Menorah: il candelabro ebraico e i suoi significati

E farai una menorah d’oro puro […] e sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci della menorah da un lato e tre bracci della menorah dall’altro lato (Esodo 25:31-32).

La Menorah (“lampada”) è uno dei simboli più antichi, conosciuti e rappresentativi dell’Ebraismo. Con i suoi sette bracci, questo candelabro compariva già nel Mishkàn (il Tabernacolo costruito dagli Israeliti nel deserto), e in seguito anche nel Tempio di Gerusalemme, diventando poi un elemento centrale nella storia della festa di Hanukkah. La sua immagine è stata raffigurata nell’Arco di Tito, in numerose sinagoghe e luoghi ebraici, nonché sullo stemma del moderno Stato di Israele.

Dio stesso, secondo il racconto del Libro dell’Esodo, comandò agli Israeliti di costruire la Menorah e di porla all’interno del Tabernacolo. Qual era dunque lo scopo di questa singolare lampada d’oro, e che cosa simboleggia? Ha forse un particolare significato mistico? Vedremo che cosa afferma la tradizione ebraica a riguardo, per poi ricercare una spiegazione all’interno del testo della Torah.

La Menorah secondo le interpretazioni classiche

L’idea secondo cui i sette bracci della Menorah corrispondono ai sette giorni della Creazione, con il braccio centrale a rappresentare lo Shabbat, è forse l’interpretazione oggi più conosciuta, ma non quella maggiormente attestata dalle fonti.

In un passo del Talmud (Bava Batra 25b), si allude al fatto che la Menorah simboleggi la luce della conoscenza. Alcuni, come Rabbi Ovadia Sforno, la intendono come un emblema dell’illuminazione spirituale a cui l’uomo dovrebbe ambire.

In molti hanno visto un collegamento tra la Menorah e la struttura del cosmo, attribuendo al candelabro del Tempio dei significati astronomici. È il caso di Giuseppe Flavio (Guerra Giudaica V, 217), che descrive la Menorah come una rappresentazione dei “sette pianeti”, cioè i sette corpi celesti principali visibili a occhio nudo dalla terra. Una spiegazione simile è fornita, tra gli altri, dal commentario alla Torah di Rabbeinu Bachya, secondo cui i sette lumi del candelabro corrisponderebbero alle “sette stelle fisse”.

Rabbeinu Bachya riporta inoltre altre due interpretazioni, una definita “semplice” e l’altra “razionale”: in base alla prima, la Menorah aveva lo scopo di ispirare riverenza con la sua luce, visibile anche all’esterno del Tabernacolo; in base alla seconda, il candelabro è un’immagine della Torah, in accordo con il verso che recita: “Il comandamento è una lampada e l’insegnamento (Torah) è luce” (Proverbi 6:23).

Il microcosmo del Santuario

Tutte le opinioni che abbiamo appena menzionato appaiono interessanti e suggestive. C’è forse però un significato della Menorah suggerito dalla Torah stessa, oppure il testo biblico non svela in alcun modo la simbologia di questo arredo sacro?

Per provare a capire che cosa rappresenti la Menorah secondo la Bibbia è necessario osservarla all’interno del sistema di cui essa era parte integrante alle origini: quello del Mishkan, la dimora fatta edificare dal Creatore per “abitare in mezzo ai figli di Israele ed essere il loro Dio” (Esodo 29:45).

Il Mishkan era molto più di un luogo sacro o di un luogo di culto; la Torah ce lo presenta come una sorta di riproduzione simbolica del cosmo, quasi un universo in scala ridotta. Da cosa lo si deduce? Si può innanzitutto notare come il verso che narra del completamento dell’edificazione del Tabernacolo rievochi il linguaggio del primo capitolo della Genesi:

E Moshè vide tutta l’opera (melakhah); ed ecco, essi l’avevano eseguita come HaShem aveva ordinato: essi l’avevano compiuta così. E Moshè li benedisse (Esodo 39:43).

E Dio vide tutto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. […] E il settimo giorno, Dio terminò l’opera (melakhahche aveva fatto, e nel settimo giorno si astenne da tutta l’opera che aveva fatto. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò (Genesi 1:31 – 2:3).

La costruzione del Tabernacolo e la Creazione del mondo sono entrambe definite con il termine melakhah (“opera”). In ambedue i casi, tale opera viene “vista” o esaminata dal suo autore e infine benedetta.

Ma c’è molto di più. nella sezione del Libro dell’Esodo dedicata ai precetti sulla costruzione del Mishkan (Esodo 25 – 31), Dio rivolge a Moshè sette discorsi (tutti introdotti dalla frase “E HaShem parlò/disse a Moshè…”), che rievocano i sette giorni della Creazione.

Infatti, così come il settimo giorno nella Genesi è lo Shabbat, il “giorno di cessazione dall’opera”, allo stesso modo il settimo discorso pronunciato da Dio riguarda il precetto del riposo nel giorno di Shabbat (Esodo 31:12). Tale precetto sembrerebbe qui fuori luogo: cosa ha a che fare lo Shabbat con le istruzioni sulla costruzione del Tabernacolo? Questa anomalia acquisisce il suo senso solo dopo aver compreso il parallelismo tra il Mishkan e la Creazione.

Inoltre, la struttura del Mishkan, in tutte le sue componenti principali, riproduce la configurazione dell’universo secondo il racconto della Genesi. L’Arca del Patto, fulcro del Tabernacolo, corrisponde alla terra, poiché entrambe sono chiamate “sgabello dei piedi di Dio” (Salmi 99:5; Salmi 132:7; Isaia 66:1). La copertura d’oro (Kapporet) posta sopra l’Arca con i suoi cherubini è dunque il cielo che sovrasta la terra: il cielo è infatti chiamato da Dio “il mio trono” (Isaia 66:1), e allo stesso modo è scritto che Egli “siede sui cherubini” (Salmi 99:1; Isaia 37:16).

Secondo il racconto della Creazione, Dio ha formato l’universo dividendolo in tre ambienti: il firmamento, il mare e la terra asciutta. Analogamente, secondo il Libro dell’Esodo, il Tabernacolo era diviso in tre sezioni: il cortile esterno, il luogo santo e il “santo dei santi”.

Dopo aver creato tutti gli esseri viventi, Dio assegnò loro il nutrimento (Genesi 1:29-30). E nel Mishkan, coerentemente a ciò, troviamo la grande tavola imbandita con il “Pane della Presenza” (Esodo 25:23-30).

Non poteva allora di certo mancare in questo quadro di corrispondenze il primo degli elementi apparsi nella Creazione: la luce, rappresentata chiaramente dalla Menorah con i suoi sette lumi. Non risulta quindi per nulla infondata l’interpretazione di chi ha assegnato al candelabro una simbologia astronomica, vedendo in esso un’immagine delle grandi luci cosmiche.

La luce dell’uomo

La Torah insiste dunque nel presentare il Santuario come un mondo in miniatura, oppure, all’inverso, il mondo come un unico immenso Santuario. Quale insegnamento intende trasmetterci in questo modo?

Se l’universo è il luogo che Dio ha costruito per farvi risiedere le sue creature, dunque, di riflesso, il Tabernacolo è il luogo che le creature sono chiamate a costruire per farvi risiedere il loro Creatore, in uno scambio reciproco che rende possibile l’incontro paradossale tra il mondo divino e il mondo umano.

Piuttosto che la luce di Dio, dobbiamo allora concludere che la Menorah rappresenti la luce che l’uomo deve accendere per creare uno spazio accogliente dove far dimorare “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.

10 commenti

  1. Grazie ai vostri scritti e possibile vedere nuovi punti di vista , che danno nuova energia la quale scaturisce sempre da una differenza .
    In questo caso da differente visione sulla menorah.
    I sette bracci rappresentano le sette feste bibliche, ebraico cristiane, che insieme rappresentano tutto il piano di salvezza di Dio per gli esseri umani da Adamo in poi.
    Successivamente è stata aggiunta una ottava festa, purim, che rappresenta la scelta di Dio, il suo popolo fisico che nessuno deve toccare pena la morte.
    Festa che nella storia più e più volte è stata liberazione per il popolo ebraico basta ricordare la fine di Stalin, quando avvenne.
    Si ringrazia per i vostri scritti sempre fonte di studio da parte mia
    cordialmente si saluta.
    luqsp ssr

  2. Grazie, il mondo intero ha bisogno di chiarezza e conoscere la verità biblica, penso che l’ignoranza e il sentito dire siano il vero male che affligge l’umanità e che solo da innamorati di Dio si possa essere a Sua immagine. G.G.

  3. La festa di hanukkah, non fa parte delle feste canoniche ebraiche?
    In quanto il libro dei maccabei non fa parte dei testi sacri ebraici, come mai gli ebrei la festeggiano ?
    Essa non fa parte delle feste comandate da Dio. che sono 7+1 (purim) festa istituita successivamente per rappresentare la protezione del popolo ebraico da parte di Dio , non ultimo la profezia della condanna dei gerarchi nazisti preannunciata oltre 2500 anni prima dando con esattezza il numero delle impiccagioni e di un suicidio, oltre l anno del processo e il giorno delle sentenze.
    grazie.
    lqsp ssr

    1. Hanukkah è esattamente come Purim: una festa non prescritta dalla Torah, ma istituita, come dici tu, per “rappresentare la protezione del popolo ebraico da parte di Dio”. Hanukkah non è stata istituita dal libro dei Maccabei, il libro riporta solo i fatti storici legati all’origine della festa, per questo non conta che sia sacro o no. Essendo una festa non biblica, tuttavia, Hanukkah (come Purim) non prevede il riposo dal lavoro come lo Shabbat e le feste della Torah. Spero di aver risposto al tuo quesito.

      1. Grazie in parte si dietro ad ogni festa di Dio c’ è tutto un mondo da scoprire, dove si palesa il direttore d ‘orchestra della storia. Se indaghiamo con spirito di verità e giustizia attraverso le feste si potrà scoprire con esattezza il futuro ormai prossimo del Messia.
        Hai mancato una festa quella del giorno dell’istituzione della nazione ebraica , giorno anno e mese predetti ben 2600 anni prima in Ezechiele.
        un abbraccio fraterno e grazie per i tuoi scritti.
        lqsp ssr

  4. pasquale russo, poi spiegare meglio ed analiticamente le predizione degli eventi di cui parli nei versi della bibbia che citi, grazie

    1. Non credo sia il luogo dove farlo ,anche perchè ciò che ho scritto non è altro che letture di libri di maestri ebrei ( di cui uno è stato best seller in francia anni fà) e di pastori cristiani che hanno pubblicamente detto quello che affermo, anche in tv , programmi visti da milioni di persone.
      Ma posso dire una cosa, dove ci sono gli ebrei c’ è liberta .
      dove ci sono gli ebrei c ‘è conoscenza,
      dove ci sono gli ebrei c’è prosperità.
      I veri cristiani, una mia considerazione, per quanto pochissimi sono ebrei , anche se non lo sanno .
      Ringrazio pubblicamente colui che gestisce il sito per l’estrema correttezza .
      Credo di aver sbagliato, nel parlare delle feste, ma la bibbia è tutto è la parola rilevata, poi il resto.

  5. E’ il luogo dove l hai scritto, forse per sentito dire. Siccome l ho sentito dire anche io, ed anche da autorevoli rabbini con riguardo al libro di Ester, avrei voluto verificare i versetti. era solo per questo, non per criticare o ad altro, Chiedo al redattore, se magari, potrebbe riportarmi i versi biblici dove secondo alcuni sono stati predetti avvenimenti di molti secoli dopo, riguardante vicende abbastanza analoghe.
    Grazie

    1. Non si tratta in realtà di una profezia riportata in dei versi, ma di un’interpretazione relativa al modo in cui i copisti trascrivono tradizionalmente il libro di Ester, cioè con delle lettere più piccole del normale all’interno del racconto della morte dei dieci figli di Haman. Personalmente non darei molto credito a questo tipo di teoria basata solo sulle dimensioni anomale di alcune lettere in una parte dei manoscritti.

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