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L’Ebreo a corte: Giuseppe, Daniele, Ester

“Disse Rav Yehuda a nome di Shmuel: Il libro di Ester non rende le mani impure (cioè non è un libro sacro). […] Rabbi Eliezer disse: Il libro di Ester fu scritto con l’ispirazione dello Spirito Santo” (Talmud, Megillah 7a).

In riferimento al libro di Ester (Meghillàt Estèr), il Talmud registra un lungo dibattito tra i Saggi d’Israele sull’idoneità di questo testo ad essere incluso nel canone delle Scritture. Alcuni Maestri, infatti, non ritenevano che tale libro dovesse essere considerato come parte integrante della Bibbia, e sollevarono perciò alcuni dubbi sul suo valore sacro.
Benché questa opinione scettica non sia risultata infine vincente, non è difficile comprendere il motivo per cui il libro di Ester sia divenuto oggetto di un simile dibattito tra i rabbini. Cosa ha a che fare questa narrazione a tratti fiabesca e a tratti romanzesca, dove non si parla né di Dio né dei suoi precetti, con la grande storia biblica del popolo del Patto? Continua a leggere

Satana secondo la Bibbia ebraica – Parte 1

Alcuni nostri lettori ci hanno chiesto di pubblicare uno studio in merito alla figura di Satana, di cui fino ad ora non ci eravamo mai occupati. Coerentemente con gli scopi e gli interessi di questo sito, tratteremo l’argomento in due articoli separati, cercando di restringere il più possibile il nostro campo d’indagine alla Bibbia ebraica (Tanakh), per scoprire se (ed eventualmente in quale misura) le credenze tradizionali legate al personaggio del demonio trovino riscontro tra le pagine delle Scritture dell’Ebraismo.

Il significato del termine “Satana” nella Torah

Il nome “Satana” è la forma italianizzata della parola ebraica satàn (שָּׂטָן), che significa “oppositore”, “avversario” o anche “ostacolo”. Coloro che hanno familiarità con il concetto cristiano del diavolo potrebbero sorprendersi notando che il primo a essere chiamato satàn nella Bibbia è, curiosamente, un angelo. Non un “angelo caduto”, come qualcuno potrebbe pensare, bensì un vero e proprio emissario inviato da Dio:

E Bilàm si alzò al mattino, sellò la sua asina e andò con i principi di Moav. Ma l’ira di Dio si accese perché egli era andato, e l’angelo del Signore si pose sulla strada come un oppositore (satàn) per lui (Numeri 22:21-22).

Il termine satàn è impiegato qui nel senso di “ostacolo”: l’angelo di Dio appare sulla via percorsa dal profeta pagano Bilam per impedirgli di continuare serenamente il proprio viaggio. Continua a leggere

Ruth: Redimere il passato

ruth

Quando si pensa alla Bibbia ebraica (Tanakh), è facile richiamare alla mente gli eventi più importanti della storia del popolo d’Israele, racconti grandiosi di rivelazioni, miracoli, profezie, insegnamenti, o brani criptici da decifrare. Eppure, nel libro di Ruth non si trova nulla di tutto questo. Le vicende dell’anziana Naomi che torna nella sua terra con la fedele nuora moabita, e il successivo riscatto della loro sventurata famiglia, sembrano avere ben poca rilevanza all’interno della storia biblica nel suo complesso.
Si potrebbe dire che la funzione del libro sia quella di celebrare l’origine della dinastia del re David, poiché tale stirpe messianica discende proprio da Ruth. Tuttavia, questa affermazione ci pone davanti a due problematiche: innanzitutto, ricordare i legami di sangue che univano la famiglia reale ebraica ai Moabiti, un popolo nemico di Israele e noto per la sua condotta malvagia (Deuteronomio 23:3-4), non doveva apparire esattamente come un atto di celebrazione agli occhi degli Ebrei dell’epoca; inoltre, al di là dell’aspetto genealogico, le vicende del libro di Ruth risultano piuttosto marginali e apparentemente prive di grandi significati spirituali.

Qual è dunque il valore teologico di questo breve testo? Si tratta di una semplice novella campestre, oppure c’è qualcosa di più? Continua a leggere

Ester: Il Grande Assente

Achashverosh

E avvenne al tempo di Achashverosh – quell’Achashverosh che regnava dall’India all’Etiopia su centoventisette province -, in quel tempo, quando Achashverosh regnava sul suo trono nella cittadella di Shushan, nel terzo anno del suo regno, egli fece un banchetto per tutti i suoi principi e per i suoi servi; l’esercito della Media e della Persia, i nobili e i principi delle province [furono riuniti] dinanzi a lui. Egli allora mostrò le ricchezze e la gloria del suo regno e lo splendore e l’eccellenza della sua maestà per molti giorni, centottanta giorni (Ester 1:1-4).

La Meghillah di Estèr (libro di Ester) si apre con una nota sull’immensità dell’impero persiano all’epoca del re Achashverosh, e con la descrizione del sontuoso banchetto regale a cui presero parte tutti i capi delle province. Subito dopo, narrandoci di un secondo banchetto (Ester 1:5-7), il testo si dilunga nel descrivere il grande sfarzo della reggia, con le sue tende, le colonne di marmo, i divani d’oro e d’argento ed altro ancora.  A cosa servono tutti questi dettagli, così privi di importanza in relazione alla trama?
Per l’autore del libro di Ester, insistere sulla potenza e la ricchezza di Achasverosh sembra talmente importante che, persino nella conclusione, il testo ci informa su una tassa imposta dal re sulle sue province (Ester 10:1). Qual è dunque il ruolo dell’autorità regale all’interno della storia? Continua a leggere

Ester: il libro del ribaltamento

ester

Il libro di Ester (Megillàt Estèr) racconta una storia che è stata spesso definita, come scrive Rav Roberto della Rocca, “un concatenarsi di eventi del tutto casuali”. La vicenda del libro è animata da trame losche e segrete, equivoci e colpi di scena improvvisi, proprio come in un romanzo. La rivelazione della Volontà sovrana di Dio, che guida gli eventi nelle grandi narrazioni bibliche della Torah e dei Profeti, qui sembra mancare del tutto. Al suo posto si dispiega invece un mondo caotico dominato dall’incertezza, o piuttosto, secondo la mentalità del malvagio ministro Haman, dalle sorti (Purim, in lingua persiana), che danno appunto il nome alla festività di cui il libro di Ester spiega l’origine.

Eppure, da uno studio accurato che vada oltre la semplice lettura, non è difficile scoprire che questo antico testo sia in realtà composto secondo una rigida struttura chiastica. Scomponendo l’intero racconto in sequenze narrative, il libro appare infatti diviso in due metà simmetriche, di cui la seconda costituisce il “ribaltamento” della prima; ciò significa che ciascuna sequenza della prima metà viene sovvertita da una sequenza parallela posta in posizione speculare. Continua a leggere

Un Salmo per la fondazione di Israele

israel flag

Celebrate Hashem, perché Egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno. Così dicano i riscattati di Hashem, che Egli ha liberato dalla mano dell’avversario, e ha raccolto da vari paesi, da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno (Salmi 107:1-3).

Il capitolo 107 del Libro dei Salmi (Tehillim), è stato scelto da Rav Herzog, Rav Uziel e da altre importanti figure rabbiniche come Salmo da recitare in occasione della festività di Yom Ha-atzmaut, il giorno dell’indipendenza dello Stato di Israele.
La fondazione del moderno Stato ebraico, avvenuta nel 1948, rappresenta per molti l’adempimento dell’antica speranza di ritornare ad essere un popolo libero nella terra da cui gli Ebrei furono esiliati circa duemila anni fa. Per questo Yom Ha-atzmaut, oltre ad essere una festa nazionale di natura laica, è anche percepita come una celebrazione religiosa in molte comunità, sia in Israele che negli altri paesi.

La scelta di introdurre il Salmo 107 nella liturgia appare particolarmente appropriata se si prende in esame il contenuto di questo antichissimo canto di lode, che fin dai primi versi parla dei geuleh Hashem, cioè i riscattati di Dio, coloro che erano dispersi e si sono radunati per sfuggire al dominio dei loro nemici (versi 1-3). Questa redenzione, intesa come un ritorno in patria dopo un sofferto esilio, si fonda su una promessa già espressa innumerevoli volte nei testi della Torah e dei Profeti:

Hashem, il tuo Dio, ti farà ritornare dalla schiavitù, avrà pietà di te e ti raccoglierà di nuovo fra tutti i popoli, fra i quali Hashem, il tuo Dio, ti aveva disperso. Anche se fossi stato scacciato all’estremità del cielo, Hashem, il tuo Dio, ti raccoglierà di là e di là ti prenderà. Hashem, il tuo Dio, ti ricondurrà nel paese che i tuoi padri possedettero e tu lo possederai (Deuteronomio 30:3-5).

Non temere, perché io sono con te. Farò venire la tua progenie dall’est e ti radunerò dall’ovest. Dirò al settentrione: “Restituiscili”, e al mezzogiorno: “Non trattenerli. Fa’ venire i miei figli da lontano e le mie figlie dalle estremità della terra (Isaia 43:5-6).

Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi e vi ricondurrò nel vostro paese (Ezechiele 36:24).

Il Salmo 107 menziona quattro tipi di situazioni di grave pericolo per le quali è richiesta un’offerta di lode a Dio nel caso in cui si riesca a sfuggire dalla morte. Le quattro situazioni sono:

  1. Un viaggio nel deserto: Essi andavano errando nel deserto, in luoghi desolati, e non trovavano alcuna città da abitare. Affamati e assetati, la vita veniva meno in loro. Ma nella loro avversità gridarono ad Hashem, ed egli li liberò dalle loro angosce; e li condusse per la via retta, perché giungessero a una città da abitare (versi 4-7).
  2. Una prigionia: Altri dimoravano nelle tenebre e nell’ombra di morte, prigionieri nell’afflizione e nelle catene (v. 10).
  3.  Una grave malattia: Essi detestavano ogni cibo ed erano giunti alle soglie della morte, ma nella loro avversità gridarono ad Hashem, ed egli li salvò dalle loro angosce (versi 18-19).
  4. Un viaggio in mare:  Quelli che scendono in mare sulle navi e che fanno commercio sulle grandi acque, vedono le opere di Hashem e le sue meraviglie negli abissi del mare. Poiché Egli comanda e fa levare un vento di tempesta, che solleva le onde del mare. Essi salgono fino al cielo e sprofondano negli abissi (versi 23-25).

L’attività dei primi pionieri sionisti e la fondazione dello Stato di Israele hanno permesso la creazione di un vero e proprio rifugio per un popolo disperso e perseguitato. Nel secolo scorso, molte migliaia di Ebrei d’Europa immigrarono nella terra dei loro padri per scampare alla terribile persecuzione dei nazisti, così come in seguito avvenne ai rifugiati provenienti dai Paesi arabi, che trovarono accoglienza in Israele dopo essere stati scacciati dagli eserciti islamici nel 1948. Israele è stata anche la meta di un numero immenso di Ebrei fuggiti dalle macerie dell’Unione Sovietica, nonché la nuova dimora dei Falasha, gli Ebrei giunti dall’Etiopia. Queste diverse categorie di esiliati, reduci da viaggi in mare o nel deserto, straziati dalla prigionia dei campi di sterminio o ridotti in fin di vita a causa dell’oppressione, hanno sperimentato la salvezza dei “riscattati di Hashem”.

Il Salmo contiene anche dei versi che oggi sono perfettamente applicabili alla grande rinascita agricola della Terra d’Israele, il cui suolo, descritto come arido e inospitale dalle testimonianze del periodo della dominazione ottomana, è divenuto florido come nei tempi antichi:
Egli cambia il deserto in lago e la terra arida in sorgenti d’acqua. Là egli fa abitare gli affamati, ed essi innalzano una città da abitare, vi seminano campi e vi piantano vigne che producono un abbondante raccolto (versi 35-37).

Ad apparire particolarmente interessante è il fatto che questo Salmo non descriva una Redenzione completa, definitiva o istantanea. Qui non ci sono riferimenti al Tempio, alla gloria dell’era messianica esaltata dai Profeti, né tanto meno alla pace universale. Si parla invece di una redenzione fisica e terrena, del raggiungimento di un “porto desiderato” (v. 30) dopo essere sfuggiti ad un pericolo imminente. Oltre a ricevere la salvezza e le benedizioni, i riscattati del Salmo devono affrontare anche delle nuove difficoltà: …Poi essi vengono ridotti a pochi e sono indeboliti per l’oppressione, l’avversità e gli affanni (v. 39). Ad essere redenti non sono uomini giusti ed osservanti, bensì coloro che disprezzano le parole di Dio (v. 11) e gli stolti che soffrono a causa delle loro azioni (v.17).
Tutto ciò rende il Salmo 107 ancora più idoneo ad essere recitato nel giorno di Yom Ha-atzmaut. La nascita dello Stato di Israele non è una Redenzione perfetta, ma l’inizio di un processo fatto di luci ed ombre, un percorso graduale come il lungo cammino degli Israeliti nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto, con le sue conquiste, le sue avversità, e anche i suoi canti di gioia.

Sul tema di Yom Ha-atzmaut vedi anche:
Yom Ha’atzmaut, un appuntamento con il destino – articolo di Rav Scialom Bahbout.

Ester: lo svelamento del nascosto

Purim

Riflessioni sul Libro di Ester, di Rav Roberto Della Rocca.

” … Questi giorni di Purim non cadranno in disuso tra gli ebrei ed il loro ricordo non cessi in mezzo alla loro discendenza…” (Libro di Ester, 9; 28).

Nella sua grande opera di giurisprudenza ebraica, il Mishnèh Toràh, Maimonide (1135-1204) sostiene che nell’era messianica tutti i libri della Bibbia cadranno in disuso tranne il Rotolo di Estèr essendo questo duraturo come i cinque libri della Toràh, l’esistenza della quale è eterna e, continua, “…anche se dovesse scomparire il ricordo di tutte le nostre sofferenze, quello di Purim non sarà mai cancellato”.
Ma perché proprio il Libro di Estèr e con esso il ricordo di Purim dovrebbero sopravvivere a tutti gli altri? Continua a leggere