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Come interpretare la Bibbia – Le parole guida

Nei nostri articoli dedicati allo studio della Bibbia, di solito partiamo da un brano specifico per poi procedere con l’interpretazione, servendoci di vari strumenti e del contributo dei commentatori tradizionali e contemporanei. Questa volta, però, vogliamo fare l’opposto: inizieremo da un certo metodo interpretativo per mostrare poi come esso possa essere applicato concretamente nella comprensione del testo biblico.

Parleremo infatti del fenomeno della milàh manchàh, cioè “parola chiave“, o meglio “parola guida” (in tedesco Leitwort), e del suo ruolo in alcune narrazioni della Torah.

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Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 6: Da Sodoma a Gerico

L’ultimo appuntamento con il nostro ciclo “Leggere la Bibbia con i rabbini” ci porterà a Gerico, luogo in cui, secondo il libro di Yehoshua (Giosuè) due spie israelite ricevettero la protezione della prostituta Rachav.

Nel Midrash Tanchuma, i Maestri identificano le due spie con Kalev e Pinchas, e ci dicono che quest’ultimo si rese invisibile agli occhi degli uomini di Gerico poiché “egli era come un angelo”. Dietro questo improbabile “superpotere”, si cela la chiave dell’interpretazione biblica dei Saggi d’Israele.

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Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 5: Tradizione orale o esegesi biblica?

Nell’interpretare la storia del sacrificio di Isacco, i Saggi d’Israele hanno elaborato dettagli aggiuntivi non presenti nel testo biblico, che sembrano in gran parte ispirati al libro di Giobbe e alla vicenda di Bil’am (Numeri 22).

In questa lezione esamineremo anche la storia della nascita di Mosè nel Libro dell’Esodo e discuteremo sulla vera fonte delle interpretazioni del Midrash.

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Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 4: Akedat Yitzchak

“E avvenne, dopo queste cose, che la Divinità mise alla prova Avraham” (Genesi 22:1). Da questo verso, che introduce il racconto della Akedat Yitzchak (il “sacrificio” di Isacco), i Saggi d’Israele fanno derivare un dialogo ultraterreno che fa luce sulle motivazioni della traumatizzante richiesta divina rivolta ad Avraham di sacrificare il suo amato figlio. Con questa nuova lezione andremo alla ricerca di un elemento in più per capire l’affascinante universo dell’esegesi dei Maestri.

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Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 3: L’esercito di Abramo

Lasciamo il giardino dell’Eden e spostiamoci nella valle del Giordano, dove Abramo (chiamato ancora con il suo nome originario Avràm), nelle insolite vesti di guerriero, intraprende una missione militare per liberare suo nipote Lot.

In questa lezione proveremo a leggere il racconto di Genesi 14 dalla prospettiva dei Saggi del Talmud (Nedarim 32a), secondo i quali Abramo vinse la sua battaglia con un esercito formato da un solo uomo. Rifletteremo sulle origini di questa interpretazione e  sulla sua connessione con il senso letterale del testo biblico. Continua a leggere

Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 2: Il frutto proibito (audio)

Dopo la prima lezione incentrata sulla ribellione del suolo e degli alberi di cui parla il Midrash, proseguiamo la nostra lettura della Bibbia affiancata dai commenti degli antichi Maestri e torniamo a parlare di alberi da frutto, questa volta focalizzandoci sul misterioso frutto proibito del giardino dell’Eden.

Tre opinioni rabbiniche riportate nel Talmud (Berakhot 40a), che sembrano affrontare un argomento poco rilevante, ci permetteranno di ricavare tre chiavi di lettura utili a interpretare la vicenda biblica di Adamo ed Eva.

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Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 1: Alberi ribelli (audio)

Sapevate che gli alberi si ribellarono a Dio durante la Creazione, che Giacobbe e suo figlio Giuseppe studiavano insieme le leggi del Deuteronomio, e che Mosè nacque avvolto da una grande luce? “La mia Bibbia non dice questo!” starete forse pensando. Eppure i Saggi d’Israele hanno tratto tutto ciò e molto altro dai versi della Torah ricorrendo al metodo esegetico del Midrash.

Nel nostro ciclo di lezioni audio “Leggere la Bibbia con i rabbini“, esamineremo alcune delle interpretazioni degli antichi Maestri per scoprire come delle storie sorprendenti e dei ragionamenti in apparenza inconcepibili possono aiutarci in realtà a comprendere meglio le Scritture portandoci al di sotto della superficie del senso letterale.

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Le origini di Mosè

moshe

Un uomo della casa di Levì andò a prendere in moglie una figlia di Levì. La donna concepì e partorì un figlio; vide che era buono e lo tenne nascosto per tre mesi. Poi, non potendo più nasconderlo, prese una cesta di papiro e la rivestì di bitume e di argilla, vi mise il bambino e la depose nel canneto in riva al Nilo. La sorella [del bambino] si teneva a distanza per sapere che cosa gli sarebbe accaduto. 
La figlia del Faraone scese al Nilo a lavarsi, e le sue ancelle camminavano presso il Nilo. Ella vide la cesta nel canneto e mandò la sua ancella a prenderla; la aprì e vide il bambino: ecco, era un fanciullo che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: «Questo è uno dei bambini ebrei!»
La sorella [del bambino] disse alla figlia del Faraone: «Vuoi che vada a chiamarti una nutrice ebrea che allatti per te il bambino?» La figlia del Faraone le disse: «Va’!» E la fanciulla andò a chiamare la madre del bambino. […] La donna prese il bambino e lo allattò. Quando fu cresciuto, lo condusse alla figlia del Faraone, ed egli fu per lei come un figlio, ed ella lo chiamò Moshè, dicendo: «Poiché dalle acque l’ho tratto (meshitìhu)» (Esodo 2:1-10).

Come tutte le storie bibliche più famose, raccontate ai bambini nella forma di fiabe e divenute oggetto di suggestive rappresentazioni cinematografiche, anche la vicenda della nascita di Moshè (e della sua adozione da parte della figlia del Faraone) si rivela in realtà molto più complessa e ricca di significati di quanto spesso si pensi. Continua a leggere

Beshallach: Creazione e Redenzione

Yam Suf

“…Ma i figli d’Israele camminarono in mezzo al mare, all’asciutto” (Esodo 15:19).

Il miracolo della divisione delle acque segna un trionfo di maestosità e di suggestione senza precedenti nel racconto del tormentato passaggio del popolo ebraico dalla schiavitù alla libertà. L’immagine dell’attraversamento del Mar Rosso (nel testo ebraico Yam suf: “mare delle canne”), indubbiamente una delle più grandiose ed epiche della Bibbia, riceve però, negli antichi commenti rabbinici, un dettaglio aggiuntivo davvero insolito. Il Midrash Shemot Rabbah (21:10) dichiara infatti che, sulla terra asciutta formatasi grazie alla separazione delle acque, spuntarono alberi rigogliosi i cui frutti servirono a sfamare i bambini ebrei in fuga.
Come si spiega che i Maestri abbiano inserito un elemento tanto sorprendente, di cui il testo biblico non fa menzione? Continua a leggere

La gioventù di Abramo: quando la Torah tace, il Midrash parla

E HaShem disse ad Avràm: «Va’ via dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Io farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e tu diventerai una benedizione (Genesi 12:1-2).

Chi è quest’uomo di nome Avràm (Abramo), a cui Dio si rivela con grandi promesse e benedizioni? Quale merito gli ha permesso di essere scelto per un ruolo tanto importante? La Bibbia sembra tacere.
Il racconto della Genesi ci dice che Abramo aveva un padre chiamato Terach, due fratelli (Nachor e Haran), un nipote (Lot) e una moglie sterile (Sarai). Sappiamo inoltre che l’intera famiglia era emigrata dalla città di Ur Kasdim, in Mesopotamia, e si era stabilita a Charan, dove Terach era morto (Genesi 12:24-32). Nient’altro ci viene rivelato dalle Scritture sul misterioso passato di colui che sarebbe diventato il padre del popolo ebraico, né sul motivo per cui Dio lo scelse. Tuttavia, come è noto, gli “spazi vuoti” lasciati dal testo biblico vengono puntualmente colmati dagli antichi Maestri della tradizione rabbinica. Il Midrash racconta infatti in maniera dettagliata alcuni eventi inediti della vita di Abramo, e in particolare:

  1. La vicenda del giovane Abramo che distrusse gli idoli di suo padre Terach per fargli comprendere l’assurdità dell’idolatria.
  2. Il racconto di come Abramo sopravvisse miracolosamente dopo essere stato gettato in una fornace di fuoco dal re Nimrod, a causa del suo rifiuto del politeismo.

Come affermò la studiosa Nechama Leibowitz, queste due storie sono talmente conosciute fra gli Ebrei che in molti sono persino convinti che esse si trovino nella Bibbia, mentre in realtà compaiono soltanto in varie fonti rabbiniche.
Ma da dove sono venuti fuori questi racconti? Continua a leggere