Nella Parashah di questa settimana troviamo un insegnamento di grande importanza che chiarisce il rapporto che esiste tra l’essere umano e la Torah: Questo comandamento
Studi biblici relativi alla lettura settimanale della Torah.
Nella Parashah di questa settimana troviamo un insegnamento di grande importanza che chiarisce il rapporto che esiste tra l’essere umano e la Torah: Questo comandamento
La sezione conclusiva del Libro del Deuteronomio contiene alcuni dei passi più aspri e angoscianti di tutta la Bibbia ebraica. Si tratta, in particolare, della lista delle maledizioni che vengono inflitte al popolo d’Israele nel caso in cui esso perseveri nella sua infedeltà. Ma le maledizioni, per quanto severe, non hanno mai l’ultima parola nella Bibbia.
Una riflessione di Rabbi Jonathan Sacks sulla proibizione biblica di disprezzare il popolo egiziano, nonostante la dura schiavitù subita dagli Israeliti a causa del Faraone.
In un mondo dominato da popolazioni sanguinarie che bramano conquiste, la Torah ha imposto alcune regole che meritano di essere studiate con la massima attenzione.
Il Libro di Devarim (“Parole”), più noto con il nome di Deuteronomio, che significa “Seconda Legge”, contiene gli ultimi discorsi che Mosè pronunciò davanti al popolo d’Israele prima di morire. Il discorso del grande condottiero presenta alcune evidenti discordanze con quanto era già stato narrato nei Libri di Esodo e Numeri. Come spiegare tali contraddizioni?
I taninim ghedolim, termine tradotto con «grandi mostri marini», «grandi rettili» o «grandi animali marini», sono l’unica specie di animali a cui il racconto biblico della Creazione dedica un riferimento esplicito. Un confronto tra la Genesi e i miti cananei e mesopotamici può rivelarci qualcosa di davvero essenziale per la comprensione del racconto biblico.