Perché la Bibbia proibisce l’omosessualità?

In tutta la Bibbia ebraica, la condanna dell’omosessualità, oggi tra i temi più controversi nel rapporto tra mondo laico e mondo religioso, è espressa esclusivamente nel Libro del Levitico. Essa compare per la prima volta all’interno della lista delle pratiche immorali dei Cananei (adulterio, incesto, sacrifici umani, zoofilia) che gli Israeliti sono chiamati a non imitare. Proprio in questo contesto, leggiamo:

E con un maschio non giacerai nel modo in cui si giace con una donna: è un abominio (Levitico 18:22).

Poco più avanti, in Levitico 20:13, la proibizione è espressa per la seconda e ultima volta. In questo verso, il testo dichiara che la pena prevista per chi “giace con un maschio” è la morte.

Qual è l’oggetto di questa condanna? In entrambi i casi, il Levitico vieta (alla lettera) soltanto il rapporto sessuale tra due uomini, e solo dal punto di vista strettamente carnale, senza parlarci di “orientamento sessuale” o di relazioni sentimentali. Nella Bibbia, il verbo “giacere” (shakhav), oltre a indicare il semplice atto di distendersi o riposare, è infatti un eufemismo che allude al rapporto sessuale, soprattutto nel caso di relazioni illecite o forzate (Genesi 30:15; Deut. 22:28).

Che cos’è un “abominio”?

Il rapporto omosessuale fra maschi è definito nel Levitico un “abominio”, in ebraico to’evàh. Ma qual è il significato esatto di questo termine?

La Torah ci informa che “gli Egizi hanno in abominio (to’evah) tutti i pastori” (Genesi 46:34), e per questo non permettono loro di risiedere nel paese. Agli occhi di Dio, gli idoli delle divinità pagane sono un abominio (Deut. 7:25), come i sacrifici umani dei Cananei (7:31). Abominevoli sono inoltre le bilance false degli impostori (Proverbi 20:23) e le offerte presentate al Tempio dai malvagi (21:27).

Nonostante il termine to’evah appaia piuttosto generico, è chiaro che esso identifichi qualcosa di offensivo o di detestabile, un affronto o un oltraggio. Per quale motivo, dunque, il rapporto omosessuale è to’evah? Cosa lo rende tanto odioso o ripugnante dal punto di vista della Torah?

Ad alcuni la risposta sembrerà semplice: perché l’omosessualità è “contro natura” ed è una perversione dell’ordine stabilito dal Creatore. Questa, però, non è la risposta della Torah, che non riporta una simile argomentazione. L’idea di un atto innaturale si può probabilmente applicare invece alla zoofilia (o meglio “zooerastia”), che il Levitico condanna subito dopo (18:23), questa volta sia per gli uomini che per le donne, definendola con il termine tevel, letteralmente “confusione” o “mescolanza”, nel senso di “perversione”.

Se vogliamo capire il senso originario del divieto, ci tocca essere quindi molto cauti e rigorosi nel nostro approccio al testo.

L’omosessualità nel Vicino Oriente antico

Com’era considerata l’omosessualità all’epoca in cui la Torah fu scritta? Un indizio emblematico ci viene fornito da un testo babilonese noto come Shumma alu, che riporta: “Se un uomo si accoppia da dietro con un suo pari, egli diviene il capo fra i suoi fratelli e compagni”.

Nel Vicino Oriente antico, il rapporto omosessuale maschile era inteso come una forma di sottomissione: se un uomo penetrava sessualmente qualcuno che apparteneva alla sua stessa classe sociale, quest’ultimo subiva un grave oltraggio, dal momento che si faceva “dominare” da un suo pari.

Il motivo è alquanto intuibile: l’uomo che subiva la penetrazione era trattato “come una donna“, e il suo prestigio sociale appariva in questo modo compromesso. Del resto, in molte culture, nel linguaggio volgare si usa tuttora il sesso anale come metafora di sopraffazione o umiliazione.

Tracce di questa concezione si trovano anche nella Bibbia: sia nel racconto della distruzione di Sodoma (Genesi 19) che in quello della concubina del Levita (Giudici 19), gli uomini di una città corrotta cercano brutalmente di imporre la propria autorità sui forestieri (maschi) attraverso lo stupro.

Nelle culture del Vicino Oriente antico, il rapporto sessuale fra maschi non era considerato di per sé immorale o sacrilego: l’unico problema risiedeva nel degrado sociale che l’atto comportava per chi lo subiva. Infatti, secondo le Leggi medioassire (18-20), per punire colui che aveva stuprato un suo pari, gli uomini della comunità dovevano a loro volta penetrare lo stupratore, in modo da “controbilanciare” l’offesa.

L’innovazione della Torah

Rispetto ai codici di leggi precedenti e contemporanei, la Bibbia introduce una novità significativa: il rapporto omosessuale non è più condannato solo in quanto atto di umiliazione ai danni di un uomo di una certa classe sociale, ma è proibito indistintamente a tutti gli uomini e nei confronti di chiunque. Come si spiega questa differenza?

L’innovazione della Torah, a dire il vero, non sorprende, poiché in nessun caso la Legge biblica pone differenze di classe sociale all’interno del popolo d’Israele. Mentre a Babilonia e in Assiria gli aristocratici, i sacerdoti e i poveri avevano diritti differenti, la Torah inaugura un sistema egualitario in cui persino il re, se il popolo intende eleggerne uno, deve impegnarsi affinché “il suo cuore non si elevi al di sopra dei suoi fratelli” (Deut. 17:20). Tutto ciò è riassunto dalle parole del profeta Malachia (2:10): Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre? Forse non ci ha creati lo stesso Dio?”.

A questo proposito, la Dr. Shawna Dolansky, in un suo articolo sulla concezione dell’omosessualità nella Bibbia, spiega:

“Poiché a tutti gli uomini della comunità era riconosciuto lo stesso status di fronte a Dio, il divieto fu esteso per includere la penetrazione di qualsiasi uomo da parte di un altro maschio. Lo scopo della legge, tuttavia, non riguardava le pratiche sessuali, ma il rispetto della dignità e della parità dei diritti dei propri concittadini”.

Dunque la Torah, in base ai suoi valori universali, non può ammettere che qualcuno sottometta i propri simili attraverso atti carnali allo scopo di diventare, come dice il testo babilonese, “il capo dei suoi compagni”; né può condonare chi si presta passivamente a tale pratica: anche quest’ultimo prende parte alla degradazione della dignità umana, dato che ad essere compromesso non è solo il suo onore personale, ma quello dell’intera specie creata a “immagine di Dio”. È in questo senso che dovremmo allora interpretare la proibizione biblica.

A questo punto, potremmo chiederci: che cosa può insegnarci tutto ciò sul complicato rapporto tra religioni monoteistiche e omosessualità? È forse corretto basarsi su ciò che la Bibbia stabilisce in merito a quella che era una pratica di sopraffazione, applicando i versi del Levitico a un contesto differente? Non spetta di certo a noi rispondere.

Dalle nostre riflessioni, alcuni forse potranno trarre prove a sostegno di una legittimazione della comunità LGBT dal punto di vista religioso, dato che la Torah non pare scagliarsi contro una semplice attrazione erotica o sentimentale. Altri, al contrario, vedranno rafforzate le loro idee contro l’omosessualità, interpretando in senso più tradizionale le nostre conclusioni. In ogni caso, riteniamo che qualsiasi discussione su questo tema, come su molti altri, non possa prescindere dalla comprensione del testo biblico nel suo contesto originario.

45 pensieri su “Perché la Bibbia proibisce l’omosessualità?

  1. Antonella

    Mah… 😮 Allora secondo l’interpretazione che suggerite tu e la Dolansky oltre che l’ebraismo riformato e liberale, la Torah, proibisce l’omosessualità solo come scopo “coercitivo e di sottomissione” e perché erano un rituali e pratiche attribuite a egiziani, cananei, o varie popolazioni di culti pagani che praticavano fin anche prostituzione sacra? Suvviaaaa… Non giochiamo sul significato delle parole per giustificare e tollerare costumi triviali e indecenti oltre che innaturali!!!! Questo vuol dire avvalorare l’omosessualità come pratica normale e naturale voluta e creata da HaShem! Queste giustificazioni sono smentite palesemente in Bereshit e ovviamente in Levitico.
    A mio avviso l’omosessualità è invece legata a una forma grave di di sadismo e masochismo che rientra nelle sindromi psicopatiche che è una condizione psichica e patologica dei soggetti che la praticano oggi, come ai tempi biblici. Anche Maimonide condanna l’omosessualità, anzi ne fa una proprio una mitzvah… ma per favoreee Sguardo a Sion… 🤔😏

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Ti invito cortesemente a non alterarti, qui nessuno vuole decidere se l’omosessualità sia giustificata oppure no. Questo è compito delle religioni e di chi fa le leggi. Quella che è stata presentata in questo articolo è un’analisi seria e obiettiva delle fonti, sia bibliche che extra-bibliche, e le conclusioni possono essere interpretate in diversi modi.
      Maimonide è un’autorità in campo halakhico, qui non ho parlato di Halakhah, ma del significato originario del testo biblico (p’shat). Sono due cose differenti.

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      1. Antonella

        Sbagliato! Non è solo questione di religione e leggi Sguardo a Sion, ma bensì di uno stile di vita, condotta, e insegnamenti che devono essere conformi e in linea con la Torah. Alla faccia dell’analisi seria… 🤪🙈

  2. Antonella

    Altro che comprensione del testo originario nel suo contesto… 🤦‍♀️ Cavolate! Qui si tratta di distorcere, e alterare proprio la fonte primaria che ci trasmette l’origine del testo biblico nei suoi contenuti con tutti i suoi principi, le sue leggi e verità.

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  3. Antonella

    Se molte persone, rabbini compresi, vogliono praticare perché e trendy e moderno, e vogliono stare al passo con i tempi l’omosessualità, o come dici “l’attrazione erotica o sentimentale” in tutte le sue forme, liberissimi di farlo… ma giustificarlo addirittura con la Torah giocando sul significato delle parole, è non solo immorale e indecente ma veramente scandaloso e inaccettabile!!!

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    1. Marco

      Caro redattore, scrivi, in sintonia con la Dolansky:

      “Dunque la Torah, in base ai suoi valori universali, non può ammettere che qualcuno sottometta i propri simili attraverso atti carnali allo scopo di diventare, come dice il testo babilonese, “il capo dei suoi compagni”; né può condonare chi si presta passivamente a tale pratica: anche quest’ultimo prende parte alla degradazione della dignità umana, dato che ad essere compromesso non è solo il suo onore personale, ma quello dell’intera specie creata a “immagine di Dio”. È in questo senso che dovremmo allora interpretare la proibizione biblica.”

      Insomma affermi che, storicamente, la sottomissione di gruppi umani composti di soli maschi a un capo avveniva abitualmente con la penetrazione anale attuata dal maschio dominante su tutti i suoi subordinati. Come a dire che pirati, briganti, predoni, nomadi, cannibali e selvaggi, essendo sottomessi a un capo erano tutti … marchiati “posteriormente” da chi li comandava.
      Gengis Kan seppe imporsi come capo nella sua tribù e, in seguito, su tutte le altre tribù mongole, ma la storia ci tramanda che la sua eccezionale vitalità sessuale lui non l’abbia usata per sottomettere… analmente il suo esercito di guerrieri. Pare, invece, che l’abbia riversata su centinaia o addirittura migliaia di donne, tanto che oggi milioni di orientali vantano di avere il suo stesso DNA.

      La Torah, secondo ciò che dici, sarebbe innovativa poiché sancirebbe l’uguaglianza fra gli uomini vietando la sottomissione, ancorché VOLONTARIA, degli uomini ad altri uomini. E sì, perché il Levitico decreta la pena di morte sia al penetratore sia al penetrato, ovvero, stando alla tua interpretazione, a chi sottomette e anche a chi si lascia sottomettere. Eppure la Torah consente che un ebreo si vendesse volontariamente schiavo ad altri ebrei, sebbene esistesse in Israele la pratica del lavoro salariato. Dov’è qui l’uguaglianza?

      A me sembra che l’esegesi della Dr. Shawna Dolansky miri a prendere due piccioni con una fava.

      In primo luogo, costei tenta di eludere il fondato sospetto d’ignoranza che pesa sui legislatori biblici, i quali non sapevano che esiste pure l’omosessualità femminile giacché si sono limitati a condannare unicamente quella maschile. L’ignoranza, fra gli uomini, dell’esistenza del saffismo era comunissima nei tempi passati poiché c’era il pregiudizio che in assenza del pene il sesso fosse impossibile. Non a caso il Levitico, saltando a piè pari la condanna del saffismo, tuttavia estende quella della zooerastia sia agli uomini sia alle donne. Queste, si credeva, possono far sesso con un caprone, data la presenza di un pene, ma certo non con un’altra donna che ne è priva.
      Ovvio, di conseguenza, che le leggi morali originate dall’ignoranza non hanno nessun valore universale.

      In secondo luogo, la dottoressa vorrebbe allineare l’arcaica mentalità degli autori della Torah a valori oggi riconosciuti come universali, e cioè: che l’omosessualità è solo una variante dell’orientamento sessuale, non una malattia o una depravazione, e che pertanto non va sanzionata. La condanna, anzi, oggi è comminata, sia moralmente sia giudizialmente, a chi osteggia, ingiuria, offende la dignità umana di persone che non fanno nulla di male vivendo a modo proprio, purché consensualmente, la propria sessualità.
      Infatti, l’omofobia, termine inesistente in passato, è un reato, tutt’altro che una moda.

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      1. Sguardo a Sion Autore articolo

        Mai detto che la penetrazione anale fosse usata “abitualmente” come segno di sottomissione in tutti i gruppi umani. Non sappiamo quanto questo uso fosse comune, ma ne troviamo traccia in diverse fonti assire, babilonesi ed egiziane. Tale brutale sopraffazione carnale non è di certo paragonabile al vendersi volontariamente come ‘eved (servo, schiavo) per necessità economica. Tanto più che il Levitico stesso comanda agli Israeliti di evitare anche questa evenienza riscattando il proprio fratello.
        Il fatto che l’omosessualità femminile sia tralasciata non è sintomo di “ignoranza”. Siamo in un universo culturale diverso, in cui anche la definizione di “rapporto sessuale” è differente. La definizione halachica di rapporto sessuale non può prescindere dalla penetrazione, per cui dal punto di vista halachico (NON dal punto di vista antropologico o scientifico contemporaneo) non esiste rapporto sessuale in mancanza di un membro maschile. I rabbini del Talmud infatti, lungi dall’essere disinformati in materia, parlano esplicitamente anche di omosessualità femminile e penetrazione con oggetti, distinguendo tutto ciò dal rapporto sessuale.
        In questo articolo non si vuole allineare il testo biblico alla mentalità moderna: tutto il contrario. Proprio perché testo biblico e mentalità moderna non coincidono, non possiamo interpretare l’uno alla luce dell’altra, ma dobbiamo capire quale concezione dell’omosessualità esistesse all’epoca, e in che cosa consistesse l’oltraggio (traduzione migliore di “abominio”) di cui parla il Levitico.

  4. Antonella

    Sguardo a Sion scrive: In questo articolo non si vuole allineare il testo biblico alla mentalità moderna: tutto il contrario. Proprio perché testo biblico e mentalità moderna non coincidono, non possiamo interpretare l’uno alla luce dell’altra, ma dobbiamo capire quale concezione dell’omosessualità esistesse all’epoca, e in che cosa consistesse l’oltraggio (traduzione migliore di “abominio”) di cui parla il Levitico..

    Sì come no, giochiamo sempre sul falso senso delle parole, (quasi come il giochino delle tre carte) interpretando e piegando il testo biblico a proprio uso e consumo, per confermare idee del tutto personali. Mentre il testo, smentisce categoricamente queste strampalate idee, in maniera sono così evidente, indiscutibile e inconfutabile, che solo facendo dei veri e propri salti triplocarpiati possono convalidare. Ma per carità…

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  5. Antonella

    Ah Sguardo a Sion dimenticavo, la parola “abominio” in ebraico toebah, non è “oltraggio” parola da te volutamente attenuata, con lo scopo di mitigare altre parole più spiacevoli o per apparire “politicamente corretto” ad alcuni tuoi lettori. Essa deve invece essere tradotta come “impurità“, “contaminazione” o “sporcizia“. Il Levitico si sà, proibisce chiaramente, ammonisce e non tollera l’omosessualità sia sotto il profilo etico e religioso, pena la morte, appunto perché profondamente sbagliato, repulsivo sia sotto il profilo culturale che ideologico, e dunque, inaccettabile e aberrante per tutti i figli di Israele. Le tue conclusioni come già detto insieme alla Dolansky, devono essere considerate come soggettive interpretazioni antibibliche e gravemente contrarie della legge divina .

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      “Oltraggio” è un significato accurato della parola toevah, mentre non lo è affatto “impurità”, che in ebraico si dice invece “tumah”. Se non apprezzi le mie conclusioni (o meglio riflessioni, perché qui di conclusioni non ce ne sono) puoi passare oltre e non accanirti, oppure puoi rispondere con argomentazioni serie e accademiche, che sono diverse dalle offese. Buon proseguimento.

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  6. Antonella

    Mi spiace che tu ti senta offeso caro Luigi, se mi sono permessa di obiettare e disapprovare con “forza” le cose sbagliate che hai scritto in questo articolo, che però insegni ad altre persone come verità assolute. Lo sai benissimo che ti stimo e apprezzo, e sono d’accordo nella maggior parte dei casi con le tue “riflessioni”, ma ritengo altrettanto doveroso e giusto, pensare con la propria testa, e quando una cosa è profondamente sbagliata o vi è un’inesattezza di valutazione o di giudizio (tutti possono cadere in errore, e prendere un abbaglio) perché risentirsi con tanto permalosità e suscettibilità, tacciando e accusandomi ora di non rispondere con argomentazioni serie e accademiche? Scusami tanto carissimo, ma potrei dire la stessa cosa di te. Del resto tu sei uno studioso come tanti altri, bravo e corretto sì, ma nemmeno di madrelingua. Perché vedi, tra rabbini seri e accreditatii oltre che ben preparati, è ampiamente sostenuto che le cose condannate in Levitico sono “considerate sbagliate” non semplicemente perché gli abitanti della Cananea che erano pagani le praticavano, ma perché HaShem le definì sbagliate in quanto tali”. Questa è anche l’interpretazione assunta nell’esegesi dei vari rabbini nella Mishnah e nel Talmud, che hanno anche esteso un tale peccato per includervi le relazioni omosessuali femminili, anche se non esiste alcun riferimento esplicito a questo proposito in nessuna parte del Tanakh come giustamente hai fatto osservare a Marco. Ok? Buon proseguimento anche a te!

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Non propongo verità assolute. Chiunque può contraddirmi e confutarmi se lo fa con argomentazioni pacate e obiettive. Tu hai affermato che ho scritto “cavolate”, che faccio il gioco delle tre carte e simili. Queste non sono argomenti scritturali e accademiche. La Mishnah e il Talmud sono un mondo differente, qui ho parlato solo di p’shat.

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  7. Antonella

    Guarda a conferma di quanto ho detto, per scrupolo e per avere ulteriori e più precise informazioni in merito, ho contattato un mio amico ebreo che vive e lavora in Israele il quale mi ha mandato su whatsapp proprio adesso, questo stringato messaggio che ti trascrivo testualmente.
    Antonella, Tumah è una condizione di impurità. Quando il cibo è impuro e non si può mangiare. Quando una donna ha il ciclo non può avere rapporti, prima si deve purificare. Ecc ecc… Toevah significa invece qualcosa di abominevole, di gravissimo. A questo punto ognuno tragga le proprie conclusioni. 🧐😜😉

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Ma hai letto il mio articolo? Per favore indicami dove ho scritto che toevah indicherebbe qualcosa di positivo. A me pare invece di aver scritto che indica “qualcosa di offensivo”, “ripugnante”, “detestabile” ecc.

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      1. Antonella

        Ecco qua, è all’inizio del tuo articolo dove scrivi: Nonostante il termine to’evah appaia piuttosto generico, è chiaro che esso identifichi qualcosa di offensivo o di detestabile, un affronto o un oltraggio.
        Secondo me, tutto al più, una paroloccia è una offesa, ledere l’onore di una persona o calunniarla è destabile, non obbedire ai genitori o alle leggi è un affronto e via dicendo….
        Mentre la parola “Toevah” in levitico è un termine preciso chiaro e forte, e si dovrebbe tradurre con aberrante, disgustoso, perverso, nausente, repellente, schifoso, ecc..appunto come abominevole.
        Non sò, se capisci la differenza. Mi spiego? Se poi a quello che hai scritto sopra, ci aggiungi come una ciliegina sulla torta, che la Torah non pare scagliarsi contro una semplice attrazione erotica o sentimentale stai avvallando di fatto la pratica dell’ omossessualità come normale, è ovvio che poi uno sobbalza dalla sedia o strabuzza gli occhi come è capitato a me .Ahhh ahhh .

      2. Sguardo a Sion Autore articolo

        Le cose sono sempre più complesse di come appaiono se non si va a fondo, e noi dobbiamo sforzarci di far parlare la Bibbia, non di imporre le nostre idee alla Bibbia.

  8. Marco

    Caro redattore, scrivi:

    “Il fatto che l’omosessualità femminile sia tralasciata non è sintomo di “ignoranza”. Siamo in un universo culturale diverso, in cui anche la definizione di “rapporto sessuale” è differente. La definizione halachica di rapporto sessuale non può prescindere dalla penetrazione, per cui dal punto di vista halachico (NON dal punto di vista antropologico o scientifico contemporaneo) non esiste rapporto sessuale in mancanza di un membro maschile. I rabbini del Talmud infatti, lungi dall’essere disinformati in materia, parlano esplicitamente anche di omosessualità femminile e penetrazione con oggetti, distinguendo tutto ciò dal rapporto sessuale.”

    I rabbini talmudici hanno fatto la loro comparsa almeno un millennio dopo la stesura della Torah, e in contesti culturali molto ampi anche sul piano geografico data la loro dispersione nel mondo, per cui non stupisce che avessero qualche informazione sull’omosessualità femminile. Gli autori della Torah, invece, attingevano la propria conoscenza dal loro piccolo mondo molto antico. Troppo comodo conferire sapienza agli arcaici legislatori biblici attribuendo loro cognizioni posteriori che l’uomo acquisisce un millennio dopo l’altro con l’evoluzione della conoscenza.

    Scrivi:
    “Mai detto che la penetrazione anale fosse usata “abitualmente” come segno di sottomissione in tutti i gruppi umani. Non sappiamo quanto questo uso fosse comune, ma ne troviamo traccia in diverse fonti assire, babilonesi ed egiziane. Tale brutale sopraffazione carnale non è di certo paragonabile al vendersi volontariamente come ‘eved (servo, schiavo) per necessità economica. Tanto più che il Levitico stesso comanda agli Israeliti di evitare anche questa evenienza riscattando il proprio fratello.”

    La tua interpretazione della normativa biblica in questione punta non sull’atto fisico in sé
    (la penetrazione anale) ma sulla degradazione della dignità umana causata dalla volontà di sottomettere e anche di farsi sottomettere (il Levitico condanna a morte pure l’uomo “passivo”).
    Eppure lo schiavo ebreo poteva accettare di sottomettersi per sempre al suo padrone facendosi comunque… forare fisicamente, sebbene solo all’orecchio:
    “Ma se lo schiavo dice: Io sono affezionato al mio padrone, a mia moglie, ai miei figli; non voglio andarmene in libertà, allora il suo padrone lo condurrà davanti a Dio, lo farà accostare al battente o allo stipite della porta e gli forerà l’orecchio con la lesina; quegli sarà suo schiavo per sempre.” (Esodo 21:5-6, CEI)
    Credo che l’asservimento volontario di questo tipo, ossia la rinuncia per tutta la vita alla propria libertà e a quella della propria famiglia, per appartenere a un padrone alla stregua di un cane, sia il più grave oltraggio alla propria dignità. Un oltraggio consentito dalla Torah. Una cosa è assoggettarsi all’autorità di un capo, altro è asservirsi come schiavo. Poco importa se il rito biblico di sottomissione comporta la penetrazione dell’orecchio con un punteruolo anziché dell’ano con altro aggeggio.

    Scrivi:
    “In questo articolo non si vuole allineare il testo biblico alla mentalità moderna: tutto il contrario. Proprio perché testo biblico e mentalità moderna non coincidono, non possiamo interpretare l’uno alla luce dell’altra, ma dobbiamo capire quale concezione dell’omosessualità esistesse all’epoca, e in che cosa consistesse l’oltraggio (traduzione migliore di “abominio”) di cui parla il Levitico.”

    Se la Torah non è allineata con la mentalità moderna, vuol dire che, al contrario di questa, aborrisce l’omosessualità e quindi la condanna.
    Il levitico decreta la pena capitale anche per l’uomo che giace sotto l’altro, senza distinguere che questo sia accondiscendente o abusato. A ben vedere, allo stesso modo, decreta la morte pure della donna coniugata che giace con un uomo diverso da suo marito, senza distinguere tra l’atto volontario con un amante e l’aggressione di uno stupratore (Deuteronomio 22:22). Stessa sorte alla promessa sposa colta con un uomo che non sia il suo fidanzato (Dt 22:23,24). L’idea, contenuta in quest’altra norma, che una donna stuprata in un centro abitato sia senz’altro accondiscendente solo perché non ha gridato è davvero arcaica: sostiene sia sufficiente che la donna gridi perché lo stupro sia scongiurato! Se consideriamo che il mondo attuale è quasi interamente urbanizzato, dovremmo dedurre, stando a quest’idea, che le migliaia di stupri consumati in città e paesi e denunciati ogni anno in tutto il globo, siano null’altro che calunnie.
    Tornando all’omosessualità maschile, la Torah definisce abominevole questo tipo di atto sessuale in sé e, com’è suo uso, non fa distinzione fra atti volontari e abusi.

    Rispondi
    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Ho menzionato i rabbini del Talmud per mostrare come l’omosessualità femminile non sia intesa come rapporto sessuale (dal punto di vista halakhico) neppure da parte di chi dimostra senza ombra di dubbio di conoscere tale pratica. L’omosessualità femminile è semplicemente non pertinente al discorso, essa non aveva neppure un particolare significato cultico, per cui non compare tra le usanze idolatriche dei Cananei.
      La Torah non parla neppure di masturbazione e rapporti orali: significa forse che gli antichi Israeliti non conoscevano queste pratiche? Suvvia.

      L’istituzione biblica della schiavitù ebraica non è un brutale atto di dominazione, ma semplice dipendenza economica, tra l’altro scoraggiata.

      L’idea che la Torah condanni a morte la donna che viene stuprata è del tutto errata, ancor più perché una simile aberrazione viene imputata al primo codice di leggi del Vicino Oriente che ha introdotto il principio della responsabilità individuale. Shokhev im ‘ishah indica un rapporto consenziente, per indicare lo stupro la Bibbia usa altre costruzioni. Anche sulla questione del “non ha gridato” abbiamo già discusso abbondantemente. Ho già spiegato che “gridare” è da intendere come “opporsi”. Chi vuole approfondire può consultare M. Shammah, Recalling the Covenant, Parashat Ki Tetzé.

      Rispondi
  9. Antonella

    Sguardo a Sion scrivi: Le cose sono sempre più complesse di come appaiono se non si va a fondo, e noi dobbiamo sforzarci di far parlare la Bibbia, non di imporre le nostre idee alla Bibbia.

    Ovviamente sono assolutamente d’accordo! Ma questo vale sia per te che per la Dolansky, dato che siete favorevoli all’omosessualità e ritenente la parola to’evà semplicemente come una ridicola offesa, oltraggio e non come qualcosa di assolutamente sbagliato e gravissimo…

    Ti faccio un esempio: la scorsa settimana sono stata fermata e circondata contemporaneamente da 3 pattuglie della polizia locale di Milano, mentre mi stavo recando a fare dei pagamenti in banca fuori dal mio Comune di residenza. Dopo aver spiegato con assoluta calma e pacatezza a questi sceriffi del traffico, la mia assoluta necessità di spostamento (avevo dei pagamenti scaduti urgenti da fare non più prorogabili), tre di questi ignoranti trogloditi , mi hanno appioppato una multa di ben 533,30 euro senza sentire ragioni, fregandosene e infischiandosene delle mie motivazioni e proteste. Allora a quel punto, ho perso letteralmente la pazienza e la calma, e visto anche l’atteggiamento sfrontato, aggressivo, e arrogante a mò gestapo, li o apostrofati con un forte e sonoro vaffà, dicendogli chiaramente che erano solo dei frustrati tirapiedi ben pagati dal ducetto (altro ignorante) leccese che sta a Roma…

    Ecco in questo caso si può parlare di offesa, ingiuria e “oltraggio” (come nel mio caso a pubblico ufficiale). Ma non certamente quando si va volutamente e consapevolmente contro un comando divino che giustamente Levitico definisce un “abominio” (rafforzativo) per rendere l’idea, per legittimare e incoraggiare pratiche idolatriche pagane, decisamente illecite e sbagliate anche sul piano etico che religioso. E questo vuol dire sì, censurare e forzare la bibbia per dettare, giustificare, le proprie idee comportamenti e orientamenti. Non sò se ti ho reso l’idea….Ciaoo

    Rispondi
  10. Marco

    Caro redattore,
    La tua esegesi riguardo al divieto biblico dell’omosessualità maschile è che tale divieto non si riferirebbe all’aspetto sessuale ma all’atto di subordinazione volontaria di un uomo a un altro uomo, in cui la penetrazione anale costituirebbe null’altro che un gesto formale. L’abominio, quindi, non consisterebbe nell’atto sessuale contro natura ma nell’oltraggio alla dignità umana, un oltraggio di cui anche l’uomo subordinato sarebbe colpevole per la sua rinuncia alla propria dignità.
    Io ho contraddetto questa tua interpretazione riportando dei versi biblici che dimostrano come la Torah consenta la sottomissione assoluta dell’uomo ad altro uomo. Ma hai liquidato il mio esempio perché evidentemente avrei dovuto riportare per intero il passo biblico anziché solo un suo stralcio.
    Pertanto ti invito a commentare il passo integrale che di seguito riporto:

    “2 Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni e nel settimo potrà andarsene libero, senza riscatto. 3 Se è entrato solo, uscirà solo; se era coniugato, sua moglie se ne andrà con lui. 4 Se il suo padrone gli ha dato moglie e questa gli ha partorito figli o figlie, la donna e i suoi figli saranno proprietà del padrone ed egli se ne andrà solo. 5 Ma se lo schiavo dice: Io sono affezionato al mio padrone, a mia moglie, ai miei figli; non voglio andarmene in libertà, 6 allora il suo padrone lo condurrà davanti a Dio, lo farà accostare al battente o allo stipite della porta e gli forerà l’orecchio con la lesina; quegli sarà suo schiavo per sempre.”
    (Esodo 21:2-5, CEI)

    Qui si parla dell’ebreo che, per povertà, si è venduto temporaneamente schiavo per sei anni e che, al termine di questo periodo, potrà tornare a guadagnarsi da vivere lavorando come libero salariato. C’è tuttavia un “MA”. Se durante il periodo di schiavitù costui ha messo su famiglia, e ha quindi moglie e una sua discendenza che non vuole perdere perché moglie e figli appartengono come schiavi al suo padrone, è costretto a una scelta: o abbandona affetti e diritto alla sua discendenza (quindi alla perpetuazione del suo nome), oppure li potrà conservare ma a condizione di asservirsi per tutta la vita, con la sua famiglia, a quel padrone.
    Questa non è una forma di brutale sottomissione? La quale, peraltro, avviene con un rituale che prevede l’intromissione fisica del padrone sul corpo dell’uomo sottomesso, sebbene con la penetrazione dell’orecchio invece del suo ano. Perché l’orecchio e non l’ano, all’uso degli assiri e di altri popoli? (Uso, tengo a precisare, da te riferito, ma che prendo con le molle).
    La mia risposta a tale domanda è: la penetrazione anale non è vista dalla Torah come forma rituale di sottomissione, ma come atto sessuale depravato. La Torah condanna il sesso contro natura, non la perdita della dignità umana determinata dall’asservimento incondizionato e indipendente da ragioni economiche.

    Scrivi:
    “La Torah non parla neppure di masturbazione e rapporti orali: significa forse che gli antichi Israeliti non conoscevano queste pratiche? Suvvia.”

    Della masturbazione come sfogo maschile la Torah non parla esplicitamente, ma comanda che l’uomo che abbia avuto una polluzione notturna esca dall’accampamento e resti in isolamento per tutta la giornata. Implicitamente, direi, comanda ciò anche e soprattutto agli uomini che, dormendo senza avere una donna accanto, si masturbano.
    Con una donna vicino, però, la masturbazione era fuori luogo. Onan fu castigato da Dio perché disperdeva il suo seme non volendo dare una discendenza a suo fratello, ma nessun ebreo avrebbe fatto una cosa simile per impedire la nascita di una propria prole. Non c’erano motivi per non ingravidare la moglie: i figli costituivano sempre una ricchezza poiché era lecito venderli fin dal primo mese di vita, e le figlie consentivano lauti guadagni vendendole in sposa. Di conseguenza il rapporto sessuale era sempre pensato come procreativo, soprattutto se teniamo conto di quanto la Torah esalti in ogni sua pagina la proliferazione umana.
    Sospetto che gli uomini non si spogliassero nemmeno per il coito, limitandosi a sollevare “il lembo del proprio mantello”. La nudità era un tabù. Insomma le malizie erotiche, come il sesso orale, non credo fossero comunemente conosciute, meno che mai dai rustici legislatori biblici. A maggior ragione, data la loro idea fissa del pene come strumento di piacere purché fosse procreativo, essi non conoscevano né potevano immaginare le malizie saffiche.

    Rispondi
    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Mi dispiace Marco e Antonella, ma voi la fate troppo semplice perché evidentemente siete influenzati dalla mentalità cattolica per duemila anni ha veicolato la nostra comprensione occidentale della Bibbia e della religione in generale. All’epoca in cui fu scritta la Torah il sesso omosessuale non era condannato in quanto perverso o contro natura: esso aveva addirittura un valore sacro nel contesto del culto. Era ritenuto infamante solo per colui che svolgeva il ruolo passivo, nel caso in cui il suo “penetratore” fosse un suo pari. Con questo non sto dicendo che la Torah approvi l’omosessualità, ma da parte nostra dobbiamo sforzarci di uscire dai nostri preconcetti.
      Riguardo il lesbismo, affermare che il testo biblico lo ignori solo perché non lo menziona tra i rapporti sessuali (tutti, per definizione halakhica, penetrativi) mi sembra solo un tentativo non scientifico e non obiettivo di voler tacciare la Torah di ignoranza per sminuirne l’importanza. Il grande critico letterario Robert Alter, commentando il Levitico, scrive che il lesbismo era senza dubbio noto nel Vicino Oriente antico, ma non è stato incluso nella Torah appunto perché non pertinente.
      Ancora non ritengo appropriato il paragone con la schiavitù biblica: l’eved ivrì è sempre chiamato “tuo fratello”, è un essere umano, seppure in difficoltà, e il foro all’orecchio che veniva praticato su chi sceglieva di restare schiavo non è paragonabile a uno stupro anale.

      Rispondi
      1. Antonella

        😲🙈🙉 Io cattolica? Cosaaaaa mi tocca sentire mamma miaaaa ! 😵 Semmai lo sei stato tu Luigi. Non per niente 80% dei tuoi lettori che ti mettono i like e ti lodano sui social, sono tutti cristiani. Non c’è un ebreo. Gli ebrei scappano. E ora scopro che sei pure omosessuale. Comunque, di fronte alla tua cecità e ostinazione oltre che alle tue singolari e strambe personali interpretazioni bibliche, ogni ulteriore commento e confronto mi pare francamente inutile e solo una perdita di tempo. Stammi bene carissimo.

  11. Antonella

    Vedi Luigi, c’è arrivato persino Marco che è ateo, che il più delle volte pur essendo una persona colta e intelligente, fà affermazioni molto discutibili e provocatorie . E infatti, ha scritto giustamente che la penetrazione anale non è vista dalla Torah come forma rituale di sottomissione, ma come atto sessuale depravato. La Torah condanna il sesso contro natura, non la perdita della dignità umana… Più chiaro di così!!!. In effetti solo un cieco può disconoscere e negare una verità in tutta la sua evidenza.

    PS: Una volta tanto Marco, hai scritto delle cose sensate e giustissime..I miei Complimenti.

    Rispondi
  12. Antonella

    Infatti malgrado ciò che dice Luigi, un vero ebreo non può praticare l’omosessualità e osservare norme e precetti della Torah proprio in base a Levitico 18.22. Le due cose non possono andare insieme. Chi le pratica farebbe meglio levarsi la kippah, smettere di osservare lo shabbat e mostrare il suo vero volto.

    ‘Yehareg’ ve al ya’ avor. Meglio morire che trasgredire.

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Questo forse è il punto di vista dei Charedim, ma non dell’Ebraismo nel suo complesso. Anche nel mondo ortodosso esiste oggi l’idea secondo cui la non osservanza di un precetto non deve compromettere l’osservanza degli altri. Dunque non parlare a nome dell’Ebraismo se non ne prendi in considerazione le diverse sfaccettature.

      Rispondi
      1. Antonella

        Certamente non lo è dell’ebraismo riformato e progressista che segue idee con deviazioni del vero ebraismo autentico ortodosso. E comunque guarda, che anche i charedim non sono un gruppo coeso e omogeneo come pensi, ma comprende una diversità e sensibilità di orientamenti spirituali e culturali divisi in vari gruppi che differiscono persino in stile di vita, idee e interpretazioni.

      2. Sguardo a Sion Autore articolo

        Non parlo dei Reform, che celebrano anche matrimoni gay. Parlo proprio degli ortodossi. Persino sul sito di Chabad, che è un movimento ultra ortodosso, puoi leggere che l’omofobia è da condannare.

  13. Antonella

    Aggiungo che anche per il Talmud gli atti omosessuali sono proibiti persino ai non ebrei che seguono le sette leggi noachidi essendo imperativi morali universali dati da HaShem al genere umano. Chi ha orecchie per intendere…. 😉

    Rispondi
  14. Antonella

    A me poco importa quello che dice il sito Chabad. Il vero ebreo rispetta le regole bibliche e il Talmud e i costumi che si sono affermati nel corso del tempo. L’omosessualità è un gravissimo danno per l’ebraismo, perché ciò significa uscire di fatto dalla vita tradizionale della vita ebraica insieme alla sua grande ricchezza fatta di valori spirituali e morali. Sdoganare e accettare l’omosessualità è via comoda e facile per non sentirsi troppo in colpa qualora la propria vita non sia coerente ed esemplare con quello che si crede. Per me, le leggi mosaiche non sono andate in prescrizione e sono ancora vincolati, non soggette a cambiamenti come qualsiasi altro comando divino. Non hanno perso il proprio carattere obbligatorio e non si può considerarle come un usanza tradizionale per essere adattate alle proprie esigenze individuali o moderne per i propri scopi. E questo così chiaro e difficilmente negabile se non da chi vuol essere miope.
    A proposito Luigi, per caso ti risultano esserci stati ebrei omosessuali famosi nella storia biblica e moderna ? A me no, a te? 😁

    Comunque ci sarebbe molto altro da dire sull’argomento… 😜

    Rispondi
  15. Antonella

    In definitiva si può dire che la Torah senza esitazioni, in maniera molto chiara e con inequivocabile fermezza, proibisce gli atti omosessuali. Come in maniera altrettanto chiara, non autorizza altro che l’unione tra un uomo e una donna rispondendo a un ordine sociale di crescere e moltiplicarsi.
    Altra cosa invece Luigi, è discutere sui contenuti e le identità delle varie correnti che esistono nel vario pluralismo ebraico: Reform, Conservative, modern orthodox, orthodox, ecc… e del loro modo di vivere diverso.

    Rispondi
  16. Antonella

    Che poi a mio avviso, l’esistenza di tante varietà di orientamenti sull’omosessualita ( ma anche su altre cose) comporta solo disorientamento, molta confusione in termini di comprensione, oltre che una pericolosa assimilazione che sta investendo e corrodendo ahimè, anche la cultura ebraica e l’ebraismo in generale svuotandolo dai suoi fondamentali contenuti originari.

    Rispondi
  17. Antonella

    Infine Luigi, a conclusione dei miei interventi, in contrasto con quanto sostenuto dalla dottoressa Shawna Dolansky studiosa canadese che hai citato nel presente articolo e di cui condividi le idee, vorrei esporre il pensiero invece dell’ ormai vecchio Rettore Norman Lamm della Yeshiva University di New York un rabbino ortodosso oltre che studioso di fama mondiale che alla domanda del perché la Torah proibisce l’omosessualità?

    Lui Risponde:
    Tenendo presente che il divieto sussiste indipendentemente dalle ragioni che ci sforziamo di attribuirgli, possiamo distinguere nelle fonti le motivazioni seguenti. 1) Dal momento che lo scopo fondamentale della sessualità consiste nella procreazione, l’omosessualità è proibita in quanto frustrazione di tale finalità a priori (Sefer ha-Chinnukh, n. 209); 2) La pratica omosessuale è considerata distruttrice di quel fondamento sociale e morale della vita ebraica che è la struttura familiare (Tosafòt e Rosh a Ned. 51a, Sa’adyah Gaon, Emunòt we-De’ot 3,1); 3) L’omosessualità travisa l’anatomia degli individui, chiaramente finalizzata all’unione eterosessuale, e con essa l’assetto stesso della Creazione (Torah Temimah a Lev. 18,22). Lamm conclude che aldilà di qualsiasi ideologizzazione la parola abominio adoperata nella Torah non necessita di ulteriori chiarimenti: l’atto omosessuale è disgustoso e si squalifica da solo in quanto tale.

    Non è mai stato dimostrato che l’omosessualità sia un fatto costituzionale o genetico dell’individuo. Contrariamente alla teoria freudiana della bisessualità biologica, oggi si è inclini a considerare il fenomeno in molti casi come il prodotto di una particolare condizione psicologica dell’adolescente nei rapporti con i suoi genitori. Sul piano halakhico, questo approccio consente di considerare l’omosessualità (o meglio la condotta che ne deriva, la pederastia) come un comportamento proibito da affrontare tuttavia con compassione, come accade per esempio per il suicidio. “Tecnicamente, il suicidio è una violazione della Torah per cui la Halakhah nega ogni onore funebre a chi lo commette, ma di fatto, nel corso del tempo, la tendenza è stata di rimuovere lo stigma a carico del suicida sulla base di un disturbo mentale”.

    Mentre Nathaniel S. Lehrman, in Homosexuality: a political mask for promiscuity: a psychiatrist reviews the data, in “Tradition” n. 34,1 (2000), pp. 44-62.
    Psichiatra a Brooklyn, da molti anni membro di un Tempio Riformato, il Dr. Lehrman analizza l’omosessualità essenzialmente come un fenomeno politico e nota che “un conflitto fondamentale esiste fra l’insistenza sulla fedeltà sessuale posta al centro dell’Ebraismo da un lato e la libertà, o più esattamente la promiscuità sessuale al cuore del movimento omosessuale dall’altro. È peraltro sorprendente come molti Ebrei – per lo più non Ortodossi, che condividono la visione liberale e libertaria della società che ci circonda – accettino i principi del movimento omosessuale e dell’establishment psichiatrico che lo sostiene”.
    Secondo l’opinione di Lehrman, le false credenze che fondano l’accettazione degli omosessuali da parte di molti Ebrei includono: 1) La tendenza a credere nell’esistenza di un “orientamento omosessuale”: si tratta piuttosto del prodotto di una falsa mistica che tende oggi a rivestire i sentimenti degli adolescenti in fatto di identità sessuale, per lo più acerbi e facilmente influenzabili se erroneamente sopravvalutati o mal guidati; 2) La tendenza a considerare il bando dell’omosessualità come una tradizione obsoleta; 3) La tendenza a considerare l’omosessualità come un fenomeno innato e irreversibile, di cui il soggetto non è responsabile: è vero invece, a riprova del contrario, che “nel mondo animale, dove il comportamento sessuale è indotto esclusivamente dall’attrazione reciproca di maschio e femmina, l’attività omosessuale è sconosciuta”. 4) Infine, si distingue fra omosessualità per sé, non criticabile, e promiscuità omosessuale e si crede comunemente che la regolarizzazione dell’omosessualità tramite l’istituzione del “matrimonio” fra persone dello stesso sesso metterà fine alla promiscuità.
    È questa la visione alla base di alcune recenti delibere della Conferenza dei Rabbini Riformati Americani (C.C.A.R.) con cui Lehrman polemizza. “Tale credenza – scrive – ignora che la libertà sessuale rimane tuttora un argomento di centrale importanza per i gay… La “fedeltà” di alcune coppie dello stesso sesso che, nonostante la sua estrema rarità, è spesso adoperata per giustificare l’accettazione dell’omosessualità, non può essere la base per rovesciare l’intera tradizione dell’Ebraismo in materia sessuale, e specialmente l’interpretazione rabbinica del Cantico dei Cantici che paragona l’amore fedele e sacro fra marito e moglie all’amore di Israele e HaShem”.

    Rispondi
  18. Antonella

    Poi senti Luigi, la storia insegna che dalla decadenza religiosa nasce la perversione morale. La Torah condanna l’omosessualità. Punto. Quindi chi è credente segue la Torah, chi non lo è, creda e faccia ciò che vuole. E’ responsabilità personale aderirvi o meno.
    Inoltre, se è vero come affermi, che la condanna nella Torah riguarderebbe soltanto l’unione tra uomini praticata nei culti pagani, un tale precetto non sarebbe stato messo certamente nel contesto di norme di Levitico, dato che riguardano i figli d’Israele e non invece eventuali pericoli derivanti semplicemente da culti estranei. In aggiunta, se si pensa anche alla formulazione del sesto comandamento di “non commettere adulterio” sarebbe assurdo oltre che palesemente in contrasto dedurne poi che esso permetta invece qualsiasi altro tipo di “congiungimento” carnale. E’ una contraddizione in termini per cui uno esclude l’altro! Analogamente ciò vale anche per la norma presente nel libro di Devarim 22, dove si proibisce a una donna di portare oggetti da uomo e a un uomo di travestirsi da donna. Certo, i culti pagani, possono essere stati considerati forse la fonte dell’instaurazione di tale divieto, che per la Torah è “toevah” termine reso con l’espressione “abominevole”, e conseguentemente è uno dei pericoli da cui guardarsi come lo sono altre norme… ma se si pensa che l’ottica del Tanàkh insegna a vivere in una “civiltà sana” neanche di fronte a certe situazioni per le quali oggi si sente una “maggior comprensione”, non rimane né aperto, né tanto meno tollerante. Anzi, mostra preoccupazione a fronte di azioni e costumi, che prendendo piede, minacciano solo di distruggere la società ebraica e umana.

    Rispondi
  19. Antonella

    Luigi, vorrei porti delle domande:
    Perché la liberalizzazione omosessuale consensuale tra adulti non dovrebbe essere seguita dalla liberazione della poligamia che è ampiamente affermata nella Torah? O dall’incesto, dalla pedofilia o dalla zooerastia? Se l’attività omosessuale è lecita e valida e non lede la dignità umana e basta solo che non via sia violenza o prevaricazione, perché non il sesso fra fratello e sorella? O questo è più discutibile tra sesso tra due uomini adulti? Se una coppia è d’accordo, perché non consentire l’adulterio consensuale? Perché non le orge di gruppo con varie devianze? Una volta che il sesso coniugale e la differenza tra maschi e femmina è annullato e non più convalidato, come si può tracciare qualsiasi limite e demarcazione?

    Ora capisci che se non si tiene conto delle finalità per cui è stato scritto Levitico né tantomeno l’obiettivo che il libro si pone, che è quello di distinguere il comportamento degli Israeliti monoteisti dagli abitati di Canaan e da tutte le altre nazioni della terra, tutta diventa lecito?
    Invece, la prima scelta che fà l’ebraismo è stata una radicale rottura con tutte le altre religioni o credenze nel vicino Oriente, prima con il monoteismo etico che gli ha permesso di crescere ed evolversi nel tempo come nazione, poi dichiarando guerra e bandendo le pratiche carnali e pagane (come ha fatto poi anche quelle alimentari) ponendo dei controlli sull’attività sessuale, dove il sesso non poteva dominare la vita sociale ebraica se non nella famiglia e nella tradizione. Proprio perché nell’antichità, l’attività sessuale non era divisa tra eterosessualità e omosessualità, questa divisione è stata stabilita dalla Torah. Il mondo infatti si distingueva tra penetratore (partner attivo) e penetrato (partner passivo) cioè si era interessanti alla preferenza di genere delle persone, un po’ come le persone lo sono oggi per le ricette culinarie e gastronomiche.. Nessuna delle civiltà del vicino Oriente vietava l’omosessualità in quanto tale come cosa “aberrante o spregevole”, perchè la distinzione era appunto solo tra ruoli attivi e passivi e null’altro… Solo l’ebraismo si distinse e cambiò tutto questo, appunto perché l’omosessualità era universalmente accettata come l’idolatria nelle sue più svariate forme e il politeismo. E’ stata solo la Torah, a dare all’umanità l’idea del Dio unico e universale, a dare importanza ai figli e alla vita familiare, che veniva vista come unità fondamentale e pietra miliare delle tribù. Infatti mentre molte culture componevano poemi omoerotici, gli ebrei scrivevano il cantico dei cantici, uno dei più bei poemi sull’amore sensuale tra maschio e femmina. Per l’ebraismo la società umana non era divisa tra penetratore e penetrato, bensì, tra maschio e femmina, la posta in gioco per gli israeliti (a dispetto di quello che scrivi) era proprio quella di NON accettare un sistema di uguaglianza e tolleranza di costumi con altri popoli, al contrario si distingueva da esso, pena la morte.

    Rispondi
    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Premesso che sottolineo ancora una volta che io non ho “liberalizzato” proprio nulla, ma mi sono limitato a indagare sui motivi storici e culturali della proibizione, il ragionamento da te proposto non lo ritengo valido per il semplice fatto che la Torah vieta l’incesto e l’adulterio anche in altri contesti (Dieci Comandamenti, maledizioni nel Deuteronomio), mentre non menziona in alcun altro luogo la proibizione dell’omosessualità, eccetto quella sacra praticata da uomini che si prostituivano nei templi, che è condannata in Deuteronomio e nel Libro dei Re. La poligamia è un caso diverso, essendo effettivamente considerata lecita nella Torah.

      Rispondi
  20. Antonella

    Ho capito Luigi. I motivi storici e culturali sono che la Torah condanna l’omosessualità perché praticata dagli abitanti di Canaan, i quali seguivano il politeismo e la prostituzione sacra. Per questa ragione secondo te, è logico pensare che la condanna non sia tanto rivolta agli atti omosessuali in genere ma agli atti sessuali e omosessuali come parte di rituali settari della religione cananea.
    Se è per questo c’è allora chi dice che né il lesbismo né la masturbazione sono condannati, perché chi partecipava e officiava questi riti erano sicuramente uomini, che quindi secondo i protocolli del rito erano costretti ad avere rapporti carnali tra di loro…

    E che pensare a questo punto di Davide e Gionatan che qualcuno ha definito un amore profondo… e lecito.

    Infatti i libri di Samuele riportano il profondo affetto tra Gionatan, figlio del re Saul, e Davide:

    Saul comunicò a suo figlio Gionatan… di voler far uccidere Davide, ma Gionatan aveva molto affetto per Davide e lo avvertì ( I Samuele 19:1-2)

    Una grande afflizione provo per te, fratello mio Gionatan: mi sei stato molto caro! Il tuo amore per me è stato meraviglioso, sorpassando l’amore delle donne (II Samuele 1:26).

    Qualcuno mi ha detto che bisogna essere ciechi per non capire l’amore profondo tra questi due personaggi, a testimonianza che l’amore tra persone dello stesso sesso non era condannato all’interno del popolo di Israele.
    Senza contare chi legge persino un rapporto di lebismo tra Naomi e Ruth.
    Anche tu sei d’accordo con queste interpretazioni ?

    Rispondi
  21. Stefano M.

    Io posso solo ringraziare chi ha scritto questo articolo sull’omosessualità nelle Scritture ebraiche, sia per l’accuratezza sia perchè mi da argomenti per contrastare le diffuse intolleranze di oggi. GRAZIE!

    Rispondi
  22. Antonella

    Non só in che mondo vivi tu Stefano, ma oggi come oggi, nei paesi occidentali e democratici le intolleranze nei confronti degli omosessuali non esistono più se non nei paesi islamici fondamentalisti. Anzi al contrario, nella società odierna, bisognerebbe contrastare semmai chi nega i diritti delle coppie eterossessuli e della famiglia . 😏

    Rispondi

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