Per quale motivo la Torah prescrive di astenersi dal lievito (chametz) durante i sette giorni dell’importante celebrazione di Pesach? La questione è tutt’altro che banale.
Per quale motivo la Torah prescrive di astenersi dal lievito (chametz) durante i sette giorni dell’importante celebrazione di Pesach? La questione è tutt’altro che banale.
Per quanto appaia così diversa dagli altri racconti della Bibbia ebraica, la vicenda di Ester possiede in realtà delle radici che risalgono addirittura al Libro della Genesi, e precisamente alla storia di Yosèf (Giuseppe) e delle sue imprese compiute in Egitto dopo essere stato venduto come schiavo.
Si ritiene generalmente che la festa di Sukkot non commemori un singolo avvenimento, bensì l’intero periodo di quarant’anni che gli Israeliti trascorsero nel deserto, abitando in capanne. Ma siamo sicuri che sia proprio così?
Quando nell’Ebraismo si parla di Torah non si fa riferimento soltanto a un testo sacro, cioè a una Rivelazione messa per iscritto, ma anche a una tradizione custodita dal popolo ebraico. Capire cosa sia la Torah Scritta (il Pentateuco) è molto facile; più difficile è invece definire la Torah Orale. Di cosa si tratta e da dove viene?
Il brano che riportiamo di seguito è tratto dal resoconto della Disputa di Barcellona scritto da Rabbi Moshe ben Nachman (noto anche come Nachmanide o
Le “Dieci Parole” (Asseret HaDevarìm) sono i fondamenti morali e religiosi della Torah, il fulcro basilare della Rivelazione sul Sinai e dell’etica biblica. Il Libro dell’Esodo ci narra che esse furono incise su due tavole di pietra. Ciascuna tavola conteneva cinque “Comandamenti”: sulla prima erano incisi i precetti che riguardano la relazione tra l’uomo e Dio, mentre sulla seconda si trovavano quelli relativi ai rapporti tra l’uomo e i suoi simili.