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“Mi hanno forato le mani e i piedi”: Di chi parla il Salmo 22?

Salmo22

Tempo fa ci è giunta la seguente domanda da parte di un utente anonimo:

Nel Salmo 22:16-19 Davide dice: “Mi hanno forato le mani ed i piedi. […] Spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica”.
Ma questa non è una profezia su Gesù? Gesù fu messo in croce e tirarono a sorte la sua tunica. Ma di chi sta parlando Davide? Tutto questo Salmo mi ricorda solo Gesù. Davide ha profetizzato la crocifissione di Gesù.

In effetti, come afferma il nostro lettore, la frase “mi hanno forato le mani e i piedi” potrebbe richiamare proprio la crocifissione o una simile tipologia di tortura. Non sorprende allora che questo verso sia interpretato dai Cristiani come un riferimento alla pena subita da Gesù secondo i Vangeli. In tutto ciò, esiste tuttavia un problema di fondo: la frase “mi hanno forato le mani e i piedi” non compare affatto in questo Salmo.

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L’Ebreo a corte: Giuseppe, Daniele, Ester

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“Disse Rav Yehuda a nome di Shmuel: Il libro di Ester non rende le mani impure (cioè non è un libro sacro). […] Rabbi Eliezer disse: Il libro di Ester fu scritto con l’ispirazione dello Spirito Santo” (Talmud, Megillah 7a).

In riferimento al libro di Ester (Meghillàt Estèr), il Talmud registra un lungo dibattito tra i Saggi d’Israele sull’idoneità di questo testo ad essere incluso nel canone delle Scritture. Alcuni Maestri, infatti, non ritenevano che tale libro dovesse essere considerato come parte integrante della Bibbia, e sollevarono perciò alcuni dubbi sul suo valore sacro.
Benché questa opinione scettica non sia risultata infine vincente, non è difficile comprendere il motivo per cui il libro di Ester sia divenuto oggetto di un simile dibattito tra i rabbini. Cosa ha a che fare questa narrazione a tratti fiabesca e a tratti romanzesca, dove non si parla né di Dio né dei suoi precetti, con la grande storia biblica del popolo del Patto? Continua a leggere

Satana secondo la Bibbia ebraica – Parte 1

Alcuni nostri lettori ci hanno chiesto di pubblicare uno studio in merito alla figura di Satana, di cui fino ad ora non ci eravamo mai occupati. Coerentemente con gli scopi e gli interessi di questo sito, tratteremo l’argomento in due articoli separati, cercando di restringere il più possibile il nostro campo d’indagine alla Bibbia ebraica (Tanakh), per scoprire se (ed eventualmente in quale misura) le credenze tradizionali legate al personaggio del demonio trovino riscontro tra le pagine delle Scritture dell’Ebraismo.

Il significato del termine “Satana” nella Torah

Il nome “Satana” è la forma italianizzata della parola ebraica satàn (שָּׂטָן), che significa “oppositore”, “avversario” o anche “ostacolo”. Coloro che hanno familiarità con il concetto cristiano del diavolo potrebbero sorprendersi notando che il primo a essere chiamato satàn nella Bibbia è, curiosamente, un angelo. Non un “angelo caduto”, come qualcuno potrebbe pensare, bensì un vero e proprio emissario inviato da Dio:

E Bilàm si alzò al mattino, sellò la sua asina e andò con i principi di Moav. Ma l’ira di Dio si accese perché egli era andato, e l’angelo del Signore si pose sulla strada come un oppositore (satàn) per lui (Numeri 22:21-22).

Il termine satàn è impiegato qui nel senso di “ostacolo”: l’angelo di Dio appare sulla via percorsa dal profeta pagano Bilam per impedirgli di continuare serenamente il proprio viaggio. Continua a leggere

Ruth: Redimere il passato

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Quando si pensa alla Bibbia ebraica (Tanakh), è facile richiamare alla mente gli eventi più importanti della storia del popolo d’Israele, racconti grandiosi di rivelazioni, miracoli, profezie, insegnamenti, o brani criptici da decifrare. Eppure, nel libro di Ruth non si trova nulla di tutto questo. Le vicende dell’anziana Naomi che torna nella sua terra con la fedele nuora moabita, e il successivo riscatto della loro sventurata famiglia, sembrano avere ben poca rilevanza all’interno della storia biblica nel suo complesso.
Si potrebbe dire che la funzione del libro sia quella di celebrare l’origine della dinastia del re David, poiché tale stirpe messianica discende proprio da Ruth. Tuttavia, questa affermazione ci pone davanti a due problematiche: innanzitutto, ricordare i legami di sangue che univano la famiglia reale ebraica ai Moabiti, un popolo nemico di Israele e noto per la sua condotta malvagia (Deuteronomio 23:3-4), non doveva apparire esattamente come un atto di celebrazione agli occhi degli Ebrei dell’epoca; inoltre, al di là dell’aspetto genealogico, le vicende del libro di Ruth risultano piuttosto marginali e apparentemente prive di grandi significati spirituali.

Qual è dunque il valore teologico di questo breve testo? Si tratta di una semplice novella campestre, oppure c’è qualcosa di più? Continua a leggere

Ester: Il Grande Assente

Achashverosh

E avvenne al tempo di Achashverosh – quell’Achashverosh che regnava dall’India all’Etiopia su centoventisette province -, in quel tempo, quando Achashverosh regnava sul suo trono nella cittadella di Shushan, nel terzo anno del suo regno, egli fece un banchetto per tutti i suoi principi e per i suoi servi; l’esercito della Media e della Persia, i nobili e i principi delle province [furono riuniti] dinanzi a lui. Egli allora mostrò le ricchezze e la gloria del suo regno e lo splendore e l’eccellenza della sua maestà per molti giorni, centottanta giorni (Ester 1:1-4).

La Meghillah di Estèr (libro di Ester) si apre con una nota sull’immensità dell’impero persiano all’epoca del re Achashverosh, e con la descrizione del sontuoso banchetto regale a cui presero parte tutti i capi delle province. Subito dopo, narrandoci di un secondo banchetto (Ester 1:5-7), il testo si dilunga nel descrivere il grande sfarzo della reggia, con le sue tende, le colonne di marmo, i divani d’oro e d’argento ed altro ancora.  A cosa servono tutti questi dettagli, così privi di importanza in relazione alla trama?
Per l’autore del libro di Ester, insistere sulla potenza e la ricchezza di Achasverosh sembra talmente importante che, persino nella conclusione, il testo ci informa su una tassa imposta dal re sulle sue province (Ester 10:1). Qual è dunque il ruolo dell’autorità regale all’interno della storia? Continua a leggere

Ester: il libro del ribaltamento

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Il libro di Ester (Megillàt Estèr) racconta una storia che è stata spesso definita, come scrive Rav Roberto della Rocca, “un concatenarsi di eventi del tutto casuali”. La vicenda del libro è animata da trame losche e segrete, equivoci e colpi di scena improvvisi, proprio come in un romanzo. La rivelazione della Volontà sovrana di Dio, che guida gli eventi nelle grandi narrazioni bibliche della Torah e dei Profeti, qui sembra mancare del tutto. Al suo posto si dispiega invece un mondo caotico dominato dall’incertezza, o piuttosto, secondo la mentalità del malvagio ministro Haman, dalle sorti (Purim, in lingua persiana), che danno appunto il nome alla festività di cui il libro di Ester spiega l’origine.

Eppure, da uno studio accurato che vada oltre la semplice lettura, non è difficile scoprire che questo antico testo sia in realtà composto secondo una rigida struttura chiastica. Scomponendo l’intero racconto in sequenze narrative, il libro appare infatti diviso in due metà simmetriche, di cui la seconda costituisce il “ribaltamento” della prima; ciò significa che ciascuna sequenza della prima metà viene sovvertita da una sequenza parallela posta in posizione speculare. Continua a leggere

Un Salmo per la fondazione di Israele

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Celebrate Hashem, perché Egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno. Così dicano i riscattati di Hashem, che Egli ha liberato dalla mano dell’avversario, e ha raccolto da vari paesi, da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno (Salmi 107:1-3).

Il capitolo 107 del Libro dei Salmi (Tehillim), è stato scelto da Rav Herzog, Rav Uziel e da altre importanti figure rabbiniche come Salmo da recitare in occasione della festività di Yom Ha-atzmaut, il giorno dell’indipendenza dello Stato di Israele.
La fondazione del moderno Stato ebraico, avvenuta nel 1948, rappresenta per molti l’adempimento dell’antica speranza di ritornare ad essere un popolo libero nella terra da cui gli Ebrei furono esiliati circa duemila anni fa. Per questo Yom Ha-atzmaut, oltre ad essere una festa nazionale di natura laica, è anche percepita come una celebrazione religiosa in molte comunità, sia in Israele che negli altri paesi. Continua a leggere