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Leggere la Bibbia con i rabbini – Lezione 1: Alberi ribelli (audio)

Sapevate che gli alberi si ribellarono a Dio durante la Creazione, che Giacobbe e suo figlio Giuseppe studiavano insieme le leggi del Deuteronomio, e che Mosè nacque avvolto da una grande luce? “La mia Bibbia non dice questo!” starete forse pensando. Eppure i Saggi d’Israele hanno tratto tutto ciò e molto altro dai versi della Torah ricorrendo al metodo esegetico del Midrash.

Nel nostro ciclo di lezioni audio “Leggere la Bibbia con i rabbini“, esamineremo alcune delle interpretazioni degli antichi Maestri per scoprire come delle storie sorprendenti e dei ragionamenti in apparenza inconcepibili possono aiutarci in realtà a comprendere meglio le Scritture portandoci al di sotto della superficie del senso letterale.

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Bereshit: la Creazione del mondo

Bereshit

La Torah e i miti pagani sulla Creazione

Il racconto dei sette giorni della Creazione nella Genesi descrive il passaggio graduale da una condizione caotica a una di ordine e armonia, attraverso dieci comandi pronunciati da Elohìm (Dio, il Giudice Supremo).

Questo brano non impiega una terminologia scientifica e non mira a trasmetterci nozioni sui segreti della natura o sui meccanismi che regolano l’universo.
Il grande ebraista fiorentino Umberto Cassuto (1883 – 1951), nelle prime pagine del suo commentario, ci offre un’impeccabile spiegazione:

“Lo scopo di questa sezione della Torah è quello di insegnarci che il mondo intero e tutto ciò che esso contiene è stato creato dalla parola dell’Unico Dio, secondo la Sua volontà, senza alcuna limitazione. In questo modo la Torah si oppone alle credenze comuni tra i popoli dell’antico Oriente, in particolare fra quelli confinanti con Israele. Il linguaggio utilizzato, tuttavia, è del tutto privo di spirito di polemica o di disputa; gli aspetti controversi si possono cogliere soltanto indirettamente, attraverso le espressioni sottili e pacate della Scrittura” (U. Cassuto, A Commentary on the Book of Genesis, Vol I, cit. p. 7).

Tramite una critica implicita e silenziosa, il racconto della Creazione intende quindi sradicare le credenze idolatriche sull’origine del cosmo e presentare una visione rivoluzionaria di Dio e del mondo.
Un confronto con gli antichi miti mesopotamici e cananei risulta quindi indispensabile e illuminante.

Il poema epico babilonese noto come Enuma Elish, ritrovato a Mosul (Iraq) nel 1849, narra la formazione dell’universo nei termini di una sanguinosa guerra combattuta tra la dea Tiamat, regina del mare primordiale, e i suoi discendenti divini. La lotta si conclude quando il giovane Marduk, dopo aver superato varie prove, uccide Tiamat per poi tagliare il suo cadavere in due parti e creare con esse il cielo e la terra.
Secondo i testi epici di Ugarit, le fasi iniziali della creazione del mondo furono segnate dalla rivalità di Baal con il dio Mot e dalle sue battaglie contro i temibili mostri marini.

La spiegazione di Umberto Cassuto prosegue:

“Ci furono però alcuni pensatori fra i popoli che riuscirono a formulare concetti più avanzati rispetto a quelli diffusi nel loro ambiente culturale: uomini come Amenhotep IV, il faraone che attribuiva l’intera creazione ad un solo dio (la divinità solare Aton). Eppure anche queste poche menti più elevate riuscirono a concepire il loro dio creatore solo come uno fra i tanti dei, e benché esso fosse considerato il più importante, rimaneva comunque legato alla natura o associato a uno degli elementi dell’universo fisico.
Poi arrivò la Torah, che si innalzò come il volo di un’aquila sopra tutte queste credenze. Invece di tante divinità, essa proclamava infatti l’esistenza di un Unico Dio, privo di origini e di genealogie. Al posto delle guerre e degli scontri fra divinità, la Torah pone una sola Volontà che regna sovrana e incontrastata su ogni cosa. Per la prima volta, il Creatore non è identificato con l’universo o con una sua parte, ma è ritenuto superiore alla natura e separato da essa. Il sole, gli astri e tutti gli altri elementi del cosmo, grandemente esaltati nei racconti degli altri popoli, sono visti soltanto come creazioni dell’Unico Dio”.

Tra la Torah e i poemi epici precedenti possiamo individuare anche un’altra importante differenza. I miti antichi avevano spesso la funzione di legittimare il potere politico: Marduk, l’eroe del poema Enuma Elish, è il dio nazionale di Babilonia, città che, secondo il medesimo testo epico, sarebbe stata costruita proprio dalle divinità. Similmente, secondo il mito di Eridu, furono le divinità a fondare la nazione sumera subito dopo la creazione del mondo. Nei primi undici capitoli della Genesi, al contrario, il racconto ha un carattere chiaramente universale. La Terra d’Israele non è mai menzionata, e il popolo ebraico non compare. Il patriarca Abramo, padre degli Ebrei, entrerà sulla scena soltanto dopo che la Genesi avrà descritto l’origine delle antiche nazioni.

Il numero sette
Il racconto della Creazione è costruito secondo un sistema armonioso di corrispondenze numeriche. In questa struttura, il numero sette appare fondamentale sia nel tema principale che nei suoi dettagli testuali. Si tratta infatti di un numero che gli Israeliti e molti altri popoli dell’antichità associavano all’idea di completezza e all’instaurazione dell’ordine nella natura. Seguendo l’antica simbologia numerica, l’opera del Creatore viene quindi distribuita in sette giorni per evidenziare l’assoluta perfezione e il carattere impeccabile dell’ordine universale.
Nel racconto della Creazione, l’importanza attribuita al numero sette e ai suoi multipli è dimostrata anche dal fatto che essi compaiano continuamente all’interno del testo:
  • Il primo verso è formato da sette parole (Bereshit barà Elohim et HaShamayim veet Haaretz).
  • Dopo il primo verso, che serve da introduzione, il racconto appare diviso in sette paragrafi (uno per ciascun giorno della Creazione), separati dalla frase “E fu sera e fu mattina…” .
  • Il nome Divino Elohim compare trentacinque volte (7×5). I termini Shamayim (cielo) e Haaretz (terra) compaiono entrambi ventuno volte (7×3). Dio, il cielo e la terra sono i tre componenti principali del racconto.
  • La frase “E Dio disse…” (Vayomer Elohim) ricorre sette volte in riferimento al mondo della natura, e tre volte in relazione all’umanità.
  • La parola “acqua” (mayim) compare sette volte nel secondo e nel terzo paragrafo, quelli in cui viene descritta la divisione delle acque e la creazione dei mari.
  • La parola “buono” (tov) ricorre sette volte.
  • Il secondo verso è formato da quattordici parole (7×2).
  • Il settimo paragrafo, dedicato al settimo giorno, è formato da trentacinque parole (7×5), e comprende al suo interno tre frasi consecutive che contengono l’espressione “settimo giorno”; ciascuna di queste tre frasi è formata da sette parole.
  • L’espressione “secondo la loro specie” è usata sette volte in riferimento al mondo animale, e tre volte in riferimento ai vegetali.
La struttura

La cronologia della Creazione riportata nella Genesi è spesso divenuta oggetto di critiche basate su osservazioni razionali e scientifiche, in quanto in essa è possibile riscontrare alcune apparenti illogicità: fra queste ricordiamo in particolare l’esistenza del giorno e della notte prima della creazione dei corpi celesti, e il fatto che la comparsa delle piante sulla superficie terrestre preceda la creazione del sole. Tali critiche, tuttavia, non prendono in considerazione il carattere letterario e teologico del racconto della Genesi, un racconto che non si presenta di certo come un resoconto di carattere scientifico. Quella dei sette giorni della Creazione è infatti una narrazione concettuale che si sviluppa seguendo uno schema basato su un sistema di parallelismi facilmente individuabili:

Prima triade Seconda triade
1 – La luce 4 – I luminari
2 – Il mare e il cielo 5 – Le creature marine e i volatili
3 – La terra asciutta e la vegetazione 6 – Gli animali terrestri e l’uomo

Il lavoro iniziato nei primi tre giorni viene completato nella triade successiva. Alla creazione della luce e alla separazione del giorno dalla notte (primo giorno) corrisponde la costituzione del sole e della luna come segni distintivi di tale separazione (quarto giorno). L’aria e l’acqua, i due spazi creati nel secondo giorno, vengono popolati nel quinto giorno dagli uccelli e dalle creature marine. Allo stesso modo, le terre emerse compaiono nel terzo giorno, e vengono poi popolate dai loro abitanti animali e umani nel sesto giorno. Soltanto lo Shabbat, il settimo giorno, non ha alcuna corrispondenza, poiché segna il completamento dell’opera divina e la sua consacrazione.

Vuoi approfondire l’argomento?
Per un’analisi completa del racconto della Creazione consulta il nostro libro La tua voce ho udito – Viaggio nel Libro della Genesi, disponibile su Amazon.

Libro

Ebraismo ed Evoluzione: dieci domande

Riportiamo di seguito un articolo di Rabbi Natan Slifkin, rabbino ortodosso e studioso di zoologia, sul controverso argomento del rapporto tra l’Ebraismo e la teoria dell’evoluzione.

Evolution

1) Si ritiene che l’evoluzione si sia svolta nel corso di molti milioni di anni. Ma la Torah non insegna forse che l’universo è stato creato solo alcune migliaia di anni fa?

Nell’Ebraismo esiste una forte tradizione (benché non universale) secondo cui “non bisogna interpretare alla lettera il racconto della Creazione”, come afferma Maimonide. Rav Dovid Tzivi Hoffman (1843 – 1921), membro del Concilio dei Saggi della Torah dell’Agudath Israel, riteneva che i Sei Giorni della Creazione fossero da intendersi come lunghe epoche piuttosto che come giorni di ventiquattro ore.  Lo stesso Maimonide, come rivelano i commentarii alla Guida dei Perplessi, credeva che la storia dei Sei Giorni nel Libro della Genesi fosse un racconto concettuale della Creazione, non un resoconto storico.

2) Perché si dovrebbe accettare l’evoluzione? In fondo si tratta solo di una teoria.

“Evoluzione” è un termine che genera confusione, perché si applica a due diversi concetti. Il primo è quello della discendenza comune, la tesi secondo cui tutte le forme di vita animali discendono da un progenitore comune: organismi semplici diedero origine ai pesci, i pesci agli anfibi, gli anfibi ai rettili, i rettili agli uccelli e ai mammiferi (senza considerare il modo in cui questo processo è avvenuto). A sostegno di ciò esiste un gran numero di prove e di ipotesi verificabili. La discendenza comune è considerata da tutti gli scienziati (ad eccezione di alcuni di quelli che si dichiarano profondamente religiosi) un fatto consolidato, proprio come molti eventi storici accertati. Essa è inoltre di grande importanza per la comprensione del mondo naturale, poiché, ad esempio, ci permette di spiegare le similarità anatomiche che le balene e i pipistrelli condividono con i mammiferi, nonostante la somiglianza superficiale che queste specie possiedono in relazione (rispettivamente) ai pesci e agli uccelli.

Il secondo aspetto dell’evoluzione è il meccanismo attraverso il quale una specie si evolve in un’altra. A questo secondo concetto spetta propriamente la denominazione di “teoria”. Tuttavia, è importante comprendere che in ambito scientifico il termine “teoria” ha un significato molto differente da quello che gli viene attribuito nel linguaggio comune. Non si tratta infatti di pura speculazione, ma di un meccanismo esplicativo. Inoltre, secondo molti biologi, sebbene non tutti siano d’accordo, le mutazioni genetiche casuali, unite alla selezione naturale, risultano ampiamente sufficienti a spiegare il processo evolutivo. Tale questione è comunque priva di qualsiasi significato religioso, come spiegheremo a breve.

3) Come si può accettare la spiegazione scientifica dell’origine delle specie animali se si crede che Dio ha creato ogni cosa?

Oggi abbiamo la scienza della meteorologia, ma ciò non ci impedisce di affermare che Dio “fa soffiare il vento e le piogge cadono” (Salmi 147:18). Abbiamo la scienza della medicina, ma possiamo tuttora dichiarare che Dio “guarisce gli ammalati”. Abbiamo documentazioni storiche per comprendere il processo che ha portato alla vittoria nella guerra del 1967, eppure parliamo ancora dell’intervento miracoloso di Dio. Dio può agire tramite la meteorologia, la medicina, gli avvenimenti storici, e anche tramite la biologia dello sviluppo. Ecco perché l’attendibilità della teoria neo-darwiniana non ha alcuna rilevanza religiosa.

4) Ma la Torah non afferma forse che gli animali e gli esseri umani furono creati dalla terra, e non da specie precedenti?

Certamente. Ma cosa significa ciò? La benedizione che recitiamo prima di mangiare dichiara: “Benedetto sei Tu, Signore, nostro Dio, Re del mondo, che produci il pane dalla terra”. Eppure, di fatto, sappiamo che il grano (creato da Dio) è stato seminato dagli uomini, e che dopo la sua crescita naturale è stato trasformato in pane. Ma la benedizione semplifica il processo e descrive perciò Dio come Colui che ha fatto uscire il pane dalla terra. Allo stesso modo, l’azione compiuta da Dio nel produrre gli esseri viventi dalla terra può riferirsi alla creazione della materia prima della natura e al processo scientifico che ha condotto all’origine delle specie animali.

5) L’idea di un’evoluzione casuale non contraddice il concetto di una Creazione diretta da Dio e orientata verso uno scopo prestabilito?

L’Ebraismo riconosce da sempre l’esistenza di eventi che, nel mondo fisico, appaiono come puramente casuali, senza che ciò escluda il ruolo di Dio, che agisce però “dietro le quinte”. Questo è proprio il messaggio fondamentale della storia di Purim! Le Scritture dichiarano: “Si getta la sorte nel grembo, ma ogni decisione dipende da Dio” (Proverbi 16:33).

6) Secondo la Bibbia, l’uomo è stato creato a immagine di Dio. Com’è possibile allora che gli esseri umani discendano dagli animali?

La tradizione ebraica sostiene da tempo che la differenza qualitativa tra l’uomo e gli animali non sia di natura fisica. L’identità che rende l’uomo unico risiede nel suo aspetto spirituale, non nell’origine materiale del suo corpo. I grandi studiosi medievali della Torah spiegano che, dal punto di vista fisico, l’uomo fu creato come un animale, ma con la possibilità di elevarsi al di sopra di tale livello. La Mishnah dichiara che tutti proveniamo da una “goccia putrida”, che è qualcosa di inferiore agli animali; eppure, non è la nostra origine a definirci, ma ciò che possiamo diventare.

7) I rabbini non credono che l’evoluzione sia un’eresia?

Tra i rabbini più autorevoli, soltanto in pochi hanno studiato la scienza evoluzionista e hanno dedicato una seria riflessione a questa materia. I rabbini del mondo Haredì (ultra-ortodosso) non seguono la prospettiva razionalista di Maimonide e dei grandi studiosi spagnoli della Torah. I pochi rabbini orientati verso il razionalismo che hanno approfondito l’argomento, come Rav Kook, Rav Yosef Ber Soloveitchik, Rav Gedalyah Nadel (un importante discepolo del Chazon Ish) e Rav Aryeh Carmell, sono giunti alla conclusione che l’evoluzione sia compatibile con l’Ebraismo. Rav Samson Raphael Hirsch, nonostante il suo personale scetticismo nei confronti dell’evoluzione, non vedeva in essa alcun problema teologico: “…Se questa idea dovesse raggiungere la completa accettazione da parte del mondo scientifico, in tal caso l’Ebraismo chiederebbe ai propri fedeli di avere una riverenza ancora maggiore verso l’unico Dio, che nella Sua infinita sapienza creativa e nella Sua eterna onnipotenza ha avuto bisogno di portare all’esistenza non più di un singolo nucleo informe, ed un’unica legge di adattamento ed ereditarietà, in modo da far scaturire dal caos apparente l’infinita varietà delle specie che oggi conosciamo, ciascuna con le sua caratteristiche che la distinguono da ogni altra creatura” (“The Educational Value of Judaism,” in Collected Writings, vol. VII, p. 264).

8) L’evoluzione è in contrasto con la tradizione?

Non più di quanto non lo fosse la teoria eliocentrica, che fu anch’essa rigettata da molti importanti rabbini fin dall’epoca di Copernico, benché la maggior parte degli Ebrei religiosi abbia poi imparato ad accettarla. La stessa cosa vale per l’evoluzione, che è stata ampiamente accettata dagli Ebrei religiosi legati all’ambiente scientifico e dalla teologia ebraica razionalista.

9) Ma non ci sono forse molti evoluzionisti laici che utilizzano l’evoluzione per cercare di attaccare i principi religiosi?

Purtroppo sì, ma si tratta di un abuso della scienza: non è qualcosa che riflette la natura stessa della teoria dell’evoluzione. Per questo è importante che l’evoluzione sia insegnata in ogni ambiente e che sia compresa in maniera corretta.

10) Non hai risposto a tutte le mie domande ed obiezioni!

Certamente no. L’evoluzione è un argomento immensamente complesso, impossibile da trattare esaustivamente in un breve articolo. Per una discussione più approfondita è possibile consultare il mio libro The Challenge Of Creation (disponibile nelle librerie ebraiche e su www.zootorah.com).

Rabbi Natan Slifkin.

Articolo originale: http://www.rationalistjudaism.com/2014/06/ten-questions-on-evolution-and-judaism.html