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Viva il re! – 1 Samuele 11-12

Molto più di una vittoria militare

E Nachash l’Ammonita salì e si accampò contro Yavesh-Gilad. Allora tutti gli uomini di Yavesh dissero a Nachash: «Fa’ un patto con noi e ti serviremo». Nachash l’Ammonita disse loro: «Io farò un patto con voi a questa condizione: che io cavi a tutti voi l’occhio destro, e porterò disonore su tutto Israele» (1 Samuele 11:1-2). 

Gli abitanti del villaggio di Yavèsh-Gilàd sono in pericolo: Nachàsh, re degli Ammoniti, si prepara ad attaccarli, ponendo condizioni terribili per la resa. Nessuna delle altre città di Israele sembra intenzionata ad aiutarli: solo gli abitanti della località di Ghivàh, dove Shaul risiede, mostrano empatia per la loro sorte (11:4-5); non essendo però in grado di intervenire militarmente, essi non possono far altro che piangere, almeno finché Shaul non entra in azione, convincendo l’intero popolo ad affrontare Nachash.

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L’alba della monarchia in Israele – 1 Samuele 8-9

Il popolo chiede un re

E tutti gli anziani d’Israele si radunarono, vennero da Shmuel a Ramah e gli dissero: «Ecco, tu sei vecchio e i tuoi figli non camminano nelle tue vie. Ora poni su di noi un re che ci giudichi come tutte le nazioni» (1 Samuele 8:4-5). 

La volta scorsa abbiamo letto di come Shmuel era riuscito a condurre Israele al trionfo e a ristabilire la giustizia. Da questi eventi è però già trascorso molto tempo, il profeta è invecchiato e, proprio come il suo predecessore Eli, ha commesso l’errore di affidare il potere ai suoi figli avidi e corrotti. Il popolo chiede a gran voce un cambiamento, una nuova forma di governo: la monarchia.

Shmuel, mortificato da tale richiesta, si rivolge a Dio, che gli risponde: “Ascolta la voce del popolo in tutto ciò che ti dice, poiché essi non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni su di loro” (8:7).

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Saul e l’evocatrice di En-dor

In quei giorni i Filistei radunarono il loro esercito per combattere contro Israele. […]
Quando Saul vide l’accampamento dei Filistei, rimase atterrito e il suo cuore tremò di paura. Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose né attraverso sogni, né mediante gli Urim, né per mezzo dei profeti. Allora Saul disse ai suoi ministri: «Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla» (1 Samuele 28:1-7).

L’inizio di questo capitolo del libro di Samuele conduce il lettore in un’atmosfera oscura e tragica. Costretto ancora una volta ad affrontare i Filistei, Saul, primo re d’Israele, è chiamato a vivere un momento decisivo per la sua vita ormai da tempo segnata da un irreversibile declino morale.

Dopo aver disobbedito in più occasioni ai comandi divini, e dopo aver a lungo perseguitato il giovane David con l’inganno e con inaudita violenza, Saul sperimenta l’inquietudine che deriva dall’essere stato abbandonato da Dio. Continua a leggere