Avigayil e la strage mancata – 1 Samuele 25

David e Naval

C’era un uomo a Maon, che aveva le sue proprietà sul Karmel. Quest’uomo era molto ricco: aveva tremila pecore e mille capre […]. L’uomo si chiamava Naval e sua moglie Avigayil; lei era una donna di buon senso e di bell’aspetto, ma l’uomo era duro e malvagio nella sua condotta (1 Samuele 25:2-3). 

La vita del giovane Davìd, che è ancora in fuga da Shaul, si incrocia in questo racconto con quella del ricco e avaro Navàl, il cui nome – che in ebraico significa “disgustoso” o “insensato” – descrive perfettamente la sua personalità: “egli si chiama Naval e in lui c’è nevalah (insensatezza)” (25:25).

In passato, David e i suoi uomini avevano fornito protezione e sostegno ai pastori di Naval nel deserto (25:15-16). Ora, approfittando di un giorno di festa, David invia dei messaggeri a Naval per chiedergli di donargli del cibo dalla sua tavola. Nonostante le sue ricchezze e i favori ricevuti in precedenza, l’uomo rifiuta con sdegno: “Chi è David e chi è il figlio di Yishai?” (25:10). 

Agli occhi di David, un simile affronto non può essere tollerato. Egli infatti esorta i suoi uomini a impugnare la spada e dice loro: “Di certo ho sorvegliato invano tutto ciò che costui aveva nel deserto. Non gli è mai mancato nulla di tutto ciò che possedeva, ma egli mi ha reso male per bene. Così Dio faccia ai nemici di David e anche peggio, se di tutto ciò che possiede io lascerò in vita un solo maschio fino al mattino” (25:21-22).

Sul fatto che Naval sia un personaggio detestabile e immorale non esistono dubbi: il testo biblico lo presenta in maniera molto negativa, condannandone esplicitamente il carattere e le azioni. Peraltro il suo nome, come nota il Midrash Tehillim, oltre ad avere un significato sgradevole, è anche l’anagramma di Lavàn (Labano), il pastore ingrato e disonesto per eccellenza.

Malgrado ciò, la reazione di David risulta scioccante: compiere una strage uccidendo non solo Naval, ma addirittura ogni maschio della sua casa, è qualcosa di illegittimo e crudele. Colui che, proprio nel capitolo precedente, si era trattenuto dal colpire il suo persecutore Shaul (lasciando ogni giudizio nelle mani di Dio), ora sembra invece determinato a spargere sangue innocente pur di vendicare un affronto personale.

Come spiega Rabbi Hayym Angel, in questo racconto emerge per la prima volta l’impulso sanguinario di David, che in futuro diverrà la causa degli eventi più drammatici nella vita di questo eroe biblico dall’animo così problematico.

L’eroismo di Avigayil

E Avigayil vide David, si affrettò, scese dall’asino, si gettò davanti a David e con la faccia a terra si prostrò. E si gettò ai suoi piedi e disse: «Su di me, solo su di me, mio signore, sia la colpa. Per favore, lascia che la tua serva ti parli, e tu ascolta le parole della tua serva!» (1 Sam. 25:23-24).

Davanti alla terribile minaccia che incombe, Avigàyil, la moglie di Naval, definita “di buon senso e di bell’aspetto” (25:3), senza informare il marito va incontro a David portandogli in dono una gran quantità di cibo.

Con immenso coraggio, abilità ed eloquenza, la donna riesce a impedire il massacro e a far recuperare a David la ragione. Quest’ultimo, infatti, le dice: “Sia benedetto HaShem, Dio d’Israele, che oggi ti ha mandato incontro a me! Benedetto sia il tuo consiglio e benedetta sii tu che oggi mi hai impedito di arrivare allo spargimento di sangue e di farmi giustizia con le mie mani” (25:32-33).

Per comprendere a fondo l’intera storia, è tuttavia necessario cogliere il parallelismo che la Bibbia traccia implicitamente tra questo episodio e la vita del patriarca Yaakòv (Giacobbe). A questo proposito, abbiamo già visto che il Midrash nota una corrispondenza tra Naval e Lavan, l’uomo ricco e disonesto che danneggia Yaakov nel racconto della Genesi.

Se Naval corrisponde dunque a Lavan, chi ricopre allora il ruolo di Yaakov? Certamente David, diranno in molti, perché è lui a subire l’offesa da parte dell’avido Naval. E invece David, sorprendentemente, ricopre qui un altro ruolo: quello di Esàv (Esaù)! Tra i due personaggi, Rav Amnon Bazak rileva le seguenti analogie:

  • Esav è chiamato admonì, cioè “rosso” (Genesi 25:25). L’unico altro personaggio a essere definito con questo aggettivo è David (1 Sam. 16:12).
  • Sia Esav che David hanno al loro seguito quattrocento uomini (Genesi 33:1; 1 Sam. 25:13).
  • Prima di incontrare Esav, il prudente Yaakov si fa precedere dai suoi servi (Genesi 32:17-20); prima di incontrare David, Avigayil manda i suoi servi davanti a lei (1 Sam. 25:19).
  • Dinanzi a Esav, Yaakov si prostra e usa un linguaggio di riverenza e sottomissione, esattamente lo stesso che fa Avigayil quando incontra David.
  • Yaakov offre un dono a Esav, come Avigayil fa con David. In entrambi i casi, il dono è chiamato berakhàh, cioè, letteralmente, “benedizione” (Genesi 33:11; 1 Sam. 25:27).

Il parallelismo così tracciato va chiaramente a discredito di David, che in questa vicenda dimostra di avere in sé la stessa indole bellicosa e persino materialista di Esav. È interessante però che da tali analogie emerge anche una corrispondenza tra Yaakov e Avigayil, la quale sembra rappresentare una sorta di versione femminile dell’antico patriarca danneggiato da Lavan, sottomesso ma anche astuto.

Al termine della vicenda, la stessa Avigayil sarà ricompensata oltre le aspettative: la morte di Naval per mano divina la libererà dal suo matrimonio opprimente, e David la farà subito convocare dai suoi servi per prenderla in moglie.

 

9 commenti

  1. Certo tutto mi sarei aspettato dalla interpretazioni rabbiniche tranne questa. definire Davide un uomo sanguinario, cosi come falsamente l’accusavano i suoi nemici. Ma perché allora è l’amato del Signore? Colui che aveva la legge di Dio scritta nel suo cuore non su tavole di pietra ( che serve ai commenti rabbinici), Peccò Davide nella sua vita, commise un grande peccato anche se i talmudisti non lo possano mai comprendere, ma fu a lui che il Signore disse: non morirai… a differenza di Adamo.
    Ho avuto già modo di cercare di spiegartelo in altri commenti, ma per capire Davide bisogna capire Gesù e viceversa. Ma se non credete in Gesù, lasciate stare almeno Davide, per rispetto della Bibbia e dell’ebraismo, visto che Davide è il cuore dell’ebraismo e dalla sua discendenza verrà il Messia.
    Caro redattore, tu non hai riportato tutto il discorso di Avigail, e solo dal suo discorso puoi capire, ma lo devi leggere e riportarlo per intero. Davide stava per farsi giustizia con le sue mani, ma poi rimise ogni giustizia a Dio. Ma Dio è sanguinario quando esercita la sua giustizia?

    1. Non si tratta di un’interpretazione rabbinica, ma di quanto la Bibbia afferma in maniera esplicita. David stava per peccare spargendo del sangue innocente, ma Avigayil l’ha riportato sulla retta via prima che accadesse l’irreperabile. In altre occasioni purtroppo non ci sarà Avigayil a fermarlo. Questo è scritto a chiare lettere e non può quindi essere negato, anche se è molto doloroso.

      1. E quali sono le altre occasioni? Quando ha sparso il sangue di Golia? Come mai era l’amato del Signore? Era un guerriero Davide, combatteva le battaglie di Dio, e certo che avendo sparso sangue non potrà essere lui a costruire il suo tempio , ma Salomone, come sta scritto.
        Aveva fame e sete del Dio Vivente Davide, ma spetta a Dio fare giustizia mentre agli uomini tocca semplicemente vivere e testimoniare la verità. Combattere per la verità confidando nella giustizia di Dio, ed avigail gli ricordo che il Signore custodiva la sua anima in uno scrigno e certamente gli avrebbe fatto giustizia, ed avrebbe sparso sangue invano se si fosse fatto giustizia da se. Non odio coloro che ti odiano, diceva Davide al suo Dio, che è cosa molto diversa dall odiare i propri nemici, anzichè i nemici di Dio. Combattere per Dio, non per se stessi e la propria gloria. Ma non mi voglio di nuovo dilungarmi e perdere su tanti discorsi già fatti, ma si pecca ogni qualvolta siamo rinchiusi nella logica di questo mondo, quando ricerchiamo il compimento in questo mondo, anziché allargare i nostri orizzonti, e sperare solo in Dio che unisce cielo e terra. Il Signore completerà per me l opera delle sue mani, diceva Davide…
        E’ stato un sanguinario Davide, ma si sai dire su quanti israeliti ha alzato la sua mano? Come ha fatto a difendersi da loro, seppur rifiutato e perseguitato? Non ne sono sicuro se a leggere la Bibbia ha alzato la sua mano contro un israelita, ( come stava per fare con Avigail, ed anche dopo quasi andando a combattere a fianco dei filistei) , e mi farebbe piacere se potessi essermi utile, anziché perderci in discussioni

  2. Mah….io invece in questa occasione spezzerei una lancia a favore di David. O meglio, capisco le ragioni, le circostanze e lo comprendo. Del resto Naval, era un ricco proprietario di terre. Aveva 3.000 pecore e 1.000 capre, ma non voleva cedere per avidità e cupidigia il suo pane, la sua acqua e la sua carne per sfamare i 600 soldati di David che lottavano per la sopravvivenza. Inoltre Naval vediamo che si rivolse a David con ostilità, arroganza e con frasi disprezzo, come a una persona insignificante, e lo paragonò a un ribelle in fuga. L’ira, la rabbia e la furia di David, dunque è ben comprensibile, ( e chi non lo sarebbe stato?) quando decise di prendere d’assalto la casa di Nabal, giurando di eliminarne ogni maschio, diciamo piuttosto che il suo modo di “sfogarla” era un tantino esagerato e sbagliato. Bene dunque ha fatto Avigayi a placare l’ira comprensibile del futuro re affrettandosi a portare in gran quantità provviste da offrire in dono a David e ai suoi uomini sottomettendosi e implorando misericordia per il marito e per la sua casa… E David in questo riconoscerà in lei una benedizione di Hashem per avergli impedito di farsi giustizia da solo. Comunque è vero, David da combattente a volte appare brutale e ben conosce il potere della violenza, infatti sa essere duro quando la situazione lo richiede ma riesce però anche a frenare la violenza di fronte ad un giusto motivo.

  3. Secondo me, l’autore biblico fa molta confusione non separando gli elementi politici da quelli etici contenuti nel suo racconto. La posizione politica di Davide era contro il legittimo re d’Israele, Saul. In questa contrapposizione, anche il popolo era diviso parteggiando chi per l’uno chi per l’altro, e ciò avveniva nelle stesse famiglie: infatti, Nabal era “lealista” al governo, mentre sua moglie Abigail era a favore di Davide. Quest’ultimo aveva 600 uomini da sfamare: i viveri doveva cercarli tra i suoi sostenitori e non pretenderli da chicchessia accampando meriti inesistenti.
    Di guerre fratricide ne è piena la storia, dai tempi di Cesare fino ai nostri giorni. Davide non poteva aspettarsi che tutti gli israeliti fossero dalla sua parte. Dato che aveva problemi di approvvigionamento per il suo piccolo esercito, avrebbe dovuto cercare aiuti presso quei residenti nelle campagne che fossero simpatizzanti per la sua causa e disposti a rischiare la propria vita perché, soccorrendolo, si sarebbero opposti al proprio re.
    Davide, però, non cerca vettovaglie tra i contadini e i pastori disposti ad aiutarlo, ma si accoda per parecchi giorni al grosso gregge che apparteneva a Nabal senza neppure chiedersi da che parte stesse costui. Lui sapeva che il momento della tosatura delle pecore era vicino e che quell’evento era occasione di festa e di scambio di doni. Ma va precisato che questi doni riguardavano unicamente gli addetti ai lavori e i loro clienti, non gli estranei.
    Gli uomini di Davide avrebbero potuto appropriarsi con la violenza di alcuni capi di bestiame e arrostirli per nutrirsi, ma non lo fecero. Se avessero agito così verso la propria gente, si sarebbero macchiati della nomea di predoni. Inoltre, con la rapina, si sarebbero procurati solo della carne, mentre i doni che si aspettavano da Nabal erano assai più consistenti e vari. Ecco cosa sua moglie consegnò loro:

    “Abigail allora prese in fretta duecento pani, due otri di vino, cinque arieti preparati, cinque misure di grano tostato, cento grappoli di uva passa e duecento schiacciate di fichi secchi e li caricò sugli asini”.

    L’autore biblico ha un’idea dell’etica tutta sua, che esprime attraverso i suoi personaggi, facendoli apparire stolti o psicopatici. I pastori di Nabal, infatti, parlano da stolti quando dicono:

    “Veramente questi uomini sono stati molto buoni con noi; NON CI HANNO MOLESTATI e non ci è venuto a mancare niente finché siamo stati con loro, quando eravamo in campagna. SONO STATI PER NOI COME UN MURO DI DIFESA di notte e di giorno, finché siamo stati con loro a pascolare il gregge.”

    Essi lodano quegli uomini perché NON li hanno molestati! Come se NON molestare il prossimo fosse un merito da premiare e non un obbligo civico e morale.
    Un muro di difesa? E da chi? Un muro costituito da ben seicento uomini armati per custodire un gregge di pecore? Una tale protezione avrebbe avuto senso, se mai, nel caso di una grossa carovana carica di ori e di gioielli. Verrebbe da chiedere a quei pastori: come avete fatto a cavarvela nei mesi e negli anni passati, prima che arrivassero quei seicento armigeri? I pericoli che corrono i branchi di ovini vengono dagli animali predatori o da qualche ladruncolo, per cui bastano i pastori con i loro cani per la custodia, non occorrono eserciti.
    L’autore mette questo suo, assai discutibile, concetto etico anche nelle parole pronunciate da Davide, facendolo sembrare ai lettori uno psicopatico:

    “Davide andava dicendo: «Ho dunque custodito invano tutto ciò che appartiene a costui nel deserto; niente fu danneggiato di ciò che gli appartiene ed egli mi rende male per bene.»”

    Buon Davide, — gli si potrebbe obiettare — dici che hai custodito invano quelle pecore? E chi ti ha chiesto un tale servigio? Mica eri stato ingaggiato con tutta la tua armata per la custodia del gregge! A ciò provvedevano già pastori e cani. E tu, nella tua qualità di scrittore di salmi, fine conoscitore della Torah, non rammenti neppure questo precetto biblico riguardante il bestiame del prossimo?:

    “Quando incontrerai il bue del tuo nemico o il suo asino dispersi, glieli dovrai ricondurre. Quando vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo.” — Esodo 23:4-5, CEI.

    Infine ci sono i dieci giovani inviati da Davide (dieci, non uno) che si presentano a Nabal per caricarsi di doni. Le parole che lo scrittore mette loro in bocca li fa apparire camorristi ante litteram che esigono il “pizzo”:

    “Quando i tuoi pastori sono stati con noi, NON LI ABBIAMO MOLESTATI E NIENTE DELLE LORO COSE HA SUBITO DANNO finché sono stati a Carmel. Interroga i tuoi uomini e t’informeranno…. DA’, TI PREGO, QUANTO PUOI DARE ai tuoi servi e al tuo figlio Davide.”

    La cosiddetta “protezione” offerta dai camorristi agli imprenditori è, in realtà, proprio dalle loro ritorsioni. Allo stesso modo, gli uomini di Davide avevano “protetti” pastori e pecore da… loro stessi! Come da copione, il rifiuto di pagare il “pizzo” genera immancabile la ritorsione. Ma quella voluta da Davide, in termini di efferatezza, fa impallidire le ritorsioni dei camorristi nostrani contro gli imprenditori renitenti: Davide intendeva assassinare tutti i lavoratori e i loro figli, lattanti compresi, presenti nella fattoria di Nabal!

  4. Pochi personaggi biblici sono descritti con tanto disprezzo quanto Naval: “Era malvagio, avaro, egoista, stolto e cattivo nelle sue azioni”, ripagava con il male il bene ricevuto era un presuntuoso, arrogante, a cui piaceva fin troppo spesso ubriacarsi..poi ci sono altri riferimenti biblici che ricordano che oltre Naval, cioè stolto, è la persona che crede che Dio non esiste Sal 14,1 è stolta pure, la persona che parla male di Dio e rifiuta il pane all’affamato Is 32,5-6 e che l’avarizia che è un attaccamento smodato alle ricchezze e rende ciechi, oltre ad essere una forma di idolatria.

    E ora vediamo i fatti:
    David mentre si trovava nel deserto, in difficoltà a causa dello scontro aperto con il re Shaul,( infatti David viveva come fuggiasco insieme al suo piccolo esercito di 600 uomini) per sfuggire all’ira omicida del pazzo re Shaul mandò alcuni suoi servi da Naval , che in passato aveva ricevuto aiuto e protezione dal futuro re, per chiedergli delle provviste.

    Di fatto gli uomini di David avevano protetto da bande di predoni le greggi di proprietà Naval, e la loro presenza nei dintorni dei pascoli si era rivelata un DETERRENTE e un azione DISSUASIVA per i predatori e i saccheggiatori dell’epoca che avrebbero potuto razziare parte del numeroso gregge. E di fronte a violenti malviventi, i pastori e i cani col cavolo, che potevano difendere il gregge. Il solo pensarlo è stupido e ridicolo!
    Quindi, Davide poteva ben sperare in un atto di RICONOSCENZA da parte di Naval per ciò che si rivelò essere da parte sua solo una GRATUITA difesa. E avendo mostrato tale benignità e non essendo colpevole di alcuna appropriazione indebita, David SOLO per poter sopravvivere, chiese a Naval di provvedere un po’ di aiuto materiale per lui e per i suoi uomini e lo chiese al tempo della tosatura, proprio perché era tempo in cui era consuetudine festeggiare e mostrare OSPITALITA’ (anche allo straniero) che è qualcosa di molto importante e sacra per la Torah. David, per questo inviò un gruppo di uomini a chiedere al ricco Naval di dargli un po’ di provviste per sé e i suoi seguaci, e lo fece, per di più, con gentilezza ed educazione. Ma Naval fa finta di non capire, non riconosce il lavoro che era stato fatto per lui, e per di più apostrofa gli interlocutori. Ora chiunque si sarebbe infuriato! E poi anche i servi e non solo Avigayil si legge riconoscono che gli uomini di David erano stati “molto buoni …come un muro di difesa di notte e di giorno…tutti filodavide? Quindi? Chi è che legge e interpreta la bibbia in maniera assai discutibile e con un etica tua sua? L’autore biblico, o il lettore che dimostra ottusità e attesta solo scarsa intelligenza?

    1. Sono le nazioni ad aver bisogno, come muro di difesa permanente, di un esercito stabile, che cioè non sia occasionale e temporaneo. Se anche le greggi avessero bisogno, invece di cani e pastori, di un esercito permanente a loro difesa, occorre osservare che la banda armata di Davide aveva svolto un lavoro soltanto occasionale e temporaneo, e non determinato da contingenze del momento. Il testo, infatti, non riferisce di grosse bande di predoni che in quei giorni stavano razziando il territorio d’Israele.
      Il fatto stesso che Nabal avesse ben quattromila capi di bestiame, dimostra che egli svolgeva da una vita questa attività di allevatore. Quindi, potremmo chiederci: quali eserciti, negli anni e nei decenni che precedettero l’arrivo di Davide, avevano difeso l’immenso gregge di Nabal dai predoni, consentendogli così di moltiplicarsi in quel modo? Se pastori e cani non erano, come dici, sufficienti allo scopo, vorrà dire che Nabal doveva già avere, e da molti anni, un suo esercito di armati a difesa dei propri animali. Pertanto, i servigi di un altro esercito gli sarebbero stati superflui.

      Inoltre, andrebbe fatta questa considerazione: briganti e banditi razziano cose che possono portarsi via rapidamente e che sia possibile nascondere con facilità, poiché in ogni regno e nazione, ci sono forze di polizia o militari che hanno la funzione di contrastare le bande di fuorilegge. Da che mondo è mondo, i rapinatori prendono e fuggono e si nascondono, non se ne vanno via a passo di lumaca, o meglio di pecora, per essere raggiunti dalle guardie. Ora, ammazzare qualche bestia portandosi via la carcassa non dà problemi a qualsiasi banda di lestofanti, ma trasferire lontano un intero gregge che è lento, ingombrante, visibilissimo, che può muoversi solo su terreni erbosi perché deve pascolare, sarebbe un suicidio per i predoni. Una banda che s’impossessasse di un intero gregge sarebbe presto individuata, raggiunta, catturata e giustiziata dalle forze addette alla sicurezza interna del paese, se non proprio dalla gente del posto. Basti pensare all’episodio risorgimentale dei 300 guidati da Carlo Pisacane sbarcati a Sapri, trucidati principalmente dai contadini locali cui fu falsamente riferito che erano briganti.

      Riguardo ai meriti vantati da Davide, concedimi un paragone: pensiamo a un tale che va in vacanza. Il suo appartamento è in ottime condizioni, tuttavia, al suo ritorno, vede venirgli incontro un gruppetto di muratori che gli chiedono di essere pagati perché, durante la sua assenza, gli hanno ristrutturato la casa!
      Ecco l’analogia: Davide, non soltanto vanta di aver eseguito un lavoro che non gli era stato richiesto, ma che, a giudicare dalla prosperità dell’allevamento di Nabal, non era per nulla necessario.
      Ora, tornando al mio esempio, non ha importanza che l’uomo che abbia trovato il proprio appartamento ristrutturato contro la sua volontà sia una brava persona o sia invece un essere tra i più malvagi mai esistiti. Chiunque, buono o cattivo, in un tale frangente, s’incavolerebbe di brutto contro quei muratori e rifiuterebbe in malo modo la loro pretesa di essere pagati per quel loro lavoro non richiesto e non necessario.
      In quanto alla richiesta fatta dai dieci giovani, tu dici che fu espressa con educazione, ma essi dissero una cosa irritante nel declamare i propri presunti meriti: che non avevano molestato i lavoranti né fatto danni. Una tale affermazione, anche se espressa con moltissimo miele, è oltremodo offensiva. Allora consentimi un altro esempio:
      A un tale tornato dalle vacanze, si avvicinano dei giovani che, educatamente, gli dicono: non siamo entrati in casa tua, non abbiamo rubato niente, né fatto danni, non l’abbiamo nemmeno incendiata; dacci quindi, di ciò che possiedi, quello che puoi dare per compensare il “bene” che ti abbiamo fatto.

      La natura arrogante, avida, in una parola, malvagia, di quel Nabal, non centra nulla con la rispostaccia che diede ai messi di Davide. Il narratore biblico enfatizza l’indole cattiva e ottusa di quell’individuo per giustificare la collera distruttiva, sanguinaria, barbara di Davide.
      Supponiamo che Davide avesse attuato il suo proposito uccidendo Nabal per il suo rifiuto, e in aggiunta sterminando decine d’innocenti, bambini compresi, colpevoli di essere lavoratori dipendenti della vittima: oggigiorno come sarebbe giudicata una tale azione?
      Per quanto ne so l’uccisione di Nabal sarebbe legalmente definita “omicidio volontario aggravato da futili motivi”: non si assassina la gente solo perché non è abbastanza gentile e perché rifiuta di fare donazioni. Per la strage degli innocenti, poi, Davide sarebbe qualificato mostro sanguinario.

      Inoltre, io ho posto l’accento sulla questione politica: Davide e i suoi 600 non erano semplici poveri affamati, ma una fazione nemica del re d’Israele. C’era la guerra civile, come c’è stata a Roma tra Mario e Silla, tra Cesare e il senato, tra Marcantonio e Bruto, tra Ottaviano e Marcantonio, e i romani erano a loro volta divisi in guerre fratricide. In tempi a noi vicini, ci sono state continue guerre civili, in America, in Spagna, in Italia. In queste guerre intestine, succede che le popolazioni sono divise e chi presta aiuto a una determinata fazione mette a rischio la propria vita.
      Nabal definisce Davide un servo fuggito dal suo padrone, cioè dal proprio re. A torto o a ragione, in questo modo lui vedeva quella diatriba. Le vere questioni che dividevano Davide e Saul sono rivelate nella Bibbia, ma non erano certo ben conosciute dal popolo, per cui ciascuno si faceva la propria idea sulla questione e decideva da che parte stare. E Nabal non stava dalla parte di Davide.

      Data la necessità di approvvigionamenti, sarebbe stato più logico e corretto che quei 600 si rivolgessero umilmente ai proprietari rurali che simpatizzassero per la loro causa e, se proprio dovevano ricambiare, che facessero lavori effettivamente utili e richiesti, per esempio spaccare legna o riparare recinti, e così via, senza accampare meriti che farebbero pensare al boy scout che aiuta ad attraversare la strada a una vecchina che non ha alcuna intenzione di attraversare.

      1. Nel racconto non è fuori luogo scorgere un riferimento a una sorta di racket. Gli uomini di David sono descritti fin dalla loro prima apparizione come dei briganti facinorosi, e il ruolo di David era anche quello di tenerli a bada. Tuttavia le parole del servo che spiega la situazione ad Avigayil ci fanno dedurre che David e i suoi uomini avessero (quantoneno in una certa misura) reso un servizio utile e sinceramente apprezzato da parte dei pastori di Naval. Anche ciò che David stesso dice in cuor suo conferma questa impressione (David usa il verbo shamar, cioè custodire o fare la guardia). La minaccia dei predoni era concreta e ricorrente: se ne parla in riferimento alle varie tribù che facevano scorrerie nel sud di Israele, e non c’è motivo di pensare che nella zona del Karmel la situazione fosse così diversa.
        A confondere il piano etico con quello politico non è l’autore biblico, ma il personaggio di David stesso. La sua reazione si addice infatti a un tipico monarca del Vicino Oriente antico che vuole punire un traditore o qualcuno che non gli ha reso omaggio. In altre parole, David si comporta già come un re, perché sente che la corona gli appartiene per elezione divina. Un Midrash evidenzia tutto ciò attribuendo ad Avigayil le parole (rivolte a David): “Riguardo al regno, sei stato unto da Shmuel, ma non sei ancora un re”. Avigayil insomma riporta David dal piano politico al piano etico.

  5. Mah…, trovo invece surreale e fuori luogo scorgere un riferimento a una sorta di racket Sguardo a Sion e stravaganti e bizzarre le affermazioni di Marco.
    Ribadisco solo che David era braccato ingiustamente da quel pazzo di Shaul, che ricordo era un re ormai privato di autorità ed esautorato da Shamuel, David era già stato UNTO e scelto come prossimo re, ma fu costretto a diventare nomade per non essere ucciso da Shaul. Infatti prima si rifugia da Shamuel a Rama, poi nel deserto di Giuda, dove vive di razzie con i suoi uomini. Sulle colline della Giudea tiene testa ai Filistei.. poi va più a Sud, nel Negheb. La sua vita e quella della sua gente è appesa ad un filo. Fuggendo da Shaul, il suo gruppo non ha entrate stabili né fonti di sostentamento certe, e se non raccoglie risorse qua e là corre il rischio di morire di fame.
    Nel cap. 25, dopo la morte di Shamuel, David, è nel deserto di Paran, NEL TERRITTORIO da lui CONTROLLATO con i suoi uomini, lì erano venuti a pascolare migliaia di pecore accompagnati da pastori di un uomo molto ricco, ma idiota e abietto, un certo Naval. Di certo le bande di predoni e malviventi rappresentavano un serio pericolo in quell’area sia per il bestiame che per i suoi custodi che potevano essere tranquillamente uccisi e derubati di tutto e del gregge.
    I pastori si erano trovati bene. Nulla avevano perduto. Tutta la mandria era stata difesa e protetta: “difesi come da un muro, di notte e di giorno. E qui ricordo che David con i suoi uomini, non faceva la guardia alle pecore, ma a quella PARTE DI TERRIRORIO! (sigh..)
    Tutto era filato per il meglio e le greggi erano tornate a casa dove poi in quei giorni si svolgeva la naturale tosatura del gregge. Da queste si sarebbe ricavata la lana per la vendita il commercio. Doveva essere un giorno di grande festa per tutti. Quindi David manda i suoi uomini al ricchissimo Nabal per richiedere un po’ di viveri per la sopravvivenza e per il lavoro svolto da lui e dai suoi uomini in maniera generosa e liberale . Ma Naval per tutta risposta, non solo non concede quanto richiesto, ma si permette di offendere David definendolo schiavo che scappa dal suo padrone ridicolizzando la sua tragica vicenda di ingiusta e crudele persecuzione . Pertanto il ricco “stolto” non solo rifiuta di aiutare ma lo fa esibendo la propria sfacciataggine, insolenza e prepotenza, apostrofando gli interlocutori, quindi la reazione di David è invece necessariamente proporzionata all’arroganza e alle offese di Naval . Visto che Davide non scappava da Shaul come uno schiavo, al contrario, perchè se voleva avrebbe già da tempo potuto di ucciderlo. Inoltre il rifiuto di Naval mette in pericolo la sopravvivenza del gruppo di David. Tutto questo spiega la reazione veemente, e che ben giustifica il senso di rabbia e rappresaglia. Di fatto non concordo per NULLA con quello che ha affermato Sguardo a Sion quando dice che la reazione di David si addice infatti a un tipico monarca del Vicino Oriente antico che vuole punire un traditore o qualcuno che non gli ha reso omaggio. Questo è solo una lettura impropria se non inesatta.
    Come non è vero come dice Marco, che il narratore biblico enfatizza l’indole cattiva e ottusa di quell’individuo per giustificare la collera distruttiva, sanguinaria, barbara di Davide.
    Ma al contrario…..
    Da notare invece che nel racconto lo stolto nemico Naval viene messo sullo stesso piano di Shaul: AMBEDUE rispondono con il MALE il bene fatto a loro da David uniti dalla stessa stoltezza e per ambedue David rinuncia alla vendetta lasciandoli in vita. L’eroe che con la sua richiesta di cibo aveva esposto al massacro di Shaul i sacerdoti di Nob, ed è stato al punto di fare a Naval , che invece gli aveva rifiutato il cibo, ciò che Shaul aveva fatto a quei sacerdoti. Ma alla fine per i due stolti giustizia viene fatta da Hashem.

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