Commento al Libro dell’Esodo – Capitolo 22 (Audio)

Omicidi, danni fisici, danni alla proprietà, furti: la sezione della Torah sui mishpatìm (leggi civili) ci illustra tutto ciò in un apparente scompiglio di norme e precetti.

In questo episodio analizzeremo questa sezione soffermandoci soprattutto sulla famosa formula “vita per vita, occhio per occhio, dente per dente”, nota come “legge del taglione“.

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12 commenti

  1. Carissimo, ritorno a fare qualche piccolo e sintetico commento.

    Occhio per occhio dente per dente, è il principio che nella Bibbia Dio applica sempre, dall’inizio alla fine, non potendo valere presso Dio il principio del risarcimento del danno per equivalente. La legge del taglione viene applicata sia ad Adamo che al faraone d’Egitto. Per questo Gesù non diceva avete letto che sta scritto, ma io vi dico. Ma avete inteso che fu detto, ma io vi dico. E il fu detto si riferisce all’interpretazione rabbinica delle scritture, alla torah orale. Mentre lui attenendosi alla torah scritta, diceva che se la nostra giustizia non è superiore a quella dei farisei, non entreremo nel regno dei cieli. Superiore, non diversa, perché la torah orale si riferisce alla giustizia umana, mentre Gesù riferendosi a quella scritta, parlava della giustizia di Dio. D’altronde gli ebrei per essere liberati dall’Egitto posero semplicemente l’altra guancia mentre Dio poneva in essere la legge del taglione nei riguardi del faraone. Anche Gesù come sai, potendo leggere in questo i vangeli, parlava dell’applicazione di questo principio, rivoltando il mondo. Diritto e giustizia sono alla base del trono di Dio, ed il diritto è equità, e questo principio come tu hai detto, è un principio di equità. La giustizia poi è un’altra cosa, è l’accertamento della verità, ma per questo ci vorrebbe molto tempo per spiegarlo. Riguarda poi la torah di cui tanto ti vanti alla fine, ricorda che nella Bibbia sta scritto che è un dono di Dio, perché è stata scritta o ispirata da Dio, non dagli uomini. Quindi, come anche questo è scritto, chi si vanta, si vanta solo del Signore, perché piuttosto che vantarsi della torah, bisogna stare ben attenti ad applicarla, essendo tutta pratica, e non solo insegnamento per il diletto degli studiosi.

    Ps, ti ho mandato un libro che hai rifiutato di confutare!

    1. Anonimo, non ho ben capito di cosa mi starei “vantando” alla fine dell’audio. Cerco di usare sempre un tono abbastanza pacato, non mi pare neppure di avere qualcosa di cui potermi vantare. Se hai avuto questa impressione, non era di certo nelle mie intenzioni.

      Non sono d’accordo che Dio applica “occhio per occhio” dall’inizio alla fine, come tu dici. Nei Salmi è scritto “Lo kachattaenu assà lanu”: Egli non agisce con noi secondo i nostri peccati. Dio è “Erekh Happaim uGdol Chassed”: Lento all’ira e grande in bontà. Sul discorso di Gesù e la Torah Orale non mi pronuncio, poiché non è pertinente a questo post, ma ci sarebbe molto da obiettare.

  2. Se agisse con noi secondo i nostri peccati, saremmo tutti morti, come del resto disse ad Adamo. Difatti saremo salvati solo per giustizia di Dio, non per la nostra, solo per amore del suo nome. Non è il diritto che ci salva, ma la giustizia , e su questo ho detto che sarebbe lungo il discorso , che ho comunque cercato di spiegare nel mio libro. Ma chi non viene salvato cade sotto la legge del taglione in base al diritto, ad un principio di equità. Riguardo al rapporto fra Gesù e la torah orale, essendo un confronto quasi da tutti ignorato, ne potremmo parlare. Magari fai un articolo prima tu su questo, e poi ci confrontiamo nei commenti rispettosamente. Chissà poi se apriremo nuovi interessanti spunti di riflessioni. Un saluto

  3. Non mi hai risposto: me se vuoi ti posso dare un’indicazione che ritengo interessante. Puoi fare qui un articolo sul precetto di lavarsi le mani prima dei pasti. Un precetto della torah orale, non scritta, ma in base all’interpretazione rabbinica proprio questo precetto sta a significare la prevalenza della torah orale su quella scritta. Ciò che doveva far parte della tradizione orale ( sia il precetto che la spiegazione) ai tempi di Gesù, perché nei vangeli, all’inizio della sua predicazione, sta scritto che si recarono dalla giudea alla Galilea i farisei per chiedergli come mai i suoi discepoli non si lavavano le mani secondo tradizione, e Gesù gli rispose citando un passo di Isaia: invano mi onorano con le labbra….insegnando precetti di uomini. Scusami se le citazioni dei passi non sono corrette, ma in base a questo si potrebbe verificare se la contrapposizione evangelica fra galilei e giudei, e Gesù e i farisei, risiedeva principalmente in questo. un saluto

    1. Il problema è che la Torah Orale andrebbe studiata innanzitutto dalla Torah Orale stessa, non dai passi dei Vangeli che la criticano. Altrimenti è come studiare l’Ebraismo dai testi antisemiti o il Cattolicesimo dagli scritti dei Testimoni di Geova. Bisogna andare alla fonte. La netilat yadaim (lavaggio rituale delle mani) è un decreto rabbinico, non proviene da Mosè, e ha lo scopo di estendere il concetto di purità rituale anche al di fuori del Tempio e della vita sacerdotale. Di per sé non è in alcun modo in contrasto con i comandamenti biblici (come potrebbe mai esserlo?). Il problema secondo Gesù nasce quando si dà priorità all’aspetto rituale e si trascurano gli obblighi morali essenziali. Gesù dice la stessa cosa del profeta Zaccaria, quando gli chiesero se fosse opportuno abolire i giorni di lutto e digiuno ora che il Tempio era stato ricostruito, e Zaccaria rispose criticando coloro che si preoccupavano di simili questioni rituali senza però agire con giustizia e moralità nella vita quotidiana. Insomma la critica non è contro il rito rabbinico (lavaggio delle mani, digiuni ecc.) ma contro chi stravolge le priorità calpestando i fondamenti della Legge.

  4. Non parlavo di critica, ma di confronto. Ed a partire da questo decreto rabbinico verificare se la differenza fra Gesù e loro stava nella prevalenza della torah orale o quella scritta. Metterle al confronto nei presupposti e conseguenze. E0 una cosa che pochi hanno fatto

    1. In questo caso non ha significato parlare di “prevalenza” dell’una sull’altra. La netilat yadaim è un decreto rabbinico, pertanto è su un livello più basso rispetto ai precetti della Torah. L’Ebraismo distingue tra precetti min HaTorah e min HaRabbanim, dove i primi hanno sempre la precedenza sui secondi. Ad esempio, se il digiuno del 9 di Av (precetto rabbinico) cade di Shabbat (precetto biblico), il primo si postpone in modo da non compromettere l’osservanza e la gioia dello Shabbat.

  5. Carissimo, io lo so che non è esiste un pensiero unico in ambito ebraico, meglio dire rabbinico, e non so nemmeno uno studioso da poter conoscere tutte le opinioni ed interpretazioni. Tuttavia, anni fa ho potuto avere del tempo per leggere quasi tutto il ciclo di parashot sul sito torah.it. E in una di questa ho trovato la spiegazione di questo precetto: il lavarsi delle mani prima dei pasti, e veniva spiegato per quale motivo proprio questo precetto stava a significare la prevalenza della torah orale su quella scritta. Forse tu non sei d’accordo ( e mi farebbe piacere) ma per molti rabbini è così: la torah orale prevale su quella scritta, a maggior ragione dopo la distruzione del tempio. Ma quello che ci tengo a far presente, è che dai vangeli si può presumere che questa tesi o opinione era già diffusa a quell’epoca, come tante altre interpretazione riportate poi nel talmud. Un saluto

    1. Il problema è che cosa intendi per Torah Orale. I precetti rabbinici, tra cui la netilat yadaim, non sono la “Torah Orale”, sono una gezerah, cioè un decreto rabbinico, e i decreti rabbinici non possono annullare la Torah, in quanto sono su un livello inferiore. Questo è consenso universale nell’Ebraismo rabbinico. Che la Torah Orale prevalga su quella Scritta è vero, ma in un altro senso che non c’entra con il caso in questione. Non so cosa dicesse esattamente il commento su Torah.it, ma se hai più dettagli o mi scrivi il link verificherò.

  6. Non ricordo in quale parashà l’ho letto. Ma diceva questo. non è un precetto della torah scritta, ma decreto rabbinico come dici tu, a seguito dell’interpretazione di un passo biblico. La stessa tecnica usata per dire che non tutti gli ebrei lasciarono l’egitto, che a Noè furono dati 7 precetti, etc. E questa intepretazione rappresentava la prevalenza della torah orale su quella scritta. Ciò che per Gesù non era così, altrimenti non avrebbe giustificazione ciò che viene riportato in tutti e 3 i vangeli sinottici. Basta una madre per dire che bisogna lavarsi le mani prima di prendere cibo, non un maestro di torah. e non sarebbero andati dalla giudea alla galilea per fargli presente questo

    1. Caro anonimo, purtroppo nel tuo commento c’è una grande confusione e lo dico senza nessun intento denigratorio, solo per cercare di farti comprendere che stai parlando (o criticando) di cose che non ti sono ancora chiare. La netilat yadaim non deriva dall’interpretazione di un testo biblico, è un decreto slegato dalla Bibbia, come le candele di Shabbat o quelle di Hanukkah. Invece l’idea secondo cui molti Ebrei non lasciarono l’Egitto non è una norma o un precetto ma una aggadah, tra l’altro rigettata e criticata da illustri maestri e commentatori. Tu stai mischiando halakhah e aggadah che sono ambiti distinti. Inoltre, la raccomandazione igienica di lavarsi le mani non è la fonte del precetto della netilat yadaim, che si ricollega alle abluzioni rituali dei sacerdoti nel cortile del Tempio, non all’igiene.

  7. Sei tu che forse mi fraintendi. Io non sono uno studioso, e quindi la discussione non può essere messa in questo piano, perché non posso essere rigoroso nelle analisi. Ma tu a volte, anzi varie volte, eludi le questioni rifugiandoti dietro le analisi da studioso. Lo so e te l’ho detto che non è un precetto igienico ( se fosse così basterebbe una madre e non un maestro), ma ti ho chiesto di partire da questo per analizzare l’episodio evangelico, ipotizzando che questo precetto ( o come lo vuoi chiamare) simboleggiava già all’epoca la prevalenza della torah orale su quella scritta, o almeno vi era discussione al riguardo. Poi mi fa piacere che molti studiosi rigettano la tesi che non tutti gli ebrei lasciarono l’egitto, così che mi farebbe piacere se dicessero anche che non hanno fondamento biblico i 7 precetti noachidi, e tante altre tesi fantasiose, attenendosi invece solo a quanto scritto, cercando di spiegare solo le scritture con le scritture.

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