Le origini di un grande profeta – 1 Samuele 1-3

Inauguriamo oggi la nostra raccolta di commenti al Libro di Samuele. Nel corso dei prossimi mesi analizzeremo il testo in tutti i suoi capitoli, concentrandoci nel dettaglio su alcuni versi o riflettendo in modo più ampio su temi e i personaggi.

A guidarci nell’interpretazione saranno in particolare i commenti di Rav Amnon Bazak, autore del libro Shmuel alef – Melekh BeIsrael, le osservazioni dello studioso e traduttore biblico Robert Alter e le lezioni di Marjorie Salem all’interno del progetto online Tanach Study.

La storia di Channah: chi ci ricorda?

C’era un uomo di Ramataim-Tzofim, della regione montuosa di Efraim, che si chiamava Elkanah, […] Egli aveva due mogli: una si chiamava Channah, l’altra Peninah. Peninah aveva figli mentre Channah non ne aveva (1 Sam. 1:1-2). 

Quello di Samuele (Shmuèl) è un libro di grandi personalità: al contrario dei libri di Giosuè e dei Giudici, maggiormente incentrati sulla storia collettiva di Israele, qui gli eventi storici sono più spesso narrati attraverso le vicende personali dei protagonisti.

Il libro si apre con la storia di Channàh (Anna), una storia che ci riporta con la mente al Libro della Genesi, e in particolare alla vicenda di Rachèl, moglie di Yaakov (Giacobbe). Tra i due racconti notiamo le seguenti analogie:

  • In entrambi i casi leggiamo di un uomo sposato con due donne, di cui una è più amata dell’altra (Gen. 29:18; 1 Sam. 1:5).
  • Proprio la moglie prediletta, in entrambi i racconti, si rivela essere sterile.
  • Tra le due mogli c’è tensione: Rachel dichiara di aver affrontato aspre lotte contro Leah (Gen. 30:8), e Channah subisce angherie da parte di Peninah (1 Sam. 1:6).
  • La figura del marito mostra in ambedue le storie una certa passività dinanzi al dramma della moglie sterile (Gen. 30:2; 1 Sam. 1:18).
  • Alla fine, la donna sterile viene benedetta con un figlio. Si noti il parallelismo: “E Dio si ricordò di Rachel […] ed ella concepì e partorì un figlio” (Gen. 30:22-23); “E Dio si ricordò di lei […] e Channah concepì e partorì un figlio” (1 Sam. 19-20).
  • Entrambe le protagoniste scelgono per i loro figli nomi che esprimono la loro ferma convinzione nell’intervento di Dio in loro favore (Gen. 30:23-24; 1 Sam. 1:20).

Cosa vuole dirci il testo biblico con queste analogie?
Come spiega Rav Amnon Bazak, “sembra che l’accostamento abbia il solo scopo di evidenziare le differenze tra i due personaggi principali, Rachel e Channah, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui le due donne affrontarono la loro sterilità”.

Mentre Rachel mostra chiaramente gelosia nei confronti di sua sorella, Channah subisce l’umiliazione in silenzio. Inoltre, in modo alquanto significativo, Rachel non si rivolge subito a Dio, ma cerca di uscire dalla sua condizione attraverso vari metodi e stratagemmi (la richiesta insistente al marito, la “maternità surrogata” attraverso la sua serva Bilha, l’uso delle mandragole come rimedio all’infertilità). Channah, al contrario, “innalzò la preghiera ad HaShem” (1:10).

Infine, subito dopo essere stata benedetta, Rachel chiede di più: “Aggiunga per me HaShem un altro figlio” (Gen. 30:24); Channah, invece, cede a Dio il dono ricevuto, giurando che suo figlio sarà “offerto ad HaShem per tutti i giorni della sua vita” (1 Sam 1:11), cioè consacrato per il servizio nel Santuario.

“Attraverso la similarità letteraria con Rachel – spiega ancora Rav Bazak – , la Scrittura esalta la forza della personalità di Channah, sia nella sua grande fede in Dio che nelle sue relazioni con coloro che la circondano”.

Il cantico di Channah

E Channah pregò e disse: «Il mio cuore esulta in HaShem, la mia forza è innalzata in HaShem. La mia bocca si dilata contro i miei nemici, perché mi rallegro della tua salvezza» (1 Sam. 2:1). 

Dopo essere stata benedetta con il figlio tanto desiderato, Channah aspetta il suo svezzamento e poi adempie il proprio voto conducendo il bambino al Tabernacolo di Shiloh. A questo punto, il testo riporta la sua preghiera, che è in realtà un cantico di lode.

Questo cantico è incentrato sul tema della potenza del Creatore che cambia le sorti degli uomini esaltando gli umili: “HaShem fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa ma anche innalza. Egli solleva il misero dalla polvere e tira fuori il povero dal letame, per farli sedere con i principi e far loro ereditare un trono di gloria” (1:6-7).

La preghiera contiene però alcune affermazioni che non sembrano pertinenti alla vicenda di Channah, a cominciare dalla frase “La mia bocca si dilata contro i miei nemici”. Chi sono questi “nemici” menzionati nel testo? Rashi afferma che si tratta di Peninah, ma tale spiegazione non convince pienamente, poiché il verso parla di “nemici” al plurale, e inoltre una simile affermazione si addice ben poco al carattere gentile e pacifico di Channah.

Il cantico dichiara inoltre: “Gli avversari di HaShem saranno frantumati. Egli tuonerà dal cielo contro di essi. HaShem giudicherà i popoli fino alle estremità della terra, darà forza al suo re e innalzerà la potenza del suo unto” (2:10).

È evidente che queste parole non si riferiscono alla gioia di Channah per la nascita del figlio Shmuel, ma a un contesto ben più ampio di trionfo sui nemici e sulle avversità che colpiscono la nazione, preannunciando anche l’istituzione della monarchia. La storia personale di Channah si eleva dal piano puramente individuale per diventare la storia nazionale di Israele. Il riscatto di Channah diventa il riscatto del popolo ebraico, che dopo un periodo di degrado morale e di oppressione troverà la guida politica, militare e spirituale di cui ha bisogno.

La voce di chi?

La lampada di Dio non era ancora spenta e Shmuel era coricato nel Tabernacolo di HaShem, dove si trovava l’Arca di Dio. E HaShem chiamò Shmuel, ed egli rispose: «Eccomi!». E corse da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Egli rispose: «Io non ti ho chiamato, torna a coricarti» (1 Sam. 3:3-5).

Se inteso alla lettera, questo brano afferma un’assurdità: è noto che a nessuno era concesso accedere al luogo santissimo dove era posta l’Arca; soltanto il Sommo Sacerdote poteva entrarvi in occasione di Yom Kippur per svolgere i riti di espiazione. Com’è possibile allora che Shmuel dormisse proprio in quel luogo?

I commentatori, fra cui Rashi e Ralbag, spiegano che il testo vuole in realtà farci intendere che il ragazzo dormiva in un locale in prossimità del Tabernacolo, ma non di certo all’interno del Tabernacolo stesso. Ciò è ragionevole, ma la formulazione equivoca del verso richiede comunque una chiarificazione.

Notando tale stranezza, Rav Bazak scrive: “Sembra che la Scrittura desideri creare l’impressione che Shmuel si coricasse nel Tempio come se questo fosse la sua casa, intensificando così il legame di Shmuel con Dio”.

Sorprende poi che la prima rivelazione di Dio a Shmuel avvenga attraverso una scena un po’ bizzara e quasi comica: per ben tre volte il ragazzo scambia la voce divina che lo chiama per la voce dell’anziano sacerdote Eli, e corre subito da quest’ultimo. Solo la quarta volta Shmuel comprende che Colui che gli parla è Dio, e riceve così una profezia sul terribile destino che colpirà proprio Eli e la sua famiglia (3:11-14).

Da questa narrazione possiamo tuttavia trarre un’idea profonda: è facile per molti, come per il giovane Shmuel, confondere erroneamente Dio con il proprio leader spirituale, la sacralità con le gerarchie umane, il Creatore con le creature. Il testo biblico ci esorta però a non farlo: Eli è una guida indegna, incapace di svolgere il suo ruolo, e Shmuel è chiamato a riconoscere la verità imparando a guardare oltre il proprio maestro.

27 pensieri su “Le origini di un grande profeta – 1 Samuele 1-3

  1. Antonella

    Io vorrei chiedere tre cose :
    1) Samuel apparteneva alla tribù di Efriam o di Levi?
    2) Se Ali cohen era un incapace e una figura indegna, (infatti non fu in grado di allevare i suoi stessi figli, che ricordo erano Hafni e Pinchas, dato che approfittavano della loro posizione di sacerdoti e del loro ruolo, per rubare alla gente) come mai Channah decide di affidargli suo figlio per essere cresciuto nel Tabernacolo di Shiloh dove poi fu allevato e istruito?
    3) Dopo un lungo periodo in cui il popolo di Israele non aveva una leadership, alla fine Samuel diventò profeta, giudice e capo militare ascoltato da tutto il popolo. Può essere che è per questo che era contrario alla nomina di un re? E perchè morì a solo 52 anni?

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      1) Apparteneva alla tribù di Levi. Il padre è chiamato “Efraimita” perché viveva sui monti di Efraim, e forse anche per enfatizzare il legame con la storia di Rachel, dato che Efraim in Genesi è nipote di quest’ultima.
      2) Channah affida il figlio ad HaShem, non a Eli.
      3) Sull’avversione di Shmuel alla monarchia rifletteremo nelle prossime settimane, ci sono vari elementi da considerare.

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  2. Antonella

    Sguardo a Sion vorrei porti altre domande:
    1) E’ possibile che il profeta Samuel essendo levita fosse un lontano cugino di Moshè?
    2) E’ scritto in 1 Samuel 3 v. 19 che Samuel divenne grande che HaShem era con lui e gli rivelava la sua parola.Ora, dopo aver descritto l’ascesa di Samuel, la bibbia fa una lunga pausa e descrive le guerre israeliane con i Filistei, fino alla caduta dell’Arca dell’Alleanza di Dio. Ma perché non c’è una sola parola da parte Samuel in nessuno di questi eventi?. Forse per via della presenza dell’arca? Ritenuta quasi come un portafortuna e un idolo?
    3) Ho sempre notato l’indipendenza di David da Samuel, rispetto alla dipendenza di Shaul da quest’ultimo. Perché? Ma perchè si sottolinea maggiormente la prontezza e la naturalezza del regno di David?. Eppure Shaul, tutto sommato ebbe un ruolo molto importante nel Piano Divino, e aprì la strada al popolo per un futuro regno ideale…

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      1) In realtà era un discendente di Korach, che era un cugino di Moshè.
      2) Shmuel scompare temporaneamente dalla narrazione e ricompare proprio per rimediare a ciò che il popolo aveva fatto nel lungo racconto in cui è assente.
      3) Credo che ne parleremo abbondantemente in futuro.

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  3. anonimo

    Ma perché nel libro di Samuele non compare mai il nome di Mosé? Ne posso avere conferma?
    Perché se è cosi ci si dovrebbe porre molte domande.
    Se compare poi nel libro ( nn sono un meticoloso studioso) quasi certamente mi sembra che non compare nella storia di Davide

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  4. Antonella

    Sguardo a Sion sul post di facebook ( che non riporti qui) sul capitolo 4 di Samuele scrivi:
    Con un tocco di tragica ironia, il testo sottolinea che a condurre l’Arca sono Chofni e Pinchas, i figli di Eli: due criminali che avevano trasformato il sacerdozio in un racket, traendo vantaggio dalle offerte del popolo e abusando del loro potere (2:12-17). L’ipocrisia regna sovrana nel racconto e Israele non si rivela meritevole della protezione divina.
    Aggiungi: “Appena quello menzionò l’Arca di Dio – prosegue il testo –, Eli cadde dalla sedia all’indietro a fianco della porta, si ruppe il collo e morì” (4:18). Proprio lui, che onorava i suoi figli più di Dio (2:13) e perciò non interveniva per frenare la loro corruzione, ora, nella sua esagerata venerazione dei simboli e dell’esteriorità del culto, percepisce la perdita dell’Arca come la notizia più grave e scioccante, persino più della morte dei figli.

    Bisogna dire però, che il capitolo 8 di 1 Samuele riferisce: “Quando Samuele fu vecchio, (ma come? aveva solo 52 anni!) stabilì giudici d’Israele i suoi figli. Il primogenito si chiamava Gioele, il secondogenito Abia; erano giudici a Bersabea. I figli di lui però non camminavano sulle sue orme, perché deviavano dietro il guadagno, accettavano regali e stravolgevano il diritto e pronunciavano sentenze ingiuste.” (1Samuele 8,1-3). In sostanza si verificò, la stessa problematica simile a quella che s’era presentata con i figli di Eli; infatti, i figli di Samuele, stabiliti laggiù da Samuele stesso come giudici d’Israele, si comportavano da giudici iniqui non seguendo le sue orme. E’ per questo che il popolo mormorava e mandò una delegazione a casa di Samuele per chiedere un re che regnasse su di loro infatti si legge: “Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e vennero da Samuele a Rama. Gli dissero: Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non camminano sulle tue orme. Stabilisci quindi per noi un re che sia nostro giudice, come avviene per tutti i popoli.” (1Samuele 8,4).

    Domanda: come mai Samuel non intervenne per fermare la corruzione dei suoi stessi figli che avrebbero portato poi il popolo a chiedere giustamente (l’avrei fatto anche io) a questo punto poi un re?Come mai il profeta Samuel non è intervenuto nella sua stessa famiglia? Avendo visto quello che era successo ad Elì e ai suoi figli? Questa non è ipocrisia? Perchè dici che Israele non è meritevole della protezione divina, quando in primis sono gli stessi giudici con il loro comportamento a non fare nulla per evitare la rovina del popolo? Samuel è per questo che fu costretto a nominare un re? forse perchè si sentiva in colpa visto che aveva mancanto esattamente come Elì cohen?

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  5. Antonella

    Anche se c’è da dire che sia Elì che Samuel non furono mai avidi e corrotti di guadagni come i loro figli. Certo, il popolo usò le azioni dei figli del profeta Samuel come occasione per chiedere un re, invece di avere un Dio Onnipotente invisibile che combatteva le loro battaglie per loro E’ chiaro che volevano essere in grado di vantarsi di un re terreno “visibile” che poteva impugnare la spada e sottomettere i loro nemici e renderli un potere riconoscibile tra le nazioni con cui fare i conti. E una volta che Israele ebbe il loro re per giudicare le cose, i “servizi” dei giudici non furono più necessari . Malgrado ciò, però, Saul vide la necessità che Samuel rimanesse in servizio. Samuel fu l’ultimo giudice di Israele. In effetti, non si è mai ritirato. Invecchiato o no, Saul tenne vicino Samuele come giudice, e consigliere costante, affidabile e degno di fiducia, che poteva sempre rivelargli la volontà dell’unico vero Re d’Israele. La guida fornita da Samuel fu così preziosa che anche dopo la sua morte, Saul cercò il suo santo consiglio dalla tomba!

    Ps: Che fine hanno fatto poi i figli di Samuel?

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  6. Sguardo a Sion Autore articolo

    Sulla pagina Facebook stiamo analizzando un capitolo a settimana. Gradualmente gli articoli verranno postati tutti anche qui sul sito. Spero che nei prossimi “episodi” potrai trovare le risposte alle tue domande.

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    1. Marco

      Molte donne di oggi, che devono affidarsi all’inseminazione artificiale pur di avere un figlio, credo siano felici, comunque, di poter essere madri senza che sottilizzino sul sesso del nascituro.
      Anna, invece, la donna che partorì il profeta Samuele, essendo sterile e dileggiata dall’altra moglie di suo marito che era fertile, si rivolse a Dio perché esaudisse il suo desiderio di maternità.
      Poiché la sua amarezza era talmente grande, non avrebbe dovuto importarle che il bambino che le fosse concesso dal Cielo fosse maschio o femmina. Per lei doveva contare unicamente di essere madre. Invece col suo voto fece la richiesta specifica di un MASCHIO, che poi avrebbe consacrato come nazireo. Il nazireato, va precisato, era esteso anche alle donne.

      “Essa era afflitta e innalzò la preghiera al Signore, piangendo amaramente. Poi fece questo voto: «Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio MASCHIO, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo».” (1Samuele 1:10-11, CEI)

      Per un verso è comprensibile l’abituale preferenza delle donne israelite riguardo alla nascita di figli maschi. Mettendo alla luce questi ultimi, le puerpere erano poi soggette a un periodo di quarantena di appena (si fa per dire) quaranta giorni. Quando invece nasceva una femmina il tempo della quarantena era di ottanta giorni:

      “Il Signore aggiunse a Mosè: «Riferisci agli Israeliti: Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. MA, se partorisce una FEMMINA sarà immonda due settimane come al tempo delle sue regole; resterà sessantasei giorni a purificarsi del suo sangue.” (Levitico 12:1-5, CEI)

      Era un peso notevolmente più grande da sopportare, che certo non induceva le donne a desiderare di partorire e allevare delle figlie. La legge mosaica provocava fin dalla nascita un divario affettivo fra madri e figlie, ma accentuava nelle genitrici la preferenza per i maschi.

      Nelle storie bibliche è trattato con molta frequenza l’evento della NASCITA e di quanto esso dipenda dalla volontà del dio unico. Sono tante, in questi racconti, le donne sterili che partoriscono solo quando Dio vuole, o quelle che, all’opposto, restano gravide non appena si accoppiano con un uomo, come Tamar, la nuora di Giuda, o le figlie di Lot. Non accennano mai, però, ai due flagelli che fino a tempi a noi vicini hanno sempre colpito la maternità: la mortalità delle partorienti e quella dei bambini sotto i cinque anni. L’unico bambino che muore prematuramente è il figlio della colpa di Davide con Betsabea, e soltanto come castigo divino per il loro adulterio.
      La mancanza di figli è regolarmente attribuita alla sterilità delle mogli, MAI ai mariti. Sembra che agli scrittori biblici prema dimostrare che i loro personaggi di spicco nella storia del popolo eletto non fossero sterili o impotenti.
      Inoltre, essi tengono a precisare che le loro mogli non avrebbero mai dato alla luce figli bastardi, frutto, se non d’adulterio, di abuso sessuale. In tal senso sono indicativi gli episodi di Sara e di Rebecca fatte passare per sorelle dai rispettivi mariti Abramo e Isacco e date in sposa a monarchi pagani. Fu poi l’intervento divino a salvare la situazione.

      I FIGLI appaiono sempre come un dono del Cielo, sebbene i patriarchi antidiluviani divenissero padri generalmente non prima dei cent’anni. Noè addirittura ebbe i suoi tre figli dopo che ebbe compiuto i cinque secoli. I patriarchi e le matriarche da cui discesero gli ebrei non furono mai prolifici. Sara generò Isacco miracolosamente all’età di novant’anni; Rebecca, dopo vent’anni di matrimonio, diede alla luce solo due gemelli, Esaù e Giacobbe. La nascita dei dodici capostipiti d’Israele avvenne da ben due mogli e due concubine di Giacobbe.
      Quei dodici non furono nemmeno loro prolifici, ma in seguito, in Egitto, il clan di Giacobbe, composto da settanta persone, proliferò prodigiosamente fino a raggiungere in quattro secoli il numero di tre milioni d’individui.
      La nascita di bambini maschi primogeniti, esaltata dalle storie bibliche, avviene regolarmente fin dall’inizio della Storia umana. Adamo ed Eva generano prima di tutto Caino e Abele. Morto quest’ultimo, Eva mise al mondo Set.
      Da Caino nacque Enoc. Noè, si è detto, ebbe tre figli maschi dai quali discese la nuova umanità postdiluviana; da Abramo ancora due maschi, Ismaele e Isacco; dal secondo di questi nacquero i gemelli Esaù e Giacobbe e da quest’ultimo dodici maschi e una sola femmina. Mosè ebbe due figli maschi, e suo fratello Aronne ne generò quattro, solo maschi.
      Durante il periodo della cattività degli israeliti in Egitto, il faraone comandò l’uccisione di tutti i loro neonati maschi. Egli intendeva così contenere la prodigiosa proliferazione degli israeliti, ma a tal fine, invece, avrebbe dovuto eliminare (o sequestrare) le femmine. Nella narrazione biblica, la soppressione dei bambini maschi è tesa a procurare nei lettori un maggiore pathos.

      NOTA: Il presente commento volevo inserirlo alla pagina Arayot (Moralità sessuale), ma il sito non mi ha permesso di pubblicarlo (mi piacerebbe capire perché). Essendo, comunque, in tema con la nascita del profeta Samuele e col voto di sua madre, tento la pubblicazione su quest’altra pagina.

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      1. Antonella

        Marco scrive: I patriarchi e le matriarche da cui discesero gli ebrei non furono mai prolifici.

        Ti sbagli di grosso Marco! Almeno per quanto riguarda i Patriarchi furono prolifici eccome!!! Tant’è che ebbero un sacco di figli con le loro concubine che erano diventate come una sorta di “madri surrogate”…
        Per quanto riguarda invece Anna ed Elcana avranno ancora tre figli e due figlie , e continueranno a recarsi ogni anno a Shilò a visitare il piccolo nazireo che sarà giudice, profeta e sacerdote. In questo modo, Anna risolve la propria sterilità usando una “modalità” diversa da quella di altre madri, dato che ha accesso diretto al santuario e al Dio che apre e chiude gli uteri delle donne (come apre e chiude le cateratte dei cieli).

        Invece il lungo periodo di sterilità delle matriarche Sara, Rebecca e Rachele, tutte sradicate in un certo senso da una terra “impura”, è un modo per spiegare come sia indispensabile un tempo necessario perché si realizzi un reale distacco da quel mondo politeistico dove erano cresciute. E dato che nell’ottica biblica è sempre HaShem che concede la benedizione del “frutto del grembo” il senso della prolungata sterilità delle madri di figli “importanti” – è un modo anche e soprattutto, per enfatizzare l’eccezionalità dell’intervento divino . Questo perchè l’intento del redattore è anche quello di ridimensionare e depotenziare ogni tipo di “pratica magica idolatrica” e inglobarla in una concezione rigorosamente monoteistica.

        Per quanto riguarda i figli maschi, invece, sono importanti perchè continuano il nome, e in un certo senso anche la vita del padre (anche se non è così per tutti). Questo perchè la società biblica era “una struttura d’autorità di tipo patriarcale, destinata principalmente alla perpetuazione del clan. Infatti ai maschi spettava la responsabilità, l’autorità e la presenza nella sfera pubblica, la legge, la politica, la guerra, il potere. Mentre alle donne apparteneva la riproduzione, l’educazione, e la cura della specie umana nell’ambito domestico.Tutto qui…

  7. Sguardo a Sion Autore articolo

    Non so perché il commento non sia stato pubblicato nell’altro articolo, il sistema dovrebbe essere lo stesso su qualsiasi pagina del sito.
    In merito alla tua osservazione sulla frase di 1 Samuele 1, non mi convince la traduzione “figlio maschio”. Infatti in ebraico biblico “figlio maschio” si dice “ben zakhar”, mentre qui Channah dice “zera anashim”, che alla lettera significa “seme di uomini”, ed è la stessa espressione usata in Genesi 3 per alludere alla “discendenza della donna” (qui ovviamente c’è “donna” al posto di “uomini”). Probabilmente le parole di Channah significano semplicemente “Se vorrai concedermi una prole da un uomo (mio marito)”. Di sicuro non c’entra nulla in questo caso la purificazione richiesta per la nascita di una femmina, che non prevedeva alcuna “quarantena” intesa come periodo di isolamento dalla società. Nei giorni della purificazione alla donna era solo proibito accostarsi al Santuario.

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  8. anonimo

    Cara Antonella hai detto bene che il popolo volle un re visibile per dir cosi, come tutti gli altri popoli, invece di confidare nell’onnipotenza di un dio invisibile, la cui parola però invece regna sovrana in cielo e terra. Commisero un grande peccato come sta scritto, e Dio consolò Samuele dicendogli che non avevano ripudiato lui come giudice, ma hanno ripudiato me ( come loro Dio ed unico re come tu hai ben scritto). Ma nella sua misericordiosa dice che sarà lui a scegliere un re per il popolo secondo il suo cuore. Toccherà a Dio scegliere un re e non al popolo, ed il popolo dovrà essere tutt’uno con il suo re, ed il re tutt’uno con Dio, per ristabilire la perfetta unione ed unità. La storia biblica ci dice che i re sono stati la causa della caduta del primo tempio, ed i maestri della legge del secondo. Ma se a Mosè chiesero un intercessore fra loro e Dio , a Samuele chiesero un intercessore fra loro e gli altri popoli, perché senza intercessione sarebbero morti nel rapportarsi con Dio e con gli uomini. Tu dici che solo Dio è il re di Israele, e Gesù nazareno re dei Giudei è stato messo in croce perché riteneva di essere simile a Dio, una sola cosa con il padre suo, il suo figlio prediletto così come dovrebbe essere tutto il popolo di Israele, confidando nella potenza di un Dio invisibile le cui parole regnano sovrane in cielo ed in terra, dimenticando o non sapendo che la logica di Dio è il contrario della logica di questo mondo, e a cui piace rivoltare ogni cosa così come dice Anna nel suo canto di lode al Signore Dio degli eserciti. Perchè piangi per Saul disse il Signore a Samuele, ungi il corno e parti, e sarà Samuele ad ungere Davide, ubbidendo a Dio, nonostante sembra che sia sempre rimasto legato a Saul.
    Ma sarà Davide a sconfiggere Golia andando a combattere solo nel nome del Signore, e sarà Davide a sconfiggere Amilek, il grande nemico eterno di Israele piuttosto che scendere a compromessi con lui, come fece Saul ed il popolo.
    Nel raconto di Golia, sta scritto che Saul fece indossare la sua armatura da guerriero al ragazzo che aveva solo la legge di Dio nel suo cuore, ma Davide non riusciva nemmeno a camminare in quella armatura, così che se la tolse per andare a combattere solo nel nome del Signore con le sue armi da pastore. Capisci cosa vuol dire? Tutto è halachà nell’ebraismo, dal verbo Holech camminare, e Davide non riusciva nemmeno a camminare armato di spada e di corazza. Ma spoglio di tutto andò a combattere, incurante delle burla del gigante, perché il Signore avrebbe vinto per lui. Ma diventato Re, peccò il piccolo pastorello, e la storia un pò la sai anche se non tutta la puoi comprendere…
    Ma tu non morirai gli disse Natan ( che significa donare…. un dono di Dio….) ed il Signore completerà per me l’opera delle sue mani salmeggiava Davide. Dice il Signore al mio Signore, siede alla mia destra fino a quando avrò messo tutti i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi.
    Ed una domanda fece Gesù ai maestri della legge. Come mai Davide chiama suo Signore colui che è suo figlio ( perché figlio di Davide dovrà essere il Messia e re di Israele)
    Vero uomo e vero Dio
    Capisci adesso? O speri ancora nei Re e nei Rabbini per costruire il terzo tempio dopo che hanno distrutto i primi due?
    Il tempio serviva per custodire l’arca del Signore, e se vuoi capire molte cose, devi cercare di capire la storia e le vicende dell’arca del Signore raccontata nei libri di Samuele e delle cronache.
    Pensa che anche Davide ebbe timore di portarla a casa sua, ma poi invece…….
    Chissà se lo spiegherà Sguarda da Sion senza aver timore di Gesù…
    Rido pensando a te mentre leggerai, ma anche al Signore piace ridere come sta scritto, quando nn lo fanno piangere per amore come ci raccontano i profeti.

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      1. anonimo

        Ma era una nuvola che accompagnava gli ebrei nel deserto, ed un giorno vedrete il figlio dell’uomo venire nelle nubi del cielo, diceva Gesù.

  9. anonimo

    Ma io ho parlato di Samuele….
    Le interpretazioni sono lecite nell’ebraismo, perché si dice che amano la libera discussione.
    Tu mi scongiuri, ma anche il sommo sacerdote scongiurò Gesù in nome del Dio Vivente, di dirgli se era lui il Cristo, il figlio del Dio Vivente. Tu l’hai detto gli rispose Gesù, e lui l’accusò di Bestemmia dopo essersi stracciato le vesti di fronte a lui con le proprie stesse mani.
    Ora tralasciando qualsiasi interpretazione ( e spergiuri o accuse di bestemmie o quant’altro), cosa ci dice la storia umana? L’hai più indossato le sue vesti il sommo sacerdote? E perché mai allora Geremia dice che non sarebbe mai cessato il sacerdozio di fronte a Dio? Non è un profeta Geremia o non è il Messia Gesù? E che diciamo di Pilato? Non fu lui a lavarsi le mani e rinunciare al suo potere di fronte a Dio? Di fronte al Re dei Giudei e al figlio del Dio Vivente, si burlò di loro il Signore, perché non sapendolo, sia il sommo sacerdote che pilato, rinunciarono a ciò che invece pensavano di voler e poter difendere. Ma se non esistono re nei confronti di Dio ( tranne uno), può mai esistere un Sommo sacerdote di fronte a lui? Chi mai può essere sommo, se è solo un uomo?. Una religione per poter essere tale, ha bisogno di un tempio e di un sacerdozio, e l’ebraismo rabbinico non avendo nè l uno e nè l’altro, non è religione ma solo pensiero umano, in cui Dio è solo un concetto. Tanto è vero che ami parlare con Marco..
    Ma proprio l’ateismo ebraico che tanto ama studiare e parlare della Bibbia, conferma le parole di Gesù che chi non conosce lui non conosce il padre, e chi non conosce il padre nn conosce il figlio. Tutte le scritture parlano di me, e solo attraverso Gesù si possono conoscere le scritture, e se io le interpreto grazie a Gesù, dove è lo scandalo? In quali contraddizioni incorro? quale torto faccio alle scritture? ( alle scritture però, nn all’interpretazione rabbinica perché è questa interpretazione che fa torto alle scritture) Beato chi non trova scandalo in me diceva Gesù..
    ;Ma voi preferite Saul più che Davide, e difatti la storia ci dice che Davide fu costretto a rifugiarsi in terra straniera ( come Mosè e Giuseppe), ripudiato dal suo popolo e deriso dai suoi nemici. Ma era lui che piangeva per Saul…… cosi come poi piangeva per Assalonne.
    E non fare come Saul e come Assalonne, altrimenti fai piangere Davide.

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  10. anonimo

    se ti ho scritto che logica vuole che nella storia di Davide non compare mai il nome di Mosè, è solo perché la legge di Dio lui ce l’aveva scritta nel suo cuore piuttosto che su tavole di pietre, cosi come dovrà essere un giorno per tutto il popolo di Israele, come predicavano i profeti.
    Ma tu che sei uno studioso della legge e nn ti piacciono le mie prediche, se non ami Saul stai attento a non essere come Assalonne. In nome della legge conquistò tutto il popolo andando molto vicino all’usurpazione del trono, ma rimase sospeso fra cielo e terra ci dice il racconto, come ancora sospesi sono molti rabbini
    La mia è logica biblica, ma tu chiamandole prediche preferisci discorrere di logica umana con Marco, ma nella storia di Assalonne solo per rispetto di Mosè non compare il suo nome, perché pur appellandosi alla sua legge lo profanava.
    Figlio mio figlio mio, fossi morto io al posto tuo, e se non poteva morire Davide, morirà il suo Signore al posto del popolo.
    Stammi bene e chissà se mi capirà Antonella o attenderà invece con ansia le tue spiegazioni.

    Rispondi
  11. Marco

    Caro redattore, scrivi:
    “In merito alla tua osservazione sulla frase di 1 Samuele 1, non mi convince la traduzione “figlio maschio”. Infatti in ebraico biblico “figlio maschio” si dice “ben zakhar”, mentre qui Channah dice “zera anashim”, che alla lettera significa “seme di uomini”, ed è la stessa espressione usata in Genesi 3 per alludere alla “discendenza della donna” (qui ovviamente c’è “donna” al posto di “uomini”). Probabilmente le parole di Channah significano semplicemente “Se vorrai concedermi una prole da un uomo (mio marito)”.

    Tutte le Bibbie che ho consultato (CEI, Nuova Riveduta, Riveduta, Nuova Diodati, Diodati, TNM, Ed. Paoline, la Settanta) traducono allo stesso modo la preferenza di Anna per un figlio maschio. Cito come altro esempio la TNM: “Se […] darai alla tua schiava una progenie, un maschio, …”
    Io non conosco l’ebraico, ma credo che i traduttori, almeno quando sono in accordo fra loro, si affidino al senso della frase.
    La traduzione che tu proponi mi sembra non abbia molto senso: “Se vorrai concedermi una prole da un uomo (mio marito)”. Una donna maritata che chieda la grazia di una prole, da chi potrebbe averla se non da un uomo?

    Scrivi:
    “Di sicuro non c’entra nulla in questo caso la purificazione richiesta per la nascita di una femmina, che non prevedeva alcuna “quarantena” intesa come periodo di isolamento dalla società. Nei giorni della purificazione alla donna era solo proibito accostarsi al Santuario.”

    L’isolamento della puerpera dalla società era comandato dalla Torah, proprio come al tempo del suo ciclo mestruale (Levitico 12:1-5). E durante le mestruazioni la donna era in uno stato di autentica quarantena identica a quella di chi era affetto da gonorrea (Levitico 15). La puerpera era quindi isolata dal mondo per sette giorni alla nascita di un maschio, ma quattordici quando nasceva una femmina. In aggiunta c’era l’allontanamento dal santuario, rispettivamente per 33 e 66 giorni.
    Nulla di strano, quindi, che una madre israelita preferisse aver partorito un figlio maschio. Era dovuto al doppio peso che le era imposto a causa della neonata.

    Rispondi
    1. Marco

      Antonella ha scritto:
      “Ti sbagli di grosso Marco! Almeno per quanto riguarda i Patriarchi furono prolifici eccome!!! Tant’è che ebbero un sacco di figli con le loro concubine che erano diventate come una sorta di “madri surrogate”…

      Abramo ebbe soltanto 1 figlio maschio da una concubina, poi 1 figlio maschio da Sara.

      Isacco: 2 gemelli maschi

      Esaù: 5 maschi, generati però da ben tre mogli.

      Giacobbe 12 maschi e 1 femmina, in tutto 13 figli, ma li ebbe da 4 donne!

      Una donna in salute è in grado di sostenere anche più di 13 gravidanze. Le cronache odierne e passate rivelano casi di mamme straordinariamente fertili che hanno messo al mondo molte decine di figli, e senza l’aiuto dello spirito divino. Una contadina russa, Valentina Vassilyeva, tra il 1725 e il 1765, partorì 69 figli, dei quali 67 raggiunsero l’età adulta. Ai nostri tempi la donna più prolifica è stata una cilena, Leontina Albina, che ha partorito 55 figli.

      In quanto agli uomini, è noto che Gengis Khan ebbe, dalle sue molte mogli, centinaia di figli. Sembra che oggi 16 milioni di asiatici discendano da lui.

      L’origine del popolo eletto comincia con l’incomprensibile rassegnazione di Abramo alla mancanza di eredi del suo stesso sangue. Udì la voce di Dio quando aveva 75 anni. Fino a quel momento, per via della sterilità di Sara, la sua UNICA consorte, non aveva ancora avuto figli. Essendo ricco sfondato, si sarebbe potuto permettere, non dico un harem, ma almeno qualche altra moglie che gli garantisse una discendenza e, comunque, un erede. Invece, i suoi immensi beni sarebbero stati ereditati… da uno dei suoi schiavi! L’istituto della poligamia, dopotutto, preservato e regolamentato in seguito anche dalla Torah, serviva appunto a ovviare all’assenza di eredi a causa della sterilità muliebre.
      Si direbbe, pertanto, che Abramo non fosse per nulla interessato a perpetuare la propria stirpe. Ma, in tal caso, appare assurda la promessa che Dio gli fece per compensarlo della sua fedeltà: gli avrebbe dato una discendenza numerosa come le stelle del cielo!
      Quando ebbe 86 anni, fu proprio Sara, esasperata per l’assenza di prole, a dargli una concubina!
      La sua ricchezza e la legittimità del concubinato non smossero mai la sua strana apatia a non volersi riprodurre. Ciò si potrebbe spiegare come una licenza narrativa del redattore:
      il primo ebreo doveva essere partorito, con certezza, per mezzo di un prodigio divino da una donna sterile e anziana; ma avrebbe stonato nella narrazione la circostanza (seppure logica) che il suo anziano marito fosse intanto ammogliato con altre donne e avesse già dei figli.
      Divenuto vedovo e risposatosi con una certa Chetura, Abramo ebbe altri sei figli che, manco a dirlo, erano tutti maschi sebbene non da loro dovesse sorgere il popolo eletto.

      Anche il suo erede Isacco si accontentò, per vent’anni, di avere accanto una moglie che non gli dava figli, e neanche lui pensò al concubinato come rimedio. Eppure anche Isacco aveva desiderio di una discendenza numerosa come la sabbia del mare (Genesi 26:1-6). Nacquero infine i due gemelli, Esaù e Giacobbe, e ciò gli bastò.
      Esaù fu subito poligamo, ma le sue tre mogli gli diedero solo cinque figli, ovviamente tutti maschi. Giacobbe, invece, diventò poligamo senza che lo volesse; e, come già era accaduto a suo nonno, furono proprio le sue due mogli a procurargli delle concubine.
      I dodici figli maschi di Giacobbe ebbero a loro volta un totale di 56 figli maschi e una sola femmina di nome Serac figlia di Asher (Genesi 46:8-27), con una media di poco più di 4 figli a testa. A innalzare la media fu Beniamino con i suoi 10 figli, mentre Dan ne ebbe appena 1.

      Questi personaggi, eponimi delle tribù d’Israele, appartenevano a un clan molto ricco. Potevano quindi permettersi di mantenere diverse mogli e concubine quantomeno per incrementare quella prole che Dio non sempre elargiva a piene mani. Invece furono quasi tutti monogami, SI ACCONTENTAVANO di avere pochi figli sebbene fosse comune il desiderio tipicamente mediorientale di una discendenza numerosa. Giuda, per esempio, divenuto vedovo e avendo perso i primi due dei tre figli che aveva, non pensò a risposarsi, tuttavia placava la sua libido con le prostitute. Fu così che diventò nuovamente padre per l’intraprendenza di sua nuora Tamar che, per adescarlo, si travestì da meretrice.
      Colpisce, soprattutto, l’assenza pressoché totale di prole femminile nella genealogia dei capostipiti, che si spiegherebbe come voluta da Dio. Oppure, per un altro verso, si può sospettare una forzatura del redattore biblico che ha evitato di affollare detta genealogia con l’inutile presenza di nomi di donna.

      La moltiplicazione iperbolica del clan di Giacobbe avvenne solo in seguito durante la sua residenza in Egitto. I primi 70 israeliti, nonostante gli spietati tentativi di contenimento demografico attuato dai faraoni, raggiunsero il numero di circa 3 milioni in appena quattrocento anni.

      I discendenti dei patriarchi, qualche secolo dopo, non furono per nulla contenuti nelle loro unioni matrimoniali. Davide ebbe almeno 7 mogli e un numero notevole di concubine scelte da lui stesso e non dalle sue consorti. Salomone addirittura 700 mogli e 300 concubine.

      Rispondi
      1. Antonella

        Marco se leggi bene la storia di Abramo, ebbe, oltre al primogenito Ismaele da Agar, e Isacco da Sarah, anche Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach dalla seconda moglie Keturà (Gen 21,1-2). In totale, dunque, ben otto figli, dei quali uno solo, però, secondo Genesi 18,10, è il figlio della promessa!
        Ma la cosa più importante che devi capire, è che il redattore evidenzia, è che Abramo, è padre soprattutto di tutto il popolo ebreo secondo la carne. E’ infatti solo il popolo ebraico, che oggi può legittimamente rivendicare questa speciale discendenza. Anche se non si deve dimenticare che esiste un’altra dimensione della paternità di Abramo, che va oltre alla sua generatività fisica, infatti Abramo ha una doppia paternità: è padre per la fede – dei circoncisi e dei non circoncisi – dunque ha avuto una discendenza numerosa come le stelle…come promesso da HaShem.

        Ma torniamo a 1Samuele….

    2. Sguardo a Sion Autore articolo

      In Levitico non si legge di alcuna quarantena a cui era sottoposto la donna in stato di Niddah (mestruazioni). L’isolamento lo aveva semmai il “lebbroso”, ma nel contesto del Levitico è bene ricordare che lì parliamo dell’isolamento dal machaneh, cioè l’accampamento reso santo dalla presenza del Tabernacolo. Già con l’ingresso nella terra promessa le regole cambiarono.
      La preferenza per il figlio maschio precede il Sinai ed è dovuta semmai alle norme della società patriarcale. Il figlio maschio perpetuava la famiglia e il nome del padre, mentre la figlia femmina andava a far parte di un altro nucleo familiare.

      Rispondi
  12. anonimo

    Abramo è padre per la fede – dei circoncisi e dei non circoncisi –
    Antonella ha letto San Paolo………. a quanto sembra, oppure è sulla buona strada non sapendolo
    Quindi è la fede che salva, diceva San Paolo. non la legge, perché in base alla legge il Signore ha detto certamente che saremmo moriti, Ma proprio perché in Dio non può mai esserci morte, Abramo avendo fede in Dio fu disposto a donarglielo per vincere anche la morte.
    D’altronde era un dono di Dio,e ciò che Dio ci dona non è un nostro possesso ma a lui dobbiamo essere disposti a ridonarglielo perché poi ce lo ridà di nuovo abbondando sempre, perchè essendo amore mai nulla trattiene per se. Prima apparteneva a Dio Isacco, solo dopo sarà figlio di Abramo, il figlio della promessa. Vuole che abbiamo fede fino al limite il Signore, anche oltre la morte, ma non volendo mai la morte degli uomini, sarà lui ad offrire il figlio suo per dar vita a tutti gli uomini, mantenendo le promesse fatte ad Abramo.
    I psicologi non possono capire cara Antonella, perché amano soltanto i 70 euro all ora, come gli avvocato, ancora più esosi. Ma uno solo sarà l avvocato degli uomini dinanzi a Dio. Difatti non esistono avvocati nella torah data da Mosè………… e nemmeno psicologici ma solo la fede

    Rispondi

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