Viaggio nel Libro della Genesi: anteprima del secondo volume

Nel mese di febbraio del 2018 ha visto la luce il primo libro di Sguardo a Sion, il commentario ai primi undici capitoli della Genesi intitolato La tua voce ho udito. Due anni dopo, il nostro lavoro continua. Oggi vogliamo quindi offrire gratuitamente ai nostri lettori un’anteprima del secondo volume, che sarà dedicato alla figura di Abramo, con un commento dettagliato al racconto biblico dalla partenza del patriarca verso la terra promessa fino al sacrificio di Isacco.

Il lavoro sarà indubbiamente molto lungo: ogni pagina e ogni frase richiede un’analisi approfondita sia del testo della Genesi che di molte altre fonti, dal momento che intendiamo offrire il meglio che lo studio della Torah ha prodotto nel corso dei secoli, presentando il tutto in una forma il più possibile appassionante, moderna e comprensibile a qualsiasi lettore. Per questo motivo, non sappiamo quando l’opera sarà completata, ma confidiamo nella pazienza e nel sostegno di chi ci segue.

Le pagine che che vi proponiamo in anteprima trattano del capitolo 14 della Genesi, e in particolare dell’incontro tra Avram (Abramo) e Malki-Tzedek, il misterioso sacerdote del Dio Altissimo.

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Il primo volume (La tua voce ho udito – Viaggio nel Libro della Genesi) è disponibile su Amazon.

Libro

81 pensieri su “Viaggio nel Libro della Genesi: anteprima del secondo volume

  1. danilo bellazzi

    Ci speravo dopo aver letto il primo volume, l’ anteprima del secondo fa capire che sarà anch’ esso un piccolo gioiello. Complimenti per il lavoro svolto.

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  2. anonimo

    Un piccolo gioiello!!!!!!!!!!!!! Ma hanno fatto diventare Abramo un idolatra. Che riceve la benedizione versa la decima ad un sacerdote delle divinità cananee… tutta confusione contraddizioni di un pensiero laico che vuole parlare del Dio biblico senza crederci. pur avendo letto che nella Bibbia Dio confonde e disperde i sapienti ed intelligenti

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Caro anonimo, prima di commentare infangando il lavoro altrui, leggi attentamente il testo a cui fai riferimento. In nessun luogo infatti è stato scritto che Avraham abbia versato la decima a un sacerdote idolatra.

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  3. Antonella

    Sono contenta Luigi che finalmente il secondo volume del tuo bel libro “La tua voce ho udito” piano piano sta proseguendo che spero di acquistare appena uscirà. Intanto vorrei porti delle domande sul capitolo di questo articolo:
    1) Perché Avraham nel suo dialogo con il re di Sedom usa il nome del dio di Melchisedek?
    Non sarebbe stato più logico l’uso del nome del suo dio o eventualmente il nome del dio
    del re di Sedom? Tale titolo nella bocca di Avraham non ti pare sorprendente?…
    2)La presenza di Salem-Gerusalemme in Gn 14,18 crea anche un altro problema.
    In questo luogo Gerusalemme è una città, con un re e con un luogo di culto. Tale
    immagine di Yerushalayim è contraria però a Gn 22 dove Moriah il luogo del sacrificio
    di Yitzchak, sembra essere un luogo disabitato. Come si spiega?
    3) E’ possibile considerare la parola מעשׂר come decima parte di qualcosa, piuttosto che come decima intesa comunemente come carattere cultico adottato poi dai sacerdoti leviti?
    4) Come si spiega che Avarham qui, e Jacob in Gn 28,22 sono gli unici individui in tutta il Tanakh che pagano la decima?
    5) Secondo te, questa “novità” cioè la figura Melchisedek che interrompe il racconto dell’incontro tra Avraham e il re di Sedom, potrebbe suggerire che inizialmente il brano non apparteneva a Gn 14 ma è stata un’aggiunta sucessiva? Dato che questo passaggio può essere facilmente omesso senza nessun problema …..anzi, il racconto si svolge in modo ancora più sciolto senza questa parte in quanto sappiamo dell’incontro tra il re di Sedom ed Avrham che comincia con la benedizione espressa dal re e rivolta al suo salvatore, la benedizione passa poi al dialogo tra loro… La benedizione di Melchisedek diventa la benedizione del re di Sodoma (in entrambi i casi rivolta ad Abramo) che non distrugge la trama del racconto, anzi nè fa il racconto più fluido articolato?…Non sò se mi sono spiegata bene…

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Dunque, vediamo un po’…

      1) Avram adotta il nome del Dio di Malki-Tzedek (in aggiunta al Tetragramma) perché appunto accetta il messaggio di Malki-Tzedek in merito al fatto che Dio è il creatore e padrone di ogni cosa. Inoltre, in questo modo mostra di essere dalla parte di Malki-Tzedek, ma non da quella del re di Sedom che è rappresentato come empio.
      2) L’identificazione del Monte Moriah con Gerusalemme è molto controversa. Essa è proposta dal libro delle Cronache, ma ciò non significa necessariamente che sia coerente con la Genesi. Comunque potrebbe anche trattarsi di un luogo solitario all’interno di una città popolata.
      3) Sicuramente è la decima del bottino di guerra, considerando il contesto.
      4) Non sono gli unici nel Tanakh a pagare la decima. In Numeri tutto il popolo paga la decima al ritorno dalla guerra contro Midian.
      5) No, impossibile che sia un’aggiunta successiva. Il brano di Malki-Tzedek è volutamente una parentesi che interrompe l’arrivo del re di Sedom. Nota che Avram risponde al re di Sedom usando il linguaggio di Malki-Tzedek, dunque è chiaro che il testo è completo e coerente così com’è.

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  4. anonimo

    Ma se Abramo serviva unicamente DIo, perché versa la decima si deve spiegare. E se come detto nel libro di sguardo da Sion, Melkisedek era una sacerdote Cananeo, due sono le cose: O i cananei adoravano il vero Dio ed Abramo si è convertito, o altrimenti avendo versato la decima ad un sacerdote di altra religione Abramo è stato idolatra in quella occasione, Ma non potendo essere così vuol dire che Melkisedek non era una sacerdote di un dio dei cananei ( queste sono solo supposizioni e fantasie di studiosi). Allora chi era Melkisedek? Antonella per non aver problema vorrebbe eliminare il testo dal racconto, perché è stata un aggiunta successiva, ma non potendo farlo come giustamente dice il redattore, resta da trovare una spiegazione.
    Eliminare prima le supposizioni e fantasiose interpretazioni , però
    Poi potete leggere sempre San Paolo

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  5. Antonella

    Caro Anonimo, nulla al mondo è più pericoloso di un’ignoranza sincera unita ad una stupidità coscenzosa. Scusami, ma mi sembra che non hai capito proprio nulla di quello che ha detto Sguardo a Sion nè di quello che ho scritto io.

    Per iniziare, intanto, la parola כהן (cohen del Dio Supremo ) nella Bibbia ebraica è usata sopratutto per descrivere i sacerdoti che per eccellenza, sono israeliti, per i sacerdoti stranieri (o dei dei stranieri) non serve la parola כהן , almeno nel tempo pre-esilico e esilico…e quindi tale descrizione di Melchisedek potrebbe anche suggerire il carattere tardivo del testo o una glossa. ..

    Per quanto riguarda invece Melchizedek era un re-sacerdote pagano e su questo non ci sono dubbi . E come molti antichi sovrani del Vicino Oriente, Melchizedek unì semplicemente le cariche di re e sacerdote. ‘Salem’ è un altro nome per Gerusalemme (Salmo 76: 2). Canaan in quel momento forse aveva una serie di insediamenti e emersero dei leader che governavano queste comunità autonome, che si potrebbero chiamare “città-stato”. Le città della pianura di allora, potrebbero essere state di questo tipo. Melchizedek era il sovrano dello stato della città di “Salem” che saputo della vittoria uscì per salutare Avraham, portando un regalo di pane e vino. Questo era il tipo di dono presentato ai re. Infatti se leggi nel capitolo di Samuel, quando Jesse mandò un regalo al re Shaul, includeva proprio pane e vino (1 Sam.16.20). Avendo conquistato i re nemici, Avraham poteva giustamente rivendicare una posizione di autorità nella regione e Melchizedek lo riconobbe e lo onorò (Avahram) come un re.
    Poi come sacerdote del “Dio Altissimo” (El Elyon) ha benedetto Avraham. Nota bene illustre Anonimo, che questo re sacerdote cananeo riconosceva il DIO come ‘creatore del cielo e della terra’ (Gen. 14:19). Ecco dunque un rappresentante delle famiglie della terra che benedicono Avraham . HaShem aveva reso grande il nome di Avrahm agli occhi dei sovrani cananei come è scritto che le nazioni troveranno benedizione per mezzo di lui (vedere Genesi 12: 2–3).
    Avraham ha semplicemente risposto e accettato in modo appropriato. Gli diede un decimo di tutti i beni che aveva catturato dal nemico. Inoltre “la decima era un’usanza antica e diffusa nell’antico oriente”. Ai re e ai sacerdoti veniva offerta la decima. Avraham non diede questa decima come una tassa, o come un vassallo, ma unicamente come un’offerta spontanea in virtù della benedizione sacerdotale di Melchizedek. Cioè riconobbe che Melchizedek adorava il Dio Supremo e che gli aveva dato la vittoria in guerra.

    Chi era Melchizedek?
    Melchizedek era un politeista pagano che serviva il dio principale del pantheon cananeo El, e anche “il Dio più Supremo” insieme ad altri dei. Qui, Dio Altissimo è usato semplicemente per enfatizzare l’autorità di HaShem sulle nazioni . Ti è chiaro adesso?

    Per quanto riguarda il tuo Paolo invece, costui asserisce che il sacerdozio di Gesù
    è diverso da quello degli Ebrei, in quanto è un sacerdozio “alla maniera di
    Melchisedec”. Concordo in pieno!. Infatti i cristiani adorano e pregano un uomo-sacerdote celeste e un dio uno e trino tipicamente di natura pagano-idolatra proprio come facevano i re cananei e pagani disconoscendo così il “monoteismo assoluto” che è proprio solo del popolo ebraico. Ahahah…

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  6. anonimo

    mi fi ridere a me, ma simpaticamente, tutto pieno di contraddizioni la tua spiegazione perché giochi con le parole cercando una spiegazione attraverso le tue fantasie. Dici che nello stesso è politeista e pagana e poi sacerdote del Dio altissimo, cioè il Dio degli ebrei unico e vero e Dio che ha creato cielo e terra. Ma può Abramo accettare la Benedizione di un pagano politeista? Che benedizione, può dare un politeista pagano? e Può versargli la decima? Perché dal racconto non sembra, e su questo non ci sono dubbi, che Abramo abbia convertito Melchisedek, essendo già sacerdote del Dio altissimo ( il Dio di abramo). Ma se era sacerdote, chi gli ha conferito il sacerdozio? il Dio altissimo a quanto sembra, perché solo Dio può conferire il sacerdozio, e nnon possono gli uomini consacrarsi da se stesso.
    non verrà mai meno il mio sacerdozio in mezzo a voi, dice il profeta Geremia, perché l’ebraismo nn può fare a meno del sacerdozio, e non ci può essere discontinuità in questo.
    Senza sacerdozio resta solo il pensiero e le fantasie umane, e l’ebraismo, ossia quello fondato sullo studio del talmud che è solo pensiero umano, non ha sacerdozio e pensa di poterne fare umano. Gli intelligentoni come te ( scherzo un pò) hanno abolito il sacerdozio ma Dio invece essendo sempre fedele alla sua parola non l’ha mai abolito.
    Il sommo sacerdote si stracciò le vesti con le sue stesse mani di fronte a Gesù, ed al vecchio sacerdozio è subentrato un nuovo sacerdozio come ti spiega San Paolo nella lettera degli ebrei. ed anche se non credi non puoi non ammettere che storicamente ha avuto ragione lui, perché da allora non ha vuto più sacerdozio l ebraismo
    ciao

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  7. Antonella

    Oh madonna santa! 🤪😮🤦‍♀️🙈 🙉Dopo queste castronerie mi arrendo. Sei troppo ottenebrato mentalmente. Ti mancano totalmente le basi per fare un benché minimo e serio ragionamento logico. Ti ho sempre detto che a te serve uno bravo, anzi, visto la gravità del caso, forse ci vorrebbe un miracolo ! 😁😂

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  8. anonimo

    I miracoli li hanno inventato gli ebrei , nelle loro fantasie se non esistono nella realtà, ed invece se sono veri sono opera di Dio. Ma chi non ama e non crede nei miracoli deve essere razionale nei ragionamenti, ed unragionamento razionale deve essere esente da contraddizioni. Si deve procedere per esclusione, scartare tutte le interpretazioni e spiegazioni irrazionali per giungere all unica vera, o semplice lasciare campo libero al mistero, ossia quella che potrebbe essere vera e razionale se…….. Perché Dio è eterno ed infinito e tutto il resto e non si possono mai mettere limiti a Dio ed assolutizzarlo, ed i ragionamenti umani avendo bisogno di uno spazio tempo nel cui ambito si svolgono, errano sempre quando vogliono rinhchiudere Dio nel loro spazio tempo.
    Ma tu lo sai che sia Abramo, Giacobbe, Mosè e tutti hanno sperimentato ed avuto coscienza della potenza di Dio, perché Dio è sempre oltre, e l ebreo è chiamato ad andare oltre. Ma come farai disse Mosè a Dio, ma c’è qualcosa che Dio non possa fare, rispose il Signore, perché colui che con un soffio di labbra di labbra e di voce ha creato il mondo, può tutto………..
    Parola è fatto nell ebraismo, e Dio è colui che parò ed il mondo fu, perché non parla mai a vuoto Dio, ed il verbo, il logos, a differenza della filosofia greca, nell ebraismo è carne, fatto, parola del Dio Vivente, tutta ortoprassi, perché se con la torah Dio ha creato il mondo, e sulla torah si reggeil mondo, si ha bisogno di chi mette in pratica tutta la torah. Se Dio ha dato una legge agli uomini, anche Dio deve rispettare la sua legge più degli uomini, perché lui è la stessa cosa della torah, e se la ama la deve mettere in pratica. Ma sa spiegare l ‘ebraismo come fa Dio ad onorare suo padre e sua madre?
    nell’ebraismo l uomo deve imitare Dio , essere perfetto come è perfetto Dio, essere una sola cosa con lui, perché a immagine di Dio, Dio ha creato l uomo. Ma conosci un ebreo che ci è riuscito in questo? se ci fosse riuscito sarebbe il Messia, ma non avendo ancora il messia, non può nenache dire di consocere Dio l’ebraismo.. Capisci? se nn credi in Gesù, almeno siate umili ed affermare che non potete capire niente, finché non conoscerete il messia come vi ha detto Mosè.
    Leggi San Paolo e capirai chi è Melchisedek, con l aiuto della Madonna Santa …
    Ma di certo non può essere chi ritenete te e sguardo da sion perché non regge proprio la vostra spiegazione, avendo sguardo ottenebrato finché Dio nn aprirà gli occhi ai ciechi…

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  9. Marco

    Caro redattore, scrivi:

    “Malki-Tzedek non sembra essere un nome, ma un titolo regale. Alla lettera, infatti, significa “Re di Giustizia”, un appellativo molto simile a quello con cui sarà in seguito designato il re di Gerusalemme, ossia Adoni-Tzedek (“Signore di Giustizia”)
    […]
    Egli (Malki-Tzedek), inoltre, pronuncia una benedizione in quanto sacerdote di El Elyòn, il “Dio Altissimo”. Gli studiosi moderni hanno pochi dubbi a riguardo: si tratta di una Divinità del pantheon dei Cananei.”

    Ti domando: il pantheon degli dèi cananei non era forse costituito da divinità quali Dagon, Moloch, Asherah, esecrate nella Torah perché a esse erano offerti sacrifici umani e la loro adorazione avveniva pure con l’oscena prostituzione sacra di uomini e donne? Il capo di questi dèi, omologo dello Zeus ellenico, doveva essere logicamente il più fetente e perverso fra loro.
    Invece… il “Dio Altissimo” qui figura come il “creatore del cielo e della terra”, e il suo sacerdote “re di giustizia”. Pertanto, si dovrebbe dedurre che gli abominevoli cananei attribuissero al capo delle proprie divinità la creazione dell’universo e quindi dell’uomo. Per non parlare delle “leggi di giustizia”: meriti scippati ad HaShem secoli prima della rivelazione a Mosè sul monte Sinai!

    Scrivi:
    “Siamo forse dinanzi a uno slancio ecumenico del testo biblico? Di certo la Torah non ci tramanderebbe una benedizione impartita in nome di un culto idolatrico; dobbiamo quindi pensare che, qualunque sia l’origine del nome El Elyon, il dio di Malki-Tzedek sia da identificare con il vero Creatore del mondo, visto però da una prospettiva non ebraica.”

    Con ciò affermi che il dio servito da Melchisedeck non poteva essere il boss degli déi cananei ma il vero Dio, e precisi: “visto però da una prospettiva non ebraica”. Sostieni quindi che nella città di Shalem (la futura Gerusalemme), dove costui sarebbe stato re e anche sacerdote del Dio vero, il culto locale era per HaShem.
    Avalli quest’idea aggiungendo inoltre:

    “La Bibbia riconosce infatti che fra molti popoli vi sia chi rende onore a Dio con cuore sincero, pur non facendo parte di Israele e del suo sistema di culto: “Da oriente a occidente grande è il mio nome fra le nazioni. In ogni luogo si brucia incenso al mio nome e si fanno offerte pure, perché grande è il mio nome fra le nazioni (Malachia 1:11).”

    Malachia è l’ultimo dei profeti, e i suoi libri inveiscono contro la religiosità formale dei giudei rimpatriati da Babilonia. Dicendo che HaShem è onorato sinceramente in ogni parte del mondo, meno che in Israele, il profeta si sta riferendo alla propria epoca e non a quella di due millenni prima in cui visse Abramo.
    Va detto, comunque, che molte versioni traducono più coerentemente i verbi di questi versi con il tempo futuro: “grande SARÀ il mio nome fra le nazioni”. Sarebbe, infatti, difficile credere che all’epoca di Malachia, tra i greci, i romani, i celti, i persiani, indiani e cinesi, ci fossero numerosi adoratori non ebrei del Dio unico, con tanto di templi e di sacerdoti (tipo Melchisedeck) per venerarlo, ma senza che officianti e fedeli ne conoscessero le leggi, ossia quelle rivelate SOLO agli israeliti (la Torah).
    Puoi dimostrare che le documentazioni storiche e archeologiche rivelino il culto ad HaShem, prima dell’era volgare, da parte di NON ebrei in ogni angolo del mondo?

    Scrivi:
    “Dopo il quadro di concordia e devozione che la Torah ha dipinto con l’arrivo di Malki-Tzedek, le parole del re di Sedom hanno il sapore aspro di un brusco ritorno alla realtà. Nonostante abbia ottenuto un grande e inaspettato beneficio dalla missione di Avram, senza mostrare neppure un segno di riconoscenza, il sovrano sconfitto vuole riprendersi subito ciò che gli appartiene. Il suo è il linguaggio del pragmatismo, del possesso e della contrattazione. Il divario tra il re Bera (“nel male”) e il “Re di Giustizia” è evidenziato nel testo: mentre il primo “uscì” (vayietzèh) per andare incontro ad Avram, il secondo “fece uscire” (hotzì) pane e vino per il vincitore. Malki-Tzedek porta con sé un dono, e la prima parola che pronuncia è “Benedetto”. In contrasto, il re di Sedom esordisce con “Dammi”.

    La città di Sodoma era stata saccheggiata dei suoi beni e i suoi abitanti fatti prigionieri. È piuttosto strano, quindi, che il re di quella città, sfuggito alla cattura, vedendo Abramo che riporta indietro ricchezze e abitanti, esordendo col suo “Dammi”, si accontenti di riavere indietro solo i suoi sudditi spogli di ogni avere.
    Questo sovrano, ormai rimasto in mutande, non appare né materialista, né tantomeno pragmatico, dato che si accontenta del ritorno a casa della propria gente ed è disposto perfino a rinunciare ad ogni genere di beni e di merci.
    Si direbbe che lo scrittore biblico volesse esaltare la probità di Abramo nel far pronunciare al patriarca quelle parole di diniego.

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Dunque, Malki-Tzedek nel racconto appare come un re cananeo. Con la sua figura la Genesi fa comprendere che anche tra gli immorali idolatri di Kenaan esisteva almeno un’autorità sacerdotale che trasmetteva valori elevati e condivisibili, al punto che egli è in grado di influenzare positivamente anche Avram. Del resto, poco più avanti il testo dirà che in questa epoca l’iniquità dei Cananei non aveva ancora raggiunto il culmine.

      Per quanto riguarda il verso di Malachia, lasciamo perdere le traduzioni che, rincorrendo la tradizione dei Padri della Chiesa, sfruttano questo verso per vedere nel Tanakh un’allusione alla diffusione del Cristianesimo e alla teologia della sostituzione. Anche se non sai leggere l’ebraico, consultando una qualsiasi edizione interlineare potrai constatare tu stesso che nel testo non è presente alcun verbo al futuro. Malachia sta parlando del tempo presente.
      Questo naturalmente non significa che fra le nazioni esistessero all’epoca molti fedeli del Dio di Israele, né che questi popoli fossero monoteisti alla maniera degli Ebrei. Piuttosto, il testo si riferisce ragionevolmente alla monolatria praticata da alcune genti fin dall’antichità, e ai singoli pensatori che avevano intuito l’esistenza di un dio supremo che fosse l’unico degno di adorazione. In questi casi la Torah è piuttosto ecumenica e identifica questo dio supremo con il Creatore adorato da Israele, appianando le differenze. Tra gli esempi biblici annoveriamo Malki-Tzedek, Yitrò, Bilam, Giobbe e in una certa misura Ciro di Persia. Anche gli esempi extra-biblici non mancano: l’atonismo in Egitto, alcune visioni religiose indiane del periodo vedico, lo Zoroastrismo, fino al theos di Aristotele in ambito filosofico piuttosto che religioso.

      Il re di Sodoma è dipinto come materialista per il linguaggio che il testo utilizza per narrare il suo incontro con Avram (in contrasto a Malki-Tzedek) e per la sua intenzione di rendere Avram un suo mercenario, trasformando i beni che egli ha recuperato in una retribuzione per una presunta operazione militare compiuta per conto di Sodoma.

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  10. anonimo

    Insiste sguardo da Sion arrampicandosi sugli specchi senza nessuna logica nei ragionamenti rendendo inutile ogni discussione.. Stando a lui Abramo ha versato la decima ad re cananeo che da se stesso si è qualificato sacerdote del Dio altissimo creatore del cielo e della terra. Allora mio caro redattore, se é stato Dio a dargli funzioni sacerdotali, non può essere cananeo Melkisedek, e se è stato invece lui a qualificarsi sacerdote, è un grandissimo idolatra. Sono semplici le cose mi sembra ma con te i ragionamenti sono inutili, perché solo strumentali alle conclusioni a cui per forza vuoi arrivare, ed interpetando ogni cosa in base ai tuoi preconcetti . Inutile con mio grande dispiacere, ma la verità trionferà sempre, basta che state zitti come disse il Signore al Mar rosso, ed io vi salverò. Ci vuole pazienza e misericordia con voi, e nn trattarmi male se mi rispondi, ma semmai cerca di spiegare in che senso era sacerdote Melkisedek se vuoi

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  11. Antonella

    Le tue Anonimo sono farneticazioni insulse fatte da un ignorante presuntuoso , aggravate da gravi psicosi ossessive compulsive religiose. Le stai prendendo le goccine caro? 😁

    NB: Sguardo a Sion ha tanta pazienza, ma vedi di non approfittare troppo eh illustre….

    Rispondi
  12. anonimo

    Sacerdote del Dio Altissimo a cui Abramo verso la decima, avete capito? Quale Dio seguiva Abramo? Quale voce aveva udito? Se seguiva Dio ( unico e vero Dio) poteva mai versare la decima ad un sacerdote Cananeo? E poteva mai un sacerdote cananeo servire lo stesso DIo di Abramo? Se Melkisedek fosse stato solo un re di giustizia magari non c erano problemi, ma sta scritto che era anche un sacerdote. Re e Sacrdote, re di giustizia e sacerdote di Dio non nello stesso tempo. E’ scritto cosi e non potete certo cancellarlo. Gli ebrei dovrebbero versare tutti la decima a sacerdoti cananei allora, che dici? Io non credo che voi non capite, ma siete solo testardi, e per partito preso opporvi alle spiegazioni cristiani e tutto ciò che avvicina al cristianesimo. Potreste semplice dire ( pru sbagliando) che Melkisek rappresenta il futuro Messia, ma Gesù non è Messia, ed almeno sareste più coerenti e non contraddittori.
    Perché il Messia è re di giustizia, ed anche sacerdote di Dio, anche se su questo non lo pensano gli ebrei perché di fatto hanno abolito il sacerdozio, volendo fondare una religione umana senza Dio,
    Io nn ho affatto astio, ma ci vuole umiltà e rispetto di fronte alla parola della Bibbia, anche se no si crede a Dio. A chi devono versare la decima gli ebrei? Cosa dice la legge di Mosè?
    ciao

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Malki-Tzedek non ha nulla a che fare con il messia. Tu affermi questo solo perché l’hai letto nella Lettera agli Ebrei nel Nuovo Testamento, altrimenti non saresti mai giunto a una simile conclusione. È fede, non esegesi. Se Abramo che versa la decima a un sacerdote cananeo ti sembra scandaloso, che dire di Moshè che accetta il consiglio di un sacerdote midianita e offre sacrifici insieme a lui? Anche Yitrò rappresenta Gesù forse?

      Rispondi
  13. anonimo

    Offre sacrifici insieme a lui a CHi? Al dio di Ytirò? non è Ytrò che segue poi il DIo di Mosé? Mosè forse versa la decima ad Ytrò o al suo Dio? SI fa benedire forse da Ytrò? Che paragoni sono questi.Sacerdote del Di altissimo, ti ho chiesto chi è stato ad investirlo del sacerdozio a MelkisedeK? Che significa poi affermo questo perché l ho letto da San Paolo, ed è fede non esegesi? Ne da una spiegazione d esegesi San Paolo mi sembra, coerente e logico con il testo, che puoi non accettare ma non confutare. Poi adesso che ci penso il problema è questo. L e ebraismo si basa sulla fede, ma voi preferite l esegesi, l interpretazione umana. Ma siamo tutti peccatori o per primo in materia di fede. Sarebbe bella averla in pratica la fede sempre e fino all ultimo, credendo nelle parole e nelle promesse di DIo, Aver fede nelle sue parole e nelle sue promesse seguendolo per fede come fece Abramo, il resto sono solo fantasie umane

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Malki-Tzedek, stando a quanto dice il testo della Torah, era un sacerdote del vero Dio, non di un dio pagano. Non a caso Avram accetta la sua benedizione e unisce il nome “Altissimo” (usato da Malki-Tzedek) al Tetragramma, dimostrando che si tratta della stessa Divinità. Quindi non c’è nessun sacerdote idolatra in questo racconto e nessuno scandalo.

      Rispondi
  14. anonimo

    E’ Re di Giustizia Melisedek, Re di Gerusalemmen, città della pace. Tu lo vuoi confinare nei confini della storia di allora, ma tutto deve essere letto in prospettiva, perché in Dio non c è spazio tempo, ed il presente è futuro, ed il futuro passato, perché è sempre unica e sempre la stessa, e tutto ruota intorno alla verità. Vai verso un monte che indicherò, vers una terra che ti indichierò, ma sembra che non vide niente Abramo vivendo sempre da straniero, ma vide tutto invece, e site voi che non avete occhi per vedere e mente per comprendere come disse Mosè. l ha detto lui non io, ed almeno a lui dovreste credere almeno per fede

    Rispondi
  15. anonimo

    Ma dici sempre la stessa cosa, eppure penso che sarai simpatica, almeno cosi ti immagino
    Mia cara, quando spero di farla finita, tutto comincerà.
    Ti darò goccine di vita, ma gratuitamente, che fanno bene al cuore e alla mente, a differenza di quelle umane che vorrebbero agire solo sulla mente.

    Rispondi
    1. Antonella

      Anonimo ti dico la stessa cosa perchè parli, riparli, e alla fine straparli con il tuo pistolotto di sempre su Gesù.ah aahahaha

      Rispondi
  16. anonimo

    Perché è logico mio cara, perché il messia è il compimento di ogni cosa, e tutto conduce a lui, il primo e l ultimo come viene detto ( tutto un cerchio perché è tutto un chiasmo la Bibbia come sa Sguardo da Sion). tutte le scritture parlano di me, diceva Gesù, ma lui parlava solo di Dio, perché padre e figlio si dovevano gloriare a vicenda ( anche per gli ebrei come popolo è cosi). te ne direi tante se volessi ascoltare, ed anzi stasera te ne dico una, anche a Sguardo di Sion, ma molto succintamente purtroppo e di sicuro per questo mi fraintenderete.
    Avete inteso che fu detto, occhio per occhio, dente per dente, ma io vi dico,………. porgete l’altra guancia. Lo conoscete questo detto di Gesù, e da molti frainteso e non capito, compreso gli ebrei.
    Con l’espressione ” Ma io vi dico” fissava una nuova Halachà, ciò che gli veniva contestato chiedendolo chi gli dava questa autorità. Ed il problema come ho detto altre volte è l’Halachà, camminare sul sentiero delle verità divine, non l’interpretazione della legge sulla quale vi può essere sempre discussione fino all’infinito.. Ma secondo te, solo per capirci, chi andrebbe dietro ad un Re e ad un Messia che dice andiamo a combattere nel nome di Dio ma porgiamo sempre l’altra guancia? E come sai anche Pietro alla fine lo rinnegò e da tutti fu lasciato solo ( come uomo è il più grande fallito di tutta l’umanità Gesù, solo per capirci perché non mi piacciano questi termini.) Non piace tanto a noi uomini porgere l’altra guancia, nemmeno agli ebrei, e se qualche cristiano dice che di guance ne ha solo due, lo sai che Pietro gli domandava quante volte doveva perdonare a suo fratello, non sette ma settanta volte sette gli disse Gesù, ossia sempre, perché bisogna essere misericordiosi e seguire la verità fino al limite.
    Ora tu sai bene, o forse se nn lo sai tu lo saprà senz altro sguardo da Sion, che l’espressione occhio per occhio etc, va interpretata, non presa alla lettera come un cieco principio di vendetta, bensì come principio di equità e giustizia. Chi mi rompe un dente, mi deve risarcire del valore del dente ( se glielo rompo anche io nn ci guadagno niente), e se non lo fa spontaneamente lo devo poter chiamare in tribunale, e l’istituzione dei tribunali è un principio cardine dell’ebraismo, perché basandosi sulla legge, ha bisogno di istituzioni che siano a tutela e garanzia della legge. In pratica alla cieca vendetta, come erroneamente pensa qualcuno o molti, l’interpretazione della legge ( poi confluita nel talmud) applicava il principio del risarcimento monetario per equivalente. Un principio di diritto civile moderno come sai, aggiungendo però che nessuno può farsi giustizia da solo, e per questo esistono i tribunali, perchè chi si fa giustizia da solo passa dalla ragione al torto ( di sicuro sbaglia perchè nn rispetta l’autorità e sovranità dei tribunali).
    Sta di fatto però, che in quell’espressione Gesù ha prima premesso di non chiamare nessuno in tribunale, ma di lasciare la tunica a chi ci chiede il mantello, di rappacificarsi con il nostro fratello, e di porgere l atra guancia, di non litigare fra fratelli per la divisione dell eredità etc ( Giacobbe lasciò tutto ad Esaù). Come vedi nn poteva essere il messia, perché il messia deve essere re e giudice, e lu ne sembrava il contrario. Quasi abolendo la legge o sfaldandone le fondamenta, ma invece non è cosi, perché lui di fatto aboliva solo l’interpretazione della legge, riportando tutto al senso letterale e significato originario. te che sei ebrea questo lo puoi capire, perché se avesse detto avete letto che fu scritto ma io vi dico, allora si che aboliva la legge, ma dicendo avete udito che fu detto, si riferiva a ciò che il popolo udiva dai maestri, alla tradizione orale per capirci, alla legge degli uomini e non di Dio, e per questo quando parlava con gli scribi e con i dottori e non con il popolo, a loro che erano studiosi gli diceva non avete letto ciò che è scritto? Per concludere ed arrivare al punto molto molto importante però. Non poteva essere re e e giudice Gesù, ma tu lo sai che anche a Mosè gli fu detto chi ti ha costituito capo e giudice su di noi ( proprio quando chiese a chi aveva torto perché picchi tuo fratello, ed in pratica gli chiesero chi ti ha mandato e da dove vieni, e non ebbe vita facile presso di loro.
    Andò dal Faraone a chiedere la liberazione del popolo in nome del Dio degli ebrei, ma il faraone inasprì le condizioni di schiavitù, dovendo fare lo stesso numero di mattoni senza paglia. In pratica dovettero porgere l altra guancia senza potersi ribellare, proprio quando gli era stata annunciata la salvezza, e nn piacendo la cosa agli scribi ( perché erano loro ad essere bastonati) andarono dal faraone a difendere la loro causa o quello del popolo non si sa bene, ma di certo a cercare qualche compromesso volendo prendere il posto di mosè per alleviare le dure condizioni, ma il faraone li rimandò indietro chiamandoli sfaticati, e non accettando nessun compromesso , e loro andarono a lamentarsi da Mosè perché li aveva resi odiosi agli occhi del faraone, E il povero Mosè non poteva che andare da Dio ….. ( rileggi il racconto). Non accettò compromessi il faraone sentendosi in un aposizione di forza ed odiano gli ebrei come suoi nemici, e agli ebrei nn restava che porgere l’altra guancia, perché come sai o forse non sai, ma se leggi lo saprai, nessun ebreo ha alzato la mano contro un egiziano ( solo Mosè ma poi sconfitto dovette fuggire anche dagli ebrei per salvarsi la vita). toccava a Dio per mezzo di Mosè fare conti con il faraone, e se leggi il racconto vedi che man mano il faraone voleva poi scendere a compromessi, ma Mosè non glielo ha mai consentito ed accettato. Nemmeno un unghia del nostro bestiame resterà in terra d’Egitto gli disse, ed era uno scontro fino al limite, fra la vita e la morte. Occhio per occhi dente per dente, e se all inzio erano i figli degli ebrei che il faraone voleva far morire, alla fine il Signore i primogeniti d’Egitto sterminò.
    Per non portarla lungo e tirare le fila perché molte cose bisognerebbe dire, gli ebrei poserò l altra guancia per essere liberati dall’egitto e Dio mise in pratica il principio occhio per occhio così come è scritto, perché non esiste risarcimento monetario per equivalente di fronte al tribunale celeste, ma solo vita per vita, perché con la nostra vita dovremo fare i conti.
    L’ebraismo si basa sul diritto e sulla giustizia, perchè diritto è giustizia sono le basi del trono di Dio dice davide in un salmo, ma colui che siede sul trono è misericordioso e grazia e benevolenza camminano davanti a lui. ( e tutto sta se amiamo solo le basi del suo trono o anche colui che siede sul trono)
    E qui per capire bisogna separare le cose usando l extrema ratio senza scendere a compromessi e fare confusione. Che cos’è la giustizia? Al limite al di la del suo contenuto, nn è altro che l’accertamento della verità, ciò che nella torah è compito dei testimoni appurarla e dei giudici giudicare,anche se scoperta la verità la giustizia viene da se. Ma in ogni ordinamento giuridico nessuno può farsi giustizia da se, essendo compito dei tribunali, sia terreni che celesti, e quando nn esistono obbligazioni giuridiche da far valere di fronte ia tribunali, si sono le obbligazioni naturali che contano ancor di più……….
    ed ora mia cara, come gli ebrei in Egitto per essere liberati, Gesù testimoniando e lottando solo per la verità senza scendere a nessun compromesso, lasciò a Dio ogni giustizia ( Così come fanno tutti nella Bibbia, Abramo, Giacobbe, Giuseppe, Davide, etc) Lui pose l altra guancia letteralmente così come aveva detto, e Dio letteralrmente pone in pratica il principio di equità e gisutizia occhio per occchio dente per dente.
    possono sembrare tanto diversi Dio e Gesù, uno il contrario dell altro proprio in questi principi, ma io e il padre siamo una sola cosa, perché al limite la giustizia e la verità sono una sola cosa.Le leggi di Dio sono verità e giustizia dice Davide, E per concludere c’è un passo del salmo di Davide che dice: Giustizia e pace si baceranno, misericordia e verità si incontreranno, la verità germoglierà dalla terra e la giustizia scenderà dal cielo.
    Capito? la Giustizia scenderà dal cielo, ma la verità germoglierà dalla terra, e compito del Messia come quello degli ebrei, è testimoniare e far conoscere qui in terra la verità lasciando a Dio la giustizia, E la verità si deve incontrare con la misericordia….. perché Dio è misericordioso
    I tuoi maestri invece pensano all incontrario pensando che compito del messia è realizzare la giustizia, ma pur vedendo ogni cosa in un ottica sbagliata, ed avendo una falsa concezione delle cose, al limite hanno ragione, ma proprio per questo Gesù è venuto a convincere il mondo quanto a giustizia, così come disse..Ma parlava della giustizia di Dio e nn quella umana, ma che cos’è la giustizia di Dio? Bella domanda e dovrei parlare ancora a lungo e ti confondo lo so
    Giustizia e pace si baceranno, e re di giustizia e di pace è Melkisedek, sacerdote del Dio altissimo creatore del cielo e della terra, che quando cessò dalle opere sue in pace si riposò con se stesso avendo ogni cosa secondo giustizia, Ci ha pensato Dio fin dalle origini alla giustizia, e se non avesse già portato tutto a compimento nella sua prescienza ed onniscienza, mai si sarebbe riposato in pace.
    Sulla giustizia si regge e basa il mondo essendo il fondamento del trono di Dio, ma sulla misericordia vive il mondo, camminando insieme l uomo e Dio verso la conoscenza della verità, finché tutto viene unito e ricondotto a Dio.
    Ho ripreso a scrivere qui per pigrizia e per non lasciarvi soli a te e il redattore, perché poi essendo soli litigate fra di voi
    ps
    Mi potreste dire o pensare: nella pasqua ebraica è morto il figlio del faraone, in quella cristiana il figlio di Dio, o semplicemente un ebreo. Ma dove porre la parola fine di una storia? Perché nessun ebreo uscito dall’egitto entrò nella terra promessa, avendo rinnegato il nome del Signore proprio alla fine, proprio al limite ( un pò come fece Pietro che disse che non conosceva quell ‘uomo, anche loro a Corna gli volsero le spalle). Morirono tutti nel deserto per paura della morte al bivio della terra promessa, mentre nella pasqua cristiana si dice che Gesù è resuscitato, e c’è chi crede e chi non crede, ma chi non crede, dovrebbe ammettere che non gli resta che prenderà atto che può solo morire nel deserto senza poter entrare nella terra promessa.
    Ciao

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  17. Antonella

    Anonimo la tua alterazione psichica è ormai una costante tanto reiterata da assurgere a normalità.

    Sguardo a Sion ti prego, urge uno stregone esorcista che ci liberi da questo alienato mentale e da questa pestilenza. 😵😜🤪

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  18. anonimo

    L’ebraismo è una favola, tutta una favola per bambini, e sono i bambini che nn conoscono il bene ed il male che entreranno nella terra promessa, disse Mosè, e non voi perché foste presuntuosi

    Rispondi
  19. Antonella

    È il cristianesimo semmai ad essere una grande menzogna e una impostura millenaria
    che ha inventato il mito cristiano di Gesù cristo come descritto nei vangeli e poi nelle cervellotiche lettere di Paolo. È proprio la religione cristiana che gode di un millantato credito mediatico,nonostante sia ormai definitivamente accertato che è un credo basato sulle peggiori falsificazioni che la Storia umana abbia mai registrato! Le favole sono quelle credute proprio da voi ignoranti, fanatici e invasati cristiani… e tu Anonimo sei solo un disagiato mentale nonché un tarato analfabeta ed è l’ultima volta che rispondo alle tue insulse nonché deliranti provocazioni.

    Rispondi
  20. anonimo

    Si può sempre imparare dagli altri volendo, come io imparo sempre qualcosa da sguardo da sion.
    Il cristianesimo si basa sulla resurrezione. Nella vita che non ha discontinuità……. Anche l’ebraismo si basa sulla resurrezione, o almeno la presuppone e non la esclude, non sapendo però trarne le conseguenze.
    Ma se la resurrezione è una favola anche l’ebraismo è una favola, favola per i grandi e non per i bambini, ed è motlo meglio che delle favole si nutrono i bambini con animo aperto semplice ed umili
    Beato chi nn trova scandalo in me diceva Gesù , ed anche a chi non crede, potrebbe chiedere, ma che cosa ho fatto di male?

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  21. anonimo

    Si risorge, ma se Dio ha detto certamente morirai, ed ogni sua parola è legge, come si fa a risorgere e non a morire? Ci vuole qualcuno che vinca la morte per tutti……….. ma non parlerò più, altrimenti mi prendete per disturbatore invadente anche se parlo di ebraismo su di un sito di ebraismo, o un sognatore che si nutre di favole. Ma l’ebraismo e quindi il Messia, è chiamato a vincere la morte, altrimenti se si muore tutto è vanità diceva Qoelet, sono tutte favole,
    Anche i confini fra favola e realtà sono labili e confusi

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  22. Marco

    Caro redattore, nell’anteprima sul secondo volume dedicato al libro di Genesi, scrivi:

    “Questo naturalmente non significa che fra le nazioni esistessero all’epoca molti fedeli del Dio di Israele, né che questi popoli fossero monoteisti alla maniera degli Ebrei. Piuttosto, il testo si riferisce ragionevolmente alla monolatria praticata da alcune genti fin dall’antichità, e ai singoli pensatori che avevano intuito l’esistenza di un dio supremo che fosse l’unico degno di adorazione.”

    Anche se il monoteismo era comparso in epoche remote ed esiste oggi tra popoli NON ebrei, ciò non significa che il dio unico adorato da ciascuna religione monoteista sia LO STESSO DIO. Altrimenti si dovrebbe accettare che il Dio dei cristiani, il Dio dei musulmani, e magari l’Aton egiziano e l’Haura Mazda iraniano siano tutti HaShem sotto altro nome.
    Per l’ebraismo HaShem è il Dio vero che si è rivelato, e si è rivelato solo agli ebrei, mentre le altre divinità monoteiste sarebbero creazioni umane, magari più razionali rispetto alle religioni politeiste, ma pur sempre frutto di fantasia.
    Il 3 giugno, in una delle tue repliche, hai però scritto:

    “Malki-Tzedek, stando a quanto dice il testo della Torah, era un sacerdote del vero Dio, non di un dio pagano. Non a caso Avram accetta la sua benedizione e unisce il nome “Altissimo” (usato da Malki-Tzedek) al Tetragramma, dimostrando che si tratta della stessa Divinità. Quindi non c’è nessun sacerdote idolatra in questo racconto e nessuno scandalo.”

    Affermi, quindi, l’esistenza di un sacerdozio istituito in terra cananea dal Dio vero, UNICO E GELOSO, ma in coabitazione con i culti idolatrici e i costumi di popoli abominevoli. Di tale sacerdozio surreale non vi sono altri accenni biblici tranne che nel salmo 110:4:
    “Geova ha giurato e non si rammaricherà: «Tu sei sacerdote a tempo indefinito alla maniera di Melchisedec!»” (TNM)
    Ho riportato la versione della TNM poiché con il termine “Geova” è tradotto il tetragramma. Questo salmo, dunque, confermerebbe che Melchisedeck era un sacerdote di HaShem.

    Trovo, però, che il verso di tale salmo sia un’interpolazione messa per confermare la precedente interpolazione, in Genesi, riguardante l’inusitata comparsa di Melchisedeck.
    Se ho ben compreso, il salmo in questione vorrebbe intendere che il futuro Messia sarà anche lui re e sacerdote come lo era stato quel Melchisedeck. Ma se non erro, la venuta del Messia, nell’escatologia ebraica, dovrebbe avvenire solo dopo che TUTTO il popolo ebreo sarà divenuto sinceramente devoto ad HaShem e, con questa alleanza, TUTTI gli ebrei saranno SACERDOTI nei confronti del resto dell’umanità:

    “Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me UN REGNO DI SACERDOTI e una nazione santa.” (Esodo 19:5-6, CEI)

    Il Messia sarà la guida spirituale del popolo ebraico, ma in quanto alla carica sacerdotale, questa dovrebbero riceverla indistintamente tutti gli ebrei. O mi sbaglio?

    Per me, l’entrata in scena del personaggio Melchisedeck, che appare come il classico coniglio dal cilindro, è una glossa posteriore introdotta con finalità didascaliche, e confermata poi dall’altra glossa nel salmo sopra citato. Gli autori di tali aggiunte, presumibilmente dei sacerdoti, intendevano mostrare che anche Abramo, capostipite degli ebrei, si sottomette all’autorità dei rappresentanti del Dio unico e cede loro la decima dei propri averi. La cessione della decima è presentata quindi come un dovere morale di cui il gesto del grande Abramo è l’esempio da emulare. Un dovere sancito nelle leggi della Torah e affermato dai profeti come furto verso Dio qualora sia disatteso. In concreto, però, erano i sacerdoti che fruivano delle decime, per cui essi avevano tutto l’interesse che il popolo si sentisse moralmente obbligato a versarle:

    “Può un uomo frodare Dio?
    Eppure voi mi frodate
    e andate dicendo:
    «Come ti abbiamo frodato?».
    Nelle decime e nelle primizie.”
    (Malachia 3:8, CEI)

    Nei pressi di Sodoma e Gomorra avviene lo scontro armato fra popolazioni moralmente inique, tanto che da lì a poco Dio le volle distruggere di persona col fuoco celeste. In quel teatro di guerra giunge da Canaan Melchisedeck, re e sacerdote di HaShem.
    Che viene a fare?
    Non certo per aiutare con un proprio esercito l’una o l’altra delle fazioni.
    Fu dunque ispirato (o comandato) da Dio a spostarsi dalla sua città arrivando giusto in tempo per benedire Abramo appena tornato vincitore?
    Dio, che parlava direttamente con Abramo, voleva dunque che il suo profeta lo venerasse pure attraverso il suo sommo sacerdote di Shalem? Se è così, va rilevato che, sebbene Abramo abbia vissuto per il resto dei suoi anni in Canaan, egli non ebbe altri incontri con questo sacerdote, non si recò mai a Shalem in visita a quel santuario per pregare o a portare offerte.
    Neppure i figli e i nipoti di Abramo, anche loro residenti in Canaan, si sognarono mai di rendere omaggio a questo fantomatico sacerdozio di HaShem a Shalem. I cui officianti, inoltre, sebbene a quanto pare fossero itineranti, non si mossero mai per benedire o per riscuotere altre decime da detti capostipiti degli ebrei. Questi furono costretti a vivere per tre generazioni in mezzo a genti inique e idolatre rinunciando al conforto di un luogo di culto al vero Dio, pur avendone uno abbastanza vicino.
    Tante incongruenze dimostrano che Melchisedeck è un personaggio fittizio aggiunto molto alla buona da qualche copista al testo originale.

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      L’idea che il Dio biblico si sia rivelato esclusivamente a Israele non è biblica. La Bibbia pone l’umanità in rapporto con il vero Dio fin dalle sue più remote origini. Pur riconoscendo a Israele una rivelazione più completa e una missione particolare, la Torah e i Profeti attribuiscono la conoscenza di un Dio (se non unico, almeno supremo) anche ad altre nazioni, anche se lo chiamano in modo diverso e lo adorano in modo diverso. Come ho detto, personaggi come Giobbe e Bilam conoscono il vero Dio pur non essendo né Ebrei né legati in alcun modo a Israele. Malki-Tzedek dunque non fa scandalo e non suscita francamente alcuna perplessità da questo punto di vista. Ricordiamo tra l’altro che, per quanto la cronologia della Genesi non abbia un valore propriamente storico, all’epoca di Abramo erano ancora vivi Noè e i suoi figli, tutti conoscitori di Dio.

      L’arrivo di Malki-Tzedek non può essere una glossa posteriore. Molti studiosi hanno sostenuto ciò, ma si tratta di un’idea che possiamo ritenere confutata dal punto di vista strettamente letterario. Senza quella scena, infatti, il passo perde la sua struttura chiastica di tipo ABCB’A’ (si veda il commento di Grossman), oltre al fatto che Avram cita testualmente espressioni pronunciate subito prima da Malki-Tzedek. Inoltre, anche in seguito vi sono rimandi letterari a questi versi, per cui è veramente insostenibile l’idea dell’interpolazione.

      PS: il Salmo 110 ha ben poco a che fare con quella che oggi chiamiamo “venuta del Messia”. Si tratta di un canto davidico volto a celebrare la figura del re israelitico, che con la conquista di Gerusalemme si appropria di quel remotissimo titolo di “Re di Giustizia” precedentemente detenuto dal re cananeo.

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      1. Antonella

        Sguardo a Sion : L’idea che il Dio biblico si sia rivelato esclusivamente a Israele non è biblica.
        E perché scusa?
        A me risulta per la verità che il Dio biblico (HaShem) si è rivelato solo ATTRAVERSO IL POPOLO D’ISRAELE. Non per niente l’ho ha scelto per raggiungere altri popoli della terra, affinché tutti possano riconoscere che ‘Egli’ è l’unico vero Dio da adorare. Non sono le parole dette da HaShem ad Avraham che esprimono questo progetto universale? Vedere (Gn 12. 1-3)

        Poi aggiungi: pur riconoscendo a Israele una rivelazione più completa e una missione particolare, la Torah e i Profeti attribuiscono la conoscenza di un Dio (se non unico, almeno supremo) anche ad altre nazioni, anche se lo chiamano in modo diverso e lo adorano in modo diverso.
        E questo vuol dire che anche gli islamici, i cristiani, gli induisti, ecc.. adorano HaShem e riconoscono il Dio Unico o Supremo biblico? A me non sembra proprio…

      2. Sguardo a Sion Autore articolo

        Mi rendo conto che la cosa possa apparire strana ad alcuni, ma secondo l’Ebraismo i Musulmani adorano lo stesso Dio degli Ebrei. La Halakhah riconosce infatti l’Islam come pienamente monoteista, e infatti a un Ebreo è permesso pregare in una moschea. Anche i Cristiani adorano lo stesso Dio, ma qui le cose sono più complesse. Infatti la trinità e la natura divina di Gesù fanno sì che il Cristianesimo sia halakhicamente considerato non monoteista.
        Non capisco come puoi dire che HaShem si è rivelato solo attraverso il popolo d’Israele, quando nella Torah HaShem si rivela già al primo uomo, che non era ebreo.

  23. Antonella

    Il libro di Giobbe poi è una allegoria, un racconto in prosa..anche se l’autore era un israelita, con una buona conoscenza delle opere dei profeti. Bilam invece pur essendo un indovino e un mago pagano, era un arameo appartenente a un popolo confinate al vicino popolo israelitico della pianura di Moab…

    Rispondi
  24. Antonella

    Sguardo a Sion : Non capisco come puoi dire che HaShem si è rivelato solo attraverso il popolo d’Israele, quando nella Torah HaShem si rivela già al primo uomo, che non era ebreo.

    Ti rispondo semplicemente dicendo che HaShem questo Dio unico nella storia primordiale si è rivelato sì all’uomo, ma tra tutti i popoli della terra, – questa è almeno la testimonianza degli scritti biblici – ha scelto e si è impegnato in modo particolare SOLO con Israele escludendo dal suo patto i figli di Noah. La fede di Israele nel Dio Unico è in evidente e in netto contrasto con altre religioni. La fede dei cristiani e dei musulmani io la definisco avodh zarah! Come si può sostenere il contrario?Su che basi? Se invece si crede nel relativismo etico, allora è un’altra storia, e allora quel che affermi può aver senso…

    Rispondi
  25. Antonella

    Sguardo a Sion, perché non pubblichi un altra anteprima di un capitolo del tuo nuovo libro che stai scrivendo visto che c’è sempre da imparare, confrontarsi, approfondire e discutere su i vari capitoli e argomenti biblici? Un altra anteprima sola dai….E il libro di Samuel te lo sei dimenticato e lo hai già archiviato visto che non sei più andato avanti con nuovi articoli né qui e nemmeno sulla tua pagina di Facebook?

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  26. Antonella

    Hai ragione Sguardo a Sion. Ma comunque rimango dell’idea che cristianesimo ed islamismo sono forme di monoteismo imbastardite e devianti se non idolatriche che nulla hanno a che vedere con il puro monoteismo ebraico.

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  27. Marco

    Caro redattore, in quest’anteprima del secondo volume “Viaggio nel Libro della Genesi”, scrivi a proposito di Lot, nipote di Abramo:

    “Molti traducono: “Presero Lot, figlio del fratello di Avram, con i suoi beni”; il testo, però, in realtà riporta: Presero Lot e i suoi beni, figlio del fratello di Avram. Con una sintassi a dir poco irregolare, il verso stravolge l’ordine naturale della frase e ci parla dei beni di Lot prima ancora di ricordarci che egli è il figlio del fratello di Avram. In questo modo, il testo evidenzia il legame ormai indissolubile tra Lot e i suoi averi: le ricchezze sono parte di lui, ancor più dei rapporti di parentela e degli affetti. I beni materiali, in questa frase come nella storia, separano letteralmente Lot da Avram.”

    Tu parli di sintassi irregolare nel testo, intendendo che ciò sia dovuto a un vezzo intenzionale dello scrittore biblico per evidenziare la natura materialistica di Lot. Secondo me, i testi del Tanakh ridondano di sintassi irregolare, essendo scritti in una lingua talmente grezza da essere perfino priva di vocali, di spaziature tra le parole, di punteggiatura e dei tempi dei verbi, con la conseguenza di obbligare qualsiasi lettore o traduttore ad una personale interpretazione di ciò che quei testi vogliono comunicare.
    Anche nella disposizione delle parole in un altro verso tu ravvisi un chiaro riferimento alle presunte tendenze edonistiche di Lot:

    “Ed egli recuperò tutti i beni, e anche Lot, suo fratello, e i suoi beni recuperò, e anche le donne e il popolo (14:16). Il verso è in parte costruito secondo una struttura speculare che pone Lot al centro del chiasmo, non a caso circondato dagli immancabili beni : a. Recuperò b. I beni c. Lot b’. I beni a’. Recuperò.”

    Se davvero lo scrittore di Genesi abbia voluto porre l’accento sul presunto attaccamento di Lot al lusso e alle ricchezze (stando alla tua interpretazione), risalta però un PARADOSSO.
    Ricordiamo che il patriarca aveva due figlie nubili fidanzate. Poiché in quel tempo i matrimoni erano combinati, Lot, che era ricco e a tuo dire anche avido, di certo le aveva promesse a sodomiti facoltosi che potessero pagargli un cospicuo “prezzo della sposa” e magari offrirgli pure altri vantaggi. Se intimamente Lot fosse stato un arrivista desideroso di integrarsi nel tessuto corrotto di quella città, i generi che si era scelto dovevano essere dei “pezzi grossi” in grado di introdurlo nel “bel mondo” di Sodoma.
    Consideriamo, inoltre, la circostanza che il patriarca aveva ospitato in casa sua due viandanti sconosciuti e soltanto per una notte perché il mattino seguente detti viaggiatori sarebbero ripartiti.

    Detto questo, sorge la domanda: com’è che, per salvare la vita a due estranei, dai quali niente in cambio poteva aspettarsi, Lot, offrendo al loro posto le sue figliole alle voglie turpi dei sodomiti, si rivelò disposto a rimetterci moltissimo senza alcun guadagno? Ecco cosa il patriarca perdeva:

    • Ci rimetteva il duplice prezzo della sposa. Con le figlie stuprate e uccise da una folla di assatanati non sarebbero più state celebrate le loro nozze. La conseguenza: per lui niente più denaro da intascare.
    • Si privava dell’opportunità di intrecciare alleanze sociali ed eventualmente economiche con gli uomini influenti della città. Sfumati i matrimoni, svanivano i possibili legami di parentela e amicizie interessate.
    • Annullava la sua possibilità di avere una discendenza e quindi degli eredi del proprio nome e dei tanti beni che possedeva.

    Il testo narra che tutti gli uomini di Sodoma, dal più piccolo al più grande, si erano radunati fuori la casa di Lot con l’intenzione di violentare i due viandanti. Gli stessi suoi generi, quindi, erano probabilmente presenti in quella folla famelica.
    Il tentativo del patriarca di salvare i propri ospiti lo aveva già messo in cattiva luce presso i sodomiti:

    “Ma quelli risposero: «Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!».” (Genesi 19:9, CEI)

    Dato che i sodomiti gli si erano mostrati ostili per la sua ingerenza, a maggior ragione si sarebbe scatenato il furore dei suoi generi qualora Lot avesse attuato il proposito di far violentare pubblicamente le due ragazze, loro promesse spose, proprio sotto i loro occhi.
    Fortunatamente, questa circostanza atroce non avvenne solo perché i due angeli si manifestarono per quello che veramente erano usando i loro poteri soprannaturali per disperdere la folla sbavante dei sodomiti. Ma se il patriarca avesse potuto concretare il suo proposito (come invece accadde nell’avvenimento analogo di Ghibea) tutti i suoi piani di emancipazione economica e sociale in quella città sarebbero andati in fumo. Anzi: egli si sarebbe attirato il rancore, la diffidenza, l’ostilità dell’intera cittadinanza!

    Ecco il paradosso: accade che Lot, l’arrivista, il materialista, sodomita nell’animo (secondo quanto sostieni), si spezza le gambe da se stesso e per sempre col fine… già, con quale obiettivo? Sapresti indicarmelo?
    Da quegli ospiti di passaggio, per lui comuni viandanti, non aveva ASSOLUTAMENTE NULLA da guadagnare.
    L’esegesi sull’intenzionalità criminale di Lot riguardo allo stupro delle sue figlie, ignora del tutto l’espressione “Cui prodest?”, che è a fondamento, dalla notte dei tempi, di ogni indagine volta a scoprire l’autore di un delitto.
    I crimini, infatti, si commettono allo scopo di ottenere qualche giovamento.
    Lot, all’opposto, aveva soltanto TUTTO da perdere!

    Il solo movente che spinse Lot a proporre ai perversi sodomiti quello scambio di persone, per noi orripilante, fu di ordine MORALE: egli ritenne che la salvezza di due maschi, ancorché fossero solo degli sconosciuti, valesse assai più della vita di due femmine, per quanto queste fossero le sue figlie e fonte per lui di guadagno economico e di altri notevoli benefici.

    Lot esprime la quintessenza dell’altruismo e dell’abnegazione, ma in un contesto etico ancora molto arcaico. Già qualche secolo dopo, però, come rivelano pure alcuni midrashim medievali, col mutare della percezione sul valore delle persone, quell’offerta di utilizzare le figlie come scudi umani ha creato qualche imbarazzo agli esegeti. Lot è stato quindi degradato a sodomita nell’animo e il suo proposito equiparato a un atto criminale.
    Ma resta il PARADOSSO: a fronte delle immense perdite che il patriarca avrebbe subito ostacolando i sodomiti, che cosa ci guadagnava?

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Caro Marco, se permetti, le considerazioni sulla sintassi del testo biblico le lascerei ai grandi studiosi di ebraico, sui cui studi mi sforzo di basarmi fedelmente nei miei articoli e nelle mie pubblicazioni. E il linguaggio della Bibbia sarà pure arcaico e grezzo, ma è usato con grande maestria e sapienza, e le parole non sono certo disposte a caso.
      La natura materialista di Lot non emerge da quel singolo verso, ma da tutti i racconti in cui compare questo personaggio ambiguo. È un tema che si compone passo dopo passo, e necessiterebbe di un commento dettagliato (che è appunto quello che sto scrivendo). Le due figlie che Lot intendeva offrire alla folla, con ogni probabilità, non erano le figlie fidanzate menzionate in seguito, ma altre due figlie più giovani. Se fossero state fidanzate, infatti, Lot non avrebbe potuto legittimamente offrirle ad altri uomini, poiché il fidanzamento (come era inteso all’epoca) le avrebbe rese già indissolubilmente legate ai loro futuri mariti.

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  28. Antonella

    Marco scrivi: Lot esprime la quintessenza dell’altruismo e dell’abnegazione, ma in un contesto etico ancora molto arcaico.
    Ne sei proprio sicuro? A dire il vero a me sembra che in tutto il racconto Lot vive alle spalle e a spese di suo zio Avraham. E’ partito con lui per Canaan, è diventato ricco ottenendo ricchezze e terre grazie a lui, è stato salvato dalla prigionia insieme con tutti gli averi quando Avraham dichiarò guerra ai 4 re e infine sopravvissuto alla distruzione di Sodoma proprio in quanto imparentato con Avraham. Se non fosse stato per suo zio, Lot e la sua famiglia sarebbero belli che morti come tutti i sodomiti. Per quanto riguarda le figlie di Lot, non erano poi così immacolate dato che stuprarono senza tanti complimenti il padre, mentre che dire della moglie che voltandosi indietro ebbe un sussulto di nostalgia per la malvagia città e per le due figlie insieme ai generi che aveva lasciato in città?

    Piuttosto la domanda che voglio fare a Sguardo a Sion è la seguente:
    Il testo sottolinea che intorno alla casa di Lot si era radunata la gente della città di Sodoma … dal giovane al vecchio, uomini e donne insieme a tutto il popolo. Ciò risponde alla domanda di Avraham nel capitolo precedente “Forse ci sono cinquanta giusti in città?” Ma non ci sono cinquanta persone giuste in città, e nemmeno dieci. Mentre HaShem voleva distruggere l’intera città per la sua grande malvagità, perché, allora, gli Angeli salvarono Lot quando divenne chiaro che non c’erano abbastanza persone giuste in città?

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  29. Marco

    Caro Redattore, scrivi:
    “Le due figlie che Lot intendeva offrire alla folla, con ogni probabilità, non erano le figlie fidanzate menzionate in seguito, ma altre due figlie più giovani. Se fossero state fidanzate, infatti, Lot non avrebbe potuto legittimamente offrirle ad altri uomini, poiché il fidanzamento (come era inteso all’epoca) le avrebbe rese già indissolubilmente legate ai loro futuri mariti.”

    Intendi quindi che Lot avesse più di due figlie, pertanto come minimo altre due o forse più poiché il testo riferisce che il patriarca andò ad avvisare i suoi generi, ma senza specificate quanti questi fossero. Sappiamo, però, che queste altre presunte figlie, il cui numero è imprecisato, non erano maritate ma solo promesse in sposa. Essendo solo fidanzate, esse certamente vivevano ancora nella casa di Lot, insieme alle due che quest’ultimo voleva offrire alla folla. Facendo i conti, sarebbero dovute essere quattro o anche più figlie, oltre alla moglie, che avrebbero seguito il patriarca nella fuga da Sodoma. Ma il testo precisa invece che in quel frangente di figlie ce n’erano soltanto due:

    “Tosto poi che l’alba spuntò, gli angeli pressarono Lot con dire: Su, prendi tua moglie, e LE DUE TUE FIGLIE, CHE QUI SI TROVANO; se non vuoi perire nella punizione della città. 16 Egli indugiava; e gli uomini presolo per la mano, lui, sua moglie, e LE DUE SUE FIGLIE, per la misericordia del Signore verso di lui, lo trassero, e miserlo fuori della città.” (Genesi 19:15, Luzzatto).

    Ho riportato la versione del rabbino Luzzatto volendo essere in sintonia con ciò che affermi riguardo al linguaggio biblico: “Il linguaggio della Bibbia sarà pure arcaico e grezzo, ma è usato con grande maestria e sapienza, e le parole non sono certo disposte a caso.”
    Tutte le altre versioni della Bibbia traducono allo stesso modo.
    Se ci atteniamo al testo, tradotto con grande maestria e sapienza, risulta che le figlie che Lot voleva sacrificare alla folla dei violenti erano le uniche che lui aveva ed erano fidanzate.
    Con ciò il ritratto che il racconto biblico fa di quest’uomo è a dir poco sublime. Egli obbedisce alla propria coscienza (per la quale la salvezza di due ospiti maschi adulti vale più di qualsiasi cosa) fino al punto da mettersi nei guai pure sul piano legale, in ciò precedendo il concetto espresso e praticato da Thoreau, il quale scrisse: “La prigione è l’unico posto che si convenga a un cittadino onesto in uno stato in cui è legalizzata e tutelata la schiavitù.”
    Sì, l’obbedienza alla propria coscienza morale, in un uomo onesto, è prioritaria rispetto alle leggi degli uomini. L’indole onesta, però, non implica l’assenza di imperfezioni. La debolezza di Lot poteva essere l’amore per il lusso e la vita cittadina, ma questo non significa che egli fosse schiavo di tali sue inclinazioni.
    Credo che il narratore biblico abbia voluto esaltare la figura di questo patriarca mostrandolo non come un asceta libero da ogni attaccamento terreno, per cui qualunque rinuncia gli sarebbe stata troppo facile, ma come un uomo con le sue passioni e interessi. Il dettaglio che le due ragazze fossero fidanzate appare, a prima vista, ininfluente nella narrazione; al contrario, evidenzia un altro ostacolo “terreno” che la coscienza di Lot affronta e supera. Riguardo a ciò, tu scrivi:

    “Se fossero state fidanzate, infatti, Lot non avrebbe potuto legittimamente offrirle ad altri uomini, poiché il fidanzamento (come era inteso all’epoca) le avrebbe rese già indissolubilmente legate ai loro futuri mariti.”

    Lot, dunque, è certamente materialista e arrivista, ma a un certo punto della sua vita è di fronte a un bivio perché si trova costretto a dover scegliere cosa distruggere: o tutto ciò che ha costruito nel mondo oppure la propria integrità interiore.
    Per il suo codice etico l’ospite è sacro e l’uomo vale assai più della femmina. Il suo codice etico non gli permette che due maschi adulti che ha ospitato sotto il suo tetto siano brutalizzati da gentaglia senza scrupoli. Così fa una scelta che gli attira l’ostilità dei perversi abitanti di quella città, e che inoltre lo pone in difetto verso di loro pure sul piano legale essendo le ragazze fidanzate.
    Apparirebbe strano che i due angeli in incognito fossero incontrati proprio da Lot: si direbbe che in quell’incontro ci fosse il disegno divino. Fu un test non dissimile da quello che toccò ad Abramo: questi aveva un figlio e la prospettiva di una discendenza numerosa come le stelle del cielo, mentre Lot aveva ricchezze e prospettive di scalata sociale. Entrambi dovettero scegliere se conservare tali benefici o se annullarli di colpo per obbedire alla propria coscienza. Tali scelte, ossia far violentare le proprie figlie per onorare la giustizia, o sgozzare di persona il proprio figlio per lealtà verso Dio, scuotono la sensibilità dell’uomo moderno, ma appartengono a schemi etici che esistevano anticamente.

    Ad ogni modo resta la mia domanda: che razza di malvagio era Lot se ha agito senza poter guadagnare null’altro che la perdita di tutto ciò che aveva? L’atto malvagio è finalizzato al guadagno, non all’autodistruzione.
    Forse il suo solo guadagno, ma a costo di gravissime perdite poiché agiva illegittimamente verso i propri generi, sarebbe stato il piacere di vedere stuprate a morte le proprie figlie?

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Caro Marco, confermo quanto ho detto e ti faccio notare che molte cose che dai per scontato derivano da equivoci millenari dei traduttori, non dal testo biblico. Il fatto che le due figlie fossero “fidanzate” e non “sposate” non è scritto nella Bibbia. Il verso chiama i due presunti “fidanzati” con il termine “chatanav” (“suoi generi”), che significa appunto “generi”, non “fidanzati delle figlie”. Questi generi, continua il testo al verso 14, sono definiti “coloro che avevano preso le sue figlie”. Il verbo “prendere” è quello normalmente utilizzato nella Bibbia per indicare il matrimonio a tutti gli effetti. Ecco dunque che leggendo l’ebraico non c’è motivo di credere che le figlie di Lot fossero solo promesse spose o che vivessero con lui. C’erano però altre due figlie, che gli angeli definiscono “banot nimtzaot”, che si può tradurre con “figlie che si trovano [a casa tua]”, in contrapposizione appunto alle altre figlie, che invece non erano in casa sua, ma in casa dei loro mariti, e infatti Jonathan Grossman, studioso ebreo madrelingua, intende l’espressione come “figlie rimanenti”.
      Concludo infine ricordando che la figura di Lot come “uomo esemplare” o “quintessenza della giustizia” non sarebbe coerente con l’intento dell’autore biblico. Lot infatti non è un personaggio storico, ma l’archetipo di Ammon e Moav, nemici di Israele. Uno degli scopi principali di questi capitoli della Genesi è proprio quello di mostrare come il popolo ebraico si sia distinto tra gli altri rami della famiglia abramitica considerati non idonei a ottenere l’elezione divina.

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  30. Marco

    Ad Antonella
    Scrivi: “A dire il vero a me sembra che in tutto il racconto Lot vive alle spalle e a spese di suo zio Avraham. E’ partito con lui per Canaan, è diventato ricco ottenendo ricchezze e terre grazie a lui, è stato salvato dalla prigionia insieme con tutti gli averi quando Avraham dichiarò guerra ai 4 re e infine sopravvissuto alla distruzione di Sodoma proprio in quanto imparentato con Avraham. Se non fosse stato per suo zio, Lot e la sua famiglia sarebbero belli che morti come tutti i sodomiti. Per quanto riguarda le figlie di Lot, non erano poi così immacolate dato che stuprarono senza tanti complimenti il padre, mentre che dire della moglie che voltandosi indietro ebbe un sussulto di nostalgia per la malvagia città e per le due figlie insieme ai generi che aveva lasciato in città?”

    Come disse un tale: “Nessuno è perfetto”. La Bibbia stessa pone di continuo l’accento su questo punto. Un esempio è Davide, adultero e assassino. Eppure fu solo grazie alla sua onestà verso Dio che suo figlio Salomone, intimamente disonesto verso Dio, non fu castigato in vita con la divisione del regno:
    “Il Signore disse a Salomone: «Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né i decreti che ti avevo impartiti, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo suddito. Tuttavia non farò ciò durante la tua vita per amore di Davide tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio.” (1Re, 11:11-12).
    Nella Bibbia non esistono immagini di superuomini, ma sono celebrati alcuni atti sublimi compiuti da uomini che comunque non erano esenti da pecche.

    In quanto alle figlie di Lot, anche loro si sono trovate di fronte a un bivio: per loro l’umanità era scomparsa, e avvertivano il dovere naturale di procreare, oltre che di dare una discendenza al loro padre. Il racconto non le mostra come ninfomani talmente affamate di sesso da voler “stuprare” il loro genitore ma piuttosto come donne che vollero farsi ingravidare ciascuna una volta soltanto, così che misero al mondo ognuna un figlio e grazie a tali eventi sorsero due popoli.
    Anche i giudei e la stirpe reale di Davide sorsero grazie all’intraprendenza, al coraggio e alla libertà di pensiero di un’altra donna: Tamar. Suo suocero Giuda era stato tanto ottuso da sposare una cananea, da cui ebbe figli di cui due erano talmente malvagi che Dio stesso li fece morire. Tamar superò gli schemi moralistici e si fece mettere in cinta dal suocero con un atto sessuale mercenario, per di più rischiando la pelle. Giuda stesso, subito dopo aver comandato che la nuora fosse bruciata, conosciuti i fatti, ammise: “Essa è più giusta di me.”
    Anche Ruth mise da parte il moralismo e, similmente alle figlie di Lot, si avvicinò a Booz mentre lui dormiva ed era ubriaco. Ma il libro che ha il suo nome la celebra per la sua grande lealtà, e anche da lei discese la stirpe di Davide.

    Per quanto riguarda la moglie di Lot, la sua scomparsa sembra un espediente narrativo per toglierla di mezzo dalla storia in modo che questa proseguisse con la vicenda dell’incesto. Infatti: come fece costei a voltarsi indietro durante la distruzione dell’intera valle se, quando il cataclisma avvenne, lei con la sua famiglia si trovavano al sicuro dentro le mura di Zoar, risparmiata apposta perché Lot e le sue donne potessero trovarvi rifugio?

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  31. Antonella

    Scrivi: Come disse un tale: “Nessuno è perfetto”. La Bibbia stessa pone di continuo l’accento su questo punto. Un esempio è Davide, adultero e assassino. Eppure fu solo grazie alla sua onestà verso Dio che suo figlio Salomone, intimamente disonesto verso Dio, non fu castigato in vita con la divisione del regno:
    “Il Signore disse a Salomone: «Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né i decreti che ti avevo impartiti, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo suddito. Tuttavia non farò ciò durante la tua vita per amore di Davide tuo padre; lo strapperò dalla mano di tuo figlio.” (1Re, 11:11-12).
    Nella Bibbia non esistono immagini di superuomini, ma sono celebrati alcuni atti sublimi compiuti da uomini che comunque non erano esenti da pecche.

    E’ vero Marco, nessuno è perfetto…è per questo che le matite hanno la gomma. Forse quello che ti sfugge nel racconto, e che la storia biblica vuole mettere in evidenza è la moralità e i comportamenti diversi tenuti da Avraham e Lot.
    Infatti grazie alla fedeltà ad HaShem, Avraham in seguito da una situazione di sterilità di sua moglie Sarah passa a una condizione di fertilità e di prosecuzione per via maschile della sua progenie con Isacco in poi…
    Avraham non vuole avere a che fare con i cananei, cosa che non si può dire di suo nipote Lot. Infatti, dopo averlo liberato e recuperato i suoi beni facendo anche molti prigionieri, incontra il re di Sòdoma che gli propone una spartizione: all’ebreo i beni, al cananeo le persone. La risposta di Avraham fu categorica : “Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra: né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Avraham. Mentre Lot invece, non si fa tanti scrupoli morali e quando si separò da suo zio e decide di avvicinarsi ai sodomiti, và abitare con i cananei e diventa persino giudice della città (sic), di gentaglia che non rispetta la parola, materialista, e dedita solo al sopruso e alla violenza.
    Non contento si unisce in preda agli effetti del vino con le figlie desiderose di avere una prole, come le bestie si uniscono fra loro senza timore di fare incesto. Il voltarsi indietro poi della moglie di Lot è tipico dei personaggi che vanno al di là della norma, in questo caso la norma è tagliare i ponti col male, in fretta e senza indugio.

    Poi facendo paragoni impropri e chiamando Salomone intimamente “disonesto” dici una scemenza e una sciocchezza in quanto infondata falsa. Innanzitutto, Shelomoh (il pacifico), fu il terzo re di Israele, dopo Saul e David. Egli fece costruire il celebre Tempio di Gerusalemme e rafforzò le strutture politiche e commerciali dello stato. Nella Bibbia viene ricordato per la sua saggezza e sapienza infatti promosse anche lo sviluppo della cultura. Inoltre continuò l’opera paterna di unificazione delle dodici tribù israelitiche in un unico regno … NIENTE A CHE VEDERE CON il materialista LOT…che confronti assurdi fai scusa?

    Poi aggiungi: Anche i giudei e la stirpe reale di Davide sorsero grazie all’intraprendenza, al coraggio e alla libertà di pensiero di un’altra donna: Tamar.

    Guarda un po’ anche qui, le disgrazie e le sventure che portano questi cananei…Infatti quando Giuda decise di allontanarsi dai suoi fratelli, andando a vivere nel territorio dei Cananei, dove prese moglie ed ebbe tre figli Er, Onan e Sela chissà perchè poi morirono tutti. Dato che questi figli si comportavano più da Cananei che da Giudei, Giuda era arrivato a vedere Tamar come la sterminatrice della sua famiglia ,oltre che una molto vedova discutibile. La storia di Tamar, è solo una storia di inganno, di furbizia, e ipocrisia a dire il vero, e per nulla edificante…

    MARCO : Anche Ruth mise da parte il moralismo e, similmente alle figlie di Lot, si avvicinò a Booz mentre lui dormiva ed era ubriaco. Ma il libro che ha il suo nome la celebra per la sua grande lealtà, e anche da lei discese la stirpe di Davide

    A parte che il testo non dice che era ubriaco, ma che mangiò e bevve. E poi a dire il vero questo racconto è stato scritto per spiegare il cosiddetto levirato, una legge adattata perché nessuno restasse solo così una vedova senza figli poteva pretendere di essere sposata dal fratello del defunto, e seguendo gli ordini di parentela praticamente da tutti i suoi famigliari di sesso maschile. Inoltre il racconto è stato interpretato come una reazione alle riforme volute da Esdra e Neemia dopo l’esilio babilonese, riforme radicalmente contrarie ai matrimoni misti.

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    1. Marco

      Ad Antonella
      Scrivi:
      “Poi facendo paragoni impropri e chiamando Salomone intimamente “disonesto” dici una scemenza e una sciocchezza in quanto infondata falsa. Innanzitutto, Shelomoh (il pacifico), fu il terzo re di Israele, dopo Saul e David. Egli fece costruire il celebre Tempio di Gerusalemme e rafforzò le strutture politiche e commerciali dello stato. Nella Bibbia viene ricordato per la sua saggezza e sapienza infatti promosse anche lo sviluppo della cultura. Inoltre continuò l’opera paterna di unificazione delle dodici tribù israelitiche in un unico regno … NIENTE A CHE VEDERE CON il materialista LOT…che confronti assurdi fai scusa?”

      I meriti che tu attribuisci a Salomone vanno invece accreditati TUTTI esclusivamente a Dio. Fu HaShem che gli donò saggezza e anche sapienza in misura superlativa, e fu per volontà divina che ci fu pace e prosperità nel suo regno successivamente alle guerre sostenute dai due monarchi precedenti. Anche il grande tempio non fu certo un dono di Salomone a Dio. Il piano architettonico del tempio era stato già realizzato da Davide e poi trasmesso al figlio Salomone. Ciò che invece quest’ultimo fece di propria iniziativa, a dispetto della saggezza e della sapienza che gli erano state infuse, fu di costruire templi a divinità pagane e di venerare quei numi insieme alle sue mogli straniere. In quanto al suo materialismo senza freni, aveva ignorato questa disposizione della Torah riguardo ai limiti dei privilegi regali:

      “Ma egli (il re) non dovrà procurarsi un gran numero di cavalli né far tornare il popolo IN EGITTO PER PROCURARSI GRAN NUMERO DI CAVALLI, perché il Signore vi ha detto: Non tornerete più indietro per quella via! NON DOVRÀ AVERE UN GRAN NUMERO DI MOGLI, perché il suo cuore non si smarrisca; NEPPURE ABBIA GRANDE QUANTITÀ DI ARGENTO E D’ORO.” (Deuteronomio 17:16-17, CEI)

      Salomone non si accontentò delle ricchezze che, grazie ad Hashem, gli giungevano da tutti i popoli perfino spontaneamente, come nel caso della regina di Saba, ma le incrementò a dismisura e comprò carri preziosi e cavalli importati proprio dall’Egitto (Il capitolo 10 di 1Re è interamente dedicato alle ricchezze spropositate di questo sovrano). A sfregio del comandamento di cui sopra, ebbe un harem di mille mogli e molte di queste erano straniere; le quali egli non tentò di convertire per mezzo della sua sapienza. Al contrario, furono quelle donne, con le loro superstizioni idolatriche, a convertire lui!
      Considerati questi dati, mi permetto di fare mia la tua stessa domanda:
      “NIENTE A CHE VEDERE CON il materialista LOT…che confronti assurdi fai scusa?”

      Lot era un nomade sempre vissuto nelle tende, ed ebbe la tentazione di vivere in una città, non una qualsiasi, ma in una specie di Parigi dell’epoca, ossia celebre per il lusso e l’abbondanza, e là sperava di diventare qualcuno. Dove abbondano le ricchezze, il male e le perversioni sono di casa. Quando arrivarono gli angeli, il patriarca non aveva ancora ottenuto alcuna carica, non era giudice come tu affermi, anzi fu redarguito dai sodomiti perché non lo era. Gli intimarono: «Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!».
      Ora, a parte i desideri materialistici di Lot, non suffragati però da azioni peccaminose da lui commesse, quali colpe gli si dovrebbero attribuire? L’aver offerto ai sodomiti le sue figlie? Ma quell’atto rappresenta se mai il suo salto di coscienza, poiché compiendolo egli distruggeva in un istante tutto ciò che aveva creato e desiderato fino a quel momento, col solo fine ALTRUISTICO di salvare due uomini che aveva ospitato. I crimini (come, per esempio, quelli commessi da Davide a spese di Uria) si commettono per il proprio interesse o per il proprio piacere, NON PER AVVANTAGGIARE, E A FONDO PERDUTO, DEGLI SCONOSCIUTI.
      Egli pose il rispetto verso l’ospitalità (sacra per la Torah) e l’orrore verso gli atti contro natura, ossia la sodomia (condannati nella Torah) al di sopra delle proprie inclinazioni materialistiche e arriviste. Era un giusto, quindi, che osservò, A PROPRIE SPESE, le disposizioni della Torah sebbene questa non fosse ancora stata rivelata, a differenza di Salomone che, mai sazio, disprezzò le leggi di Dio pur conoscendole perfettamente, e tradì HaShem con la propria ingratitudine.

      Lot fu il solo giusto trovato dagli angeli in tutta Sodoma. Questa, secondo il patto stipulato fra Dio e Abramo, sarebbe stata risparmiata dalla distruzione se di giusti ne fossero stati trovati almeno dieci. Ma se essi fossero stati di meno, anche nove, questi nove sarebbero dovuti perire comunque insieme ai malvagi. Di uomini giusti ne fu trovato soltanto uno, cioè Lot, il quale, per via di quel patto, era destinato a morire con i peccatori. Tuttavia Dio volle salvarlo per i meriti di Abramo.
      Dici che Lot era un ubriacone? Anche Noè, il solo uomo retto fra tutta l’umanità antidiluviana, si ubriacava. Appunto: nessuno è perfetto.

      Scrivi:
      “Giuda era arrivato a vedere Tamar come la sterminatrice della sua famiglia, oltre che una molto vedova discutibile. La storia di Tamar, è solo una storia di inganno, di furbizia, e ipocrisia a dire il vero, e per nulla edificante…”

      Anche Tamar, sebbene non conoscesse la Torah, obbedisce alle leggi di HaShem. La Bibbia insegna che i figli sono un dono di Dio, che una discendenza numerosa è un dono di Dio, e che le donne sono il mezzo per elargire tali doni.
      Per una donna, quindi, ERA UNA VERGOGNA non partorire figli, e ogni uomo coniugato aveva il diritto a una discendenza perfino da morto. Tamar è tutt’altro che una vedova discutibile: ligia alle regole, lei sposa il fratello del suo defunto marito e poi, morto anche questo, attende pazientemente di essere coniugata con l’ultimo dei tre fratelli. Ma in ciò era ostacolata dal suocero, il quale in realtà ostacolava i piani di HaShem che voleva una stirpe di Giuda, uno dei capostipiti degli ebrei, per la sua promessa fatta ad Abramo.
      Vincolata dalle legge del levirato, Tamar non poteva maritarsi liberamente con altri uomini. Avrebbe quindi sprecato la propria giovinezza senza onorare la sua dignità di donna partorendo dei figli e, a causa della reticenza del suocero, avrebbe privato il primo marito di eredi. Doveva sottomettersi al volere di Giuda, ben diverso dal volere di Dio, oppure aggirare l’ostacolo come meglio poteva?

      Facciamo questa considerazione: Dio punisce con la morte Onan perché costui, disperdendo il proprio seme, non intendeva dare una discendenza al proprio defunto fratello. Dio, dunque, scrutava e interveniva pure nelle camere da letto. Se l’azione di Tamar fosse stata disapprovata da Hashem, lei non avrebbe avuto il dono di partorire due gemelli, dai quali peraltro discesero la dinastia di Davide e la tribù di Giuda. Questi due gemelli nacquero da un atto incestuoso fra suocero e nuora (proibito dalla Torah), oltre che da un rapporto non matrimoniale, per cui quei bambini erano pure bastardi oltre che frutto d’incesto.
      Eppure HaShem non punì Tamar, come già aveva fatto con Onan, anzi, avendo lei agito all’opposto di quest’ultimo, la ricompensò dandole dei figli e, per di più, una discendenza gloriosa. A questo proposito ricordiamo il tipo di premio che l’angelo promise alla schiava fuggitiva Agar perché tornasse dalla sua padrona che la maltrattava:

      «Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?». Rispose: «Vado lontano dalla mia padrona Sarai». Le disse l’angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa». Le disse ancora l’angelo del Signore: «Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine». (Genesi 16:8-10, CEI)

      Inoltre, la frase pronunciata da Giuda “Lei è più giusta di me”, è riportata nel testo perché è coerente con i suoi insegnamenti. La Bibbia non sponsorizza certamente frasi cretine dette da cretini.

      Scrivi:
      “Non contento si unisce in preda agli effetti del vino con le figlie desiderose di avere una prole, come le bestie si uniscono fra loro senza timore di fare incesto.”

      Io dico che gli eventi andrebbero giudicati nel loro contesto. Oggi la popolazione mondiale è di otto miliardi d’individui, e in molte nazioni il tasso di natalità è prossimo allo zero, e moltissime donne non sentono come dovere né come desiderio avere una prole. Ma ai tempi narrati dalla Genesi valeva il comando divino: “moltiplicativi e riempite la terra”.
      Lot non era più ricco, era solamente un sopravvissuto senza denaro né mezzi, e aveva due figlie che costituivano una tentazione per qualsiasi uomo essi avessero incontrato. Pensiamo a suo zio Abramo, il quale, nonostante sapesse che c’era Dio a proteggerlo, oltre ad avere 318 schiavi armati, ebbe paura di essere ucciso in Egitto a causa della sua bella moglie. Pertanto disse a questa di presentarsi come sua sorella, e lasciò perfino che il faraone la comprasse in sposa!
      La codardia di Lot, nella sua situazione, aveva almeno fondamento, per cui si rifugiò in solitudine sui monti con le figlie, ma così condannando se stesso e loro a estinguersi senza eredi. Una circostanza, per qualche verso, simile a quella di Tamar. Le due ragazze dovevano sottomettersi passivamente agli eventi e subirne le conseguenze, oppure dovevano agire come potevano per aggirarli? HaShem, che distrusse quelle città per i peccati dei suoi abitanti, là sui monti stette a guardare e lasciò fare.
      D’altra parte, proprio in questo senso, le stesse leggi della Torah si rivelano elastiche: esse condannano come incestuoso il matrimonio tra cognati, tuttavia obbligano i fratelli dell’uomo deceduto senza prole a sposarne la vedova per dare al morto degli eredi. Le eccezioni, quindi, nei casi estremi, li pone la stessa legge di Dio.

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      1. Marco

        Caro redattore,
        anche ammesso che, come dici, Lot avesse altre figlie già coniugate con uomini di Sodoma, ciò non toglie che la sua ingerenza contro le voglie perverse dei sodomiti e il loro disprezzo per la sacralità degli ospiti non lo allinea certamente, almeno in questo, con la loro indole malvagia. Gli restavano altre due figlie vergini da maritare, e quindi altro denaro da intascare, ma, per quanto egli fosse materialista, fu disposto a sacrificarle rimettendoci quel denaro ben sapendo che non avrebbe ricevuto in cambio un qualche giovamento. Gli uomini che lui ospitava erano, per quanto ne sapeva, null’altro che due sconosciuti viandanti che sarebbero ripartiti la mattina dopo, non due imperatori dai quali si aspettava di ottenere, salvandoli, future ricompense.
        Agì in quel modo solo per onorare due principi affermati in seguito nella Torah: il rispetto verso i forestieri e l’abominio della sodomia. Quindi agì in nome della giustizia, e soprattutto a proprie spese, il che è moltissimo da parte di un uomo talmente utilitarista.

        Scrivi:
        “Concludo infine ricordando che la figura di Lot come “uomo esemplare” o “quintessenza della giustizia” non sarebbe coerente con l’intento dell’autore biblico. Lot infatti non è un personaggio storico, ma l’archetipo di Ammon e Moav, nemici di Israele. Uno degli scopi principali di questi capitoli della Genesi è proprio quello di mostrare come il popolo ebraico si sia distinto tra gli altri rami della famiglia abramitica considerati non idonei a ottenere l’elezione divina.”

        E i giudei, allora? E la dinastia di Davide? Discendono entrambi da Perez, concepito dal rapporto sessuale fra un suocero e la sua nuora (quindi incestuoso per la Torah), avvenuto non in un talamo matrimoniale ma addirittura durante un atto di meretricio. Tuttavia, come ho anche scritto ad Antonella, le circostanze particolari in cui avvenne tale concepimento lo giustificano pienamente. Tali circostanze erano del tutto simili a quelle in cui si trovarono le figlie di Lot. Pertanto, giudei, ammoniti e moabiti, deriverebbero tutti da eventi incestuosi determinati però non da perversione ma da necessità, e il merito va al coraggio e all’intraprendenza delle matriarche, oltre che alla volontà di HaShem che era sempre presente in tutti questi avvenimenti.
        Preciso ancora che, in fatto d’incesto, la Torah condanna l’unione matrimoniale fra cognati, ritenendola incestuosa, ma permette, anzi obbliga questo tipo d’unione quando un uomo decede senza eredi. Ciò perché la proliferazione umana è un comandamento oltre che un dono di Hashem; per tali attributi, la natalità precede e supera qualsiasi altra norma morale se, a causa di circostanze estreme, essa sia impedita.

    2. Antonella

      Caro Marco l’interpretazione della bibbia non è cosa semplice … spesso fissandoci sugli alberi si perde di vista il bosco. E tu ti sei fissato su un certa idea e non ti schiodi di lì. Poi a onore del vero, in questo articolo si sta parlando dell’anteprima del nuovo libro di Sguardo a Sion e non c’entrano nulla Davide, Salomone, Tamar, Rut ecc… e comunque insistendo nella tua idea stai procedendo in maniera confusa e disordinata facendo solo un minestrone. In ogni caso brevemente cercherò di rispondere alle tue obiezioni.

      Scrivi:I meriti che tu attribuisci a Salomone vanno invece accreditati TUTTI esclusivamente a Dio. Fu HaShem che gli donò saggezza e anche sapienza in misura superlativa, e fu per volontà divina che ci fu pace e prosperità nel suo regno successivamente alle guerre sostenute dai due monarchi precedenti. Il piano architettonico del tempio era stato già realizzato da Davide e poi trasmesso al figlio Salomone. Ciò che invece quest’ultimo fece di propria iniziativa, a dispetto della saggezza e della sapienza che gli erano state infuse, fu di costruire templi a divinità pagane e di venerare quei numi insieme alle sue mogli straniere. In quanto al suo materialismo senza freni, aveva ignorato questa disposizione della Torah riguardo ai limiti dei privilegi regali:
      “Ma egli (il re) non dovrà procurarsi un gran numero di cavalli né far tornare il popolo IN EGITTO PER PROCURARSI GRAN NUMERO DI CAVALLI, perché il Signore vi ha detto: Non tornerete più indietro per quella via! NON DOVRÀ AVERE UN GRAN NUMERO DI MOGLI, perché il suo cuore non si smarrisca; NEPPURE ABBIA GRANDE QUANTITÀ DI ARGENTO E D’ORO.” (Deuteronomio 17:16-17, CEI)
      Salomone non si accontentò delle ricchezze che, grazie ad Hashem, gli giungevano da tutti i popoli perfino spontaneamente, come nel caso della regina di Saba, ma le incrementò a dismisura e comprò carri preziosi e cavalli importati proprio dall’Egitto (Il capitolo 10 di 1Re è interamente dedicato alle ricchezze spropositate di questo sovrano). A sfregio del comandamento di cui sopra, ebbe un harem di mille mogli e molte di queste erano straniere; le quali egli non tentò di convertire per mezzo della sua sapienza. Al contrario, furono quelle donne, con le loro superstizioni idolatriche, a convertire lui!
      Considerati questi dati, mi permetto di fare mia la tua stessa domanda:
      “NIENTE A CHE VEDERE CON il materialista LOT…che confronti assurdi fai scusa?”

      RISPOSTA: Il Tanakh nel suo insieme di per sé non enfatizza solo la provvidenza Divina o il fato se vuoi, come nella mitologia, e anche se il movimento della storia è certamente diretto da HaShem, sono le decisioni dell’umanità a generare il loro destino, il successo o l’insuccesso sia dei singoli che dei popoli.
      Per quanto riguarda Shelomoh , ti ricordo che la poligamia nell’antico Israele era la norma e come ogni altro re di quel periodo, Shelomoh prese a circondarsi di mogli straniere sia per motivi politici (poteva così stringere alleanze coi popoli vicini), sia per dimostrare il proprio potere. In questo modo Salomone rafforzò ulteriormente il regno. Infatti per mezzo di trattati con regni vicini, cementati proprio da matrimoni a scopi politici, Salomone assicurò la pace al suo regno, ponendolo alla pari delle grandi potenze di quell’epoca. Non per niente Shalomoh, invece di raccogliere sdegno perpetuo come fai tu, ebbe perenne memoria e gloria sia in Israele che nelle popolazioni successive. Inoltre per la sua troppa larghezza di vedute, Salomone tollerò il culto degli dèi stranieri.
      Poi a dirla tutta Shalomoh in realtà non costruì lui direttamente i templi, ma furono le sue mogli. Ma poiché non impedì le loro azioni, l’atto di costruire gli altari e templi a divinità pagana prese il nome da lui. Del resto le mogli di Salomone erano abituate ad adorare gli idoli nelle loro case. Anche quando sono venute in Israele e hanno vissuto in case costruite per loro Shalomoh come re era ritenuto responsabile dei loro atti e della loro influenza ma ormai Salomone era vecchio e come tutti gli anziani si lasciò influenzare dalle donne…
      E poi solo 1 Re che narra della sua infedeltà e la sua pratica idolatrica. Di questa turpe vicenda per esempio, i libri delle Cronache non fanno neppure cenno.
      Comunque sia, Saul David e Salomone non erano perfetti è vero, e le loro colpe sono presentate apertamente, ma nel loro insieme hanno condotto Israele a un periodo di notorietà e rispetto universale che si acquistano per meriti eccezionali.
      Come vedi il paragone con Lot non regge proprio è come paragonare una pulce ad un elefante…suvviaa

      Scrivi: Lot era un nomade sempre vissuto nelle tende, ed ebbe la tentazione di vivere in una città, non una qualsiasi, ma in una specie di Parigi dell’epoca, ossia celebre per il lusso e l’abbondanza, e là sperava di diventare qualcuno.

      RISPOSTA: E no caro Marco, Lot non ebbe la tentazione, ma SCELSE PROPRIO da scaltro e furbo quale era e lo fece scavalcando tutti i vincoli che le norme ponevano all’agire umano, (da suo zio Abramo) nella ricerca sfrenata del potere e del benessere e scegliendo i vantaggi a Sodoma e dei suoi dintorni. La Bibbia prosegue immediatamente affermando la natura del popolo di Sodoma, come un avvertimento sul prezzo che Lot dovette pagare per preferire questa terra. Qui c’è senza dubbio la decisione intenzionale di Lot di ignorare le azioni degli abitanti di Sodoma e di preferire la loro vicinanza. Pertanto era inevitabile che Lot rimanesse coinvolto nella loro corruzione. E forse la disputa tra i pastori fu solo un catalizzatore che ha spinto Abraham a salutare Lot, quella parte della “casa di suo padre” che ha portato con sé quando è partito per Canaan. Questo dimostra il desiderio che dobbiamo avere nel distanziarci da coloro che hanno una particolare tendenza al male, alla corruzione.

      Scrivi: Quando arrivarono gli angeli, il patriarca non aveva ancora ottenuto alcuna carica, non era giudice come tu affermi, anzi fu redarguito dai sodomiti perché non lo era. Gli intimarono: «Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!».

      RISPOSTA: Ah sì? E dove vide gli angeli secondo te scusa? Quando gli angeli arrivarono alle porte della città di Sodoma, Lot li vide mentre era seduto alla porta della città. E in genere i giudici erano proprio seduti alle porte della città per dirimere i vari contenziosi e oltre che gli affari commerciali.
      Ora, a parte i desideri materialistici di Lot, non suffragati però da azioni peccaminose da lui commesse, quali colpe gli si dovrebbero attribuire? L’aver offerto ai sodomiti le sue figlie? Ma quell’atto rappresenta se mai il suo salto di coscienza, poiché compiendolo egli distruggeva in un istante tutto ciò che aveva creato e desiderato fino a quel momento, col solo fine ALTRUISTICO di salvare due uomini che aveva ospitato. I crimini (come, per esempio, quelli commessi da Davide a spese di Uria) si commettono per il proprio interesse o per il proprio piacere, NON PER AVVANTAGGIARE, E A FONDO PERDUTO, DEGLI SCONOSCIUTI.
      Egli pose il rispetto verso l’ospitalità (sacra per la Torah) e l’orrore verso gli atti contro natura, ossia la sodomia (condannati nella Torah) al di sopra delle proprie inclinazioni materialistiche e arriviste. Era un giusto, quindi, che osservò, A PROPRIE SPESE, le disposizioni della Torah sebbene questa non fosse ancora stata rivelata, a differenza di Salomone che, mai sazio, disprezzò le leggi di Dio pur conoscendole perfettamente, e tradì HaShem con la propria ingratitudine.

      RISPOSTA: Va beh, questa è una tua fissa… ma devi considerare che per molte civiltà antiche e anche per gli ebrei dei tempi biblici, ritenevano l’ospitalità una cosa sacra ad Dio (o agli dei per i pagani). L’ospite era dunque inviolabile e sacro, al punto tale che abusarne e fargli violenza poteva essere ritenuto un “peccato che grida vendetta al Cielo”, al pari dell’omicidio. E comunque non spettava lui salvare nessuno …

      SCRIVI: Lot fu il solo giusto trovato dagli angeli in tutta Sodoma. Questa, secondo il patto stipulato fra Dio e Abramo, sarebbe stata risparmiata dalla distruzione se di giusti ne fossero stati trovati almeno dieci. Ma se essi fossero stati di meno, anche nove, questi nove sarebbero dovuti perire comunque insieme ai malvagi. Di uomini giusti ne fu trovato soltanto uno, cioè Lot, il quale, per via di quel patto, era destinato a morire con i peccatori. Tuttavia Dio volle salvarlo per i meriti di Abramo.

      RISPOSTA: Questa è la tua interpretazione… e comunque la storia di Avraham e i suoi discendenti sono il risultato di una promessa divina fatta da HaShem ai soli israeliti, mentre i popoli vicini di Ammon e Moab sono discendenti di un uomo che ha commesso incesto con le figlie. Gli israeliti sono puri e i soli figli della promessa, gli altri sono di razza impura insieme a ismaeliti, edomiti ecc..

      Marco : Dici che Lot era un ubriacone? Anche Noè, il solo uomo retto fra tutta l’umanità antidiluviana, si ubriacava. Appunto: nessuno è perfetto.
      RISPOSTA: Certo, però Noah non ha stuprato i suoi figli ….e daiii

      SCRIVI : Anche Tamar, sebbene non conoscesse la Torah, obbedisce alle leggi di HaShem. La Bibbia insegna che i figli sono un dono di Dio, che una discendenza numerosa è un dono di Dio, e che le donne sono il mezzo per elargire tali doni.

      RISPOSTA. Tamar ti ricordo che era una cananea come faceva ad obbedire alla Torah se la Torah non esisteva?

      Per una donna, quindi, ERA UNA VERGOGNA non partorire figli, e ogni uomo coniugato aveva il diritto a una discendenza perfino da morto. Tamar è tutt’altro che una vedova discutibile: ligia alle regole, lei sposa il fratello del suo defunto marito e poi, morto anche questo, attende pazientemente di essere coniugata con l’ultimo dei tre fratelli. Ma in ciò era ostacolata dal suocero, il quale in realtà ostacolava i piani di HaShem che voleva una stirpe di Giuda, uno dei capostipiti degli ebrei, per la sua promessa fatta ad Abramo.
      Vincolata dalle legge del levirato, Tamar non poteva maritarsi liberamente con altri uomini. Avrebbe quindi sprecato la propria giovinezza senza onorare la sua dignità di donna partorendo dei figli e, a causa della reticenza del suocero, avrebbe privato il primo marito di eredi. Doveva sottomettersi al volere di Giuda, ben diverso dal volere di Dio, oppure aggirare l’ostacolo come meglio poteva?
      Facciamo questa considerazione: Dio punisce con la morte Onan perché costui, disperdendo il proprio seme, non intendeva dare una discendenza al proprio defunto fratello. Dio, dunque, scrutava e interveniva pure nelle camere da letto. Se l’azione di Tamar fosse stata disapprovata da Hashem, lei non avrebbe avuto il dono di partorire due gemelli, dai quali peraltro discesero la dinastia di Davide e la tribù di Giuda. Questi due gemelli nacquero da un atto incestuoso fra suocero e nuora (proibito dalla Torah), oltre che da un rapporto non matrimoniale, per cui quei bambini erano pure bastardi oltre che frutto d’incesto.
      Eppure HaShem non punì Tamar, come già aveva fatto con Onan, anzi, avendo lei agito all’opposto di quest’ultimo, la ricompensò dandole dei figli e, per di più, una discendenza gloriosa. A questo proposito ricordiamo il tipo di premio che l’angelo promise alla schiava fuggitiva Agar perché tornasse dalla sua padrona che la maltrattava:
      «Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?». Rispose: «Vado lontano dalla mia padrona Sarai». Le disse l’angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa». Le disse ancora l’angelo del Signore: «Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine». (Genesi 16:8-10, CEI)
      Inoltre, la frase pronunciata da Giuda “Lei è più giusta di me”, è riportata nel testo perché è coerente con i suoi insegnamenti. La Bibbia non sponsorizza certamente frasi cretine dette da cretini.

      RISPOSTA: Già! Ma mi dici che tipo di giustizia è quella che opera attraverso un inganno?
      e poi la Torah in questa storia, e in modi diversi, collega la storia di Yehuda e Tamar con la storia della vendita di Giuseppe. Infine Tamar diede alla luce due uomini giusti perché HaShem vide che Yehuda fu sinceramente pentito, e quindi nacquero due figli giusti. Lo stesso vale per David e Bat-Sheva David si pentì e HaShem gli diede un figlio proprio per governare su Israele: Shalomoh.

      Lo studio dimostra quanto le interpretazioni della Torah debbano essere esplorate in profondità, per raggiungere una comprensione approfondita del testo, cosa non semplice che richiede impegno e fatica e non certamente superficialità o genericità.

      Rispondi
  32. Marco

    Caro redattore,
    anche ammesso, come dici, che Lot avesse altre figlie già coniugate con uomini di Sodoma, ciò non toglie che la sua ingerenza contro le voglie perverse dei sodomiti e il loro disprezzo per la sacralità degli ospiti non lo allinea certamente, almeno in questo, con la loro indole malvagia. Gli restavano altre due figlie vergini da maritare, e quindi altro denaro da intascare, ma, per quanto egli fosse materialista, fu disposto a sacrificarle rimettendoci quel denaro ben sapendo che non avrebbe ricevuto in cambio un qualche giovamento. Gli uomini che lui ospitava erano, per quanto ne sapeva, null’altro che due sconosciuti viandanti che sarebbero ripartiti la mattina dopo, non due imperatori dai quali si aspettava di ottenere, salvandoli, future ricompense.
    Agì in quel modo solo per onorare due principi affermati in seguito nella Torah: il rispetto verso i forestieri e l’abominio della sodomia. Quindi agì in nome della giustizia, e soprattutto a proprie spese, il che è moltissimo da parte di un uomo talmente utilitarista.

    Scrivi:
    “Concludo infine ricordando che la figura di Lot come “uomo esemplare” o “quintessenza della giustizia” non sarebbe coerente con l’intento dell’autore biblico. Lot infatti non è un personaggio storico, ma l’archetipo di Ammon e Moav, nemici di Israele. Uno degli scopi principali di questi capitoli della Genesi è proprio quello di mostrare come il popolo ebraico si sia distinto tra gli altri rami della famiglia abramitica considerati non idonei a ottenere l’elezione divina.”

    E i giudei, allora? E la dinastia di Davide? Discendono entrambi da Perez, concepito dal rapporto sessuale fra un suocero e la sua nuora (quindi incestuoso per la Torah), avvenuto non in un talamo matrimoniale ma addirittura durante un atto di meretricio. Tuttavia, come ho anche scritto ad Antonella, le circostanze particolari in cui avvenne tale concepimento lo giustificano pienamente. Tali circostanze erano del tutto simili a quelle in cui si trovarono le figlie di Lot. Pertanto, giudei, ammoniti e moabiti, deriverebbero tutti da eventi incestuosi determinati però non da perversione ma da necessità, e il merito va al coraggio e all’intraprendenza delle matriarche, oltre che alla volontà di HaShem, il quale era sempre presente in tutti questi avvenimenti.
    Preciso ancora che, in fatto d’incesto, la Torah condanna l’unione matrimoniale fra cognati, ritenendola incestuosa, ma permette, anzi obbliga questo tipo d’unione quando un uomo decede senza eredi. Ciò perché la proliferazione umana è un comandamento oltre che un dono di Hashem; per tali attributi, la natalità precede e supera qualsiasi altra norma morale se, a causa di circostanze estreme, essa sia impedita.

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  33. Marco

    Cara Antonella,
    non ci crederai, ma condivido molte delle tue riflessioni. Credo però che esse dovrebbero essere indirizzate per contrastare i redattori biblici, o ancora meglio proprio HaShem che li avrebbe ispirati. Per esempio dove scrivi:
    “Per quanto riguarda Shelomoh , ti ricordo che la poligamia nell’antico Israele era la norma e come ogni altro re di quel periodo, Shelomoh prese a circondarsi di mogli straniere sia per motivi politici (poteva così stringere alleanze coi popoli vicini), sia per dimostrare il proprio potere. In questo modo Salomone rafforzò ulteriormente il regno. Infatti per mezzo di trattati con regni vicini, cementati proprio da matrimoni a scopi politici, Salomone assicurò la pace al suo regno, ponendolo alla pari delle grandi potenze di quell’epoca. Non per niente Shalomoh, invece di raccogliere sdegno perpetuo come fai tu, ebbe perenne memoria e gloria sia in Israele che nelle popolazioni successive. Inoltre per la sua troppa larghezza di vedute, Salomone tollerò il culto degli dèi stranieri.”

    Sinceramente, sono del tutto d’accordo con ciò che dici, ma, forse a causa della mia lettura generica e superficiale del testo biblico, ho l’impressione che HaShem la pensi invece assai diversamente da te e da me. Riguardo a Salomone, ecco come Dio commenta la sua politica di alleanze con stranieri, di matrimoni con donne straniere, di apertura alle divinità straniere, insomma riguardo alla sua “troppa larghezza di vedute”:
    “Il Signore, perciò, SI SDEGNÒ con Salomone, perché aveva distolto il cuore dal Signore Dio d’Israele, che gli era apparso due volte e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. Allora disse a Salomone: «Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né i decreti che ti avevo impartiti, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo suddito.” (1Re 11:9-11, CEI)
    Hashem ha sempre ripetuto, attraverso i suoi redattori e i suoi profeti, fin dal primo precetto del Decalogo, che disapprovava la tolleranza che il suo popolo aveva verso: 1. le divinità straniere, 2. le alleanze con gli stranieri, 3. i matrimoni con le donne straniere, 4. l’uso dei costumi stranieri. Le sue reprimende e i suoi castighi agli israeliti per la loro “larghezza di vedute” sono martellanti in tutto il Tanakh.
    Hashem, che si dichiara un Dio geloso, castigò l’infedeltà di Salomone dividendo il suo regno in due regni: quello del nord era costituito da dieci delle dodici tribù israelite, le quali, proprio a causa della loro apertura verso gli dèi stranieri, furono schiavizzate, deportate e disperse a opera degli assiri mandati contro di loro proprio da Hashem. Il regno di Giuda fu ugualmente punito per gli stessi motivi, ma almeno ai giudei fu concesso il ritorno in patria dalla deportazione.

    Scrivi:
    “Poi a dirla tutta Shalomoh in realtà non costruì lui direttamente i templi, ma furono le sue mogli. Ma poiché non impedì le loro azioni, l’atto di costruire gli altari e templi a divinità pagana prese il nome da lui. Del resto le mogli di Salomone erano abituate ad adorare gli idoli nelle loro case. Anche quando sono venute in Israele e hanno vissuto in case costruite per loro Shalomoh come re era ritenuto responsabile dei loro atti e della loro influenza ma ormai Salomone era vecchio e come tutti gli anziani si lasciò influenzare dalle donne…”

    Che io sappia, chi ha l’autorità, il potere e il dovere di impedire atti illegittimi, però li consente, ne è responsabile peggio di chi commette quegli atti. Infatti, Hashem non castigò le mogli pagane, ma solamente Salomone. Ad ogni modo, a dispetto della mia superficiale lettura del testo, scopro che fu proprio il re a costruire quei templi:
    “Salomone COSTRUÌ un’altura in onore di Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche in onore di Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. ALLO STESSO MODO FECE per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi.” (1Re 11:7-8, CEI)

    Apprezzo e condivido questa tua osservazione:
    “E poi solo 1 re che narra della sua infedeltà e la sua pratica idolatrica. Di questa turpe vicenda per esempio, i libri delle cronache non fanno neppure cenno.”

    Io l’apprezzo e la faccio mia perché considero la Bibbia non ispirata ma un insieme di scritti contraddittori.

    Scrivi:
    “Comunque sia, Saul David e Salomone non erano perfetti è vero, e le loro colpe sono presentate apertamente, ma nel loro insieme hanno condotto Israele a un periodo di notorietà e rispetto universale che si acquistano per meriti eccezionali.
    Come vedi il paragone con Lot non regge proprio è come paragonare una pulce ad un elefante…suvviaa”

    Tu dici che io ho un chiodo fisso; la mia generica lettura della Bibbia mi fa tuttavia notare che pure HaShem ne ha uno: tiene tantissimo a dimostrare che qualsiasi successo consegua il popolo eletto non deriva mai dalle capacità degli uomini ma unicamente da LUI.
    Esemplare è il caso del giudice Gedeone: questi radunò un numeroso esercito per affrontare in battaglia gli ammoniti, ma Dio gli comandò di licenziare tutti i suoi soldati a eccezione di trecento, per di più i peggiori fra loro. Con questo drappello HaShem sconfisse e distrusse l’intera orda nemica. Un altro Giudice, Sansone, con la potenza che Dio gli infondeva, uccise mille filistei tutti in una volta armato soltanto di una mascella d’asino. Tornando a Davide, Dio gli fece sconfiggere il gigante Golia con un sasso, e alla richiesta di Saul di portargli cento prepuzi di filistei, Dio gli consentì di portargliene duecento; poi lo unse re e lo rese trionfante sui popoli vicini.
    Tengo a sottolineare che, ispirando i suoi scrittori, Hashem non tralascia mai che precisino come tali trionfi fossero unicamente dovuti alla sua volontà e non ai talenti degli uomini. Ciò riguarda principalmente Salomone, la cui saggezza e la cui sapienza a livelli iperbolici, furono un dono divino e non, come sostieni, sue doti naturali.
    Tu, Antonella, esalti giustamente le qualità umane, sostieni che la storia è fatta dagli uomini, ammiri i grandi riformatori, e ravvisi tra loro personaggi come Davide e Salomone. Da laico, io condivido in pieno tale idea, ma HaShem insiste senza posa su quest’altro concetto: che il solo merito umano è la fedeltà incondizionata a lui e ai suoi decreti (esemplari sono il test di Abramo e quello di Giobbe, e vi aggiungerei quello di Adamo), non di aver fatto la storia, poiché questa è disegnata, quando procede bene, soltanto da lui. Quando procede male, ciò avviene invece per colpa degli uomini.

    Scrivi a proposito di Lot quando abitava in Sodoma e che, secondo te, era uno dei giudici di quella città:
    “Ah sì? E dove vide gli angeli secondo te scusa? Quando gli angeli arrivarono alle porte della città di Sodoma, Lot li vide mentre era seduto alla porta della città. E in genere i giudici erano proprio seduti alle porte della città per dirimere i vari contenziosi e oltre che gli affari commerciali.”

    Lo dici tu stessa, che alle porte della città ci si sedeva anche (ma soprattutto) per gli affari commerciali, e Lot, essendo un uomo ricchissimo, è logico che stesse lì nella sua veste di uomo d’affari e non di giudice.

    Scrivi, riguardo al mio accostamento fra Noè e Lot su come entrambi apprezzassero il vino:
    “Certo, però Noah non ha stuprato i suoi figli ….e daiii”

    D’accordo, Lot voleva far stuprare le sue figlie… ma col fine disinteressato di impedire che due uomini, anzi due suoi ospiti, fossero sodomizzati. Nella scala di valori delle persone in quei tempi, la vita delle femmine, sul piano oggettivo, valeva assai meno di quella dei maschi. Però, sul piano soggettivo, le figlie vergini avevano un cospicuo valore monetario maritandole, un valore a cui Lot (per quanto fosse corrotto e materialista) era disposto a rinunciare a favore di quegli uomini sconosciuti che nulla potevano dargli per ricambiarlo.

    Scrivi, a proposito di questa mia ultima osservazione sulla sacralità degli ospiti:
    “Va beh, questa è una tua fissa… ma devi considerare che per molte civiltà antiche e anche per gli ebrei dei tempi biblici, ritenevano l’ospitalità una cosa sacra ad Dio (o agli dei per i pagani). L’ospite era dunque inviolabile e sacro, al punto tale che abusarne e fargli violenza poteva essere ritenuto un “peccato che grida vendetta al Cielo”, al pari dell’omicidio. E comunque non spettava lui salvare nessuno”

    Come sarebbe: “Non spettava a lui salvare qualcuno”. Penso invece che spetti a chiunque salvare qualcuno se non c’è nessun altro che lo possa fare. Gli ignavi restano a guardare, i giusti aiutano chi è nelle peste e lo fanno senza interesse e anche a proprio danno. Lot appunto dimostrò di essere un giusto. E poi, affermi che lui era un giudice: in tal caso, a maggior ragione aveva l’obbligo di intervenire.

    Scrivi:
    “Tamar ti ricordo che era una cananea come faceva ad obbedire alla Torah se la Torah non esisteva?”

    La Torah non esisteva in quei tempi, eppure nel famoso dialogo fra HaShem e Abramo davanti a Sodoma si parla di giusti da salvare e di peccatori da castigare. Quali erano, dunque, le leggi che i giusti osservavano e i peccatori violavano? Il nostro redattore asserirebbe di sicuro che erano i precetti noachidi, i quali, però, dove fossero scritti e custoditi non si sa.
    Io penso che le leggi per così dire naturali fossero scritte allora, così come oggi, innanzitutto nel cuore degli individui.

    Scrivi sulla discendenza incestuosa di Lot:
    “…la storia di Avraham e i suoi discendenti sono il risultato di una promessa divina fatta da HaShem ai soli israeliti, mentre i popoli vicini di Ammon e Moab sono discendenti di un uomo che ha commesso incesto con le figlie. Gli israeliti sono puri e i soli figli della promessa, gli altri sono di razza impura insieme a ismaeliti, edomiti ecc..”

    Le tribù d’Israele sono scomparse quasi tutte, a eccezione di Giuda. Oggi, giudeo è sinonimo di ebreo. Ma da chi discendono i giudei?
    Discendono da Perez, concepito fuori dal matrimonio; di più: fu un concepimento avvenuto durante un rapporto mercenario. Tale rapporto sessuale, secondo le leggi della Torah, era pure incestuoso perché avvenuto fra suocero e nuora. La madre di Perez era addirittura una cananea, per cui le precauzioni adottate da tutti i patriarchi di evitare unioni matrimoniali con le impure donne di Canaan, fu vana in questo caso.
    Perez, sempre secondo la Torah, oltre che frutto d’incesto era pure un bastardo e, come tale, discriminato dalle sue leggi (Deuteronomio 23:3)
    Tuttavia… si sa che le vie del Signore sono infinite e imperscrutabili e che i suoi giudizi non sono i nostri.

    Rispondi
  34. Antonella

    Marco, le tue obiezioni sono stereotipi e preconcetti troppo semplificanti …infatti SCRIVI:
    Sinceramente, sono del tutto d’accordo con ciò che dici, ma, forse a causa della mia lettura generica e superficiale del testo biblico, ho l’impressione che HaShem la pensi invece assai diversamente da te e da me. Riguardo a Salomone, ecco come Dio commenta la sua politica di alleanze con stranieri, di matrimoni con donne straniere, di apertura alle divinità straniere, insomma riguardo alla sua “troppa larghezza di vedute”:
    “Il Signore, perciò, SI SDEGNÒ con Salomone, perché aveva distolto il cuore dal Signore Dio d’Israele, che gli era apparso due volte e gli aveva comandato di non seguire altri dèi, ma Salomone non osservò quanto gli aveva comandato il Signore. Allora disse a Salomone: «Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza né i decreti che ti avevo impartiti, ti strapperò via il regno e lo consegnerò a un tuo suddito.” (1Re 11:9-11, CEI)
    Hashem ha sempre ripetuto, attraverso i suoi redattori e i suoi profeti, fin dal primo precetto del Decalogo, che disapprovava la tolleranza che il suo popolo aveva verso: 1. le divinità straniere, 2. le alleanze con gli stranieri, 3. i matrimoni con le donne straniere, 4. l’uso dei costumi stranieri. Le sue reprimende e i suoi castighi agli israeliti per la loro “larghezza di vedute” sono martellanti in tutto il Tanakh.
    Hashem, che si dichiara un Dio geloso, castigò l’infedeltà di Salomone dividendo il suo regno in due regni: quello del nord era costituito da dieci delle dodici tribù israelite, le quali, proprio a causa della loro apertura verso gli dèi stranieri, furono schiavizzate, deportate e disperse a opera degli assiri mandati contro di loro proprio da Hashem. Il regno di Giuda fu ugualmente punito per gli stessi motivi, ma almeno ai giudei fu concesso il ritorno in patria dalla deportazione.

    RISPOSTA: Indubbiamente l’apostasia era un serio problema. Hashem del resto con lo scopo di fare di Israele qualcosa di unico ed eccezionale, si rivela ai patriarchi e poi grazie a Moshè stringe un patto con il suo popolo. E’ ovvio che disobbedire a Hashem ha conseguenze molto serie, del resto tutto ciò che comanda era solo di eseguire con fede i suoi comandamenti. E’ contro questi continui tradimenti che si leva la voce spesso inascoltata dei profeti, cioè contro il sincretismo religioso (paragonato alla prostituzione) che affligge ancora oggi la società e questo è immorale per il Dio unico.
    La fine del regno di Shalomoh invece, fu causata per lo più dallo scontento di quella parte di popolazione sulla quale ricadeva il peso dei suoi ambiziosi progetti insofferenti delle nuove strutture amministrative e fiscali. Allo stesso tempo, il trattamento preferenziale verso la propria tribù (Giuda) esacerbò le altre ( quelle del Nord), provocando un crescente antagonismo fra la monarchia e i separatisti delle tribù. Questo Marco è il vero motivo …infatti dopo la morte di Shalomoh un’aperta insurrezione portò al distacco delle dieci tribù del nord e alla divisione del paese in un regno del nord, Israele, ed un regno del sud, Giuda. Il Regno d’Israele, la cui capitale era Samaria durò oltre 200 anni sotto diciannove re, mentre il Regno di Giuda fu governato da Gerusalemme per 350 anni da un pari numero di sovrani della stirpe di David. In seguito l’espansione degli imperi Assiro e Babilonese portò prima Israele e successivamente Giuda sotto il controllo straniero.
    Il Regno d’Israele fu schiacciato dagli Assiri e la sua popolazione deportata in esilio e nell’oblio. Oltre cento anni più tardi, Babilonia conquistò il Regno di Giuda esiliando la gran parte dei suoi abitanti e distruggendo Gerusalemme ed il suo Tempio…. Comunque in questa drammatica situazione, la continuità e senso nazionale politico e religioso viene SEMPRE assicurata dagli esuli (la deportazione riguardava la parte culturalmente ed economicamente più significativa) che, anche se numericamente ridotti e trasferiti in ambiente straniero, mantengono i valori della propria tradizione.

    SCRIVI: Che io sappia, chi ha l’autorità, il potere e il dovere di impedire atti illegittimi, però li consente, ne è responsabile peggio di chi commette quegli atti. Infatti, Hashem non castigò le mogli pagane, ma solamente Salomone. Ad ogni modo, a dispetto della mia superficiale lettura del testo, scopro che fu proprio il re a costruire quei templi:
    “Salomone COSTRUÌ un’altura in onore di Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche in onore di Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. ALLO STESSO MODO FECE per tutte le sue donne straniere, che offrivano incenso e sacrifici ai loro dèi.” (1Re 11:7-8, CEI)

    RISPOSTA: Sì ma ti ho detto che questo avvenne quando Shalomoh era ormai vecchio e molto influenzabile come tutti i vecchi….

    SCRIVI : Apprezzo e condivido questa tua osservazione:
    “E poi solo 1 re che narra della sua infedeltà e la sua pratica idolatrica. Di questa turpe vicenda per esempio, i libri delle cronache non fanno neppure cenno.”
    Io l’apprezzo e la faccio mia perché considero la Bibbia non ispirata ma un insieme di scritti contraddittori.

    RISPOSTA: Guarda che gran parte del Tanakh è una narrazione DI RACCONTI, e i suoi scrittori attraverso varie storie trasmettono la loro fede circa Dio, l’umanità, il mondo ecc..oltre che per distinguere i figli di Israele dagli altri popoli delle nazioni. I redattori adattarono le loro storie a secondo delle necessità o situazioni degli uditori…anche se questo ovviamente non vuol dire che le storie devono essere scartate perché inattendibili o prive di qualsiasi base storica…e comunque solo i cristiani ritengono la bibbia ispirata….

    SCRIVI: Tengo a sottolineare che, ispirando i suoi scrittori, Hashem non tralascia mai che precisino come tali trionfi fossero unicamente dovuti alla sua volontà e non ai talenti degli uomini. Ciò riguarda principalmente Salomone, la cui saggezza e la cui sapienza a livelli iperbolici, furono un dono divino e non, come sostieni, sue doti naturali.
    HaShem insiste senza posa su quest’altro concetto: che il solo merito umano è la fedeltà incondizionata a lui e ai suoi decreti (esemplari sono il test di Abramo e quello di Giobbe, e vi aggiungerei quello di Adamo), non di aver fatto la storia, poiché questa è disegnata, quando procede bene, soltanto da lui. Quando procede male, ciò avviene invece per colpa degli uomini. Da laico, io condivido in pieno tale idea, ma HaShem insiste senza posa su quest’altro concetto: che il solo merito umano è la fedeltà incondizionata a lui e ai suoi decreti (esemplari sono il test di Abramo e quello di Giobbe, e vi aggiungerei quello di Adamo), non di aver fatto la storia, poiché questa è disegnata, quando procede bene, soltanto da lui. Quando procede male, ciò avviene invece per colpa degli uomini.

    RISPOSTA: Il patto con HaShem del resto consiste proprio nell’assicurare il sostegno divino se il popolo osserverà tutto un complesso di norme morali e sociali, e invece nello scatenare l’ira divina se il popolo verrà meno alla fedeltà questo perché in questo modo si mantengono le tradizioni e si assicura coesione sociale, religiosa e politica della nazione, ma anche il corretto comportamento sia personale e delle tribù un po’ come il matrimonio….e poi le responsabilità sono sempre di entrambi le parti

    SCRIVI: Come sarebbe: “Non spettava a lui salvare qualcuno”. Penso invece che spetti a chiunque salvare qualcuno se non c’è nessun altro che lo possa fare. Gli ignavi restano a guardare, i giusti aiutano chi è nelle peste e lo fanno senza interesse e anche a proprio danno. Lot appunto dimostrò di essere un giusto. E poi, affermi che lui era un giudice: in tal caso, a maggior ragione aveva l’obbligo di intervenire.

    RISPOSTA I due angeli sapevano bene cosa era la città di Sodoma, erano al corrente di quello che succedeva visto che la fama di questa città era molto conosciuta per la sua malvagità e non erano certo all’oscuro di tutto come due ingenui pivelli, avrebbero agito per difendersi…..

    SCRIVI: Le tribù d’Israele sono scomparse quasi tutte, a eccezione di Giuda. Oggi, giudeo è sinonimo di ebreo. Ma da chi discendono i giudei?
    Discendono da Perez, concepito fuori dal matrimonio; di più: fu un concepimento avvenuto durante un rapporto mercenario. Tale rapporto sessuale, secondo le leggi della Torah, era pure incestuoso perché avvenuto fra suocero e nuora. La madre di Perez era addirittura una cananea, per cui le precauzioni adottate da tutti i patriarchi di evitare unioni matrimoniali con le impure donne di Canaan, fu vana in questo caso.
    Perez, sempre secondo la Torah, oltre che frutto d’incesto era pure un bastardo e, come tale, discriminato dalle sue leggi (Deuteronomio 23:3)
    Tuttavia… si sa che le vie del Signore sono infinite e imperscrutabili e che i suoi giudizi non sono i nostri.

    RISPOSTA: A parte per dirla fino in fondo che la storia di Tamar come altre storie, sono una leggenda della tribù di Giuda, e l’atteggiamento amichevole verso i cananei fa attribuire la composizione del testo a quella parte di giudaismo contraria alla politica della separazione o di esclusivismo….
    Da chi sono discendenti gli ebrei? secondo la Bibbia ebraica tutti gli Israeliti (giudei compresi ovviamente) discendono da Avraham, Yitzchak, Yaaqob . Un popolo con una storia del tutto particolare. E nonostante la diversità delle popolazioni ebraiche disperse nel mondo, studi genetici hanno dimostrato che la maggior parte di questi sono geneticamente correlati tra loro, essendosi originati da una popolazione israelita antica e comune pur avendo subito divisioni geografiche e successive evoluzioni indipendenti nel tempo. E questo se permetti non è poco….

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    1. Marco

      Antonella,
      molte delle tue affermazioni sul Tanakh sembrano scritte da me, rivolte però a Sguardoasion. Questa per esempio:

      “Guarda che gran parte del Tanakh è una narrazione DI RACCONTI, e i suoi scrittori attraverso varie storie trasmettono la loro fede circa Dio, l’umanità, il mondo ecc..oltre che per distinguere i figli di Israele dagli altri popoli delle nazioni. I redattori adattarono le loro storie a secondo delle necessità o situazioni degli uditori…anche se questo ovviamente non vuol dire che le storie devono essere scartate perché inattendibili o prive di qualsiasi base storica…e comunque solo i cristiani ritengono la bibbia ispirata….”

      Se ho ben compreso, dici che la Bibbia non sarebbe ispirata, che i suoi scrittori avrebbero espresso individualmente e spesso in contrasto fra loro la propria visione sulla religione e sull’umanità con racconti adattati alle necessità degli uditori e, quindi, cangianti secondo il succedersi degli eventi storici. A conferma di questa adattabilità circostanziale (causa ovvia delle incoerenze e contraddizioni che ridondano nel sacro testo) aggiungi infatti:

      “A parte per dirla fino in fondo che la storia di Tamar come altre storie, sono una leggenda della tribù di Giuda, e l’atteggiamento amichevole verso i cananei fa attribuire la composizione del testo a quella parte di giudaismo contraria alla politica della separazione o di esclusivismo….”

      Anche la storia di Rut e il libro di Giona si potrebbero attribuire a quel ramo del giudaismo contrario alla politica di separazione o di esclusivismo.
      Quindi per te il Tanakh sarebbe una raccolta di leggende e di allegorie, come hai anche scritto al redattore, il 23 giugno, riguardo al libro di Giobbe:

      “Il libro di Giobbe poi è una allegoria, un racconto in prosa..anche se l’autore era un israelita, con una buona conoscenza delle opere dei profeti.”

      Ma la rivelazione del Dio unico, che costituisce il fondamento del Tanakh, dici che è verità storica oppure è solo un’idea?
      Per molti studiosi, la “rivelazione” è un’idea sorta tra i giudei esuli a Babilonia e in seguito sviluppata in Giudea dopo il loro rimpatrio. Quegli esuli, finché si trovarono in Mesopotamia, non erano sparpagliati come schiavi alle dipendenze di padroni privati, ma potevano vivere in comunità, dove erano liberi di conservare i propri culti e tradizioni. Inoltre, essi rappresentavano l’elite colta del giudaismo, un’elite orgogliosa e frustrata che non poteva sopportare la propria condizione di cattività ammettendo che il loro dio era stato battuto dai numi babilonesi. Pertanto immaginarono di trovarsi lì per essere stati puniti dal loro stesso dio a causa dell’apostasia dei propri ascendenti.
      Nella realtà storica, questi ascendenti, ossia gli israeliti prima della dominazione babilonese, adoravano il dio Yhawhe e sua moglie Asherah; questo culto politeistico, durante gli anni della cattività, sopravviveva in patria presso la popolazione rurale che non era stata deportata da Nabucodonosor. Gli esuli, intanto, trasformavano il loro tradizionale dio locale nel dio creatore della terra, non ancora unico ma adesso privo di una consorte e superiore a tutte le altre divinità.
      Essi elaborarono una storiografia che narrava la loro origine da un capostipite al quale questo dio creatore si era rivelato per annunciargli il suo progetto: far sorgere dalla sua discendenza un popolo di sacerdoti con la missione di guida in un futuro mondo pacifico. Secondo detta storiografia, questo popolo, ossia gli israeliti, sarebbe sorto circa mille anni prima dell’esilio babilonese. Durante tale millennio, esso tradì continuamente la propria missione perseverando nei culti politeistici, il che ne determinò il disfacimento, ma con l’eccezione di un “resto”. Il “resto d’Israele” erano appunto loro, gli esuli rimpatriati, ora animati da una nuova fede religiosa, o per meglio dire, da una religione riformata.
      Essi, che erano l’elite deportata ma ora tornata a dirigere il paese, fecero scomparire il vecchio culto ancora in auge nella popolazione locale sostituendolo con una monolatria che presto si evolse in monoteismo.
      Questo mutamento non avvenne per mezzo della spada ma della penna: cosicché la storiografia iniziata durante la cattività in Mesopotamia fu completata con leggi che bandivano il politeismo, e con racconti che ammonivano gli uditori a non tradire la missione assegnata anticamente loro dal dio unico, perché altrimenti ci sarebbe stata una nuova diaspora. Per via dei disaccordi interni furono aggiunti altri racconti il cui scopo era di mitigare l’eccesso di isolazionismo.
      Tutto questo accadeva mentre i giudei, sebbene tornati liberi nella loro patria, erano tuttavia soggetti alla dominazione persiana. Ma la fede che li animava era suffragata da molte profezie che si sarebbero dovute attuare nel loro tempo, profezie che annunciavano l’arrivo imminente di un messia e dell’instaurazione in Israele di quel regno sacerdotale promesso dal dio unico. Accadde, invece, che i giudei continuarono a subire la dominazione dei persiani, poi dei greci e in seguito dei seleucidi: nessuna profezia si era avverata. Di conseguenza la letteratura profetica scomparve. Tuttavia questa ricomparve circa tre secoli dopo; fu quando i maccabei, essendo riusciti con una rivolta a cacciare i seleucidi, poterono instaurare un regno giudaico indipendente. Per avvalorare tale evento, in cui si volle vedere la mano di Dio, fu redatto il libro di Daniele, la cui storia e le cui profezie riguardanti il tempo presente furono datate a circa quattro secoli prima. Purtroppo questo regno giudeo indipendente non ebbe lunga durata perché arrivarono i romani…
      L’ebraismo si frantumò in diverse correnti religiose: farisei, sadducei, zeloti, esseni, erodiani, battisti… e i proto-cristiani. Secondo questi ultimi il messia era già arrivato, lo identificarono col loro maestro, e interpretarono in questo senso diverse profezie contenute nel Tanakh. I giudeocristiani ebbero pochissimo seguito fra i loro compatrioti, ma in compenso si espansero, sebbene con molti compromessi dottrinali, nell’impero romano.

      Chiaramente questa tesi del tutto laica sulla nascita del monoteismo ebraico e delle cosiddette religioni “abramitiche” non assegna alcun valore storico alla maggior parte delle narrazioni bibliche, soprattutto a quelle (come l’Esodo e il regno unito di Davide e Salomone) non confermate da documenti indipendenti o dall’archeologia.

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  35. Antonella

    Scrivi: Ma la rivelazione del Dio unico, che costituisce il fondamento del Tanakh, dici che è verità storica oppure è solo un’idea?

    Io ti dico come la penso io. Io credo che la rivelazione del Dio unico è verità storica e il Tanakh è una sorta di carta d’indentità del popolo ebraico. E questo perché credo che Hashem può rivelarsi usando qualsiasi mezzo e modo. Non è una’idea astratta perché questo sfiorerebbe il ridicolo, mentre piuttosto i racconti sono fondati su un’ esperienza sperimentale e concreta. Si tratta in altre parole di una interpretazione etico- religiosa di certi fatti storici, di uno sguardo particolare di chi ha confidato o sperato nell’azione di Dio nella storia del suo popolo. Sono libri soprattutto di fede. Di una fede che non può essere confermata né smentita dalla ricerca storica. . Del resto nella bibbia, si sa, non va cercata la verità storica o scientifica, ma la verità morale.
    L’Israele delle origini non è certo identico all’Israele monarchico o esilico o post-esilico. Quel che va ricollocato nel corso dei secoli non è dunque un’entità già ben caratterizzata, ma un processo in divenire. I vari elementi costitutivi del concetto di “Israele” si sono costituiti uno per volta, non tutti insieme: c’è uno sfondo linguistico ed etnico, c’è un assestamento territoriale, c’è un sistema socio-economico, c’è un’unificazione politica (o magari più d’una), c’è un’ortodossia religiosa (il dio unico e il tempio unico), c’è una validazione storiografica, c’è una validazione legislativa E tutti questi aspetti, tutti questi percorsi, non sono stati univoci, rettilinei; hanno conosciuto regressi e riprese, oscillazioni e separazioni, anzi alcuni sono intervenuti quando altri erano già spenti per sempre.
    Ma anche qui occorre dire che l’intenzione dei testi biblici non è quella di “informare” sulla storia quanto piuttosto di “formare” la coscienza religiosa di un popolo: questo non esclude che ci siano elementi storici ma presuppone che il modo dei racconti segua un altro fine. Il caso dei racconti patriarcali è simile a quello di molte leggende, in cui i personaggi non sono necessariamente inventati – perchè se la loro figura non è ben ancorata nella tradizione di un popolo non ha possibilità concrete di essere accettata e ancor meno di diventare parte del patrimonio letterario di un popolo –
    La storia poi si può muovere solo al livello della “cornice” degli avvenimenti, ma non potrà mai dimostrare che HaShem non fosse all’opera in quella persona o in quell’avvenimento.
    In conclusione, che la Bibbia ebraica sia nient’altro che un prodotto dell’immaginazione umana nata in risposta alle pressioni, alle difficoltà, alle sfide e alle speranze di un esiguo popolo per poter sopravvivere, oppure sia invece il racconto umano di una storia in cui anche HaShem era realmente anche se misteriosamente intervenuto e presente, non è possibile stabilirlo oggettivamente. Quanto all’assegnare maggior credibilità ad una alternativa piuttosto che all’altra, questa rimane una decisione a carattere personale.

    Chi praticamente pensa di smentire la Bibbia prendendola per un racconto storico preciso si sbaglia, perché in realtà la Bibbia è più un libro “morale” dove i profeti indicano le istruzioni da seguire per giungere a Hashem. Inoltre penso che i vari rapporti archeologici sono stati fin troppo sopravalutati da molte persone ….

    Israel Finkelstein (dal punto di vista archeologico, se non sbaglio) e Mario Liverani (con prospettiva che include la critica letteraria e testuale, i metodi storico critici etc.) Beh, a mio parere questi due possono minare soltanto una fede ‘storicistica’. Con ‘fede storicistica’ intendo quella fede che, per fondarsi, ha bisogno della verificabilità storica (ossia: secondo il metodo proprio della scienza storica) degli eventi, non essendogli sufficiente la densità teologica dei significati che tali eventi intendono illustrare…

    E poi ci sarebbero molto, molto cose da dire …ma per il momento mi fermo qui…

    Rispondi
  36. Antonella

    Ah Marco, mi sono dimenticata di dirti un’ultima cosa stamattina di cui forse vale la pena riflettere e cioè: che alla fine si può dire quello che si vuole, ma la Bibbia ebraica (Tanakh) si presenta chiaramente come un testo monoteista. Non per niente l’essenza e l’espressione più sintetica dell’ebraismo monoteista si trova proprio nello Shemà Israel : “Ascolta, Israele: Adonai il nostro DIO, Adonai è uno”… . E questo è un dato di fatto che SOLO nell’ebraismo e SOLO in questo popolo, fra tutte le storie delle religioni della storia umana, si è affermata l’idea del Dio uno e unico valida ancora oggi, ciò esclude l’adorazione di qualsiasi altra divinità…e questo è a dir poco straordinario, inspiegabile e incredibile… malgrado le falsificazioni, le alterazioni, le traduzioni di altre “famose” religioni …. non trovi?

    Rispondi
    1. Marco

      Il monoteismo autentico è senz’altro solo quello ebraico. Tuttavia, la dottrina che afferma l’esistenza di un unico essere soprannaturale crea qualche problema nel conciliare la sua onnipotenza e la sua giustizia con i mali che affliggono tutte le creature viventi. La Bibbia ebraica non ignora questo problema. La spiegazione più arcaica era che i mali e le ingiustizie che gli uomini subiscono nel corso della loro vita sarebbero castighi divini per le colpe dei loro antenati, mentre prosperità e fortuna sarebbero dovuti ai meriti degli stessi. Questa credenza, che appare già nel Decalogo (…sono un Dio geloso che punisce le colpe dei padri sui figli…) fu sfatata dai profeti, specialmente da Ezechiele e da Geremia, i quali però non offrirono una spiegazione alternativa al fatto che spesso i giusti e gli innocenti soffrono mentre i malvagi se la spassano. Il libro di Giobbe affronta più direttamente la questione, e anche qui è confutata la vecchia credenza che le colpe dei padri ricadono sui figli; ma, riguardo all’ingiusta distribuzione dei beni e dei mali, tutti dipendenti da Dio, non è dato alcun chiarimento.
      La difficoltà di amare e venerare una divinità che somministra castighi e premi in modo incomprensibile e contestabile (Giobbe, infatti, discute con Dio) fece sì che alcune correnti giudaiche introducessero nelle proprie dottrine la figura iranica del dio del male. Tale passaggio compare in una correzione, presente nel libro di Cronache, di un passo del secondo libro di Samuele:

      “La collera del SIGNORE si accese di nuovo contro Israele e INCITÒ DAVIDE contro il popolo in questo modo: «Su, fa’ il censimento d’Israele e di Giuda».” (2Samuele 24:1, CEI)

      “SATANA insorse contro Israele. Egli SPINSE DAVIDE a censire gli Israeliti.” (1Cronache 21:1, CEI)

      I libri di Samuele sono espressione di puro monoteismo (nei passi di 1samuele 16:14, 18:10, 19:9, è lo spirito di HaShem che rende pazzo re Saul inducendolo a tentare l’assassinio di Davide), mentre nei libri di Cronache, redatti circa un secolo e mezzo dopo, qualche scriba ha preferito attribuire i cattivi comportamenti umani alle tentazioni del dio del male .

      Grottesca e assurda è la figura di questi esseri soprannaturali, i demoni, immaginati staticamente ed eternamente inclini alla malvagità, e tuttavia concordi, onesti e leali al loro interno, come asserito negli stessi vangeli: “Ogni regno discorde cade in rovina e nessuna città o famiglia discorde può reggersi. Ora, se satana scaccia satana, egli è discorde con se stesso; come potrà dunque reggersi il suo regno?” (Matteo 12:25-26, CEI).
      I giudeo cristiani introdussero a piene mani nella loro dottrina la figura del Satana così da poter liberare il Dio creatore da ogni responsabilità sulle gravi imperfezioni del Creato. Le correnti ebraiche ortodosse, invece, non si sono avvalse di questo escamotage.
      Ma la questione dell’inconciliabilità fra la perfezione del Dio Unico e i mali naturali, per la quale il pensatore Leibniz coniò il termine “Teodicea”, rimane insoluta. Tu hai una tua opinione a riguardo?

      Rispondi
  37. Antonella

    Bella domanda Marco, ma rispondere è difficile e complesso … però secondo me non c’è incompatibilità logica tra l’esistenza del male e la perfezione o l’esistenza di Dio. L’UOMO CERCA invano la soluzione del problema del male nel quadro del pensiero speculativo ma penso che non la troverà mai, in quanto la nostra visione del mondo è troppo limitata. Questo perché l’uomo si vede come il centro dell’universo, e quindi ogni male che lo colpisce sembra di importanza cosmica ma noi siamo esseri terreni e mortali. Se ci pensi, tutti gli uomini sono insignificanti rispetto alla realtà dell’universo nel suo insieme, e anche se il male e la sofferenza rimane un problema generale che affligge l’umanità fin dagli esordi, la soluzione al male è alquanto difficile trovarla. Non per niente il Qoelet vede la sofferenza come al di là della capacità umana di comprenderla…
    Comunque, io credo che tutto ciò che è nella creazione, sia il bene che il male, il buono e il cattivo, i mali naturali delle creature viventi ecc.. hanno origine nella volontà di HaShem (Creatore di luce e Creatore delle tenebre), e il male non è altro che una netta assenza del concetto di bene nel mondo e che la sofferenza in un certo modo realizza in ultima analisi una perfezione e un bene maggiore che non sarebbe stato possibile altrimenti realizzare diversamente senza una libertà Poi credo nel concetto della ricompensa e della punizione, e credo che Hashem sia il garante di questo ordine di giustizia….. Credo che l’uomo possiede le facoltà intellettive necessarie per comprendere la verità e la perfezione del creato di cui è custode ma spesso purtroppo rincorrere ombre e cose transitorie e deperibili che lo rende simile a un fanciullo che dà la caccia a farfalle colorate …

    Rispondi
  38. Antonella

    Sai Marco, l’altra sera guardando su Sky un programma della Nasa “come è fatto l’universo” mi sei venuto in mente tu e constatavo che il male è proprio un elemento necessario importante della creazione perché esso produce la vita così come la conosciamo. Infatti, se pensi che nell’immensità dell’universo in questo momento, ci sono esplosioni stellari di supernove, buchi neri che ingoiano stelle, collisioni tra pianeti e meteoriti, orbite irregolari e tutti i tipi di cambiamenti e alterazioni che esistono nelle galassie, sembra che questa “perfezione cosmica” e disordinata sia rimasta un opera incompiuta e abbandonata da HaShem. Così come anche la Terra il nostro bel pianeta blu, con tutti i terremoti, tsunami, valanghe, siccità, inondazioni, gelo, uragani, tornado, fulmini, grandine ecc..o come gli eventi della nostra vita, con difetti vari, epidemie, violenze, sofferenze fisiche e psichiche , malattie, morte, ecc…Eppure, sono sempre più convinta che non sono altro che il prodotto della natura cioè di leggi naturali e fisiche volute e create da HaShem stesso. Si nasce, si cresce, si muore nell’universo… Mi sono domandata perché le cose non potevano essere diverse, ma l’umanità e la scienza per prima, non sa dare risposta, perché in effetti sono domande senza risposta, e l’origine del male è una di queste. Perciò non resta che dire che tutto ciò, fa semplicemente parte del meraviglioso potere creativo di HaShem e dei suoi imperscrutabili disegni a noi tutt’ora incomprensibili. E tu come la pensi in proposito?

    Rispondi
    1. Marco

      Antonella, non mi è facile esprimere un’opinione sulla questione che poni, sebbene il mio ritardo nel risponderti non dipenda da questo. Comunque un’idea l’avrei, ma io stesso la prendo con le molle.
      A prescindere dagli aspetti d’instabilità che si manifestano con esplosioni galattiche, buchi neri ecc., trovo che la struttura dell’universo è troppo ordinata perché sia frutto di una concatenazione infinita di eventi del tutto casuali. L’evoluzione (dal caos primordiale alle galassie, dalle forme elementari di vita fino ai mammiferi e all’uomo) è un fatto inconfutabile, ma la tesi darviniana fondata sulle dinamiche del caso e della necessità mi sembra insensata. Tuttavia, non trovo necessario attribuire quest’ordine sublime a una mente superiore esterna, in altre parole a un dio creatore. Altrimenti non saprei come rispondere alla domanda che tanti pongono: se Dio ha creato l’universo, da chi è stato creato Dio? Pensiamo a una meravigliosa statua di bronzo o a un bellissimo dipinto: sappiamo che non possono essersi formati da soli ma che sono necessariamente opera di un artista; è pure evidente, però, che la natura dell’artista deve essere molto più complessa della sua stessa opera. Se, quindi, ammettiamo che questa non possa essersi plasmata da sola per via della sua complessità, a maggior ragione non è credibile che l’artista, ben più complesso di essa, esista senza essere stato a sua volta costruito. Tuttavia, non ha neppure senso sostenere che il Creatore sia frutto di un altro creatore, e questi a sua volta di un altro ancora, e così all’infinito. Tanto vale non spostare la questione e considerare che l’universo sia di per sé intelligente e consapevole, che insomma sia una sorta di immenso organismo che tende a evolvere la sua conoscenza con incessanti “esperimenti”.

      Nel corso delle ere geologiche le specie viventi sono comparse all’improvviso e altrettanto improvvisamente sono scomparse per essere sostituite da altre più evolute. Tutte le specie viventi esistite sono state “perfette” e mai, come sostengono “dogmaticamente” i darviniani, ci sono state mere forme di transizione. Le galline, gli struzzi e i pinguini, per esempio, secondo loro sarebbero specie transitorie che in futuro, in seguito a mutazioni casuali, svilupperanno ali adatte per il volo. Pertanto, le attuali specie volatili sarebbero passate tutte attraverso fasi d’incompletezza, ma questo non è documentato da nessun fossile.
      A parte ciò, se comunque esiste una mente superiore, non importa se insita nella materia stessa oppure se esterna ad essa, e ammesso che questa mente abbia dei progetti speciali per l’umanità, trovo troppo strano che abbia voluto comunicare con l’uomo per mezzo di parole scritte. Non solo: dovendo intanto attendere che il Sapiens scoprisse la scrittura, sebbene prima di tale scoperta egli esistesse già da forse 200.000 anni. Per di più, tale presunta comunicazione è avvenuta su supporti labili che hanno reso indispensabili molteplici ricopiature che, anche questo è ovvio, sono state ripetutamente contraffatte ad arbitrio dei copisti e dei traduttori. Inoltre, le cose scritte sono fruibili solo se si sa leggere, ma l’alfabetizzazione di massa è un fenomeno molto recente.
      Penso che la mente superiore, qualunque cosa sia e ovunque risieda, possegga mezzi molto più efficaci per trasmettere a ogni singolo essere umano i suoi messaggi in maniera che questi siano chiari e integri, magari immettendoli nel suo subconscio e perfino già dal suo concepimento.
      Consideriamo noi stessi: redigiamo i nostri commenti e li pubblichiamo ben sapendo che giungeranno ai lettori perfettamente integri… Ma se, per assurdo, ci fosse la regola che i nostri scritti debbano passare attraverso mille mani prima di essere pubblicati in forma molto distorta, quanti scriverebbero sul web? Pertanto, come potrebbe la mente divina aver affidato i suoi progetti a un mezzo talmente fuorviante come la scrittura e lasciando che il suo pensiero galleggi su miriadi di esegesi contrastanti?

      Ho ammesso che deve esistere in qualche modo una mente superiore che governa l’universo; una mente, però, che ha bisogno di sperimentare per conoscere, che procede a tentativi e provoca disastri e distruzioni non meno del chimico che fa saltare in aria il suo laboratorio prima di arrivare alla formula giusta. Che l’umanità abbia un posto di privilegio nei grandi progetti di questa mente, per me è solo un mistero. Ma se davvero l’uomo rappresenta il prodotto “quasi” finale di tale intelligenza superiore, non penso che il completamento dei suoi progetti debba avvenire attraverso la religione e i testi sacri che, secondo me, sono un bisogno puramente umano.

      Rispondi
      1. Antonella

        Marco quando scrivi: ho ammesso che deve esistere in qualche modo una mente superiore che governa l’universo; una mente, però, che ha bisogno di sperimentare per conoscere, che procede a tentativi e provoca disastri e distruzioni non meno del chimico che fa saltare in aria il suo laboratorio prima di arrivare alla formula giusta.

        Hai descritto molto bene non una mente Superiore ma la nostra l’umanità! Ah ah ha…

        Inoltre se ho capito bene, e in base a quanto hai scritto, mi sembri più agnostico che ateo, dato che ammetti e credi in qualche modo nell’esistenza di un essere Superiore anche se per te, rimane un mistero la sua conoscenza tramite la realtà dell’universo o i testi sacri che per te sono stati scritti più per rispondere a un bisogno umano. Giusto? Mentre io penso che malgrado tutto, storicizzare la nascita delle religioni non basta a dimostrare che Dio sia un bisogno o un’invenzione umana. Questa è la risposta più semplice che si può dare. Questo per controbattere anche all’argomentazione cosmologica “l’uovo o la gallina” che dichiara che se l’universo è stato creato da Dio perché doveva avere un creatore, allora Dio a sua volta avrebbe dovuto essere stato creato da un altro dio, e così via…. Ma questo quesito, si potrebbe forse risolvere con il razionalismo e la logica, dato che Dio esiste al di fuori del tempo e dello spazio dell’universo conoscibile, e quindi non necessita poi di una causa prima. In sostanza la NON esistenza di Dio e la cosiddetta “prova regina”, che molti si affannano a individuare ed affermare, nessuno l’ha ancora trovata e penso mai ci riusciranno, neanche le menti più brillanti di scienziati, luminari, filosofi, studiosi esperti, ricercatori ecc… Come potrebbe del resto, il nostro intelletto, che è limitato, contenere e capire i progetti di Dio ? Noi riusciamo ad esempio, a comprendere con la ragione l’esistenza dell’infinito, astrazione tipica della matematica, ma non riusciamo ad averne un concetto completo, pieno, totale, non riusciamo a farcene un’immagine riassuntiva tale da poterlo possedere e conoscere interamente. Ma ciò è ovvio! Siamo in un stato fisico che è terreno e transitorio limitato nel tempo…
        Supponiamo per esempio, che qualcuno non avesse mai sentito il profumo di una rosa: se egli ci chiedesse com’è il profumo di una rosa, come lo potremmo descrivere? Io non saprei descriverlo ….senza mettergli sotto il naso una rosa… Ora se non possiamo descrivere a parole una cosa così semplice come il profumo di una rosa, come possiamo pretendere di descrivere Dio e conoscerlo con chiarezza? Impossibile!
        Mentre le argomentazioni che sostengono che le descrizioni e le contraddizioni della divinità biblica sono contraddittorie perché arrivate a noi non chiare e integre, dimostrando così un artificio letterario e la falsità del messaggio biblico del Tanakh visto le miriadi di esegesi distorte e contrasti come hai detto, non è neanche questa a mio avviso una prova sufficiente per negare che Dio si sia rivelato a un determinato popolo ( quello ebraico) e a prescindere da questo dato, Israele è pervenuto a questa idea tramite un esperienza reale e vera, trasmessa prima oralmente e successivamente in un età più evoluta custodita e messa per iscritto diciamo abbastanza integralmente tramite racconti. Poi certo rimane un atto di fede di carattere personale se crederci o meno Marco. Non dimentichiamo poi che esiste un ordine, una moralità oggettiva, una logica, una ricerca, un etica che non avrebbero senso se Dio non esistesse.
        Certo è, che alla fine, tutti i viventi nascono, crescono e muoiono e durante la loro vita si evolvono e si modificano sempre. Le sostanze inorganiche sono ugualmente soggette a continue trasformazioni. Tutto in natura è soggetto a trasformazioni. Dunque tutti gli esseri che costituiscono l’universo sono legati a una determinata situazione o a un particolare momento… ma questo non vuol dire che non sono mai esistiti e siano pura invenzione… e poi tutte le epoche e in luoghi diversi del mondo l’umanità ha sempre creduto in un essere Supremo, quindi è improbabile che non esista. Un grande illuminista francese Voltaire ripeteva un aforisma molto significativo che recita: “Se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo!”.

        Ps: Non è vero come ha detto Anonimo che questa è una discussione privata, i lettori di questo sito possono esprimere tranquillamente le proprie idee bibliche liberamente, anzi magari lo facessero, ciò arricchirebbe la discussione.

  39. anonimo

    Scusate se mi intrometto ogni tanto in queste discussioni private. Ma perché di fronte a tanta confusione e contraddizioni, ritenendo confusionaria e contraddittoria anche la Bibbia, mi viene sempre da pensare perché mai l’ebraismo non vuole accettare la semplicità del cristianesimo, che come ripeto sempre non è altro che l’ebraismo che riconosce Gesù come Messia. Colui che porta a compimento tutto i progetti di Dio. Chi non conosce me non conosce il padre, perché io e il padre siamo una cosa sola, e la vostra mancanza conoscenza di Dio rendono profetiche le sue parole mi verrebbe da dire.
    Da dove viene il male e perché esiste il male vi chiedete. Ma se Dio ve l ha detto e Gesù ve l ha spiegato, e proprio gli ebrei ne hanno fatto esperienza nella storia, perché non gli credete?
    Di tutti gli alberi nel giardino puoi mangiare ma solo dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, altrimenti certamente ne morirai. Certamente ha detto il Signore,ma se ve l ho detto ed invece volete cibarvi di quell’albero , ora che volete da me che mi chiamate in causa potrebbe dire il Signore.
    E confuso su quell albero il bene e il male, e quindi non c’è logica dove c’è confusione, e come nel caso di Giobbe anche a chi fa il bene può venire solo male, ma nemmeno Giobbe poteva chiamare per questo Dio in giudizio.
    Il serpente mi ha ingannato disse Eva, e se voi non credete o vi fidate di Dio, e non capite perché Eva ha detto di essere stata ingannata, ed invece volete mangiare di quell albero per conoscere Dio, perché lo chiamate poi in causa per il male? E se non credete in Dio, perché non vi fidate del semplice autore della Bibbia?
    La parola, la scrittura etc non è un mezzo idoneo per Dio per farsi conoscere dice Marco. Ma nella Bibbia c’è anche scritto che un giorno tutti lo conosceranno direttamente senza intermediazione, ( quando lo conosceranno ed ameranno con il cuore) e non più per sentito dire come disse Giobbe, Ora ti vedo con i miei occhi disse Giobbe, ma cosa vide? Il caos dell’universo o la prescienza di Dio e il compimento di tutte le sue opere? nn potete capire ma un giorno capirete, per ora basta che vi liberiate della presunta conoscenza e sapienza talmudica che come vedete non vi porta a niente.
    Solo a difendere dogmaticamente il dogma del monoteismo non sapendo cosa significa, e non rendendovi conto che proprio il Dio dell interpretazione rabbinica ha tante nature diverse. E se ha diverse nature essendo uno, nn può che essere contraddittorio e mutevole e cangiante.
    Cmq forse è inutile continuare se non prima che siano sfatati o abbandonati i pregiudizi.

    Rispondi
    1. Antonella

      Anonimo lascia perdere con la tua solita fissa su Adamo e Eva e la mela…mentre il tuo Gesù Cristo sulla terra, senza Costantino, avrebbe fatto solo una notevole magra figura.. 😁 La fede o credenza cristiana è a dir poco incompatibile con l’esistenza di una società civile ed evoluta oltre che pensante…. I vangeli sono solo favole consolatorie e illusorie per bambini alla stregua di biancaneve e i sette nani. 😂

      Rispondi
  40. anonimo

    E stato il tuo Dio a cui dici di credere, o l’uomo autore della Bibbia cui dici o pensi di ispirarti, a dire che se mangi di quel frutto certamente morirai- Quindi è inutile che vai avanti se non capisci l inizio del racconto. Riguardo ai bambini è stato Mosè a dire che loro sarebbero entrati nella terra promessa. Loro che non conoscono il bene e il male, e non voi perché foste presuntuosi disse.
    Riguardo al mio Gesù è la storia a dar conferma alle sue parole, perché i suoi discepoli hanno fatto conoscere le sue parole al mondo intero, e l’ebraismo è rimasto senza sacerdozio.
    Fondato sulla presunzione come voi sempre dimostrate ogni qualvolta azzardate qualche spiegazione ragionando al contrario come nel caso di Costantino, finché non trovate la testata d’angolo che i costruttori hanno scartato, diventando pietra di inciampo dove molti cadranno e si sfracelleranno.

    Rispondi
    1. Marco

      Caro anonimo, scrivi:

      “Riguardo ai bambini è stato Mosè a dire che loro sarebbero entrati nella terra promessa. Loro che non conoscono il bene e il male, e non voi perché foste presuntuosi disse.”

      Secondo te la Salvezza spetterebbe solo agli “innocenti” (ovvero ai cristiani) e non ai “presuntuosi” (vale a dire agli ebrei).
      Consentimi di rammentare COSA è stata, nella Storia, l’innocenza cristiana. Essa trionfò quando scosse il cuore di Costantino (che pose termine alle persecuzioni) e convertì i suoi successori. Uno di questi imperatori convertiti, TEODOSIO, mise fuorilegge il paganesimo affinché esclusivamente “l’innocenza cristiana” regnasse in tutto l’impero. Grazie a lui, le mele marce ancora intrise di cultura e sapienza inestimabili, come la filosofa Ipazia d’Alessandria, furono fatte a pezzi dai “bravi” cristiani insieme ai loro libri e ai loro templi.
      Fu necessario un controdecreto affinché le opere d’indiscussa bellezza artistica di tutta l’area mediterranea non divenissero in breve tempo un cumulo di macerie. Dopo la caduta dell’impero, molti re barbari illuminati dalla lieta novella “indussero” amorevolmente tutti i loro sudditi alla conversione. E là dove i sovrani insistevano nei culti sacrileghi, ovvero nei paesi nordici e dell’Europa orientale, le crociate portarono il messaggio salvifico della Chiesa romana. In questa maniera tutto il mondo occidentale è stato cristianizzato.

      Tuttavia, anche laddove era fiorita la Parola del Salvatore, crescevano correnti eretiche. Prosperavano tra gli albigesi nel sud della Francia in epoca medievale. Madre Chiesa, con grande sollecitudine, vigilava e sradicava le erbe cattive, sia con i roghi, sia con le crociate sterminatrici. Delle crociate furono indette pure contro gli infedeli musulmani, ma senza successo.
      Più cocciuti degli islamici erano sempre stati i giudei, i quali, pur vivendo a stretto contatto con i cristiani, con la loro “presunzione” (parola tua) hanno ostinatamente rifiutato di accettare l’esistenza del Messia, con ciò condannando se stessi e anche i propri figli alla dannazione eterna nell’aldilà… e alle persecuzioni nel mondo di qua. Eppure, va detto che l’amore dei “bravi” cristiani non li ha mai abbandonati. In quanto a ciò, un esempio poco noto ma emblematico, è il caso ottocentesco di Edgardo Mortara: egli era un bambino ebreo che la sua domestica cattolica, credendolo in fin di vita, battezzò in segreto per salvargli l’anima. Il bambino sopravvisse alla malattia, ma la notizia di quel battesimo giunse al Vaticano, che si premurò di sottrarre (sequestrare) il bambino alla sua famiglia poiché ora, per prassi burocratica, la sua anima apparteneva a Gesù.

      Caro anonimo, scrivi inoltre:

      “Riguardo al mio Gesù è la storia a dar conferma alle sue parole, perché i suoi discepoli hanno fatto conoscere le sue parole al mondo intero, e l’ebraismo è rimasto senza sacerdozio.”

      Hai rimarcato ciò che, secondo me, costituisce la principale differenza fra il cristianesimo e tutte le altre religioni: l’aspetto missionario. Il comando di Gesù è di convertire tutte le genti e, nel corso della storia, i cristiani si sono prodigati a eseguire questo comando… in una maniera o nell’altra. Nonostante tanta solerzia, oggigiorno solo un terzo dell’umanità attuale appartiene, almeno come etichetta, a una delle molteplici confessioni cristiane.
      Ci pensi? Ancora oggi, incredibile a dirsi, due esseri umani su tre ignorano completamente che Gesù è morto sulla croce per salvarli!

      “Riguardo al mio Gesù”

      Riguardo a ciò, la tua martellante predicazione della Parola sarebbe senz’altro benaccetta e condivisa su uno dei tanti forum cattolici, ma è fuori tema in un blog il cui scopo è confrontarsi sui valori della Torah.

      Rispondi
  41. anonimo

    Tu pur essendo uno studioso sei vittima di dogmi e pregiudizi, preferendo vedere ogni caso dal solo lato che ritieni opportuno per poter dar forza ai tuoi convincimenti, invece di cercare la verità con animo aperto e spirito libero. Se su questo blog ci si confronta con i valori della torah, sappi che il cristianesimo non è altro che l ebraismo che ha riconosciuto Gesù come messia. Anche al di là delll’esistenza o meno di Dio, pur analizzandolo solo dal lato umano dal punto di vista storico e dell’evoluzione e progresso del pensiero, si parla e si discute di torah nel nuovo testamento. Una discussione tra ebrei, ma a voi oggi vi manca il coraggio di una discussione vera e sincera. Riguardo al termine presuntuoso che mi affibi, ti ho ricordato che l ha detto Mosè, quindi se hai qualcosa da recriminare vai a discutere con lui e chiedi a lui la spiegazione.
    Riguardo al mio Gesù, mi parli come sempre fanno gli ebrei , delle nefandezze compiute dal cristianesimo, delle violenze commesse dalla chiesa e quant altro. Ora nessuno storico onesto oserebbe dire che il cristianesimo si è diffuso solo attraverso la violenza, facendo una marmellata come tu fai, e se la storia della chiesa non è stata fedele alle parole di Dio, cosa hai da dire della storia di Israele? I paragoni devono essere sempre equi mio caro, ma sappi che Dio nella storia realizza i suoi disegni servendosi anche del male., perché tutto torna a sua gloria.
    Riguardo al sacerdozio nn mi hai risposto però, perché non mi puoi rispondere, ma essendo ateo credo che poco te ne importa e non avrai certo nostalgia dei sacrifici di capri e di montoni, ma da studioso non puoi non ammettere che una religione ha bisogno di un tempio e di un sacerdozio , e proprio l ebraismo senza tempio e sacerdozio è solo pensiero umano, una cultura come tante altre differenziandosi le une delle altre.
    La terra intera si riempirà della conoscenza della parola del Signore è scritto nella tua Bibbia, e se mi dici che non si avverate con Gesù, nemmeno le parole del tuo Dio si sono rivelate vere mi sembra, pur considerando che gli ebrei sono ancora molto di meno dei cristiani, e non grazie a loro i mondo ha conosciuto la Bibbia. Ma dimmi una cosa, perché è un male fare proselitismo? farlo alla maniera di Gesù e dei suo discepoli cosa c’è di male? I rabbini cosa hanno fatto di meglio? Tanto mi fraintendi lo so, ma se vuoi capire la Bibbia, devi avvalerti del cristianesimo e non delle spiegazioni rabbiniche, perché loro nn sapranno mai spiegarti perché Mosè disse che foste presuntuosi. Sappiate che voi non avete una mente per comprendere , occhi per vedere e tutto il resto, disse Mosè, ma il Signore scegliere per voi un profeta come me in mezzo a voi e solo a lui dare ascolto, disse.
    Ora tu sappi che i tuoi antenati che furono liberati dall’egitto, videro tutto più che Adamo in paradiso. Videro anche Dio i privilegiati di Israele eppure mangiarono e bevvero e non morirono
    Videro miracoli , prodigi e segni, e ricevettero la torah con la quale si dice che Dio creò il mondo , ( anche se poi peccarono subito dopo averla ricevuta). Ma seguirono Dio in tutto pur tra mille difficoltà, lamentele e mormorazioni, ma arrivati a Corna vollero andare ad esplorare la terra promessa, Vollero vedere prima ogni cosa, invece che fidarsi della parola del Signore, e videro che er aun terra buona, ma purtroppo abitata da popoli forti ed anche dai giganti. videro il bene e il male mio caro, il male presente davanti ai loro occhi e il bene promesso, perché è tutta una promessa la parola del Signore. E’ cosi avendo paura della morte, voltarono le spalle al Signore e a Mosè, e si dissero l uno ll altro, facciamoci un capo e torniamo in Egitto. E una terra che divora i suoi abitanti dissero. Divora o nn divora la terra promessa mio caro, cosa dice la storia degli ebrei? Cosa ti dice la Bibbia? Anche la storia odierna cosa ti dice, può divorare o non divorare quella terra? se l hanno detto loro che hanno visto tutto, l hanno detto a ben ragione. perché se leggi i vangeli, anche solo dal punto di vsta storico, vedi che anche Pietro disse che non conosceva quell’uomo di fronte alla morte, e i farisei che non avevano altro re che Cesare, resta sempre da solo il Signore e deve fare sempre tutto da solo come gli ricordò Mosè, Furono presuntuosi i tuoi padri, perchè anzichè confidare nel Signore, poi vollero andare a combattere confidando solo nelle loro forze a corna ma furono sconfitti così come furono sconftti a mazada.
    fAndarono a combattere solo per paura di morire, ma invece per entrare nella terra promessa si combatte solo per amore della vita, perché occorre vincere la morte. E se per la conoscenza del bene e del male, la morte è entrata nel mondo, non è attraverso la conoscenza del bene e del male che si entra nella terra promessa, ma solo con l amore, perché solo con l amore si conosce il Signore
    E una favola miei cari, ma è una favola giudaica, e se per voi è solo cultura, sappiate che ciò che differenzia l ebraismo dalle alte culture, almeno quello biblico e non talmudico, è che l ebreo vuole vincere la morte, andare sempre oltre confidando solo nella parola di Dio
    Ma come pui vedere analizzando la Bibbia, ed anche la storia, solo quando per paura di morire si tradisce Dio, poi si finisce con il morire davvero.

    Rispondi
  42. Luciano

    Caro anonimo, giri e rigiri sempre quei tre quattro argomenti, corna comprese. A furia di girare.. casca il mondo e.. tutti giù per terra.

    Rispondi
  43. anonimo

    Il Signore è una persona semplice, unico e sempre lo stesso e tutto ruota a cerchio intorno agli stessi argomenti. Un grande cerchio magico perché è tutto un chiasmo la Bibbia, e solo nel cerchio si possono combinare ed unire tutti gli opposti senza contraddizioni.
    Tu dici che parlo sempre di corna, ma al bivio della terra promessa Mosè disse che gli ebrei di ogni generazione erano tutti presenti, chi è oggi è qui con noi e chi oggi non è qui con noi.
    E sempre li bisogna tornare, perché sempre lì ci troviamo tutti
    Poi che vi devo dire, che coloro che hanno visto i grandi miracoli prodigi e segni, non entrarono nella terra promessa, perché solo sulla parola di Dio si fonda l’ebraismo, avendo fede nel Signore che mantiene sempre le sue promesse anche solo per amore del suo nome, per essere fedele a se stesso. Non hanno assistito ai miracoli Abramo e Isacco e Giacobbe, tranne uno, la nascita di un figlio, così come non hanno assistito a miracoli Davide e Giuseppe, perché il signore parla al cuore, la sua rivelazione non è oggettiva ma soggettiva. Altrimenti quella oggettiva fa paura, come capitò agli ebrei ai piedi del monte Sinai, quando dissero a Mosè : Parla tu a noi e non ci parli Dio, altrimenti moriremo. Per Paura di Dio chiesero un intercessore fra loro e Dio, e per paura degli uomini gli chiesero un Re, ed il Signore tutto quello che gli viene chiesto dona per amore.
    Mi siete simpatici, e mi devo solo abbandonare al delirio per completare tutto

    Rispondi
    1. Marco

      Caro anonimo, secondo me è delirante prendere la religione troppo sul serio. Tu scrivi:

      “Riguardo al sacerdozio nn mi hai risposto però, perché non mi puoi rispondere, ma essendo ateo credo che poco te ne importa e non avrai certo nostalgia dei sacrifici di capri e di montoni, ma da studioso non puoi non ammettere che una religione ha bisogno di un tempio e di un sacerdozio , e proprio l ebraismo senza tempio e sacerdozio è solo pensiero umano, una cultura come tante altre differenziandosi le une delle altre.”

      Certo che posso risponderti, anzi, meglio di me lo farebbe Martin Lutero.
      Ogni uomo, egli disse, è sacerdote di se stesso, e fra lui e Dio c’è soltanto la Bibbia. Lutero ha cancellato con un colpo di spugna l’intero apparato ecclesiastico e, quello che più conta, metà dei cattolici gli ha dato retta diventando “protestanti”. Per tanti cristiani, quindi, come per gli ebrei, la mancanza di una gerarchia clericale come quella cattolica romana non implica assenza di istituzione religiosa.

      Scrivi:
      “Riguardo al mio Gesù, mi parli come sempre fanno gli ebrei , delle nefandezze compiute dal cristianesimo, delle violenze commesse dalla chiesa e quant altro. Ora nessuno storico onesto oserebbe dire che il cristianesimo si è diffuso solo attraverso la violenza, facendo una marmellata come tu fai, e se la storia della chiesa non è stata fedele alle parole di Dio, cosa hai da dire della storia di Israele? I paragoni devono essere sempre equi mio caro”

      Non ho mai detto che il cristianesimo si è diffuso solo con la violenza, ma principalmente è stato così. Lo dimostrano i fatti. Nei tempi passati, esso doveva propagarsi soltanto nel ristretto mondo allora conosciuto che era sotto il dominio dell’Urbe. Lì la predicazione ebbe un relativo successo perché il cristianesimo annunciava il crollo vicinissimo dell’impero per opera di Cristo.
      La Pax romana non piaceva a tutti, specialmente agli schiavi, alle donne, ai diseredati. Per molti, la nuova dottrina attraeva più per i suoi aspetti politici che per quelli spirituali. QUESTA è la ragione delle persecuzioni da parte dei solitamente tolleranti romani.
      Dopo l’editto di Costantino, la maggior parte della popolazione mediterranea rimase tuttavia legata ai culti tradizionali. Questi furono smantellati solo con i decreti degli imperatori convertiti. In quanto ai barbari che vivevano fuori dall’impero, furono i loro monarchi a convertirli con la forza e non i missionari.

      Veniamo ai tempi moderni. Con le scoperte geografiche e il colonialismo europeo, il cristianesimo ha avuto campo libero in tutto il globo per potersi diffondere. Con quale risultato? Dagli occidentali, le altre popolazioni hanno importato in modo massiccio: le tecnologie, gli armamenti, l’abbigliamento ma, tranne qualche eccezione, non la religione cristiana.
      Il motivo? Perché l’opera di conversione è stata affidata solo ai missionari invece che ai decreti o alla spada. Ciò prova che la sola predicazione non consente una buona “pesca”.

      Domandi:
      “Ma dimmi una cosa, perché è un male fare proselitismo? farlo alla maniera di Gesù e dei suo discepoli cosa c’è di male? I rabbini cosa hanno fatto di meglio?”

      Intanto ti rispondo su cosa di meglio hanno fatto i rabbini: hanno consentito ai NON EBREI di continuare a credere in ciò che vogliono. Insomma, non pretendono di convertire nessuno. Ma, chiedi, cosa c’è di male a fare proselitismo alla maniera di Gesù e dei discepoli?
      Il male consiste nell’arroganza, nella pretesa di superiorità, nel bussare alle case per dire alla gente che il loro credo è fasullo. Si è liberi di pensarlo, ma andarlo a dire allo scopo di convertire è offensivo e anche destabilizzante. Cristo, infatti, affermò che NON era venuto a portare concordia ma DIVISIONE in seno alle stesse famiglie. Disse:
      “10 Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti. […]12 Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte. 13 Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.” (Marco 13: 10; 12-13, CEI)

      Il messia cristiano è portatore di Salvezza, per questo è anche chiamato il “Salvatore”. Salvezza… ma da che cosa?
      Ecco in cosa consiste la “Salvezza” che il DIO TRINITARIO offre all’umanità: sfuggire alle pene eterne dell’inferno che lui medesimo ha riservato come castigo a ciascun uomo fin dalla propria nascita. Ogni essere umano è condannato a scontare atrocemente un peccato commesso da un solo uomo: Adamo. Questo presunto progenitore ha peccato, ma il suo castigo è inflitto a tutta l’umanità!
      Colpisce, a questo punto, l’asserzione di Cristo prima di farsi crocifiggere:
      “Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? NESSUNO È BUONO, SE NON DIO SOLO.” (Marco 10:18, CEI)

      Questo DIO TRINITARIO, essendo “misericordioso”, avrebbe cancellato il peccato adamitico FACENDOSI UOMO e morendo sulla croce. Su questo punto la dottrina diventa complicata e difficile da digerire. In sintesi: Dio avrebbe consentito a ogni essere umano di sottrarsi alle torture che lui medesimo, nella figura di PADRE, ha stabilito di infliggergli, a condizione che creda nel suo sacrificio nella figura di FIGLIO. Un rompicapo!
      Il succo del messaggio salvifico è nelle parole pronunciate da Gesù nell’ultima cena:
      “Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo». Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.” (Matteo, 26:26-28, CEI).

      Per i cattolici, l’ostia della comunione si trasforma realmente, nei fedeli, nel corpo fisico di Cristo.
      C’è quindi da stupirsi se indù, cinesi, africani, a sentirsi propinare tali allucinazioni dai missionari, non gli danno retta restando devoti ai propri culti?
      C’è da meravigliarsi se questa cervellotica dottrina, sorta duemila anni fa da una piccola fazione giudaica, è stata rifiutata (“presuntuosamente”, come tu affermi) da tutti gli altri ebrei?

      Rispondi
  44. anonimo

    tu fai grande confusione, e non ti accorgi che stai criticando l’ebraismo invece che il cristianesimo. Tu non credi in Dio, ma nemmeno la Bibbia prendi sul serio, come d altronde hai scritto in altri commenti.
    Da ateo potresti invece provare a capire la visione sublime di Dio che emerge dalla Bibbia, ma prenetrando in profondità invece che analizzarla in superfice
    Non so se hai letto tutto ciò che ho scritto in altri commenti, ma tanto mi tocca sempre ripetermi e perdere tempo . Diritto e giustizia sono le basi del trono di Dio è scritto nella Bibbia. e saldo è il suo trono. Si fonda sul diritto l ebraismo, perché ogni parola di Dio è legge, ma come sai ogni legge per essere chiamata tale ha bisogno di una sanzione. Se ne mangi certamente ne morirai disse Dio ad Adamo, e se Adamo nn muore dopo aver mangiato, verrebbe meno la certezza del diritto. E se può trasgredire l unico e solo comando di Dio, senza incorrere nella sanzione, nn avrebbe senso ubbidire poi a tutti gli altri comandi, perché può peccare e salvarsi da solo Adamo senza morire. Ma tu come tanti parli del castigo di Dio, e giustamente ti chiedi perché castigarlo e poi cercare di salvarlo addirittura attraverso la morte del figlio di Dio? Ora ascoltami bene se vuoi
    Le leggi di Dio sono verità e giustizia diceva il tuo Re Davide, e fammi conoscere le tue vie, affinché io possa camminare con gioia sul sentiero delle verità divine. Sceglierò per loro un re secondo il mio cuore disse Dio, perché il tuo Re amava le leggi di Dio nel profondo del cuore, scolpite nel suo animo e non su tavole di pietre Amava la giustizia di Dio , e lui che era chiamato ad amministrare la giustizia, un giorno disse che nel nome di Dio quell uomo meritava la morte, ma quell uomo sei tu gli disse il profeta Natan, sei tu che hai fatto questo., ma tu non morirai gli disse. Spiegarti il peccato di Davide è lungo, ma sappi che a conferma delle parole di Dio disse che quell uomo meritava la morte, e solo a lui il Signore disse che non sarebbe morto ( ma le pene le scontò). Perché il Signore è buono come dice Gesù, infinitamente misericordioso, ma la misericordiosa dovrà incontrarsi con la verità, altrimenti non ha senso. Diritto e giustizia sono le basi del suo trono, ed il Signore è infinitamente giusto, ma ma colui che siede sul trono è infinitamente misericordioso, e grazia e benevolenza precedono il suo volto, perché Dio è solo amore, ed in principio fu l amore, dicono i giudei che hanno fondato il cristianesimo.
    Tu sconti la visione di Dio tramandata dalla tradizione rabbinica, ma sappi che il Signore non è un giudice assiso sul suo trono perché non avendo esigenza di difendere il suo trono, gli piace camminare insieme agli uomini, un pò qui e un pò là come disse a Davide Perché lui deve difendere l uomo non il suo trono, e se Davide condanno a morte un uomo che invece avrebbe dovuto amare come se stesso solo per difendere il suo trono, grazie a Natan capì che nessun trono è superiore alla vita dell uomo, perché Dio non ama il suo trono più dell uomo ( essendo l uomo a sua immagine e somiglianza)
    Se mangi certamente ne morirai disse ad Adamo ammonendolo, e secondo te dopo che Adam peccò che castigo poteva infiggerli il Signore? Castigo , castigo, invece dopo che ha peccato lo può solo salvare il Signore ad Adamo, e per salvarlo deve vincere la morte senza rinnegare le sue parole perché nemmeno l amore può contraddire la sua giustizia, altrimenti proprio gli empi lo chiamerebbero in giudizio.Il signore ama fare tutto da solo, vincere da solo contro i propri nemici, voi invece siete presuntuosi perché vi volete salvare da soli. ( ma nn sapete nemmeno cosa vuol dire salvezza)
    I tuoi padri invece chiesero a Mosè di intercedere per loro quando udirono le parole di Dio, altrimenti moriremo dissero, Ed avessero sempre un tal cuore disse il Signore a Mosé
    Ma se non credete a Mosè non potete credere a me, diceva Gesù, e se non ti piace Gesù almeno per onesta intellettuale ( visto che vi piace fare gli intellettuali) dovreste ammettere che nemmeno a Mosè credete, come nn credete che tutta la Bibbia è parola di Dio.
    Riguardo il mio Gesù, è sceso dal trono per far conoscere agli uomini la verità di Dio, e solo quando trionferà la verità sarà fatta giustizia, perché la giustizia non è altro che l’accertamento della verità. Perdona coloro perché non sanno quel che fanno disse, ed anche questo è diritto, anche se nn sono in vena di spiegarlo potendo ognuno arrivarci da solo
    Riguardo poi al mio Gesù storico, sappi che ciò che è scritto nel nuovo testamento nn è stato contraddetto dalla storia, anzi si è avverato anche se non ancora compiutamente
    Il vecchio sacerdozio è finito, la torah ( l interpretazione rabbinica) nn ha dato più frutto, ed Israele è stata ricostruita, e soprattutto se vuoi sapere, come disse Davide a Golia, nel nome del signore vengo a te e ti staccherò la testa dal corpo per darla in pasto alle bestie selvatiche e agli uccelli del cielo. Sul corpo dell’impero romano si è insediato il cristianesimo( impero sconfitto dai barbari) e l avevano previsto fin da quando hanno detto che durante il loro apogeo celebrato con il censimento su tutta la terra, in una piccola grotta di betlemme nasce il figlio di David
    prendilo come un sublime midrash il cristianesimo se nn credi a Dio, ma inchinati al suo autore, con molta umiltà.
    Non un grido di sconfitta io odo e non un grido di vittoria, ma un coro di chi canta a due voci disse Mosè Neanche mazada fu una sconfitta, ma nemmeno una vittoria, ma solo un coro di chi canta a due voci, zoppicando da entrambi i piedi come diceva Elia O di qua o di là miei cari perché Dio non ama i compromessi e le mezze misure. se siete atei fate gli atei, altrimenti prendetela tutta sul serio la Bibbia. Vi voi vi occupate del trono, del bene e del male, invece dovete amare colui che siede sul trono che non conosce il bene e il male, ma ama solo la verità nuda e cruda, perché io sono la via la verità e la vita, diceva Gesù
    mi so stancato e poi il guaio è che dite che so io a fare confusione o delirare, ma tutti sono folli e deliranti nella bibbia,ed a volte usano toni bruschi ma solo per zelo

    Rispondi

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