L’Ebraismo ha bisogno del Cristianesimo? Il dilemma del Tempio

In risposta al nostro articolo “Sarà chiamato Emmanuele – Isaia e la vergine che non c’era“, l’utente “Anonimo”, che ci segue con occhio critico da anni, ha inviato un commento sollevando un tema molto controverso nel rapporto tra le religioni:

[…] Pensa al sacerdozio, i profeti hanno sempre detto che non sarebbe mai venuto meno in mezzo ad Israele, e Paolo ha scritto (2000 anni fa) che il vecchio sacerdozio sarebbe sparito per sempre sostituito contestualmente dal nuovo […]. Per il cristianesimo è cosi, ma per l’ebraismo che non ha più sacerdozio, bisogna capire qual è il valore e fondamento, ed essenza della Torah, senza sacerdozio. […]

Per rispondere a questo commento, dobbiamo innanzitutto chiarire in che senso l’Ebraismo sarebbe rimasto senza sacerdozio. Nella Torah, il sacerdozio si ottiene per nascita, non per scelta o per vocazione. Ancora oggi, infatti, all’interno del popolo ebraico esistono i Kohanìm, persone di stirpe sacerdotale che osservano alcuni divieti particolari e che benedicono gli altri Ebrei in determinate occasioni, secondo le prescrizioni bibliche.

Kohanim (“sacerdoti”) ebrei ortodossi a Gerusalemme

Quello che però il nostro Anonimo intendeva dire è che, negli ultimi due millenni, l’Ebraismo si è ritrovato senza Tempio, cioè senza quel luogo centrale di adorazione e comunione con la Divinità in cui i sacerdoti svolgevano i loro riti. Il Cristianesimo, invece, ha sempre potuto godere del suo Tempio (la Chiesa), del suo sacrificio (quello di Gesù sulla croce) e del suo sacerdozio, proclamandosi come continuatore del culto degli antichi Israeliti.

L’argomentazione non è affatto nuova. Fin dai primi secoli della sua storia, la Chiesa ha sempre chiamato in causa la distruzione del Tempio di Gerusalemme come una prova del fatto che il popolo della “vecchia alleanza” fosse stato sostituito nei piani di Dio da un nuovo popolo, quello della Cristianità.

In fondo, il fatto che i Giudei vagassero per il mondo senza una patria, privi del loro Santuario e della loro indipendenza, non era forse un segno del fatto che la loro antica religione non avesse più alcun valore per l’Altissimo? E il fatto che i sacrifici, come altri riti della “Legge mosaica”, non fossero più svolti non dimostrava chiaramente che Dio aveva fornito al suo vero popolo un sacrificio diverso, definitivo e dalla validità eterna?

Nel III secolo, Origene di Alessandria, fra i tanti a pensarla in questo modo, scriveva nella sua opera Contra Celsum (II, 8):

“Possiamo dunque vedere che, dopo l’avvento di Gesù, i Giudei furono del tutto abbandonati, e non posseggono ora nulla di quelle che erano considerate le loro antiche glorie, così che non vi è alcun segno che una Divinità dimori [ancora] tra loro. […] Infatti, quale altra nazione è stata esiliata dalla propria capitale e dal luogo sacro al culto dei propri padri, se non i Giudei?”

Tuttavia, quella che agli occhi dei pensatori cristiani appare come una difficoltà immane per l’Ebraismo è in realtà una condizione già contemplata dalla Bibbia ebraica. Infatti, contrariamente a quanto espresso dal nostro Anonimo, i profeti non hanno mai detto che il sacerdozio non sarebbe mai venuto meno in Israele, anzi, hanno preannunciato un periodo (anche di lunga durata) in cui gli Israeliti avrebbero vissuto senza il Tempio:

Poiché i figli d’Israele staranno per molti giorni senza re e senza principe, senza sacrificio e senza monumento, senza efod e terafim (Osea 3:4).

Cosa dovrebbe fare la nazione ebraica in una simile condizione, trovandosi priva del nucleo fondamentale della sua vita religiosa? La risposta è stata già fornita da Salomone nel giorno dell’inaugurazione del Primo Tempio, quando il re, secondo il racconto biblico, pronunciò una preghiera in cui anticipò le sciagure successive mettendo subito gli Israeliti davanti alla prospettiva di perdere il Santuario:

Quando [gli Israeliti] peccheranno contro di te, perché non c’è alcun uomo che non pecchi, e tu, adirato contro di loro, li abbandonerai in balìa del nemico e saranno deportati nel paese del nemico, lontano o vicino, se nel paese in cui sono stati deportati rientrano in sé stessi, se tornano a te e ti supplicano nel paese di quelli che li hanno portati in prigionia e dicono: «Abbiamo peccato, abbiamo agito iniquamente, abbiamo fatto del male», se tornano a te con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima nel paese dei loro nemici che li hanno deportati e ti pregano rivolti al loro paese che tu hai dato ai loro padri, alla città che tu hai scelto e al Tempio che io ho costruito al tuo Nome, tu ascolta dal cielo, il luogo della tua dimora, la loro preghiera e la loro supplica e sostieni la loro causa, e perdona al tuo popolo che ha peccato contro di te tutte le trasgressioni che ha commesso contro di te” (1 Re 8:46-50).

Secondo Salomone, pur essendo in esilio e senza il Tempio, il popolo d’Israele può trovare grazia agli occhi di Dio attraverso il ravvedimento sincero e la preghiera, ottenendo così il perdono di qualsiasi trasgressione. Un’idea analoga si ritrova in un brano riportato nell’opera rabbinica Avot de-Rabbi Nathan (4, 5):

“Una volta, Rabban Yochanan ben Zakkai lasciò Gerusalemme, e Rabbi Yehoshua lo seguì. E videro il Tempio distrutto. [Rabbi Yehoshua disse: Guai a noi, perché questo era] il luogo dove tutti i peccati di Israele erano perdonati! [Rabbi Yochanan] gli disse: Figlio mio, non essere angosciato, poiché abbiamo un altro mezzo di espiazione: si tratta degli atti di bontà, come è scritto (Osea 6:6): ‘Poiché desidero la bontà, non il sacrificio'”.

La bontà qui menzionata è un “mezzo di espiazione” perché si contrappone all’odio e alla discordia che avevano causato la rovina della nazione e del Tempio, ed è quindi una forma di ravvedimento, un antidoto alle colpe del passato. Le parole di questo testo rabbinico riflettono dunque le parole di Salomone e dei profeti nella Bibbia, componendo un messaggio unico e coerente: senza il Santuario, l’Ebraismo si fonda sulla giustizia e sulla preghiera, non su nuove forme di sacerdozio e di culto estranee alla Torah.

Un problema per il Cristianesimo

Mentre l’Ebraismo, come abbiamo visto, può sussistere legittimamente pur in mancanza del Tempio e dei sacrifici, il Cristianesimo si trova invece di fronte a un grave problema teologico: la dottrina cristiana del “nuovo sacerdozio”, insieme a quella del sacrificio eterno e definitivo che pone fine agli antichi riti mosaici, non trova alcun riscontro nelle parole dei profeti, i quali non avevano mai predetto che il sacerdozio prescritto dalla Torah sarebbe stato un giorno sostituito da un altro tipo di sacerdozio.

Al contrario, descrivendo la sua visione dettagliata sulla Gerusalemme futura dei tempi messianici, il profeta Ezechiele parla dei “sacerdoti che prestano servizio nel Tempio” (40:45), precisando poi che essi sono “figli di Tzadok, figli di Levi” (40:46). A loro spettano ancora le primizie, le offerte sacre e la gestione del Santuario (44:30; 45:4; 48:10), proprio come stabilito dalla Torah. Evidentemente, Ezechiele non aveva mai sentito parlare di una nuova alleanza e di una nuova fede.

Ma c’è dell’altro. Secondo lo stesso profeta, in questa epoca ideale che oggi è chiamata “era messianica”, il popolo d’Israele sarà governato da un re di stirpe davidica denominato nassì (“principe“): “E io, HaShem, sarò il loro Dio, e il mio servo David sarà principe in mezzo a loro. Io, HaShem, ho parlato” (34:24).

Fin qui nulla di controverso: il Cristianesimo, come l’Ebraismo, crede nel Messia “figlio di David” come colui che regna sul popolo di Dio. Dunque, per un lettore cristiano della Bibbia, il “principe” qui menzionato sarebbe da identificare con Gesù.

Ebbene, secondo Ezechiele, questo principe avrà il compito di presentare dei sacrifici per i propri peccati e per quelli dell’intero popolo nel Tempio ricostruito durante i sette giorni delle feste di Pesach e di Sukkot (45:22-25), feste che a quanto pare saranno ancora valide, con i loro riti e i loro precetti a cui anche il re messianico dovrà conformarsi.

Su quale base, allora, nel Nuovo Testamento, l’autore dell’Epistola agli Ebrei afferma che “mutato il sacerdozio, muta necessariamente anche la Legge” (7:12)? Con quale diritto egli dichiara “l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità” (7:18)?

Tutto ciò fa nascere in noi una curiosità: che cosa avrebbe detto Gesù di Nazareth davanti a simili insegnamenti contrari all’Ebraismo, predicati dai suoi stessi discepoli? Ci sia concesso di immaginare che, probabilmente, li avrebbe rigettati con forza, se è vero che egli disse, come è riportato: “Non sono venuto ad abolire la Torah e i Profeti” (Matteo 5:17).

21 commenti

  1. Bellissimo articolo, da un Ben Noah con giuramento davanti al Bet Din vi ringrazio molto, manca effettivamente un sito dove descrive relativamente cosa dice il Tanak, voi siete l’unico baluardo in Italia.. In altre nazioni sono più presenti siti di informazione come quello di Rav Tovia Singer.. 😉

  2. Caro redattore , un pò contraddittorio il tuo articolo. prima mi dici che l’ebraismo può fare a meno del sacerdozio, e poi mi parli dell’era messianica descritta da Ezechiele fondata sul sacerdozio. Mi dici che senza il Santuario, l’Ebraismo si fonda sulla giustizia e sulla preghiera, ma anche quando c’era il santuario, si fondava sulla giustizia e la preghiera, e non seguendo la giustizia è stato distrutto il tempio. Il sacerdozio non annulla o sostituisce la legge, ma da compimento alla legge, e preesiste alla legge come ti dice Paolo . Io ti ho chiesto se la torah può fare a meno del sacerdozio, ( o viceversa potrei dirti), non in via temporanea ma definitiva. Se sono intrinsicamente inscindibili, va da se che se muta il sacerdozio muta la legge. Gesù ha detto che non è venuto ad abolire la legge o i profeti, ma a darvi compimento, e lo sai che sul sacerdozio di Cristo si fonda il cristianesimo, perché la salvezza non viene dalla legge ma dal sacerdozio ( la giustizia di Dio e non degli uomini, in quanto gli uomini devono imparare ad essere misericordiosi gli uni gli altri proprio quando prenderanno coscienza della giustizia di Dio). Lo sai che nei vangeli, il sommo sacerdote si stracciò le vesti di fronte a Gesù, e laicamente e storicamente, per ora si può dire che sono stati veri profeti, perché ciò che hanno previsto si è avverato. Ciò non vuol dire che Dio ha sostituito un popolo con un altro perché questo non c è scritto, e non l hanno mai pensato, Pure perché sarebbe altamente contraddittorio che, il Messia tanto atteso, venisse alla fine per ripudiare il suo popolo. Ma come saprai invece, proprio nel vangelo di Giovanni vengono stipulate le nozze fra Dio ed Israele, dando compimento all’alleanza, e sono 2000 anni che sulla croce è scritto Gesù nazareno re dei giudei. San Paolo stesso ha scritto che Dio avrebbe ricostruito la nazione di Israele, e pure questo si è avverato, ma solo il vecchio sacerdozio non sarebbe stato ripristinato, non la sua funzione, ma i sacrifici basati su carne di montone ed ariete ( e non credo tu abbia nostalgia di quel sacerdozio e vorresti ricostruire il tempio solo per ripristinarli). Ma ricostruito la nazione ( dopo il dramma della Shoa, che pur dovrebbe essere capita o interpretata in base alla torah) , sembra che gli ebrei ritengono di potersi prendere una sorta di rivincita sul cristianesimo, specialmente con riguardo alle questioni del ripudio e dalla sostituzione, perché se Dio non li ha abbandonati, Gesù non era il Messia. Ma così non è proprio in base alle scritture cristiane, perché solo grazie a Gesù non li abbandonerà mai. Perché per amore del suo nome, come promesso ai patriarchi a Mose, a Davide ed ai profeti, non verrà mai meno l’alleanza del Signore. Dio fa sempre cose nuove per confermare quelle antiche, ed è sempre fedele a se stesso, e nessuno conosce le sue vie…. .Ma sono argomenti che non si possono affrontare in poche righe ed in qualche articolo, perché ci vorrebbe un libro completo per dare una spiegazione esauriente ed unitaria al tutto, una volta per sempre. Magari lo scriveremo insieme in parallelo… se vuoi, a partire dal peccato originale, sul quale abbiamo già avuto modo di discutere. un saluto e speriamo che quest’anno sia migliore

  3. Per restare in argomento, per ora un altro bello articolo lo potresti scrivere sull’episodio ( o sul mistero) dell’arca di Uzzà, e mi farebbe molto piacere, perché ho sempre qualcosa da imparare dalle tue analisi ed alcune mi sono state utili ( a conferma sempre della messianicità di Gesù perché tutte le scritture parlano di lui). In quell’episodio come sai bene, a compimento di tutta la loro opera, gli israeliti, con in testa il loro Re Davide ( l amato del Signore) volevano portare l’arca del Signore nella cittadella di Sion ( nella casa di Davide prima che Davide decidesse di volergli costruire un tempi). L’Arca venne posta su un carro nuovo tirato da buoi, ma durante il cammino barcollava ed il povero Uzzà, solo perché voleva sorreggerla per non farla cadere, fu folgorato all’istante. Perché barcollava l’arca? Barcollava perché era posta su un carro nuovo e tirata dai buoi, mentre come prescritto dalla legge di Mosè, devono essere i sacerdoti a trasportarla sulle loro spalle ( e non serve il carro nuovo… ) e non devono essere i buoi a condurla, ma il cuore degli uomini, l amore per la giustizia e verità. E’ il sacerdozio che sorregge la legge, altrimenti barcolla l’arca. Barcolla qui in terra quando gli uomini non rispettano la sua legge, ma se barcolla non deve essere la mano dell’uomo a sorreggerla, perché il Signore se cade, a differenza di tutti gli altri dei sa sempre rialzarsi da solo, come Gesù che cadde sotto il peso della croce. Non ama chi gli mette le mani addosso il Signore, volendo essere lui a trasportare la sua arca ( la sua legge) invece che sottomettersi in tutta ad essa. , Venite anche voi, disse Davide ai leviti nel secondo trasporto dell’arca, perché siccome non c eravate voi, l altra volta successe quell’episodio. Ebbe paura anche Davide quando il Signore sterminò Uzzà, rimandando l arca lontano da se, ma poi capendo, la andò a riprenderla, e trasportata sulle spalle dei sacerdoti non barcollò l’arca e non capitarono più spiacevoli episodi, tanto che nudo e scoperto poteva danzare e ballare il re Davie. Per questo ti ho chiesto qual’è l’essenza della torah senza il sacerdozio. Potresti scrivere un bell articolo sul mistero dell’arca del Signore restando in tutto in ambito ebraico indipendentemente dal cristianesimo, per cercare di capire perché mai il povero Uzzà fu folgorato all’istante. Se poi vuoi fare un’analisi parallela con il cristianesimo, ipotizzando solo che sia uno splendido midrash, ricorda che anche a Pietro Gesù gli disse di andare retro quando lui invece non voleva che andasse in croce proprio quando lo riconobbe come il figlio del Dio Vivente. Lo voleva salvare Pietro, e nell’orto del getsmani con la sua spada recise l orecchio del servo del sommo sacerdote. Ma fra tutta quella folla di briganti, perché colpì proprio un servo del sommo sacerdote e proprio l’orecchio, si domanderebbe un rabbino. Ma con l aspersione del sangue sull’orecchio furono investiti del sacerdozio i figli di levi, e reciso l’orecchio del servo, fu reciso il vecchio sacerdozio, ma Gesù lo guarì, invitando Pietro a riporre la spada nel fodero. Per paura di morire, poi lo rinnegò proprio di fronte ai servi del sommo sacerdote Pietro, ma vinta la morte, passerà a Pietro il sacerdozio. Ti ho dato solo spunti

    1. Caro anonimo, mi dispiace essere sempre qui a contraddirti, ma devi riconoscere che il profeta Ezechiele, quando ha scritto gli ultimi 10 capitoli del suo libro, non aveva in mente nessun nuovo sacerdozio che soppianta il precedente, nessun Messia che si sacrifica sulla croce, nessuna fede cristiana. Non si può credere che Gesù sia il sacrificio definitivo (Ebrei 10:10) e contemporaneamente accettare la visione di Ezechiele che parla del re messianico che offre sacrifici (anche) per il suo peccato (Ezechiele 45:22). Non si può credere che il sacerdozio mosaico sia stato abolito, e al contempo essere consapevoli che la medesima visione di Ezechiele parla del Tempio, dei figli di Tzadok, dei Leviti, delle offerte e di tante altre cose che la Chiesa ritiene completamente abrogate. Non parlo di fede, ma di semplice analisi dei testi che abbiamo. Tu parli di “salvezza”, ma la la salvezza come la intendi tu è un concetto cristiano che nel Tanakh non c’è. Nel Tanakh la salvezza è solo quella che si sperimenta quando si riesce a scampare ai propri nemici, in senso letterale e concreto. Perciò la frase “la salvezza non viene dalla legge ma dal sacerdozio” non ha nessun senso biblico. Tutti questi equivoci derivano dalla tendenza a leggere un testo (il Tanakh) alla luce di un altro, imponendo alla Scrittura concetti che le sono estranei perché vengono da un’altra tradizione.
      Di Uzza comunque abbiamo già parlato qui: https://sguardoasion.com/2018/04/29/nadav-e-avihu/

  4. Il Beit Hamikdàsh, il Terzo Tempio come luogo Sacro di culto si ricostruirà e si farà sicuramente. Sarà completato prima dell’avvento dell’età o dell’era messianica o dallo stesso VERO e definitivo Messia come i profeti del Tanakh da sempre hanno detto, ed Ezechiele nè spiega i dettagli di come dovranno essere le dimensioni della nuova costruzione . Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme come sta scritto nei testi, sarà gradita ad HaShem come nei giorni antichi, come negli anni lontani. Finalmente in questo modo tutte le mitzvòt della Torah potranno riavere una vita ebraica pratica, concreta e completa checché ne dicano le assurde, ridicole e stravaganti dottrine dei cristiani idolatri…

  5. ci vuole un libro intero… anche se poi le parole contano a poco senza la potenza di Dio, perché al limite anche la sua sapienza potrebbe vana senza la sua potenza

  6. Buona sera , il punto da cui partire, secondo il mio parere, è il seguente;
    Adamo era israelita , Eva era israelita ?
    Noè era israelita?
    Abramo era israelita?
    a chi da la decima Abramo ?
    Ietro sacerdote del Dio altissimo era israelita ?
    I cristiani si rifanno al sacerdozio eterno , quello sempre esistito .
    Un grazie di cuore ai redattori o redattore di uno sguardo a Sion , senza voler ancora spiegare i motivi.
    La differenza, in qualsiasi cosa è ciò che aiuta la pluralità e ciò che ci da forza reciproca e ciò che da il rispetto delle persone delle proprie idee e delle idee degli altri .
    Per quanto attiene Isaia e la vergine , bisogna vedere il profeta abacuc, in cui si evidenzia la duplicità delle profezie, la prima che accade futuro anteriore ,una volta accaduta la prima si verificherà la seconda .
    Grazie per i pensieri e la vostra cultura che mettete a disposizione di tutti.
    lqsp ssr

    1. Buonasera Pasquale,
      Malki-Tzedek e Yitrò, da te menzionati, erano sacerdoti stranieri. Per il popolo d’Israele, secondo la Torah, il sacerdozio appartiene solo alla tribù di Levi. In precedenza, tutti i primogeniti potevano essere sacerdoti, ma in seguito questo diritto fu conferito solo ai figli di Levi (Numeri 3:12-13). Nella Bibbia ebraica non c’è un sacerdozio superiore e uno inferiore, ma esiste un solo sacerdozio legittimo per Israele dopo la rivelazione sul Monte Sinai. Il Messia stesso, secondo i capitoli finali di Ezechiele, non è un sacerdote, ma ha il compito di portare delle offerte ai sacerdoti nel Tempio ricostruito.
      Per quanto riguarda Abacuc, non capisco a quale brano fai riferimento.
      Grazie per l’attenzione che ci dedichi.

  7. Il punto è che l’arca dell’alleanza barcolla senza il sacerdozio, perché sul sacerdozio si fonda e si regge. Ma Dio è Israelita? Ha bisogno di un popolo di sacerdoti ed una nazione santa per salvare il mondo, e sempre tutto rimanda al sacerdozio. Ma come dice il redattore tutto sta nel concetto di salvezza. Per il cristianesimo è la salvezza dalla morte per avere la vita eterna, perché Dio è eterno ed infinito ed in lui ci può essere sola la vita e mai la morte Unire cielo e terra) . Per l’ebraismo tutto è controverso ,e niente è mai certo, perché tutto sovrasta la mente umana, ed alcuni dicono che si basano sulla ragione e non sulla fede o i dogmi, e cosi la salvezza è solo essere salvati dai nemici di questo mondo ( rischiando di far di loro stessi o di israele la misura di tutte le cose, e non Dio) Una salvezza ed una religione ( o meglio loro pensiero) ristretta ai confini di questo mondo, senza andare oltre con la sola fede, ( ma seguendo un percorso logico) camminare sui sentieri di questo mondo ma con gli occhi alzati in alto…. perché è tutto halackà l’ebrasimo, tutta ortoprassi, confidando solo nella parola di Dio, per poter uscire dall’egitto…… . Agire per poi conoscere, mentre il pensiero vorrebbe prima conoscere per poter agire, voler avere certezze, ma questo non è fede e non è coraggio. Ma la salvezza non viene dalla conoscenza come ci dimostra l’episodio di Corna, perché foste presuntuosi disse Mosè, ma invece i bambini che non conoscono il bene e il male passeranno. Essere presuntosi, è la pretesa di presume di poter conoscere al di la della fede ( abbandono confidente ) prima di agire. Ma tanto se scrivo, finisco sempre con il dire le stesse cose. Nell’ebraismo niente è certo, solo una cosa, che Dio ha detto ad adamo che certamente sarebbe morto, e loro questa espressione hanno di fatto cancellato, presumendo di poter avere la torah nelle loro mani e di poter vincere con Dio, come racconta il talmud, invece di lasciarsi amare e guidare da Dio per poter vincere. perché la salvezza in qualunque modo la si intende, per la Bibbia viene sempre da Dio e non dagli uomini, perché è ogni uomo è solo un inganno come sta scritto, e maledetto l uomo che confida nell’uomo.
    nell episodio di Uzza, viene detto che ha varcato il limite fra l umano e il divino….. si è avvicinato troppo al divino ( addirittura gli ha messo le mani addosso). Ma Dio stermina all’istante chi da lui si allontana o chi a lui si avvicina? Cosa dice la Bibbia?

  8. Abacuc scrive nel suo libro invettive contro Israele no contro Giuda.
    Abacuc scrive il libro intorno all anno 850 a.c.
    La nascita di Abacuc nel secolo IX a.c. viene accettata, in base al libro dello Zohar volume 1 pagina 8b , figlio della shunamita resuscitato da Eliseo.
    Secondo l opinione più generalmente accettata i Caldei si stabilirono nella regione delle foci, dei due fiumi, dove condussero vita contadina costruendo canali per migliorare l agricoltura , dove scritti greci dicono che un seme piantato in quella terra ne dava nel raccolto duecento .
    Diventati troppo numerosi , parte di essi risalirono il fiume verso nord lungo il tigri e colonizzarono i monti al nord, crearono l Assiria.
    Quindi nel capitolo 1 versetto 6, Habacuc si riferisce al primo impero caldeo (caldeo e assiro non ancora suddiviso) , a cui succede quello assiro primo e secondo per poi aversi il secondo impero caldeo.
    Tutto questo e dimostrato dalla cultura, dei e lingua simile, oltre dagli storici.
    Quindi lo scritto di Habacuc nel capitolo due versetto 2, viene successivamente ripreso da Isaia capitolo 8 versetto 1, in questo caso rivolto all’Assiria (Caldei del nord).
    Da cui si evince la duplicità della profezia, contenuta in toto da Habacuc, che i caldei avrebbero saccheggiato il regno del nord e il regno di Guida anche se in tempi diversi e Isaia specifica nei caldei del nord per la devastazione della Samaria e caldei del sud per Guida.
    Ma la cosa più sorprendente è che il 26 marzo 2007 presso il congresso europeo per la prima volta si è parlato delle deportazione e genocidio degli assiri caldei da parte dei turchi nella fine 1800 primi 1900, chi la fa l’aspetti.
    Duplicità delle profezie, ancora più semplice da vedersi in Daniele nel capitolo quattro in toto, in base ai sette tempi.
    Inoltre Gesù Cristo, Dio scelto nell’assemblea degli dei, è Re dei Re e Signore dei Signori, per cui tutti i re sono sottomessi a Io Sono, non solo due.
    Per il secondo figlio di Isaia , credo che si possa interpretare differentemente, senza nulla togliere alla logica dello scritto
    un saluto
    lqsp ssr

  9. “secondo Ezechiele, questo principe avrà il compito di presentare dei sacrifici per i propri peccati e per quelli dell’intero popolo nel Tempio ricostruito durante i sette giorni delle feste di Pesach e di Sukkot (45:22-25)”.
    Questa profezia non può riferirsi a Nostro Signore Gesù Cristo perchè Lui è fuori dal peccato e quindi non è pensabile che abbia “propri peccati”.

      1. Caro redattore,
        concordo che gli ebrei non abbiano alcun bisogno del tempio e del sacerdozio: ne erano già privi al tempo del loro esilio a Babilonia. Ma, come aveva preannunciato Salomone nella sua preghiera, la perdita della loro terra, del loro tempio e del sacerdozio rappresentavano solo un castigo temporaneo per i loro peccati. Dopo qualche decennio essi sarebbero potuti tornare in patria e riavere tempio e sacerdoti, e così è avvenuto. L’attuale condizione ebraica non sarebbe che un nuovo castigo limitato nel tempo e a cui dovrebbe seguire, col ravvedimento del popolo eletto, il ripristino del vecchio ordinamento religioso.

        Tuttavia non sottovaluterei le argomentazioni del cristianesimo, più esattamente quelle che il suo fondatore Paolo rivolge agli ebrei. Tali argomentazioni trovano fondamento su di un personaggio di cui parla proprio la Torah e che io definirei a dir poco surreale: Melchisedec, sacerdote dell’Iddio Altissimo, oltre che monarca… ma di quale regno? Certo non uno che fosse ubicato in una regione pura e santa retta unicamente dalle leggi del dio unico e geloso. Egli era incredibilmente sacerdote in quella terra dove regnavano invece i costumi perversi e le tante religioni idolatre dei cananei!
        Consideriamo che il salmo 110, attribuito a Davide e citato più volte nel Nuovo Testamento (Matteo 22:41-46; Atti 2:33-36; Ebrei 7) rivela che il Messia appartiene all’ordine sacerdotale del fantomatico Melchisedec «Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek».
        Il ragionamento di Paolo è semplice: se Abramo, dal quale discendono i sacerdoti leviti, si sottomette e versa la decima a Melchisedec, vuol dire che questi gli è superiore. Dunque, sostiene l’apostolo, si deve tener conto che HaShem ha creato due differenti ordini sacerdotali: uno minore, gestito da mortali e per questo trasmissibile, fatto su misura solo per il popolo eletto e del tutto temporaneo; l’altro superiore al primo ed eterno, destinato all’intera umanità. Di quest’ultimo sarebbe investito il Messia.

        Giustamente tu fai presente che di tutte queste cose Ezechiele non parla affatto. Ma vorrei rilevare che Ezechiele non sembrerebbe infallibile: egli, infatti, ha pure profetizzato che HaShem non avrebbe mai più replicato l’esilio mesopotamico al suo popolo, che anzi gli avrebbe dato un cuore nuovo del tutto obbediente ai suoi comandi così che non sarebbe stato costretto a castigarlo ancora cacciandolo dalla terra promessa. Invece un altro castigo c’è stato con una seconda diaspora, la quale si è rivelata infinitamente peggiore della precedente poiché se a Babilonia i giudei erano abbastanza rispettati e il loro esilio è durato appena settant’anni, nelle regioni mediterranee essi sono sempre stati per duemila anni terribilmente perseguitati e assassinati.

      2. Caro Marco,
        Le argomentazioni della lettera agli Ebrei, il cui autore tra l’altro non è Paolo di Tarso (come in passato si credeva), si fondano su una lettura non accurata delle Scritture ebraiche, e seppure non vadano “sottovalutate”, di certo vanno ritenute incompatibili con il significato originario e contestuale del Tanakh.
        Vedere il sacerdozio di Malki-Tzedek come opposto a quello levitico, e ad esso superiore, è qualcosa di insostenibile. Nel racconto, Avram e Malki-Tzedek si onorano a vicenda: Malki-Tzedek riconosce l’elezione divina di Avram e gli dona pane e vino, mentre quest’ultimo gli cede la decima del bottino di guerra. Come abbiamo mostrato in un altro articolo, una situazione simile si ripete al tempo dell’incontro di Moshè con un altro sacerdote straniero, Yitrò, dal quale Moshè accetta un utile consiglio sull’amministrazione della giustizia in Israele. Il levita Moshè impara dal midianita Yitrò come amministrare la giustizia! Esisterebbe allora, secondo la logica della lettera agli Ebrei, un altro sacerdozio superiore a quello dei Leviti, il sacerdozio di Yitrò. Ma sappiamo che non è così.
        Riguardo il Salmo 110, nella mente di chi ha scritto questo canto non c’era nulla di simile alle dottrine neotestamentarie: il testo celebra soltanto il potere del regno giudaico, il cui scettro “si estende da Sion”. In quanto re di Gerusalemme, costui eredita il titolo di Malki-Tzedek, l’originario re di Shalem/Sion. Se la capitale del regno di Israele fosse stata Gerar, in Filistia, il re avrebbe magari preso il titolo locale di Avi-Melekh.

        Il fatto che Ezechiele avrebbe, secondo il tuo parere che io non condivido, fatto una predizione errata sul ritorno da Babilonia, non favorisce in alcun modo la dottrina neotestamentaria: difficile pensare che l’autore della lettera agli Ebrei, che credeva nell’ispirazione divina del Tanakh, avrebbe mai detto qualcosa come “Beh, Ezechiele non concorda con me, ma non era mica infallibile!”

  10. Sguardo a Sion: difficile pensare che l’autore della lettera agli Ebrei, che credeva nell’ispirazione divina del Tanakh, avrebbe mai detto qualcosa come “Beh, Ezechiele non concorda con me, ma non era mica infallibile!”
    Forte questa… 😂🤣🤣

  11. Trovo che il tuo accostamento fra Melchisedec e Ietro presenti delle forzature.
    Consideriamo intanto che il primo era sacerdote di HaShem (di Dio Altissimo padrone del cielo e della terra) e quindi un autentico sacerdote investito dal Dio vero, mentre il secondo era solo un idolatra, cioè sacerdote sì, ma di pezzi di legno.
    In quanto alla visita che ciascuno di loro fa rispettivamente ai due patriarchi vincitori, Abramo e Mosè, Melchisedec portò ad Abramo pane e vino appositamente per rendergli onore nella propria veste sacerdotale; invece Ietro andò incontro a Mosè nella sua qualità di suocero recando con sé la moglie e i figli di lui, ma nessun dono per onorarlo. I buoni consigli per l’amministrazione della giustizia che Ietro diede solo il giorno dopo a suo genero furono occasionali perché rientrano nelle normali relazioni fra parenti. Infatti Mosè non contraccambiò dando a Ietro un decimo delle ricchezze sottratte agli egiziani. Diversamente Abramo ricambiò il dono ricevuto, però non con un altro dono come è comune usanza fra tutti gli uomini di qualunque epoca bensì con un atto di vera sottomissione: il cedimento di un decimo delle proprie entrate, infatti, è una tassa conferita ad autorità superiori.

    Nel salmo 110 HaShem conferisce a chi? A Davide? al Messia? questo titolo: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek». Dunque Melchisedec sarebbe “sacerdote per sempre”. In alcune versioni la traduzione è “secondo l’ordine di Melchisedec” In ogni caso questo enigmatico personaggio era sacerdote di HaShem prima ancora che venissero al mondo i leviti. Ciò indicherebbe che il sacerdozio levitico non è l’unico istituito da HaShem, anzi l’altro non solo lo precede ma non è mai stato sostituito da esso poiché è “eterno”.
    Io sospetto che il passo riguardante Melchisedec sia un’interpolazione senza capo né coda mirante a mitigare nel popolo l’astio verso un odioso dovere: di versare cioè di buon animo la tassa della decima al clero dato che Abramo era stato il primo a pagarla spontaneamente. Ma ciò ha fornito alla dottrina cristiana un buon caposaldo su cui aggrapparsi.

    La profezia da me citata di Ezechiele ne ricalca tre di Geremia (Geremia 24:7, 31:33, 32:39), le quali non sono riferite a un futuro indeterminato. In quella che riempie tutto il capitolo 24 il riferimento agli ebrei della prima diaspora, quella babilonese, è inequivocabile. Qui
    c’è la metafora dei due canestri di fichi, uno di frutti buoni l’altro di cattivi. I primi, viene svelato, sono i giudei fedeli ad HaShem reduci dall’esilio babilonese; i secondi quelli rimasti in patria e adoratori di idoli. A questi ultimi era riservato un destino di maledizioni mentre ai reduci da Babilonia tutte queste promesse:

    “La parola dell’Eterno mi fu nuovamente rivolta, dicendo: «Così dice l’Eterno, il Dio d’Israele: Come questi fichi sono buoni, così io avrò cura di quelli di Giuda portati in cattività, che io ho scacciato da questo luogo nel paese dei Caldei per il loro bene. Io poserò con favore i miei occhi su di loro e li ricondurrò in questo paese, li farò prosperare e non li distruggerò più, li pianterò e non li sradicherò più. Darò loro UN CUORE per conoscere me che sono l’Eterno; essi saranno il mio popolo e io sarò il loro DIO, perché ritorneranno a me con tutto il loro cuore.” (Geremia 24:4-7, Nuova Diodati)

    Non ho riportato la traduzione della CEI poiché essa è l’unica che introduce nell’ultima frase la congiunzione “se” che è del tutto incongruente col testo: “SE torneranno a me con tutto il cuore”.
    Il testo, infatti, annuncia che i giudei tornati dall’esilio babilonese non saranno mai più castigati da Dio PERCHÉ (non SE) avranno ricevuto un cuore nuovo docile e fedele ai comandi divini. HaShem promette: “li pianterò e non li sradicherò più”. Dunque, dopo questa diaspora mesopotamica non ve ne sarebbero più state altre. Invece ce n’è stata una seconda, determinata dai romani e che dura da due millenni.
    Promesse da marinaio o piuttosto profezie non attendibili?
    Del resto, come si spiega che la letteratura profetica scomparve del tutto appena qualche decennio dopo il rimpatrio degli esiliati? Questi, terminata la ricostruzione del tempio, furono molto delusi perché si aspettavano la rigenerazione del regno giudaico dominante sulle nazioni; invece, rimasero sotto il dominio di molteplici imperi stranieri.

    1. Non capisco davvero che cosa si possa dimostrare parlando dell’esistenza di sacerdoti del vero Dio prima dei Leviti. Certo che c’erano sacerdoti, secondo la Genesi già i primi uomini offrivano sacrifici. Noach camminava con Dio e gli costruì un altare in Turchia prima ancora che ne sorgesse uno nella terra santa. Dio è chiamato “Il Dio di Shem” ben prima di essere chiamato “Il Dio di Israele”. E prima dei Leviti, secondo l’Esodo, il sacerdozio apparteneva indistintamente a tutti i primogeniti, i quali concedono alla tribù di Levi una sorta di delega. Consideri irrilevante l’episodio del consiglio di Yitrò, ma io ho il sospetto che se a fornire un simile consiglio fosse stato Malki-Tzedek (personaggio posto in parallelo a Yitrò), oppure un’altra figura interpretabile come precursore di Cristo, l’autore dell’epistola agli Ebrei non si sarebbe fatto sfuggire questo esempio come un’altra “prova” dell’esistenza di un sacerdozio superiore. Mi viene in mente ora che in un testo medievale anticristiano chiamato “Toledot Yeshu”, l’autore attribuisce a Gesù proprio il seguente insegnamento: Moshè non è il più grande dei profeti poiché accettò il consiglio di Yitrò.

      Il titolo “Malki-Tzedek”, o il suo sinonimo “Adoni-Tzedek”, è quello detenuto dai re di Gerusalemme. Quindi il fatto che il re davidico sia chiamato “sacerdote in perpetuo alla maniera di Malki-Tzedek” equivale a dire che tale sovrano davidico sarà per sempre il solo re legittimo di Sion. Ciò non lo rende superiore al culto del Tempio: Ezechiele stesso ci dice che il “principe” messianico andrà a offrire sacrifici nel Tempio ricostruito come un semplice israelita soggetto alle leggi del Levitico.

      Su Geremia 24 si apre tutto un altro discorso, ma dirò comunque qualcosa a riguardo.
      La profezia di Geremia non è del tutto nuova, ma è quasi una citazione di quanto troviamo già scritto nella Torah, sia in Levitico che in Deuteronomio: gli Ebrei saranno dispersi, esiliati e perseguitati, ma poi Dio li ricondurrà nella loro terra con grandi benedizioni. Nella Torah queste promesse sono senza tempo, in quanto vincolate alla condotta del popolo in qualsiasi generazione. Geremia applica le stesse promesse alla sua generazione preannunciandone l’adempimento.
      Le espressioni come “non li sradicherò più” non devono essere lette secondo la mentalità occidentale, come se fossero promesse eterne svincolate da ogni circostanza futura. Ciò sarebbe un errore, perché la Bibbia stessa ci mostra in vari casi che tali espressioni hanno un significato relativo e molto meno categorico. Vedi ad esempio Deut. 28:68: “HaShem ti farà tornare in Egitto, per mezzo di navi, per una via della quale ti avevo detto: non la rivedrai più!”. Se interpretassimo questa frase alla maniera occidentale, qui Dio starebbe dicendo: “Sì, vi avevo promesso di non ricondurvi in Egitto, ma avevo mentito”, il che è assurdo.
      Un altro esempio lo troviamo nella condanna rivolta al sacerdote Eli in 1 Samuele 30: “Avevo promesso alla tua casa e alla casa di tuo padre che avrebbero sempre camminato alla mia presenza. Ma ora – parola di HaShem – non sia mai!”.

      Lo stesso Geremia, poco dopo (26:3), rivolgendosi a quegli stessi Giudei che al capitolo 24 erano stati apparentemente condannati senza possibilità di riscatto, afferma nel nome di Dio: “Forse ognuno abbandonerà la propria condotta, in tal caso disdirò tutto il male che pensavo di fare loro a causa della malvagità delle loro azioni”. Lo stesso principio, secondo Geremia 18:9-10, si applica anche nel caso delle promesse positive di redenzione. Anche qui la condotta umana può annullare il decreto divino.

      1. Leggendo le varie risposte dagli utenti in questione trovo veramente deludente la scarsa conoscenza del Tanak, tutta questa confusione “cristiana” deriva dal non comprendere la struttura semplice del compito di Israele e del compito dell’umanità, il Noachismo che molti sconoscono e che Sguardo a Sion ne ha accennato è un FONDAMENTALE tassello per la comprensione di certi passi del Tanak senza questa lettura il cristianesimo prova ad arrampicarsi sugli specchi cadendo implacabilmente e rovinosamente…
        La chiave di lettura è Il Noachismo Melki Sedec era Un Noachide Seguiva le sette leggi come tutti, prima del Patto Sinaitico, e come tanti altri continuarono ad osservare senza aver bisogno di nessun altra forma religiosa soprattutto quella cristiana.

  12. Caro redattore, scrivi:
    «Le espressioni come “non li sradicherò più” non devono essere lette secondo la mentalità occidentale, come se fossero promesse eterne svincolate da ogni circostanza futura. Ciò sarebbe un errore, perché la Bibbia stessa ci mostra in vari casi che tali espressioni hanno un significato relativo e molto meno categorico.»

    Queste parole mi fanno venire in mente un passo del Vangelo che cito a malincuore:
    “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.” (Matteo 5:37)

    Il di più, si potrebbe anche dire, viene dai politici, anzi dai politicanti, per i quali non esistono il sì e il no ma il versatile e assai comodo “NI”.
    Quella che tu definisci “mentalità occidentale”, è in fondo la stessa mentalità che mette alla berlina con la satira i governanti costretti a barcamenarsi tra le promesse elettorali e le circostanze reali. Un esempio letterario di questa satira “occidentale” è il “bipensiero” di George Orwell, termine da lui introdotto nel suo romanzo “1984”, per indicare la tecnica di chi sta al potere di sostenere un’idea e all’occorrenza anche il suo opposto.
    Stai dunque sostenendo che HaShem, quando parla al suo popolo per bocca dei profeti, usa il bipensiero? Ma se anche lo facesse, questa tecnica servirebbe solo quando le circostanze future sono mutevoli perché dipendono dalla volontà degli uomini. Ad Ezechiele e Geremia, però, Dio annuncia ripetutamente che, stanco delle continue trasgressioni del suo popolo e di doverlo punire di conseguenza, lo priverà del libero arbitrio:

    “Io metterò la mia legge nell’intimo loro,
    la scriverò sul loro cuore,
    e io sarò loro Dio,
    ed essi saranno mio popolo.” (Geremia 31:33)

    “Metterò dentro di voi il mio Spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio.” (Ezechiele 32:27-28)

    Se si vuole accettare che sia davvero HaShem che parla così, queste sue parole appaiono esternazioni disperate del momento, similmente a una madre che, esasperata dalle continue disobbedienze di suo figlio, gli grida: “Ti incatenerò per sempre alla sedia così la finirai con le tue mascalzonate!”. Sarebbero solo parole, non attuabili, però comprensibili in una persona frustrata. Ma… Dio? Io ne ho contate quattro di queste sue uscite, tuttavia erano solo parole perché non ha mai privato il suo popolo del libero arbitrio: infatti, gli ha permesso di trasgredire nuovamente e ancora una volta ha dovuto scacciarlo per punizione dalla terra promessa.
    HaShem, dunque, promette invano o parla invano? O, più logicamente, Dio non c’entra niente con quello che hanno riferito i profeti biblici? In ogni caso, come tu affermi, i decreti del Tanakh non vanno mai presi alla lettera, ma ciò darebbe adito a chiunque non soltanto di interpretare la sacra scrittura come gli pare ma anche di creare da essa miriadi di dottrine religiose.
    A ben vedere, è proprio quello che è sempre accaduto.

    Riguardo a Melchisedec, costui era sacerdote e anche re, ma col patto sinaitico queste due funzioni furono rigorosamente separate, tanto che una volta re Saul ebbe una lavata di testa per aver officiato lui un rito religioso. Perché dunque a Davide viene annunciato che sarà “SACERDOTE per sempre alla maniera di Melchisedec”? Se mai sarebbe dovuto essere: “RE per sempre”. Davide non poteva essere anche sacerdote. Tuttavia tu affermi che il significato del salmo 110 è limitato all’aspetto politico, ma il termine “sacerdote” presente in questo salmo è stato un ottimo appiglio alle elucubrazioni di Paolo, o di chi per lui, per sostenere che il riferimento non era al re Davide ma al suo discendente, il nazareno. Questi, nelle dottrine cristiane, è qualificato re e anche sacerdote in eterno, come quel Melchisedec.

     

    1. Non si tratta, come dici, di “interpretare la sacra scrittura come gli pare”. Uno dei principi basilari della filologia insegna che per comprendere un testo bisogna decifrare il suo codice espressivo, cioè entrare nell’immaginario dell’autore e del suo pubblico, acquisire il loro linguaggio e le convenzioni dell’epoca. Frasi come quella di 1 Samuele che ti ho già citato ( “Avevo promesso alla tua casa e alla casa di tuo padre che avrebbero sempre camminato alla mia presenza. Ma ora – parola di HaShem – non sia mai!”) ci sono utili proprio per capire il senso che determinate espressioni hanno nella letteratura biblica.
      Qui non parliamo di un teologo che, secoli dopo Geremia e Ezechiele, avrebbe reinterpretato le loro profezie per adattarle al nuovo contesto. Sono invece i profeti stessi a dirci che l’adempimento delle loro promesse è legato alla condotta umana (Geremia 18:7-10; 26:3; Zaccaria 6:15 e altri). Pensa all’annuncio di Giona contro Ninive: “Tra quaranta giorni la città sarà distrutta”. Questa frase non include alcuna condizione, nessun “se…”, eppure il lettore è chiamato a non stupirsi se, una volta mutate le condizioni, anche il decreto divino possa cambiare.
      Non so se ne sei già a conoscenza, ma l’ebraico biblico, tra l’altro, non ha neppure una parola che significhi “eternità” o “infinito”. Motivo per cui nella traduzione TNM troviamo sempre l’espressione “a tempo indefinito” che guasta così tanto la lettura, ma che in realtà è più fedele al testo ebraico.

      Anche sulla questione del libero arbitrio, la tua interpretazione risente della nostra mentalità occidentale, ma non si addice all’immaginario biblico. Ricevere un cuore nuovo, circoncidere il proprio cuore, ricevere lo Spirito divino, non significa diventare degli automi che eseguono azioni predeterminate come macchine. Queste metafore indicano una nuova disposizione, una predisposizione interiore a fare il bene, contro l’ostinatezza della “dura cervice”. Saul, ad esempio, aveva lo Spirito di Dio, ma ciò non gli impedì di peccare (e quando peccò, è scritto che tale Spirito si allontanò da lui). Ezechiele, al capitolo 36, ci dice che arriverà un momento in cui Dio, stanco dell’infedeltà degli Israeliti, li redimerà senza che loro lo meritino, e donerà loro un cuore nuovo e il suo Spirito per farli “ripartire da zero”. Ma più avanti, proseguendo il discorso sulla redenzione, il profeta parla del nuovo Tempio ricostruito, predicendo che in questo Tempio saranno offerti anche sacrifici per il peccato. Evidentemente, avere lo Spirito di Dio non significa diventare dei robot infallibili: nell’era messianica ci sarà ancora il peccato. Tutte queste espressioni dovevano risultare familiari duemilacinquecento anni fa, ma ora non lo sono più.

      Riguardo l’idea che il re davidico sarà “sacerdote per sempre”, a parte che Kohen ha come primo significato “ministro, capo, ufficiale” (Dizionario Strong), per cui il salmista potrebbe anche star giocando su questa ambiguità di significato, ma bisogna anche ricordare che tutto il popolo d’Israele in Esodo 19:6 è chiamato “mamlekhet kohanim” (regno di sacerdoti), e Isaia, parlando al popolo in generale, afferma (61:6): “sarete chiamati sacerdoti di HaShem, ministri del nostro Dio”. Ciò non vuol dire che un rubenita o un beniaminita possa entrare nel Tempio a svolgere il lavoro dei leviti, come non potrebbe farlo neppure il re davidico.

  13. Ho visto ora che avete continuato la discussione qui, e come di consueto siete bravi ad eludere i problemi, o le problematiche centrali, per avvilupparvi in infinite discussioni e dispute. Io avevo solamente chiesto, se in base alla Bibbia, l’ebraismo può fare a meno del sacerdozio, ed il rapporto che c’è tra torah e sacerdozio. Nella legge di Mosè c’è scritto che l’arca deve essere portata a spalla dai sacerdoti, e quindi la legge si regge sul sacerdozio. La salvezza non viene dalla legge, ma dal sacerdozio ( che non annulla la legge ma le da compimento). a prescindere dal cristianesimo, avevo richiamato l’episodio di Uzzà, da cui si può capire tutto, almeno per chi vuole, se no ve lo posso spiegare tutto. ed anche quando entrarono nella terra promessa, le mura di Gerico caddero perché erano i sacerdoti a trasportare e l’arca, e tutti stavano zitti…. mentre voi litigate. Io vi ho parlato di un fatto storico, e che il sommo sacerdote si stracciò le vesti con le sue stesse mani, di fronte a Gesù. Ma anche per chi non crede, o non vuole credere, resta il fatto che oggi l ebraismo non ha sacerdozio, potendo per questo, almeno fino ad ora, dei veri profeti i cristiani che hanno scrtto il nuovo testamento, Avevano detto che Israele sarebbe stato ricostruito , ma il vecchio sacerdozio no, e finora questo si è avverato. Voi usate le parole, ma Dio parla con i fatti, e sguardo da sion, se vuole mi deve rispondere con onestà, se l ebraismo può fare a meno del sacerdozio, Secondo il talmud ed il pensiero rabbinico, credo di si, ma secondo la Bibbia no, altrimenti farebbero tutti la fine di Uzza, volendo loro guidare l’arca del Signore, mentre spetta ai sacerdoti, cosi che Davide tutto contento può saltellare e danzare nudo di fronte alla legge del Signore. Ma qualsiasi cosa sembra inutile, ma un giorno non sarà cosi, o tutto o niente. Io vi salverò e voi stare zitti, di fronte a me, dice il Signore.

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