Religione e superstizione: una prospettiva ebraica

Il testo che segue è tratto da un articolo di Rabbi Marc D. Angel, fondatore dell'”Institute for Jewish Ideas and Ideals” ed editore della rivista “Conversations”.

L’Ebraismo cerca di avvicinarci a Dio attraverso il pensiero e le azioni. La superstizione cerca invece di aggirare la potenza di Dio tramite l’utilizzo di formule o rituali magici. Mentre l’Ebraismo richiede all’individuo un’eccellenza intellettuale e morale e una relazione diretta con Dio, la superstizione fornisce i presunti mezzi per bypassare o manipolare Dio allo scopo di scongiurare il male o di raggiungere altri obiettivi desiderati.

Poiché sia la religione che la superstizione trascendono il dominio della ragione umana, è possibile che la linea di confine tra le due sia talvolta offuscata. La Torah comanda con grande enfasi di non rivolgersi a sciamani o a taumaturghi, ma di rimanere concentrati sul nostro rapporto personale con Dio: “Non vi sarà nessuno tra voi […] che usi la divinazione, un indovino, un incantatore, uno stregone o un incantatore, o qualcuno che consulti un fantasma o uno spirito familiare, o un negromante. Poiché chi fa queste cose è un abominio per il Signore” (Deuteronomio 18: 10-12).

Maimonide chiarisce i confini tra religione e superstizione parlando di coloro che usano incantesimi per curare una ferita:

“Chiunque sussurra un incantesimo su una ferita e legge un versetto della Torah, o chi recita un versetto biblico su un bambino affinché questi non sia terrorizzato, o chi mette un Rotolo della Torah o dei tefillin su un bambino per permettergli di dormire, non solo è incluso nella categoria degli stregoni e degli incantatori, ma è incluso tra coloro che ripudiano la Torah. Costoro usano le parole della Torah come una cura fisica, mentre esse sono esclusivamente una cura per l’anima, come è scritto: ‘[Queste parole] saranno vita per la tua anima’. D’altra parte, a chi gode di buona salute è permesso recitare versetti biblici, o un salmo, affinché egli possa essere protetto e salvato dalle afflizioni e dalle sofferenze in virtù della lettura” (Hilkhot Avodah Zarah, 11:12)


Quali sono dunque le caratteristiche di quegli individui che “ripudiano la Torah“?

  1. Costoro trattano i versi biblici come se fossero formule magiche che possono fornire una cura.
  2. Usano oggetti religiosi (ad es. il Rotolo di Torah o i tefillin) come se questi fossero dotati di poteri magici indipendenti.
  3. Ricorrono a incantesimi e rituali magici, piuttosto che rivolgersi direttamente a Dio.

In breve, essi si comportano in modo superstizioso, piuttosto che religioso. Se dovessimo confrontarci con questi individui, essi rimarrebbero sorpresi di essere inseriti da noi nella categoria di coloro che “ripudiano la Torah”. Probabilmente si considerano Ebrei devoti, fedeli alla Torah. Dopotutto, non sono mai andati da indovini o divinatori per chiedere aiuto, ma hanno recitato le parole sacre della Bibbia e hanno usato oggetti religiosi della nostra tradizione ebraica. In che modo hanno peccato?

Maimonide risponderebbe: anche se una persona si serve di parole e simboli della Torah, potrebbe essere comunque colpevole di un comportamento peccaminoso. Anche usare le parole e i simboli della Torah in modo superstizioso è infatti una forma di superstizione. In effetti, un simile comportamento rappresenta il rifiuto dell’insegnamento espresso della Torah sulla necessità di rivolgerci direttamente a Dio e di non servirci di pratiche magiche.


Maimonide nota che se una persona in buona salute recita versi biblici nella speranza che il merito di questa mitzvàh (precetto, n.d.r.) richiami la protezione di Dio, una simile azione rientra ancora entro la linea che separa la religione dalla superstizione. La persona, infatti, non sta attribuendo un potere soprannaturale intrinseco ai versetti biblici; piuttosto, sta dirigendo i suoi pensieri verso Dio stesso, sperando che il merito delle sue letture bibliche genererà la protezione divina. Sebbene questo potrebbe non essere un esempio di religione nella sua forma migliore, si tratta di un comportamento lecito che non appartiene nella categoria del ripudio della Torah.

[…]

Maimonide chiarisce che il comportamento superstizioso, anche se ammantato di simboli religiosi tradizionali, è una grave trasgressione degli insegnamenti della Torah.
Ma cosa porta le persone ad agire in modo superstizioso? Per quale motivo non tutti si rendono conto della follia di ricorrere a incantesimi e riti magici? Perché le persone dovrebbero fare affidamento su comportamenti superstiziosi piuttosto che rivolgersi direttamente a Dio?

Ecco alcuni motivi:
La vera religione richiede molto da noi. La superstizione richiede invece pochissimo. La vera religione richiede di confrontarci direttamente con Dio. La superstizione offre scorciatoie, modi per aggirare quel terrificante confronto con Dio.


Le pratiche superstiziose, inoltre, sono state sanzionate da generazioni di persone che sembrano godere di una certa credibilità religiosa. Se queste importanti personalità credevano nei demoni e creavano amuleti, allora, si ritiene, tali pratiche dovrebbero essere considerate ammissibili, nonostante le dichiarazioni di Maimonide.


Quando le persone provano paura e disperazione, possono ritrovarsi a sospendere il loro pensiero razionale allo scopo di adottare pratiche superstiziose che “per ogni evenienza” potrebbero rivelarsi efficaci. Perché infatti bisognerebbe rischiare senza aver tentato ogni soluzione?


Una grande sfida per la leadership religiosa è quella di svezzare le persone da tendenze superstiziose e avvicinarle a Dio. Bisogna ricordare a tutti di impiegare la propria ragione, piuttosto che arrendersi a un supernaturalismo senza logica. La Torah stessa era ben consapevole della debolezza umana che conduce alla tendenza a rivolgersi a divinatori e maghi, e infatti ha proibito rigorosamente tali pratiche che ostacolano un rapporto diretto con Dio.

La religione insegna responsabilità, pensiero consapevole e dipendenza da Dio. La superstizione promuove la fuga delle responsabilità personali, la sospensione del pensiero razionale e la dipendenza da forze soprannaturali diverse da Dio.

Articolo originale completo: https://www.jewishideas.org/article/religion-and-superstition-maimonidean-approach

2 pensieri su “Religione e superstizione: una prospettiva ebraica

  1. Antonella

    Sguardo a Sion, sembra che Albert Einstein, un anno prima di morire in una sua lettera avrebbe scritto: “la religione ebraica, come tutte le altre, è un’incarnazione delle più puerili superstizioni”….

    Ora che ne pensi tu di tutte queste obiezioni che si fanno all’ebraismo in quanto a superstizioni?

    Un esempio classico (ma ci sarebbero molti altri) è quello di Eliezer servo di Avraham (Bereshit 24), alla ricerca della giusta sposa per Yitzchak …arrivato al pozzo dice che se la donna cui chiederà di abbeverare i suoi cammelli accetterà di farlo vuol dire che è quella giusta. Questo secondo te potrebbe essere un atto magico di divinazione? (se succede così è segno che…) e così effettivamente lo interpreta anche Maimonide…
    Sembra poi che il Talmud afferma persino che uno può portare un amuleto in pubblico di Shabbat – che normalmente è una pratica proibita – a condizione che sia stato realizzato da un “esperto”….(mah!) …
    Sempre il Talmud inoltre prosegue affermando che un amuleto efficace è uno che ha guarito una persona tre volte, sia che si tratti di un amuleto scritto o di erbe e che la persona fosse gravemente o solo moderatamente malata…
    Che dire poi del codice della legge ebraica Shulchan Aruch che stabilisce che è consentito curare con un amuleto, e trasportarne uno per protezione? E persino Maimonide, un convinto razionalista che condanna i “pazzi” che credono che una mezuzah sia un amuleto che offra protezione, ha permesso di indossare un amuleto di Shabbat. Possibile?
    L’amuleto ebraico più noto è l’hamsa, un ciondolo a forma di palma con un occhio incastonato in esso. Un altro, è una corda rossa legata intorno al polso, che divenne popolare dopo essere stata indossata da un gran numero di celebrità (attori, attrici, gente dello spettacolo e di Hollywood…) aderenti alla Kabbalah che secondo me è piena di superstizioni ed insegnamenti esoterici mistici…
    Che dire poi dell’interpretazione che la cultura ebraica fornisce circa il gilgul, ossia la reincarnazione, concetto sostenuto dalla mistica ebraica ed in particolare dai seguaci di Yitzhak Lurya, considerato il più grande e celebre studioso del pensiero cabalistico? O del fenomeno della possessione che trova una spiegazione coerente con tale credenza, ovvero che si tratti di una manifestazione di spiriti disincarnati, chiamati dybbukim, anime di defunti a cui è stata negata la possibilità di tornare ad esistere in una nuova incarnazione?
    E infine ciliegina sulla torta, c’è “Ayin hara” (עין הרע) ebraico, in italiano lo chiamiamo “malocchio”. In entrambi i casi ci si riferisce a un’energia negativa che si scatena, quando si guarda qualcuno o qualcosa con invidia o cattiveria….
    In una traduzione di un articolo pubblicato su chabad.org, si spiega il significato del malocchio nella dottrina ebraica. Nell’articolo si legge infatti, che l’idea del malocchio si trova sia nel Talmud che nella Torah e nella legge ebraica. Infatti sembra che non a caso, viene insegnato di non guardare il campo di grano o la casa del vicino, per evitare di danneggiarlo/a con il malocchio. E’ anche tradizione non chiamare due fratelli o padre e figlio alla Torah, per evitare di attrarre troppa attenzione su una singola famiglia…Insomma che ne pensi di tutte queste stramberie?
    Qui parliamo di qualcosa che va al di là della superstizione, credenze o tradizione popolare…. che dire? Sembra che si predichi bene ma poi si razzola male e alla fine di fronte tutte queste irrazionalità e assurdità, come non dar torto ad Einstein e a molti altri, che criticano l’ebraismo per tutte queste illogiche superstizioni che diventano la religione degli spiriti deboli?

    Ps: condivido in toto l’ottimo articolo che hai pubblicato.

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Le superstizioni esistono in gran numero anche nella cultura ebraica, e gli amuleti sono in esempio di queste credenze. Al tempo dei Maestri del Talmud il confine era più labile, perché si credeva ancora che alcuni concetti come questi avessero “validità scientifica” più che magica. Oggi però le cose sono cambiate.

      Rispondi

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