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Il Messia – Lezione 7: La vera differenza tra Ebraismo e Cristianesimo

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Quando Ciro di Persia concesse agli Ebrei esiliati a Babilonia di fare ritorno nella loro terra e ricostruire il Tempio, la Redenzione e la venuta del Messia sembrarono imminenti. Tra le grandiose promesse dei profeti e l’asprezza della realtà concreta si levò la voce di Zaccaria (Zechariah), che tornò a parlare del “germoglio di David” e dell’era messianica.

Leggendo le profezie scritte all’epoca del ritorno da Babilonia riusciremo a comprendere la vera differenza tra l’Ebraismo e il Cristianesimo in merito all’idea del Messia.
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Satana secondo la Bibbia ebraica – Parte 2

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Nel precedente articolo abbiamo chiarito il significato del vocabolo satàn nella Bibbia ebraica e presentato alcune riflessioni sul personaggio dell’accusatore nel libro di Giobbe. Proseguiamo quindi il nostro studio sulla figura di Satana nel Tanakh occupandoci del terzo capitolo del libro di Zaccaria, in cui il termine HaSatàn (l’avversario) è nuovamente utilizzato per indicare una figura arcana che la tradizione cristiana ha identificato con il demonio. Citeremo poi altri brani in cui la parola satàn non compare, ma che sono stati comunque interpretati come riferimenti alla creatura spirituale nota come Lucifero o Satana.

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Le radici profetiche di Hanukkah

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Il brano dei Profeti (Haftarah) che gli antichi Maestri hanno associato alla festa di Hanukkah è tratto dal libro di Zaccaria (capitoli 2:14 – 4:7). Questo passo, incentrato sulle promesse di Redenzione e sulla restaurazione di Gerusalemme, viene letto in sinagoga durante lo Shabbat di Hanukkah.
Per quale motivo i Saggi hanno selezionato il libro di Zaccaria, e perché la loro scelta è caduta proprio su questi capitoli? La domanda è particolarmente interessante se teniamo conto del fatto che Hanukkah, in quanto commemorazione della vittoria dei Giudei sul regno greco-siriano all’epoca dei Maccabei, è una festività post-biblica, e non possiede quindi una fonte diretta nella Bibbia ebraica. Continua a leggere

La Sukkà dei popoli

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La festività ebraica di Sukkot (che significa “Capanne”) ricorda il cammino degli Israeliti nel deserto in seguito alla liberazione dalla schiavitù in Egitto. Nel corso del lungo viaggio verso la terra promessa, infatti, il popolo ebraico dimorò all’interno di strutture fragili e provvisorie, in una situazione di precarietà che ogni anno si è chiamati a rivivere e a celebrare. La Torah comanda:

Celebrerete questa festa in onore del Signore per sette giorni, ogni anno. È una legge perpetua, per tutte le vostre generazioni. La celebrerete il settimo mese. Dimorerete in capanne per sette giorni. Tutti quelli che sono nativi d’Israele dimoreranno in capanne, affinché i vostri discendenti sappiano che io feci dimorare in capanne i figli d’Israele, quando li feci uscire dal paese d’Egitto (Levitico 23:41-43).

Questa festa, che per il suo significato principale sembra essere legata unicamente al popolo ebraico e alla sua storia, assume nella Bibbia e nella tradizione rabbinica anche un sorprendente valore universale che coinvolge l’umanità intera. Continua a leggere