Ester: la regina che riscattò Saul

Il Libro di Ester (Meghillàt Estèr) è, da un punto di vista superficiale, un racconto sul “capovolgimento delle sorti“: è essenzialmente la storia di come il popolo ebraico sia riuscito a scampare a un terribile sterminio grazie a una serie di eventi in apparenza fortuiti.

Questo è ciò che emerge dalla semplice lettura del testo, con la sua trama che ci mostra il sorprendente passaggio dalla minaccia di un genocidio alla gioia dell’istituzione di una nuova festa ebraica (Purìm).

Tuttavia, più ci si cala nelle profondità del libro, e più è possibile scoprire delle “sottotrame“, dei fili conduttori che compongono storie nascoste con insegnamenti inattesi.

Una di queste è certamente il contrasto occulto tra il re terreno, il corrotto e materialista Achashverosh, re di Persia, e il Sovrano dell’universo, il Creatore, la cui presenza è celata e il cui nome è assente dal testo.

Di tale messaggio teologico abbiamo già parlato nel nostro articolo intitolato “Ester: il grande assente“, a cui rimandiamo.

Questa volta parleremo invece di un’altra trama segreta, che non riguarda il rapporto tra potere divino e potere umano, ma quello tra gli uomini e il loro lontano passato, un viaggio nel tempo che dall’epoca di Ester ci riporta ai giorni delle origini del regno d’Israele.

Ester, figlia di Saul

Un uomo giudeo era nella cittadella di Shushan, e il suo nome era Mordechai, figlio di Yair, figlio di Shimei, figlio di Kish, uomo di Binyamin (Ester 2:5).

Con queste parole il Libro di Ester ci presenta uno dei suoi protagonisti, Mordechai il Giudeo, indicando anche le sue origini familiari.

Mordechai appartiene dunque alla tribù di Binyamìn (Beniamino) ed è un discendente di Kish. Quest’ultimo nome sembra collegare Mordechai a una stirpe illustre: Kish era il padre di Shaùl, il primo re d’Israele (1 Samuele 9:1).

Sappiamo da Ester 2:7 che Mordechai era lo zio di Ester, nonché suo padre adottivo. Entrambi gli eroi del libro provengono perciò dalla stessa tribù e dalla stessa linea dinastica che potrebbe essere collegata al re Shaul.

Il Talmud (Meghillah 13a) non ha dubbi a riguardo: “Per la modestia mostrata da Shaul – dicono i Maestri – egli meritò che da lui discendesse Ester”.

Con questa affermazione, il Talmud va oltre l’origine familiare che lega Shaul ed Ester, scorgendo tra i due personaggi anche un’affinità di carattere, cioè il pregio della modestia, intesa qui come umiltà.

In aggiunta, possiamo notare altre somiglianze tra Shaul ed Ester: entrambi giungono fino al trono apparentemente per caso, senza aver mai ricercato il potere; ed entrambi sono descritti come di bell’aspetto, più attraenti di chiunque altro (1 Sam. 2:9; Ester 2:7, 15).

Haman, figlio di Amalek

Anche l’antagonista del Libro di Ester ha delle origini interessanti: Hamàn, perfido nemico degli Ebrei, antisemita ante litteram, è più volte indicato dal testo come “figlio di Hamdatà, l’Agaghita“.

Il termine “Agaghita” ci riporta al nome di Agàg, il re del popolo di Amalèk, i temutissimi pirati del deserto che attaccarono gli Israeliti dopo la loro uscita dall’Egitto e che rappresentarono una minaccia in varie fasi della storia ebraica.

Il collegamento tra Haman e la nazione amalekita, non esplicito nel testo biblico, è sempre stato riconosciuto all’interno dell’Ebraismo. La Mishnah (Meghillah 3:4), infatti, stabilisce di leggere il brano di Deuteronomio 25:17-19 (Parashat Zakhor), in cui si parla appunto della guerra contro Amalek, durante lo Shabbat che precede la festa di Purim.

Il Midrash (Yalkut Shimoni) nota inoltre un parallelismo tra il verso di Ester 5:8, dove si legge: “Domani (machàr) farò secondo la parola del re”, ed Esodo 17:9, dove Moshè afferma: “Domani (machar) starò sulla cima del monte [per fronteggiare Amalek]”. I Maestri osservano in proposito che “tutti i figli di Amalek sono destinati a essere sconfitti ‘domani'”.

Il malvagio Haman, ministro del re di Persia all’epoca di Ester, è interpretato dunque come un fiero discendente del re amalekita Agag, membro di quel popolo spietato noto per la sua violenza opportunista contro i deboli e gli innocenti.

Ricordiamo infatti che Amalek è noto nella Bibbia come la nazione priva di valori morali che attacca chi è vulnerabile allo scopo di trarre vantaggio nel modo più cinico e deplorevole (vedi questo articolo).

Da tale prospettiva, Haman incarna in pieno lo spirito di Amalek, poiché con il suo decreto intendeva “sterminare tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno” (Ester 3:13).

Agag, non a caso, è proprio il re amalekita che fu sconfitto da Shaul secondo 1 Samuele 15. Abbiamo quindi una contrapposizione tra i figli di Shaul e la progenie di Agag, un secondo scontro tra due forze che si erano già affrontate molti secoli prima.

In realtà, non ci sono prove per affermare che i nomi di Kish e Agag in Ester si riferiscano proprio agli omonimi personaggi della storia di Shaul. Tuttavia, come spiega lo studioso Amos Hakham, il legame tra i due racconti biblici è di natura concettuale e spirituale, a prescindere dalla realtà storica e dalla discendenza biologica.

Saul contro Agag: la storia che si ripete

Secondo il Libro di Samuele, Shaul aveva sconfitto Agag prevalendo in battaglia sugli Amalekiti. Eppure, questa vittoria militare era stata macchiata da un grave peccato del re israelita.

In quell’occasione, Shaul aveva infatti disobbedito al comando di Dio rifiutandosi di uccidere Agag e traendo vantaggio dal bottino di guerra (tenendo per sé e per il suo esercito la parte migliore del bestiame), cosa che gli era stata severamente vietata dall’Altissimo.

Shaul aveva insomma trasformato quella che avrebbe dovuto essere una vittoria di Dio in una propria vittoria, innalzando sé stesso e calpestando il precetto divino (ne abbiamo già parlato nel nostro commento al Libro di Samuele).

La storia di Ester rappresenta allora un’opportunità di rivalsa: per Haman, è l’occasione per vendicare i propri antenati eliminando l’odiato popolo ebraico; per Ester e Mordechai, è invece una possibilità per rimediare al fallimento spirituale del re Shaul, riabilitando il nome della loro stirpe e dell’intera tribù di Binyamìn.

Da quest’ottica possiamo cogliere il senso nascosto della parole che Mordechai rivolge a Ester per esortarla ad agire e a impedire lo sterminio del popolo:

Se tu vorrai restare in silenzio in questo momento, sollievo e liberazione sorgeranno per i Giudei da un altro luogo, mentre tu e la casa di tuo padre sarete distrutti. E chissà che tu non sia giunta al regno proprio per un momento come questo? (Ester 4:14).

Secondo il discorso di Mordechai, nel caso in cui Ester si rifiuterà di salvare gli Ebrei, il soccorso arriverà comunque “da un altro luogo”: Dio sceglierà insomma qualcun altro per proteggere il popolo.

Questa idea richiama ancora una volta la vicenda di Shaul poiché, quando il re disobbedì al comando divino, il profeta Samuele gli rivelò: “HaShem ha strappato da te il regno d’Israele e l’ha dato a un altro migliore di te” (1 Sam. 15:23).

Dal momento che Shaul non si era dimostrato degno del trono e del sostegno divino, il Creatore scelse al suo posto un altro re, David, per salvare Israele dai suoi nemici.

Mordechai dichiara ora che la stessa cosa avverrà a Ester, se quest’ultima non si impegnerà a liberare gli Ebrei da Haman. In tal caso, la “casa di suo padre” sarà distrutta: non ci sarà alcun riscatto per la stirpe di Shaul.

Ester: il tikkun di Saul

Lo scenario negativo paventato da Mordechai non si realizza: la regina Ester riesce davvero a proteggere il suo popolo e a “porre rimedio” al peccato di Shaul. Ma in che modo ciò avviene?

Una prima risposta si trova nella già citata frase che Ester rivolge al re quando si appresta a mettere in atto il suo piano contro Haman: “Domani farò secondo la parola del re” (5:8). Di quale re si parla qui?

Dal punto di vista letterale, Ester si riferisce certamente al re di Persia, suo interlocutore. Tuttavia, di fatto, la regina non agisce davvero “secondo la parola del re“, anzi si impegna a contrastare il decreto regale sullo sterminio degli Ebrei.

A un livello più profondo, Ester agirà secondo il volere di un altro re, Dio, Colui che la spinge a lottare per il bene della sua nazione. Come sostiene il Midrash (Esther Rabbah 3:10), quando nel testo è scritto HaMèlekh (“il re”), si intende in realtà il Re dell’universo.

Mentre dunque Shaul aveva peccato “rigettando la parola di HaShem” (1 Sam. 15:13), Ester rimedia a tale colpa agendo “secondo la parola del Re”. Shaul aveva esaltato il proprio potere abbandonando l’umiltà, Ester invece rischia di perdere ogni prestigio o persino la vita pur di difendere il suo popolo.

Shaul, come abbiamo ricordato, aveva disobbedito a Dio tenendo per sé “il meglio del bestiame” degli Amalekiti, insieme alle proprie truppe (1 Sam 15:9). In contrasto, per ben tre volte, il Libro di Ester ha cura di precisare che gli Ebrei, quando combatterono contro i loro nemici per difendersi dal decreto di Haman, “non stesero la mano sul bottino” (Ester 9:10; 9:15; 9:16).

Da un lato abbiamo quindi un re che si appropria di ciò che non gli appartiene, le spoglie di guerra messe al bando da Dio; e dall’altro un popolo che avrebbe pieno diritto a impossessarsi del bottino, eppure non lo fa, e si rifiuta di trarre vantaggio materiale da un’impresa che si fonda sulla sopravvivenza e sulla giustizia.

Significativa è poi anche la fine a cui vanno incontro i personaggi delle due vicende: Shaul muore sul campo di battaglia, un Amalekita gli strappa la corona (2 Sam. 1:10) e, più tardi, il suo corpo viene appeso pubblicamente, come pure quello di dieci dei suoi figli (1 Sam. 31:4-10; 2 Sam. 21:6-9).

Anche nella storia di Ester qualcuno subisce una sorte simile, finendo “appeso” insieme ai suoi dieci figli. Questa volta, però, si tratta dell’antagonista Haman, mentre nessuna sofferenza o umiliazione viene inflitta ai coraggiosi discendenti di Shaul, che invece trionfano.

Il tikkùn, cioè la “correzione” o “rettifica”, trova qui il suo pieno compimento, risanando una ferita spirituale rimasta aperta per secoli.

L’idea alla base di questo articolo è ispirata al podcast Secrets of the Scroll di Shani Taragin (Matan).

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