La condanna di Caino: perché l’esilio e non la morte?

Il testo che segue è un brano tratto dal libro del Prof. Jonathan Grossman dal titolo Creation: The Story of Beginnings (Maggid, 2019), da noi tradotto in italiano.


La scena dell’uccisione di Abele da parte di Caino provoca uno shock nel lettore: il fratello la cui offerta è accettata da Dio viene assassinato da suo fratello maggiore. Non c’è alcun lieto fine in questa storia, e il senso di caos e disfacimento generato dalla morte di Abele diviene ancora più forte se confrontiamo questo racconto con altre narrazioni simili nel libro della Genesi. In ciascun racconto, il fratello maggiore è rigettato, mentre il fratello minore è colui che fa continuare la stirpe. Qui, tuttavia, il fratello maggiore, invidioso e respinto, uccide il fratello minore prescelto da Dio. Caino, di fatto, riesce a realizzare ciò che Esaù pianificherà nei confronti di Giacobbe.

Ritengo che la morte di Abele sia ancora più sconvolgente considerando che egli è il favorito di Dio. Se Dio accetta la sua offerta, perché non riesce a a proteggerlo dall’ira omicida di suo fratello? Questo racconto archetipico fa luce su ogni atto di omicidio che è stato compiuto fin da allora: sono gli uomini a scegliere di uccidere, e persino una violazione così grave deriva dal libero arbitrio.

Un audace midrash di Rabbi Shimon bar Yochai allude proprio a questo concetto:

“Rabbi Shimon Bar Yochai ha detto: Ciò è difficile da affermare, e la bocca non può dirlo con chiarezza. Immaginiamo due atleti che lottano davanti al re. Egli potrebbe separarli, se solo lo volesse. Ma egli non lo vuole, e uno dei due prevale sull’altro e lo uccide. [La vittima] grida e dice: Possa la mia causa giungere dinanzi al re! Per questo è scritto: ‘La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra’” (Bereshit Rabbah 22:9).

Rabbi Shimon bar Yochai paragona Caino e Abele a due gladiatori nelle arene dei Romani. L’imperatore si sedeva e osservava gli atleti combattere fino alla morte, pur avendo il potere di interrompere la sfida in qualsiasi momento. La stessa atmosfera si può cogliere in Genesi 4, soprattutto considerando che Dio parla a Caino subito prima e subito dopo l’omicidio. Perché Dio non interviene anche durante il delitto? L’immagine del sangue di Abele che grida dalla terra è intensa, commovente. Perché dunque questo sangue è lasciato scorrere, se Dio era lì a osservare l’assalto letale di Caino? […]

Lo shock dell’uccisione di Abele, a quanto sembra, ha lo scopo di generare una certa reazione nel lettore. Il primo omicidio della storia riflette l’essenza dell’atto stesso dell’omicidio: lo sconvolgimento dell’armonia, il caos, il disordine. Ogni assassinio dovrebbe essere qualcosa di scioccante, uno stravolgimento inatteso.

La storia di Abele trasmette un messaggio che è ancora più sottile: non ogni vittima è colpevole. L’offerta di Abele era stata accettata da Dio poco prima della sua morte, ma ciò non è servito a proteggerlo dalla rabbia sanguinaria di suo fratello. Inoltre, l’uccisione di Abele non deriva dalla provvidenza divina; anzi, è vero l’opposto: la sua morte segna una deviazione dall’ordine divino. […] Il senso di sorpresa nella storia del primo omicidio mira allora a riflettere la natura distruttiva e violenta dell’assassinio.

Lo stesso senso di sorpresa e disarmonia è amplificato ulteriormente dal modo in cui Dio affronta il primo assassino della storia. Invece di condannarlo a morte, come prevede la pena razionale middah keneged middah (“misura per misura”) – basti citare le parole di Numeri 35:33: “Non ci sarà alcuna espiazione per la terra a causa del sangue che vi sarà stato sparso, se non mediante il sangue di chi l’avrà sparso” – ecco che il testo confonde di nuovo il lettore. Per qualche motivo, in opposizione al pensiero biblico generale, il sangue di Caino non viene versato; piuttosto, egli è punito con l’esilio e l’allontanamento. […]

Vari commentatori hanno provato a spiegare la punizione di Caino, spesso affermando che egli andrebbe considerato un assassino involontario, interpretando la morte di Caino come un caso di omicidio colposo, non come un vero assassinio.

Secondo la versione prevalente di questa lettura, Caino non sapeva che l’omicidio fosse proibito, come spiega questo midrash: “La pena di Caino non fu quella dell’assassino. Caino uccise senza che vi fosse alcuno a insegnargli [a non farlo]; ma da allora in poi, chiunque avrebbe ucciso sarebbe stato messo a morte” (Bereshit Rabbah 22:4).

Una versione alternativa di questo stesso approccio sostiene che Caino, essendo uno dei primi abitanti del mondo, non possedeva alcuna idea della morte e dell’omicidio, come scrive Radak: “Può essere considerato un incidente, poiché egli non sapeva che la pietra, o qualsiasi altra cosa, avrebbe potuto uccidere qualcuno, non avendo mai visto un uomo ucciso. Per questo, il suo destino fu quello dell’omicida involontario, ossia l’esilio”.

Il vantaggio di questa interpretazione sta nel fatto che la pena inflitta a Caino rispecchia effettivamente quella dell’omicida involontario, che (secondo la Torah) deve essere confinato nella “città rifugio“. Lo svantaggio è invece che, come scrive Dinnur, “non solo il testo non fornisce alcuna prova che l’omicidio sia stato accidentale, ma anzi afferma esplicitamente che Caino uccise Abele di proposito”. La frase “Caino si levò contro suo fratello e lo uccise” trasmette un chiaro senso di intenzionalità, e l’espressione “si levò contro di lui” suggerisce un’azione volontaria e pianificata. […]

Vorrei per questo motivo scegliere una via differente, partendo proprio dalle parole di Radak:

“Egli non fu messo a morte, come colui che uccide di proposito, affinché il mondo non rimanesse senza abitanti. Caino, infatti, non aveva ancora generato figli, e Adamo non ne generò altri fino all’età di 130 anni. Per questo, Caino non fu messo a morte, ma oltre alla maledizione del suolo per causa sua, egli ricevette un’altra pena prevista per l’omicidio, ossia l’esilio, secondo ciò che Dio gli disse: ‘Sarai fuggiasco e vagabondo sulla terra’” (Radak su Genesi 4:12).

Radak spiega quindi che, se Caino fosse stato condannato a morte, l’umanità avrebbe corso il grave rischio di estinguersi, dal momento che Adamo, Eva, Caino e Abele erano a quel tempo i soli esseri umani nel mondo.

Questa lettura conserva il riferimento alla pena prevista per l’omicidio colposo, non perché l’uccisione di Abele sia stata un incidente, ma perché l’esilio e l’espulsione dalla società rappresentano la punizione alternativa per l’omicidio, da infliggere nel caso in cui la pena di morte non possa essere applicata.

Questa interpretazione crea un parallelismo tra la storia di Caino e Abele e la vicenda che la donna di Tekoa racconta al re David: […]

Ella disse: «Purtroppo sono una vedova e mio marito è morto. La tua serva aveva due figli, ma i due ebbero una lite fra di loro nei campi e, non essendoci nessuno a separarli, uno colpì l'altro e l'uccise. Ora tutta la parentela è insorta contro la tua serva, dicendo: Consegnaci colui che ha ucciso il fratello, affinché lo facciamo morire per la vita di suo fratello che egli ha ucciso e per sterminare anche l'erede. In questo modo essi spegneranno il tizzone che mi è rimasto e non lasceranno a mio marito né nome né discendenza sulla faccia della terra» (2 Samuele 14:5-7).

La storia fittizia narrata qui dalla donna di Tekoa è curiosamente simile a quella di Caino e Abele. Due fratelli litigano, da soli in un campo, e il destino dell’assassino è in bilico. Se costui ricevesse la tradizionale pena di morte, un’intera stirpe familiare sarebbe troncata, dal momento che sua madre è una vedova senza altri figli. La sola speranza per suo figlio risiede nell’eventualità che il re vada oltre i limiti formali della legge e ammetta un’eccezione per questo tragico caso.

Al di là delle analogie della trama, si noti la particolare enfasi posta dalla donna sul fatto che suo figlio si trovava “nel campo” al momento del delitto, un dettaglio la cui rilevanza giuridica non è inizialmente chiara. Forse la donna, che spera che David conceda il perdono al suo presunto figlio, intende fare eco alla storia di Caino, il quale uccise anch’egli suo fratello nel campo, evocando così un precedente per il proprio caso.

La frase “non lasceranno né nome né discendenza sulla faccia della terra” potrebbe anch’essa richiamare la punizione di Caino: “Mi hai scacciato oggi dalla faccia della terra” (Genesi 4:14). […]

Questa lettura ha importanti implicazioni per comprendere la fase successiva della vicenda di Caino. Se quanto abbiamo detto è corretto, la nascita di Seth fa sì che il caso di Caino sia riaperto. Quest’ultimo era stato punito con l’esilio non perché fosse innocente, ma perché la sua morte avrebbe potuto causare la fine dell’umanità. Ma dopo che una nuova speranza è sorta per la famiglia, la sentenza può essere riesaminata.

Le radici di questa interpretazione si possono far risalire al commento di Ibn Ezra del cantico di Lamech: “Egli menziona l’uccisione di Caino per mostrare la giustizia di Dio. Benché Egli sia lento all’ira, alla fine volle comunque punire [Caino], secondo ciò che è scritto: ‘Ma Egli non lascia la colpa senza punizione’ (Esodo 34:7)”.

Anche non volendo accettare l’opinione secondo cui Lamech abbia ucciso Caino, ritengo che tale sia comunque lo scopo della descrizione della discendenza di Caino, come si nota in seguito. Alla fine, tale discendenza è spazzata via, mentre l’umanità è preservata solo attraverso la stirpe di Seth.

6 commenti

  1. Ringrazio “Sguardo a Sion” di esistere il vostro studio mi aiuta tantissimo a capire la Sua parola ogni volta che arriva la vostra email mi riempie di gioia. Grazie

  2. Perché dici con riguardo a Davide: la donna di Tekoa spera che egli vada oltre i limiti formali della legge… La legge di Dio non è formale ma sostanziale. Diritto e Giustizia sono le basi del suo trono dice Davie, ed ogni parola di Dio è legge, per sempre stabile nei cieli. Ma come ho provato a spiegarti tante volte, anche con riguardo a Davide, colui che siede sul trono è solo amore, e non è un giudice. Te li riepilogo velocemente alcune cose: sulla giustizia si regge il mondo, ma solo grazie alla misericordia vive il mondo, ed è grazie alla misericordia che Dio realizza i suoi progetti di giustizia. Come sai, in base alla legge anche Davide meritava la morte, ma tu non morirai gli disse il Signore, mentre ad Adamo disse che certamente sarebbe morto, e tu dovresti analizzare il diverso atteggiamento e reazione di adamo e di Davide di fronte al peccato. L’ebraismo rabbinico si basa sulla legge, ma nella legge non c’è salvezza, perché la salvezza viene solo dall’amore di Dio, dal suo sacerdozio, perché l’arca dell’alleanza poggia sul sacerdozio. Ma nella Bibbia dopo l’episodio della donna di Tekoa, Assalonne tenta di usurpare il trono di Davide, ritenendo che mancava di fare giustizia al popolo in nome della legge. Ma poteva mai Davide condannare i propri figli in base alla legge, dopo che lui era stato graziato dal Signore? Poteva solo sperare di insegnare agli erranti le vie del Signore come dice nel suo misere… lui che ha scontato umilmente tutte le sue colpe. Il cuore dell’ebraismo è Davide, l’amato del Signore, ma invece i rabbini come Assalonne restano sempre sospesi tra cielo e terra cercando la salvezza nella legge, anzichè nell’amore. La torah non è nei cieli, disse Mosè, ma colui che siede sul trono è sempre oltre, e a nulla vale, se non si ama colui che siede sul trono ed avere il coraggio di andare sempre oltre, seguirlo solo per fede abbandonandosi confidente nelle sue mani… ma sono tutte cose che già ti ho detto. Perché la spiegazione di tutto la devi trovare solo nell’amore di Dio

  3. ..”la storia di Abele trasmette un messaggio….L’offerta di CAINO era stata accettata…” : non è per caso un refuso e invece di CAINO si dovrebbe leggere ABELE ? A mio modesto parere sembrerebbe più logico. Grazie e chiedo scusa , sempre ammirata per la sapienza di chi scrive Sguardo a Sion. Marilena Golasmici ( un bisnonno si chiamava Goldschmit)

  4. C’è scritto che non accettò l’offerta di Caino. Ma a leggere ed interpretare il racconto, Caino offrì del suo, mentre Abele ciò che da Dio aveva ricevuto. Come Abramo, perché come dice Davide, tutto ciò che proviene da Dio, a Dio deve essere offerto e donato. Ma perché poi lui ce lo ridà sempre in abbondanza, come fece con Abramo. Perché è l’istinto di possesso che l’uomo deve vincere, il desiderio. Infatti nella torah sono quasi tutti comandi negativi quelli scritti sulle tavole, non fare e non desiderare, perché contano solo i puri sentimenti, essendo tutto il resto gratuito dono di Dio, come la manna che discende dal cielo. Ma anche la carne in verità….. ma come farai dissé Mosè, da dove la prenderai tutta questa carne da dare al popolo, e chi vuole intendere intenda, perché non con le quaglie Dio realizzava tutte le sue promesse, perché è la parola a doversi incarnare per diventare fatto

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