“Le Iene” e la Bibbia con la copertina del Corano

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Lo scorso 11 ottobre, il popolare programma televisivo Mediaset “Le Iene” ha mandato in onda un servizio di Nic Bello che si proponeva come un “vero e proprio esperimento sociale”. L’inviato, recatosi a Pontida durante il raduno annuale dei sostenitori della Lega, ha messo alla prova alcuni militanti del partito di Matteo Salvini leggendo dei versetti biblici, facendo tuttavia credere loro che si trattasse di brani del Corano. I leghisti hanno prontamente criticato i versetti dimostrando tutta la loro disapprovazione verso quello che erano convinti fosse il testo sacro dell’Islam, finché non hanno scoperto che il libro appena vituperato non era altro che un’edizione della Bibbia la cui copertina era stata sostituita con quella del Corano.

Lo scherzo, o meglio, l’esperimento, ha avuto indubbiamente risvolti interessanti e ha mostrato ai telespettatori degli sgradevoli esempi di ignoranza e di pregiudizio. Cosa c’entra però tutto questo con il nostro sito, in cui ci siamo sempre occupati esclusivamente dello studio della Bibbia ebraica? Ebbene, abbiamo deciso di commentare questo servizio del programma “Le Iene” proprio per verificare se quanto è stato affermato in tv in merito alle Scritture sia effettivamente corretto.

Prima di tutto, però, dobbiamo fare due premesse:

  1. Non intendiamo mettere in dubbio il fatto che molti difensori a spada tratta della “cultura cristiana” (posta in contrapposizione all’Islam o all’ateismo) non possiedano una conoscenza approfondita dei loro stessi testi sacri.
  2. Il concetto buonista del “Dio di solo amore”, piuttosto diffuso in occidente ai nostri giorni, spesso non trova alcun valido riscontro nelle Scritture, che ci presentano una concezione della Divinità ben più complessa (si veda ad esempio il nostro articolo “Morire nel Santuario“).

Malgrado ciò, possiamo affermare che il messaggio che “Le Iene” ha veicolato in merito alla Bibbia non risulta in alcun modo accurato.

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Inizialmente, ai militanti della Lega sono stati citati due versi del libro del Siracide che appaiono anacronistici per la concezione della donna che da essi traspare. Il Siracide, un testo sapienziale composto intorno al 180 a.e.v. dallo scriba Yeshua ben Sira, è un testo estraneo alla Bibbia ebraica, benché sia incluso nell’Antico Testamento della Chiesa Cattolica e Ortodossa. Gli Ebrei, come anche i Cristiani protestanti, non riconoscono questo libro come sacro. Pertanto non analizzeremo i versi “incriminati”, ma ci limitiamo comunque a notare come le massime di questo testo antico dovrebbero essere ragionevolmente comprese alla luce di un contesto storico e sociale ben diverso da quello attuale.

L’unico passo della Bibbia ebraica che è stato effettivamente citato è tratto dal libro del profeta Yoèl (Gioele 4:9-10), ed è stato presentato come una chiamata alle armi contro gli infedeli. Il testo, secondo Nic Bello, recita: “Proclamate la guerra santa, trasformate le vostre scuri in spade e le vostre falci in lance”. Sembrerebbe in effetti un inno di una milizia jihadista, se le cose stessero davvero così.

Esaminiamo quindi questi versi considerando alcune espressioni utilizzate:

“Proclamate questo fra le nazioni, santificate la guerra (kaddeshù milchamàh), svegliate gli eroi,  si avvicinino, salgano tutti gli uomini di guerra! Forgiate spade con i vostri vomeri e lance con le vostre falci. Il debole dica: Sono forte!”.

Il verbo kadash (da cui kaddeshù) significa “santificare”, nel senso originario di “separare”, “mettere da parte”, “dedicare a uno scopo esclusivo”. Molte edizioni della Bibbia traducono la frase incriminata semplicemente con “Preparate la guerra“. Questo è in effetti il senso con cui la stessa espressione è impiegata in Geremia 51:27, in riferimento ai regni che si mobilitano per attaccare Babilonia: “Alzate una bandiera nel paese, suonate la tromba fra le nazioni, preparate (kaddeshù) le nazioni contro di lei, chiamate a raccolta contro di lei i regni”.

Secondo il noto dizionario Brown-Driver-Briggs, l’uso di questo verbo legato al sacro per indicare i preparativi di una guerra deriva dall’antica tradizione di inaugurare una campagna militare con un sacrificio alle divinità.

Ma c’è di più. Non solo il verso di Gioele non parla di alcuna “guerra santa”, ma neppure comanda ai fedeli di compiere un’azione bellica. Leggendo il brano nel suo contesto, si comprende infatti che la frase “preparate la guerra” è pronunciata da Dio ed è rivolta alle nazioni nemiche di Israele, che il Creatore invita ironicamente a venire a combattere nella terra santa, in modo che Egli possa intervenire per punirle della loro malvagità:

Poiché ecco, in quei giorni e in quel tempo, quando farò ritornare dall’esilio quelli di Giuda e di Gerusalemme, radunerò tutte le nazioni e le farò scendere nella valle di Yehoshafat, e là eseguirò il mio giudizio su di loro, per Israele, mio popolo e mia eredità, che essi hanno disperso fra le nazioni, dividendosi quindi il mio paese. Affrettatevi e venite, nazioni tutte d’attorno, e radunatevi! […] Proclamate questo fra le nazioni, preparate la guerra, svegliate gli eroi,  si avvicinino, salgano tutti gli uomini di guerra! Forgiate spade con i vostri vomeri e lance con le vostre falci. Il debole dica: Sono forte!”. Si destino e salgano le nazioni alla valle di Yehoshafat, perché là io siederò a giudicare tutte le nazioni d’intorno. Mettete mano alla falce, perché la mèsse è matura. Venite, scendete, perché il torchio è pieno, i tini traboccano, poiché grande è la loro malvagità. Moltitudini, moltitudini nella Valle della decisione. Poiché il giorno del Signore è vicino, nella Valle della decisione» (Gioele 4:1-14).

Contro questi popoli spietati che bramano conquiste, Dio dichiara (potremmo dire, parafrasando il testo biblico): certo, venite pure, preparatevi a dare battaglia, poi vedrete cosa vi aspetta. Il Creatore annuncia quindi di voler tendere a questi eserciti una sorta di imboscata, attirandoli tutti insieme nella valle di Yeshoshafat per poi scagliare lì il suo giudizio contro di loro.

Il celebre commentatore biblico medievale Rashi (Rabbì Shlomò Yitzchakì) coglie perfettamente lo spirito del brano e commenta la frase “Preparate la guerra” con una chiosa beffarda: “Preparate la guerra – se davvero potete combattere contro di me (cioè contro Dio)”.

I militanti radunati a Pontida, dunque, non hanno fatto di certo una bella figura, ma neppure “Le Iene” a onor del vero, si sono distinte per obiettività e accuratezza delle informazioni presentate.

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