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La Bibbia proibisce di uccidere?

Sulla pagina Facebook di Sguardo a Sion, in riferimento a un nostro commento sul brano dei Dieci Comandamenti, un utente ha affermato che la comune traduzione “Non uccidere” (da noi adottata) non rifletta il significato reale del sesto comandamento, e ha esposto la sua argomentazione in questi termini:

[…] Il sesto comandamento non dice “non assassinare”? infatti a me sembra che HaScem comandi molte volte di uccidere e Lui stesso, partendo da Noah e passando per Sodoma o l’Egitto per poi proseguire, uccide gli empi. […] Impossibile poi non pensare all’episodio in cui re David, disperato per il rapimento della famiglia, ode le parole di HaScem che gli ordina di smetterla di piangere e di rincorrere i rapitori e di riprendersi mogli e figli. O che dire dei Giudici d’Israele, uomini e donne a cui l’Eterno conferì lo Spirito in modo eccezionale per uccidere i nemici d’Israele? continuare a tradurre malamente il comandamento per mostrar un dio più in linea con il pensiero occidentale (e possiamo azzardare “più cristiano”) da alito alla bocca di bugiardi che trovano “contrapposizioni” nella Scrittura. […] (potete leggere l’intero commento tramite questo link).

Cosa possiamo dire dunque a questo proposito? La traduzione “Non uccidere” andrebbe davvero emendata per diventare “Non assassinare”? Continua a leggere

Dieci Comandamenti, cinque principi

Asseret Hadevarim

E disse Hashem a Moshè: «Così dirai ai figli d’Israele: voi avete visto che dal cielo ho parlato con voi» (Esodo 20:22).

Le “Dieci Parole” (Asseret HaDevarìm, o Asseret HaDibberòt), conosciute soprattutto con il nome meno appropriato di “Dieci Comandamenti”, sono i fondamenti morali e religiosi della Torah, il fulcro basilare della Rivelazione sul Sinai e dell’etica biblica. Il Libro dell’Esodo ci narra che esse furono incise su due tavole di pietra. Ciascuna tavola, secondo una tradizione molto conosciuta, conteneva cinque “Comandamenti”: sulla prima erano incisi i precetti che riguardano la relazione tra l’uomo e Dio, mentre sulla seconda si trovavano quelli relativi ai rapporti tra l’uomo e i suoi simili. Possiamo dire perciò che i primi cinque Comandamenti regolano le “relazioni verticali” (tra l’essere umano e ciò che sta al di sopra), mentre gli ultimi cinque si occupano delle “relazioni orizzontali” (tra gli uomini nella loro natura di parità). Continua a leggere

I Dieci Comandamenti riguardano solo gli Ebrei?

Domanda: È vero che i Dieci Comandamenti non riguardano i non-Ebrei? L’obbligo di rispettare i genitori, o la proibizione dell’adulterio, non dovrebbero forse essere rispettati da tutto il genere umano? Oppure questi comandamenti sono validi solo per gli Ebrei?

Risposta di Rabbi Oury Cherki: I Dieci Comandamenti furono dati specificamente agli Ebrei, come si comprende dal primo comandamento: “Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù”.
Inoltre, secondo la versione dei Dieci Comandamenti riportata nel Deuteronomio, il motivo dell’obbligo di rispettare il riposo dello Shabbat è il seguente: “Ricorderai di essere stato schiavo nel paese d’Egitto”. Anche il precetto di onorare i genitori è legato al popolo d’Israele: “Onorerai tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti ha dato”.

Tuttavia, i Dieci Comandamenti corrispondono nella loro essenza ai doveri morali e naturali contenuti nelle Leggi Noachidi, che erano già valide prima della Rivelazione sul Monte Sinai. Un non-Ebreo è perciò obbligato a rispettare i genitori e a non commettere adulterio, perché la fonte primaria di questi precetti è più antica del testo specifico dei Dieci Comandamenti.

Tratto dalla rubrica “Ask The Rabbi” del sito Noahide World Center