Si ritiene generalmente che la festa di Sukkot non commemori un singolo avvenimento, bensì l’intero periodo di quarant’anni che gli Israeliti trascorsero nel deserto, abitando in capanne. Ma siamo sicuri che sia proprio così?
Si ritiene generalmente che la festa di Sukkot non commemori un singolo avvenimento, bensì l’intero periodo di quarant’anni che gli Israeliti trascorsero nel deserto, abitando in capanne. Ma siamo sicuri che sia proprio così?
il cantico di Ha’azinu (Deuteronomio 32) riassume la storia di Israele senza menzionare eventi fondamentali come l’Esodo e la Rivelazione della Torah, tralasciando anche il Patto stabilito con i patriarchi. Il testo ci presenta invece l’incontro tra Dio e Israele come qualcosa di fortuito, affermando che il Creatore “trovò [il suo popolo] in una terra deserta e vuota”. Non era stato forse Dio stesso a condurre gli Israeliti nel deserto? Com’è possibile che questi versi ignorino tutto ciò?
Colui che porta la parola divina è descritto nella Torah con l’espressione “angelo del Signore”. Attraverso un excursus tratto dal Commentario di Nahum Sarna, scopriamo chi o cosa sono le figure angeliche nella Bibbia ebraica.
La vicenda di Pinchas (Numeri 25), nel suo sviluppo finale, assume un carattere alquanto scabroso: pur avendo compiuto un atto sanguinario e avendo scavalcato ogni autorità e gerarchia all’interno del popolo, l’impavido Pinchas riceve l’approvazione divina e ottiene addirittura “il patto di un sacerdozio perpetuo”. Com’è possibile che una simile azione sia non solo giustificata, ma anche esaltata?
Quando si parla di “buona novella” e di “salvezza”, in genere si pensa immediatamente al messaggio di redenzione spirituale del Cristianesimo. Ci si può allora chiedere: esiste forse anche una “buona novella” contenuta nella Bibbia ebraica?
Uno degli aspetti più significativi della Torah è l’enfasi che essa pone sull’amore e sulla protezione rivolti al gher, lo straniero.
L’importanza attribuita al trattamento degli stranieri da parte degli Israeliti è immensa. Essa deriva da ciò che gli Israeliti stessi dovevano aver appreso dalla loro esperienza di esilio e sofferenza in Egitto.