L’Ebraismo ha bisogno del Cristianesimo? Il dilemma del Tempio

In risposta al nostro articolo “Sarà chiamato Emmanuele – Isaia e la vergine che non c’era“, l’utente “Anonimo”, che ci segue con occhio critico da anni, ha inviato un commento sollevando un tema molto controverso nel rapporto tra le religioni:

[…] Pensa al sacerdozio, i profeti hanno sempre detto che non sarebbe mai venuto meno in mezzo ad Israele, e Paolo ha scritto (2000 anni fa) che il vecchio sacerdozio sarebbe sparito per sempre sostituito contestualmente dal nuovo […]. Per il cristianesimo è cosi, ma per l’ebraismo che non ha più sacerdozio, bisogna capire qual è il valore e fondamento, ed essenza della Torah, senza sacerdozio. […]

Per rispondere a questo commento, dobbiamo innanzitutto chiarire in che senso l’Ebraismo sarebbe rimasto senza sacerdozio. Nella Torah, il sacerdozio si ottiene per nascita, non per scelta o per vocazione. Ancora oggi, infatti, all’interno del popolo ebraico esistono i Kohanìm, persone di stirpe sacerdotale che osservano alcuni divieti particolari e che benedicono gli altri Ebrei in determinate occasioni, secondo le prescrizioni bibliche.

Kohanim (“sacerdoti”) ebrei ortodossi a Gerusalemme

Quello che però il nostro Anonimo intendeva dire è che, negli ultimi due millenni, l’Ebraismo si è ritrovato senza Tempio, cioè senza quel luogo centrale di adorazione e comunione con la Divinità in cui i sacerdoti svolgevano i loro riti. Il Cristianesimo, invece, ha sempre potuto godere del suo Tempio (la Chiesa), del suo sacrificio (quello di Gesù sulla croce) e del suo sacerdozio, proclamandosi come continuatore del culto degli antichi Israeliti.

L’argomentazione non è affatto nuova. Fin dai primi secoli della sua storia, la Chiesa ha sempre chiamato in causa la distruzione del Tempio di Gerusalemme come una prova del fatto che il popolo della “vecchia alleanza” fosse stato sostituito nei piani di Dio da un nuovo popolo, quello della Cristianità.

In fondo, il fatto che i Giudei vagassero per il mondo senza una patria, privi del loro Santuario e della loro indipendenza, non era forse un segno del fatto che la loro antica religione non avesse più alcun valore per l’Altissimo? E il fatto che i sacrifici, come altri riti della “Legge mosaica”, non fossero più svolti non dimostrava chiaramente che Dio aveva fornito al suo vero popolo un sacrificio diverso, definitivo e dalla validità eterna?

Nel III secolo, Origene di Alessandria, fra i tanti a pensarla in questo modo, scriveva nella sua opera Contra Celsum (II, 8):

“Possiamo dunque vedere che, dopo l’avvento di Gesù, i Giudei furono del tutto abbandonati, e non posseggono ora nulla di quelle che erano considerate le loro antiche glorie, così che non vi è alcun segno che una Divinità dimori [ancora] tra loro. […] Infatti, quale altra nazione è stata esiliata dalla propria capitale e dal luogo sacro al culto dei propri padri, se non i Giudei?”

Tuttavia, quella che agli occhi dei pensatori cristiani appare come una difficoltà immane per l’Ebraismo è in realtà una condizione già contemplata dalla Bibbia ebraica. Infatti, contrariamente a quanto espresso dal nostro Anonimo, i profeti non hanno mai detto che il sacerdozio non sarebbe mai venuto meno in Israele, anzi, hanno preannunciato un periodo (anche di lunga durata) in cui gli Israeliti avrebbero vissuto senza il Tempio:

Poiché i figli d’Israele staranno per molti giorni senza re e senza principe, senza sacrificio e senza monumento, senza efod e terafim (Osea 3:4).

Cosa dovrebbe fare la nazione ebraica in una simile condizione, trovandosi priva del nucleo fondamentale della sua vita religiosa? La risposta è stata già fornita da Salomone nel giorno dell’inaugurazione del Primo Tempio, quando il re, secondo il racconto biblico, pronunciò una preghiera in cui anticipò le sciagure successive mettendo subito gli Israeliti davanti alla prospettiva di perdere il Santuario:

Quando [gli Israeliti] peccheranno contro di te, perché non c’è alcun uomo che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li abbandonerai in balìa del nemico e saranno deportati nel paese del nemico, lontano o vicino, se nel paese in cui sono stati deportati rientrano in sé stessi, se tornano a te e ti supplicano nel paese di quelli che li hanno portati in prigionia e dicono: «Abbiamo peccato, abbiamo agito iniquamente, abbiamo fatto del male», se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nel paese dei loro nemici che li hanno deportati e ti pregano rivolti al loro paese che tu hai dato ai loro padri, alla città che tu hai scelto e al Tempio che io ho costruito al tuo Nome, tu ascolta dal cielo, il luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e sostieni la loro causa, e perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te tutte le trasgressioni che ha commesso contro di te” (1 Re 8:46-50).

Secondo Salomone, pur essendo in esilio e senza il Tempio, il popolo d’Israele può trovare grazia agli occhi di Dio attraverso il ravvedimento sincero e la preghiera, ottenendo così il perdono di qualsiasi trasgressione. Un’idea analoga si ritrova in un brano riportato nell’opera rabbinica Avot de-Rabbi Nathan (4, 5):

“Una volta, Rabban Yochanan ben Zakkai lasciò Gerusalemme, e Rabbi Yehoshua lo seguì. E videro il Tempio distrutto. [Rabbi Yehoshua disse: Guai a noi, perché questo era] il luogo dove tutti i peccati di Israele erano perdonati! [Rabbi Yochanan] gli disse: Figlio mio, non essere angosciato, poiché abbiamo un altro mezzo di espiazione: si tratta degli atti di bontà, come è scritto (Osea 6:6): ‘Poiché desidero la bontà, non il sacrificio'”.

La bontà qui menzionata è un “mezzo di espiazione” perché si contrappone all’odio e alla discordia che avevano causato la rovina della nazione e del Tempio, ed è quindi una forma di ravvedimento, un antidoto alle colpe del passato. Le parole di questo testo rabbinico riflettono dunque le parole di Salomone e dei profeti nella Bibbia, componendo un messaggio unico e coerente: senza il Santuario, l’Ebraismo si fonda sulla giustizia e sulla preghiera, non su nuove forme di sacerdozio e di culto estranee alla Torah.

Un problema per il Cristianesimo

Mentre l’Ebraismo, come abbiamo visto, può sussistere legittimamente pur in mancanza del Tempio e dei sacrifici, il Cristianesimo si trova invece di fronte a un grave problema teologico: la dottrina cristiana del “nuovo sacerdozio”, insieme a quella del sacrificio eterno e definitivo che pone fine agli antichi riti mosaici, non trova alcun riscontro nelle parole dei profeti, i quali non avevano mai predetto che il sacerdozio prescritto dalla Torah sarebbe stato un giorno sostituito da un altro tipo di sacerdozio.

Al contrario, descrivendo la sua visione dettagliata sulla Gerusalemme futura dei tempi messianici, il profeta Ezechiele parla dei “sacerdoti che prestano servizio nel Tempio” (40:45), precisando poi che essi sono “figli di Tzadok, figli di Levi” (40:46). A loro spettano ancora le primizie, le offerte sacre e la gestione del Santuario (44:30; 45:4; 48:10), proprio come stabilito dalla Torah. Evidentemente, Ezechiele non aveva mai sentito parlare di una nuova alleanza e di una nuova fede.

Ma c’è dell’altro. Secondo lo stesso profeta, in questa epoca ideale che oggi è chiamata “era messianica”, il popolo d’Israele sarà governato da un re di stirpe davidica denominato nassì (“principe“): “E io, HaShem, sarò il loro Dio, e il mio servo David sarà principe in mezzo a loro. Io, HaShem, ho parlato” (34:24).

Fin qui nulla di controverso: il Cristianesimo, come l’Ebraismo, crede nel Messia “figlio di David” come colui che regna sul popolo di Dio. Dunque, per un lettore cristiano della Bibbia, il “principe” qui menzionato sarebbe da identificare con Gesù.

Ebbene, secondo Ezechiele, questo principe avrà il compito di presentare dei sacrifici per i propri peccati e per quelli dell’intero popolo nel Tempio ricostruito durante i sette giorni delle feste di Pesach e di Sukkot (45:22-25), feste che a quanto pare saranno ancora valide, con i loro riti e i loro precetti a cui anche il re messianico dovrà conformarsi.

Su quale base, allora, nel Nuovo Testamento, l’autore dell’Epistola agli Ebrei afferma che “mutato il sacerdozio, muta necessariamente anche la Legge” (7:12)? Con quale diritto egli dichiara “l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità” (7:18)?

Tutto ciò fa nascere in noi una curiosità: che cosa avrebbe detto Gesù di Nazareth davanti a simili insegnamenti contrari all’Ebraismo, predicati dai suoi stessi discepoli? Ci sia concesso di immaginare che, probabilmente, li avrebbe rigettati con forza, se è vero che egli disse, come è riportato: “Non sono venuto ad abolire la Torah e i Profeti” (Matteo 5:17).

9 commenti

  1. Bellissimo articolo, da un Ben Noah con giuramento davanti al Bet Din vi ringrazio molto, manca effettivamente un sito dove descrive relativamente cosa dice il Tanak, voi siete l’unico baluardo in Italia.. In altre nazioni sono più presenti siti di informazione come quello di Rav Tovia Singer.. 😉

  2. Caro redattore , un pò contraddittorio il tuo articolo. prima mi dici che l’ebraismo può fare a meno del sacerdozio, e poi mi parli dell’era messianica descritta da Ezechiele fondata sul sacerdozio. Mi dici che senza il Santuario, l’Ebraismo si fonda sulla giustizia e sulla preghiera, ma anche quando c’era il santuario, si fondava sulla giustizia e la preghiera, e non seguendo la giustizia è stato distrutto il tempio. Il sacerdozio non annulla o sostituisce la legge, ma da compimento alla legge, e preesiste alla legge come ti dice Paolo . Io ti ho chiesto se la torah può fare a meno del sacerdozio, ( o viceversa potrei dirti), non in via temporanea ma definitiva. Se sono intrinsicamente inscindibili, va da se che se muta il sacerdozio muta la legge. Gesù ha detto che non è venuto ad abolire la legge o i profeti, ma a darvi compimento, e lo sai che sul sacerdozio di Cristo si fonda il cristianesimo, perché la salvezza non viene dalla legge ma dal sacerdozio ( la giustizia di Dio e non degli uomini, in quanto gli uomini devono imparare ad essere misericordiosi gli uni gli altri proprio quando prenderanno coscienza della giustizia di Dio). Lo sai che nei vangeli, il sommo sacerdote si stracciò le vesti di fronte a Gesù, e laicamente e storicamente, per ora si può dire che sono stati veri profeti, perché ciò che hanno previsto si è avverato. Ciò non vuol dire che Dio ha sostituito un popolo con un altro perché questo non c è scritto, e non l hanno mai pensato, Pure perché sarebbe altamente contraddittorio che, il Messia tanto atteso, venisse alla fine per ripudiare il suo popolo. Ma come saprai invece, proprio nel vangelo di Giovanni vengono stipulate le nozze fra Dio ed Israele, dando compimento all’alleanza, e sono 2000 anni che sulla croce è scritto Gesù nazareno re dei giudei. San Paolo stesso ha scritto che Dio avrebbe ricostruito la nazione di Israele, e pure questo si è avverato, ma solo il vecchio sacerdozio non sarebbe stato ripristinato, non la sua funzione, ma i sacrifici basati su carne di montone ed ariete ( e non credo tu abbia nostalgia di quel sacerdozio e vorresti ricostruire il tempio solo per ripristinarli). Ma ricostruito la nazione ( dopo il dramma della Shoa, che pur dovrebbe essere capita o interpretata in base alla torah) , sembra che gli ebrei ritengono di potersi prendere una sorta di rivincita sul cristianesimo, specialmente con riguardo alle questioni del ripudio e dalla sostituzione, perché se Dio non li ha abbandonati, Gesù non era il Messia. Ma così non è proprio in base alle scritture cristiane, perché solo grazie a Gesù non li abbandonerà mai. Perché per amore del suo nome, come promesso ai patriarchi a Mose, a Davide ed ai profeti, non verrà mai meno l’alleanza del Signore. Dio fa sempre cose nuove per confermare quelle antiche, ed è sempre fedele a se stesso, e nessuno conosce le sue vie…. .Ma sono argomenti che non si possono affrontare in poche righe ed in qualche articolo, perché ci vorrebbe un libro completo per dare una spiegazione esauriente ed unitaria al tutto, una volta per sempre. Magari lo scriveremo insieme in parallelo… se vuoi, a partire dal peccato originale, sul quale abbiamo già avuto modo di discutere. un saluto e speriamo che quest’anno sia migliore

  3. Per restare in argomento, per ora un altro bello articolo lo potresti scrivere sull’episodio ( o sul mistero) dell’arca di Uzzà, e mi farebbe molto piacere, perché ho sempre qualcosa da imparare dalle tue analisi ed alcune mi sono state utili ( a conferma sempre della messianicità di Gesù perché tutte le scritture parlano di lui). In quell’episodio come sai bene, a compimento di tutta la loro opera, gli israeliti, con in testa il loro Re Davide ( l amato del Signore) volevano portare l’arca del Signore nella cittadella di Sion ( nella casa di Davide prima che Davide decidesse di volergli costruire un tempi). L’Arca venne posta su un carro nuovo tirato da buoi, ma durante il cammino barcollava ed il povero Uzzà, solo perché voleva sorreggerla per non farla cadere, fu folgorato all’istante. Perché barcollava l’arca? Barcollava perché era posta su un carro nuovo e tirata dai buoi, mentre come prescritto dalla legge di Mosè, devono essere i sacerdoti a trasportarla sulle loro spalle ( e non serve il carro nuovo… ) e non devono essere i buoi a condurla, ma il cuore degli uomini, l amore per la giustizia e verità. E’ il sacerdozio che sorregge la legge, altrimenti barcolla l’arca. Barcolla qui in terra quando gli uomini non rispettano la sua legge, ma se barcolla non deve essere la mano dell’uomo a sorreggerla, perché il Signore se cade, a differenza di tutti gli altri dei sa sempre rialzarsi da solo, come Gesù che cadde sotto il peso della croce. Non ama chi gli mette le mani addosso il Signore, volendo essere lui a trasportare la sua arca ( la sua legge) invece che sottomettersi in tutta ad essa. , Venite anche voi, disse Davide ai leviti nel secondo trasporto dell’arca, perché siccome non c eravate voi, l altra volta successe quell’episodio. Ebbe paura anche Davide quando il Signore sterminò Uzzà, rimandando l arca lontano da se, ma poi capendo, la andò a riprenderla, e trasportata sulle spalle dei sacerdoti non barcollò l’arca e non capitarono più spiacevoli episodi, tanto che nudo e scoperto poteva danzare e ballare il re Davie. Per questo ti ho chiesto qual’è l’essenza della torah senza il sacerdozio. Potresti scrivere un bell articolo sul mistero dell’arca del Signore restando in tutto in ambito ebraico indipendentemente dal cristianesimo, per cercare di capire perché mai il povero Uzzà fu folgorato all’istante. Se poi vuoi fare un’analisi parallela con il cristianesimo, ipotizzando solo che sia uno splendido midrash, ricorda che anche a Pietro Gesù gli disse di andare retro quando lui invece non voleva che andasse in croce proprio quando lo riconobbe come il figlio del Dio Vivente. Lo voleva salvare Pietro, e nell’orto del getsmani con la sua spada recise l orecchio del servo del sommo sacerdote. Ma fra tutta quella folla di briganti, perché colpì proprio un servo del sommo sacerdote e proprio l’orecchio, si domanderebbe un rabbino. Ma con l aspersione del sangue sull’orecchio furono investiti del sacerdozio i figli di levi, e reciso l’orecchio del servo, fu reciso il vecchio sacerdozio, ma Gesù lo guarì, invitando Pietro a riporre la spada nel fodero. Per paura di morire, poi lo rinnegò proprio di fronte ai servi del sommo sacerdote Pietro, ma vinta la morte, passerà a Pietro il sacerdozio. Ti ho dato solo spunti

    1. Caro anonimo, mi dispiace essere sempre qui a contraddirti, ma devi riconoscere che il profeta Ezechiele, quando ha scritto gli ultimi 10 capitoli del suo libro, non aveva in mente nessun nuovo sacerdozio che soppianta il precedente, nessun Messia che si sacrifica sulla croce, nessuna fede cristiana. Non si può credere che Gesù sia il sacrificio definitivo (Ebrei 10:10) e contemporaneamente accettare la visione di Ezechiele che parla del re messianico che offre sacrifici (anche) per il suo peccato (Ezechiele 45:22). Non si può credere che il sacerdozio mosaico sia stato abolito, e al contempo essere consapevoli che la medesima visione di Ezechiele parla del Tempio, dei figli di Tzadok, dei Leviti, delle offerte e di tante altre cose che la Chiesa ritiene completamente abrogate. Non parlo di fede, ma di semplice analisi dei testi che abbiamo. Tu parli di “salvezza”, ma la la salvezza come la intendi tu è un concetto cristiano che nel Tanakh non c’è. Nel Tanakh la salvezza è solo quella che si sperimenta quando si riesce a scampare ai propri nemici, in senso letterale e concreto. Perciò la frase “la salvezza non viene dalla legge ma dal sacerdozio” non ha nessun senso biblico. Tutti questi equivoci derivano dalla tendenza a leggere un testo (il Tanakh) alla luce di un altro, imponendo alla Scrittura concetti che le sono estranei perché vengono da un’altra tradizione.
      Di Uzza comunque abbiamo già parlato qui: https://sguardoasion.com/2018/04/29/nadav-e-avihu/

  4. Il Beit Hamikdàsh, il Terzo Tempio come luogo Sacro di culto si ricostruirà e si farà sicuramente. Sarà completato prima dell’avvento dell’età o dell’era messianica o dallo stesso VERO e definitivo Messia come i profeti del Tanakh da sempre hanno detto, ed Ezechiele nè spiega i dettagli di come dovranno essere le dimensioni della nuova costruzione . Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme come sta scritto nei testi, sarà gradita ad HaShem come nei giorni antichi, come negli anni lontani. Finalmente in questo modo tutte le mitzvòt della Torah potranno riavere una vita ebraica pratica, concreta e completa checché ne dicano le assurde, ridicole e stravaganti dottrine dei cristiani idolatri…

  5. ci vuole un libro intero… anche se poi le parole contano a poco senza la potenza di Dio, perché al limite anche la sua sapienza potrebbe vana senza la sua potenza

  6. Buona sera , il punto da cui partire, secondo il mio parere, è il seguente;
    Adamo era israelita , Eva era israelita ?
    Noè era israelita?
    Abramo era israelita?
    a chi da la decima Abramo ?
    Ietro sacerdote del Dio altissimo era israelita ?
    I cristiani si rifanno al sacerdozio eterno , quello sempre esistito .
    Un grazie di cuore ai redattori o redattore di uno sguardo a Sion , senza voler ancora spiegare i motivi.
    La differenza, in qualsiasi cosa è ciò che aiuta la pluralità e ciò che ci da forza reciproca e ciò che da il rispetto delle persone delle proprie idee e delle idee degli altri .
    Per quanto attiene Isaia e la vergine , bisogna vedere il profeta abacuc, in cui si evidenzia la duplicità delle profezie, la prima che accade futuro anteriore ,una volta accaduta la prima si verificherà la seconda .
    Grazie per i pensieri e la vostra cultura che mettete a disposizione di tutti.
    lqsp ssr

    1. Buonasera Pasquale,
      Malki-Tzedek e Yitrò, da te menzionati, erano sacerdoti stranieri. Per il popolo d’Israele, secondo la Torah, il sacerdozio appartiene solo alla tribù di Levi. In precedenza, tutti i primogeniti potevano essere sacerdoti, ma in seguito questo diritto fu conferito solo ai figli di Levi (Numeri 3:12-13). Nella Bibbia ebraica non c’è un sacerdozio superiore e uno inferiore, ma esiste un solo sacerdozio legittimo per Israele dopo la rivelazione sul Monte Sinai. Il Messia stesso, secondo i capitoli finali di Ezechiele, non è un sacerdote, ma ha il compito di portare delle offerte ai sacerdoti nel Tempio ricostruito.
      Per quanto riguarda Abacuc, non capisco a quale brano fai riferimento.
      Grazie per l’attenzione che ci dedichi.

  7. Il punto è che l’arca dell’alleanza barcolla senza il sacerdozio, perché sul sacerdozio si fonda e si regge. Ma Dio è Israelita? Ha bisogno di un popolo di sacerdoti ed una nazione santa per salvare il mondo, e sempre tutto rimanda al sacerdozio. Ma come dice il redattore tutto sta nel concetto di salvezza. Per il cristianesimo è la salvezza dalla morte per avere la vita eterna, perché Dio è eterno ed infinito ed in lui ci può essere sola la vita e mai la morte Unire cielo e terra) . Per l’ebraismo tutto è controverso ,e niente è mai certo, perché tutto sovrasta la mente umana, ed alcuni dicono che si basano sulla ragione e non sulla fede o i dogmi, e cosi la salvezza è solo essere salvati dai nemici di questo mondo ( rischiando di far di loro stessi o di israele la misura di tutte le cose, e non Dio) Una salvezza ed una religione ( o meglio loro pensiero) ristretta ai confini di questo mondo, senza andare oltre con la sola fede, ( ma seguendo un percorso logico) camminare sui sentieri di questo mondo ma con gli occhi alzati in alto…. perché è tutto halackà l’ebrasimo, tutta ortoprassi, confidando solo nella parola di Dio, per poter uscire dall’egitto…… . Agire per poi conoscere, mentre il pensiero vorrebbe prima conoscere per poter agire, voler avere certezze, ma questo non è fede e non è coraggio. Ma la salvezza non viene dalla conoscenza come ci dimostra l’episodio di Corna, perché foste presuntuosi disse Mosè, ma invece i bambini che non conoscono il bene e il male passeranno. Essere presuntosi, è la pretesa di presume di poter conoscere al di la della fede ( abbandono confidente ) prima di agire. Ma tanto se scrivo, finisco sempre con il dire le stesse cose. Nell’ebraismo niente è certo, solo una cosa, che Dio ha detto ad adamo che certamente sarebbe morto, e loro questa espressione hanno di fatto cancellato, presumendo di poter avere la torah nelle loro mani e di poter vincere con Dio, come racconta il talmud, invece di lasciarsi amare e guidare da Dio per poter vincere. perché la salvezza in qualunque modo la si intende, per la Bibbia viene sempre da Dio e non dagli uomini, perché è ogni uomo è solo un inganno come sta scritto, e maledetto l uomo che confida nell’uomo.
    nell episodio di Uzza, viene detto che ha varcato il limite fra l umano e il divino….. si è avvicinato troppo al divino ( addirittura gli ha messo le mani addosso). Ma Dio stermina all’istante chi da lui si allontana o chi a lui si avvicina? Cosa dice la Bibbia?

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