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Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 1: Alberi ribelli (audio)

Sapevate che gli alberi si ribellarono a Dio durante la Creazione, che Giacobbe e suo figlio Giuseppe studiavano insieme le leggi del Deuteronomio, e che Mosè nacque avvolto da una grande luce? “La mia Bibbia non dice questo!” starete forse pensando. Eppure i Saggi d’Israele hanno tratto tutto ciò e molto altro dai versi della Torah ricorrendo al metodo esegetico del Midrash.

Nel nostro ciclo di lezioni audio “Leggere la Bibbia con i rabbini“, esamineremo alcune delle interpretazioni degli antichi Maestri per scoprire come delle storie sorprendenti e dei ragionamenti in apparenza inconcepibili possono aiutarci in realtà a comprendere meglio le Scritture portandoci al di sotto della superficie del senso letterale.

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Scintille di Torah: Genesi

Scintille di Torah” è la raccolta di brevi commenti alla parashàh (porzione settimanale di Torah/Pentateuco secondo il ciclo di lettura annuale ebraico) che pubblichiamo ogni settimana sulla nostra pagina Facebook.
Di seguito troverete tutti i commenti al libro della Genesi pubblicati nel 2017.

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BERESHIT

“E Dio disse: «Facciamo un uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e abbia il dominio sui pesci del mare e sui volatili del cielo e sul bestiame e su tutta la terra, e su ogni essere che striscia sulla terra»” (Genesi 1:26).

L’uomo è un padrone, un creatore in miniatura. È un essere che parla, dà nomi, stabilisce confini, approva e benedice: tutto ciò che fa anche Elohìm (Dio).
Ma c’è molto di più. In quella culla della civiltà che fu il Vicino Oriente antico, da cui emerse anche il libro oggi noto come “Bibbia”, a essere chiamati “immagine di Dio” erano esclusivamente i sovrani. «O re, signore del mondo abitato, tu sei l’immagine di Marduk» dicevano i Babilonesi salutando il monarca. E in Egitto, lo stesso onore spettò al faraone Tutankhamun, il cui nome significa “immagine vivente del dio Amun” .
Con grandiosa audacia, la Torah conferisce un titolo regale all’intero genere umano, senza distinzioni, riconoscendo a ogni individuo una dignità eccelsa. Siamo davanti a un vero, autentico, straordinario manifesto rivoluzionario, la cui portata è sfuggita e continua a sfuggire a tanti lettori, pur conservando ancora la sua carica agli occhi di coloro che riescono a coglierla.

Tratto dal nostro libro La tua voce ho udito – Viaggio nel Libro della Genesi, disponibile su Amazon.


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Il “doppio rapimento” di Sarah

Avram scese in Egitto per soggiornarvi, perché nel paese vi era una grande carestia. E avvenne che, come stava per entrare in Egitto, disse a Sarai sua moglie: «Ecco, io so che tu sei una donna di bell’aspetto; così avverrà che, quando gli Egiziani ti vedranno, diranno: “Costei è sua moglie”, uccideranno me, mentre lasceranno te in vita. Ti prego, dì che sei mia sorella, perché io sia trattato bene a motivo di te, e la mia vita sia salva per amor tuo» (Genesi 12:10-13).

La vita di Avraham (Abramo) è un’avventura piena di prove e difficoltà. Il suo viaggio non si ferma mai: non molto tempo dopo essere giunto nella terra promessagli da Dio come eredità eterna, il futuro padre degli Ebrei è già costretto a spostarsi in Egitto, dove sua moglie Sarah (all’epoca chiamata Sarai), creduta sua sorella, viene condotta alla corte del Faraone, diventando una vittima silente di una cultura che non ha pietà per le donne. Il lieto fine della vicenda è noto: un flagello divino si abbatte sulla casa reale, la verità celata viene scoperta, e Avraham e Sarah lasciano il paese sani e salvi.
Più avanti, tuttavia, al capitolo 20, la Torah ci narra una vicenda molto simile, questa volta ambientata a Gherar, città dei Filistei Continua a leggere

“Allora si cominciò a invocare il Nome di HaShem”

E Adam conobbe ancora sua moglie, ed ella generò un figlio e lo chiamò Shet: «Poiché Dio ha stabilito (shat) per me un altro seme al posto di Hevel, che Kayin ha ucciso».
E anche a Shet nacque un figlio, ed egli lo chiamò Enosh. Allora si cominciò a chiamare con il nome di HaShem
(Genesi 4:25-26).

Dopo averci narrato la storia di Kayin (Caino), e della sua stirpe di uomini progrediti nell’arte e nella tecnica -ma non altrettanto nella moralità, come si evince dal canto del violento e sanguinario Lemekh -, il Libro della Genesi ritorna a parlare della coppia umana originaria, Adam e Chavah (Adamo ed Eva), per raccontarci di un’altra genealogia che si sviluppa in parallelo a quella del fratricida Kayin Continua a leggere

Sodoma e Gomorra: città di omosessuali?

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A causa di quale peccato furono punite le antiche città di Sodoma e Gomorra? Agli occhi di molti, la risposta a questa domanda apparirà ovvia e scontata: l’omosessualità.
Già nei primi secoli della sua storia, la civiltà cristiana ha infatti associato la condotta omosessuale agli empi abitanti della due città bibliche, influenzando in tal modo la cultura occidentale fino ai nostri giorni. Basti pensare al termine “sodomita”, usato oggi in ambito di discorsi moralistici senza alcun riferimento etnico o geografico, o al verbo “sodomizzare”, dal significato molto noto e concreto.

Se tuttavia ponessimo la stessa domanda agli antichi profeti, la loro risposta potrebbe sorprenderci Continua a leggere

Chi erano i tre uomini che apparvero ad Abramo?

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E Hashem apparve [ad Avraham] presso le querce di Mamrè, mentre egli stava seduto all’ingresso della tenda, alla calura del giorno.  Alzò gli occhi e vide, ecco tre uomini in piedi davanti a lui; li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò al suolo. Disse: «Mio signore, ti prego, se ti sono gradito, non oltrepassare il tuo servo! Si prenda per favore un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e trovate riposo sotto l’albero. Prenderò un pezzo di pane e vi rifocillerete, poi riprenderete la vostra via, essendo passati dal vostro servo» (Genesi 18:1-5).

Questo famoso episodio della vita di Avraham (Abramo) si apre con una frase che sembra introdurre una rivelazione divina: “E Hashem (Y-H-V-H) gli apparve presso le querce di Mamrè” (v.1); eppure, nel verso successivo, non si legge di un annuncio profetico o di un dialogo tra il patriarca e Dio, come avviene in molte altre occasioni nella Genesi. Al contrario, ciò a cui Avraham assiste è la visita di tre personaggi sconosciuti, chiamati semplicemente anashìm (“uomini”). Nel capitolo successivo, due di questi individui si recheranno anche a Sodoma, dove incontreranno Lot prima della distruzione della città. Al verso 19:1, il testo biblico indica i personaggi misteriosi con il termine malachìm (cioè “inviati”, “angeli” o “messaggeri”). Continua a leggere

Il Diluvio: confronto tra la Bibbia e i miti pagani

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Dal Medio Oriente alla Grecia, all’India e fino al continente americano, molti popoli e molte culture diverse hanno conservato, nelle loro tradizioni mitiche, storie incentrate su un terribile cataclisma che avrebbe sommerso il mondo nelle acque in tempi remotissimi. La storia del Diluvio universale contenuta nella Torah, per i suoi temi e il suo sviluppo, presenta infatti numerose somiglianze con altri racconti più antichi, in particolare con quelli che troviamo nelle fonti mesopotamiche. Ricordiamo tra questi l’Epopea di Gilgmesh, le cui prime versioni risalgono a ben 4500 ani fa, che include la storia di Utnapishtim, l’eroe babilonese salvato dal Diluvio grazie a una divinità benevola; ma anche il poema di Atrahasis, anch’esso di matrice babilonese, e il testo sumero noto come “La Genesi di Eridu”.

A rendere il racconto biblico simile alle versioni mesopotamiche non è soltanto la trama generale, ma anche alcuni dettagli che ricorrono nella varie storie: una tempesta devastante scatenata dalle divinità per distruggere la razza umana, un eroe messo in salvo su un’imbarcazione da lui costruita – assieme alla sua famiglia e ad alcuni animali -, l’offerta di sacrifici da parte dell’eroe al termine del Diluvio. L’Epopea di Gilgamesh descrive persino l’invio di una colomba e di altri uccelli fuori dalla nave, da parte di Utnapishtim, per verificare che le acque si fossero ritirate dal suolo, esattamente come la Bibbia ci narra a proposito di Noach (Noè).

Fin dagli ultimi anni dell’Ottocento, alcuni studiosi hanno preso in esame le molte affinità tra questi racconti per cercare di risalire a un possibile evento storico reale: un cataclisma di vasta portata che avrebbe ispirato le varie narrazioni leggendarie tra le diverse culture. Lo scopo di questo articolo, però, non è quello di indagare sulle origini dei miti del Diluvio dal punto di vista storico o scientifico; ci interessa invece comprendere la relazione che esiste tra la narrazione della Bibbia e i miti babilonesi e sumeri, con l’obiettivo di fare luce sul messaggio autentico della Torah. A questo proposito, il grande ebraista Umberto Cassuto ha scritto:

“In generale, possiamo affermare che i vari tentativi di collegare il racconto del Diluvio a un evento reale non rispecchiano la natura e lo scopo del racconto stesso. La storia del Diluvio ha un carattere poetico, ed il suo obiettivo è quello di spiegare come possiamo comprendere ed interpretare, in accordo con la concezione israelitica, le antiche tradizioni sul Diluvio, per ricavare degli insegnamenti dal testo. Perciò tutti i tentativi di razionalizzazione risultano inaccettabili” (U. Cassuto, A Commentary on the Book of Genesis, Volume II, p. 47).

Vediamo allora di scoprire come si colloca la versione della Genesi fra le altre storie del Diluvio e quali conclusioni si possano trarre da questo confronto. Continua a leggere