda appropriarsi del ruolo di Israele, come spesso hanno tentato di fare alcune grandi religioni nel corso della Storia.”. Mi piacerebbe approfondire questo aspetto del noachismo: cosa e in quale misura il ben Noach è libero di mettere in pratica i precetti della Torah non per lui vincolanti? Ma soprattutto sarebbe interessante conoscere il pensiero comune nel mondo ebraico a riguardo, ovvero: quali, secondo i rabbini – ammesso che ce ne siano – sarebbero le mitzvot che un noachidi potrebbe applicare e invece quali non dovrebbe?

    Rispondi
    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Generalmente coloro che si riconoscono nel Noachismo osservano alcuni riti ebraici quali la preghiera (individualmente, in comunità noachidi laddove esistono o nelle sinagoghe che accolgono i noachidi), le benedizioni e la celebrazione delle festività ebraiche. Il tutto però non avviene seguendo la Halakhah in ogni dettaglio come gli Ebrei: ad esempio i noachidi non recitano le benedizione “asher kideshanu…” e sostituiscono la formula “Dio dei nostri padri” con “Dio di Israele”. Insomma si cerca sempre di osservare i riti ebraici cogliendone l’aspetto universale.
      Per quanto riguarda le mitzvot che un non-ebreo non può osservare, la questione è molto controversa e non esiste un unico pensiero, ma generalmente ai noachidi non è consentito indossare gli tzit-tzit e i tefillin o porre la mezuzah sulle proprie porte. Inoltre la quasi totalità dei rabbini non ammette neppure l’osservanza completa dello Shabbat (il noachide deve compiere almeno una piccola infrazione). Il motivo di tutto ciò è che questi precetti che ho menzionato rappresentano un “ot brit”, un segno del Patto tra Dio e Israele, per cui chi vuole osservarli deve necessariamente convertirsi all’Ebraismo.

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  2. Mattia

    Grazie della risposta. Un aspetto che mi piacerebbe capire è l’osservanza delle festività ebraiche. Perché, se pur hanno tutte un significato “spirituale”, sono innegabili altrettanto i tratti e le caratteristiche strettamente materiali. Mi viene in mente per esempio Pesach, che oltre a ricordare la libertà dalla schiavitù d’Egitto, che per essere osservata si deve essere ebrei e in terra santa. Mi chiedo come un noachide – senza guida – possa osservare questa festività.

    Comprendo che la domanda è molto specifica e si sfocia in questioni halachiche, però questo tipo di ragionamenti lasciano molte questioni aperte e poche risposte certe.

    Grazie della pazienza e dell’interesse, come sempre.

    Rispondi
    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Non è esatto dire che Pesach si può celebrare solo essendo ebrei in terra santa. Questo è vero solo per il Korban Pesach, il sacrificio vero e proprio, che non viene eseguito più o meno da quando fu distrutto il Tempio. Pesach viene celebrata attualmente in forma di commemorazione in qualsiasi luogo del mondo.
      In una risposta pubblicata online, il Noahide World Center afferma che i noachidi possono celebrare Pesach tramite il seder, purché non vi sia l’afikoman (che rappresenta il korban Pesach) e non si pronuncino le benedizioni “asher kideshanu” e quelle che menzionano “i nostri padri”.

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  3. Mattia

    A questo punto, mi piacerebbe se facessi un articolo dettagliato a riguardo sviluppando la questione, perché il materiale è davvero poco reperibile e/o in lingua inglese.

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  4. Marco

    Appare curioso il settimo precetto noachide che vieta di mangiare la carne di animali vivi. Chi ha interesse a mangiare vivi gli animali? Da quando fu scoperto il fuoco, si preferisce la carne cotta a quella cruda e, soprattutto, c’è pure che l’animale va prima scuoiato o spennato, operazione questa assai ardua e scomoda se è vivo, per cui conviene sempre ammazzarlo prima di trasformarlo in cibo.
    Tale precetto poteva essere compendiato nel semplice divieto di maltrattare gli animali poiché, verso di loro, i maltrattamenti di qualsiasi altro genere ci sono realmente.
    Dato che i precetti noachidi sono appena sette, non sarebbe stato più logico e proficuo proibire invece di smembrare uomini vivi? Ossia di mutilarli, scorticarli, bruciarli, insomma suppliziarli? Torturare anche legalmente e perfino nelle pubbliche piazze gli esseri umani si è sempre fatto ovunque nel mondo con immenso piacere, finché con l’avvento dell’Illuminismo la tortura è stata progressivamente abolita nelle nazioni occidentali.

    La biblica legge del taglione stabilisce mutilazioni corporali a chi, anche solo colposamente e non per dolo, procura lesioni fisiche al prossimo. Il profeta Samuele si compiacque di tagliare a pezzi il re amalechita Agag, prigioniero di guerra: “E Samuele fece squartare Agag in presenza del Signore a Ghilgal.” (1Samuele 15:33, NR) “Con ciò, Samuele fece Agag a pezzi dinanzi a Geova a Ghilgal.” (Ibidem, TNM).
    La tortura è stata perfino un’arte: famose sono le torture della santa inquisizione, molto fantasiose quelle cinesi, spettacolari le esecuzioni nelle arene romane, dove erano le persone a essere divorate vive dalle belve, ecc, ecc. Forse degli animali saranno stati mangiati vivi da qualche pazzo sadico, ma di sicuro centinaia di milioni di esseri umani, dai tempi di Noè ad oggi, sono stati suppliziati in tempo di guerra come in tempo di pace, per sadismo, per vendetta, per violenza, spesso per la giustizia.
    Trovo che attribuire tale precetto a Dio non sia molto rispettoso verso la sua mente.

    Sorge quindi il sospetto che i rabbini talmudici, inventando le leggi noachidi, più che da considerazioni etiche universali siano stati ispirati dalla loro osservanza della Torah, di cui hanno estremizzato il precetto di non mangiare la carne con il sangue; i non ebrei mangiano effettivamente carni non perfettamente dissanguate, ciò però non significa che la gustino di più divorando gli animali vivi.

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