“Sarà chiamato Emmanuele” – Isaia e la vergine che non c’era

Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane è incinta e genererà un figlio, e lo chiamerà Immanu El (Isaia 7:14).

Questo celebre verso del libro di Isaia è uno degli esempi più strabilianti di come un passo biblico tutto sommato lineare, non oscuro, senza nulla di controverso, possa trasformarsi in una fonte inesauribile di dibattiti, polemiche religiose e fraintendimenti.

Ad alcuni sarà bastato leggere l’inizio di questo articolo per provare un certo fastidio: perché abbiamo scritto “la giovane è incinta”? la Scrittura non dice invece “La vergine concepirà”? Abbiamo forse manipolato il testo? Niente affatto, ma andiamo con ordine.

Il motivo per cui questo verso è così famoso è perché nella Bibbia cristiana, precisamente nel Vangelo di Matteo, esso viene riportato in lingua greca e indicato come una profezia sulla nascita di Gesù di Nazareth:

“«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Matteo 1:21-23). 

Fin dalle origini della Chiesa, sulla base di questo brano evangelico, il Cristianesimo ha sostenuto che il profeta Isaia, settecento anni prima di Gesù, avesse predetto la nascita miracolosa del Messia da una vergine. I pensatori cristiani si sono posti così in aperta polemica con gli Ebrei, secondo i quali la profezia parla genericamente di una “giovane donna”, non di una vergine, e non contiene inoltre alcuna allusione alla nascita del Messia.

Nel corso di due millenni, molto inchiostro è stato versato per formulare teorie sul significato corretto del verso, e in particolare del termine ebraico almàh (“giovane donna”), che la versione greca nota come “Bibbia dei Settanta” (LXX), su cui si basa il testo di Matteo, ha tradotto con parthenos (“vergine”).

Di chi si parla quindi in Isaia 7:14, di una semplice donna in giovane età, oppure di una vergine? La domanda, a ben vedere, è quasi del tutto irrilevante ai fini della comprensione della profezia. Se infatti leggiamo l’intero capitolo di cui il verso in questione fa parte, senza limitarci a brevi frasi estrapolate dal contesto, scopriremo quanto tale brano sia lontano dalle pretese teologiche che gli sono state a lungo associate.

Ricostruiamo il contesto

Ci troviamo all’epoca di Achaz, re di Yehudah (Giuda), nei giorni in cui, come è scritto all’inizio del capitolo, “Retzin, re di Aram, e Pekach, figlio di Remaliah, re d’Israele, salirono contro Gerusalemme per muoverle guerra” (Isaia 7:1).

Gerusalemme si trova in grave pericolo: il regno di Israele (nato dalla scissione delle dieci tribù del nord dopo la morte di Salomone) si è coalizzato con una grande potenza, il regno di Aram (Siria), e insieme i due alleati sono decisi a impossessarsi della città santa. Per questo, “il cuore di Achaz e il cuore del suo popolo tremarono, come tremano gli alberi della foresta per il vento” (7:2).

In questo clima di grande tensione, il profeta Yeshayàhu (Isaia) si presenta al cospetto di Achaz con un messaggio sorprendente da parte di Dio: “Rimani tranquillo, non aver paura e il tuo cuore non venga meno” (7:4). In altre parole, l’impresa dei nemici non avrà successo e Gerusalemme resterà al sicuro.

Per dimostrare l’attendibilità di questa promessa tanto positiva, il profeta esorta il re a “chiedere un segno a Dio” (7:11). Achaz, però, fingendosi devoto, si rifiuta di “mettere alla prova” la Divinità con una simile richiesta. Ma il segno che il re non vuole chiedere arriva ugualmente:

Perciò vi darà il Signore stesso un segno: ecco, la giovane è incinta e genererà un figlio, e lo chiamerà Immanu El. Panna e miele mangerà, per imparare a rigettare il male e a scegliere il bene. E prima che il fanciullo sappia rigettare il male e scegliere il bene, sarà abbandonata la terra di cui hai terrore a motivo dei suoi due re (7:14-16).

Il nome Immanu El (Emmanuele) significa “Dio è con noi”, e indica perciò la garanzia dell’aiuto di Dio, che proteggerà Gerusalemme dai due re avversari. Il “segno” qui fornito da Dio non consiste nella nascita del bambino (un evento di per sé ordinario), bensì nel fatto che, prima che questo fanciullo acquisisca una coscienza morale (“rigettare il male e scegliere il bene”), il re di Aram e il re di Israele subiranno una tremenda sconfitta e non saranno più una minaccia. In questo modo, il profeta fissa una scadenza temporale a breve termine per l’adempimento della sua promessa.

Chi è dunque questo bambino? Per comprenderlo è necessario leggere il capitolo successivo in cui il profeta, parlando ora in prima persona, afferma: “Mi accostai alla profetessa, ed ella concepì e generò un figlio. E HaShem mi disse: «Chiamalo Maher-Shalal-Chash-Baz [che significa: “Corri presto verso il bottino”], poiché prima che il bambino sappia dire: “Padre mio”, o “Madre mia”, le ricchezze di Damasco e il bottino di Samaria saranno portati davanti al re di Assiria»” (8:3-4).

Usando quindi espressioni molto simili, il testo parla di un altro bambino al quale è associata la stessa promessa della rovina di Aram e Israele. In questo caso, il brano è esplicito: il fanciullo in questione è il figlio di Isaia e di una donna definita “la profetessa”. Poco dopo, inoltre, Isaia dichiara: “Ecco, io e i figli che HaShem mi ha dato siamo segni e presagi in Israele da parte di HaShem” (8:18).

Non possono quindi sussistere dubbi: anche il bambino menzionato in Isaia 7:14, definito “segno” da parte di Dio, è un figlio di Isaia stesso. Siamo di fronte al medesimo fenomeno che troviamo nel libro di Osea, dove Dio comanda al profeta di dare ai propri figli dei nomi simbolici che rappresentino un presagio di ciò che accadrà a Israele (vedi Osea 1:3-9).

L’adempimento

Circa due anni dopo il discorso rivolto da Isaia ad Achaz, il re d’Assiria conquistò Damasco e uccise Retzin, re di Aram (2 Re 15:29). L’impero assiro distrusse anche il regno di Israele, deportando i suoi abitanti, mentre il re Pekach cadde vittima di una congiura (16:9). Gerusalemme resisté così ai suoi nemici, proprio come Isaia aveva assicurato.

La chiarezza della profezia e il suo pieno compimento già attestato dal testo biblico hanno spinto Ibn Ezra ad affermare, nel suo Commentario:

“Mi sorprende che vi sia chi dice che il profeta qui si riferisca a Gesù, poiché il segno fu dato ad Achaz, mentre Gesù nacque solo molti anni dopo; inoltre, dice il profeta: “Poiché prima che il bambino sappia rigettare il male e scegliere il bene, il paese sarà abbandonato”, ma i paesi di Efraim e di Damasco furono devastati nel sesto anno di Ezechia, e [nel testo] si dice distintamente di quali due re [si parla]”.

E ancora oggi sorprende come il verso di Isaia 7:14, in alcune pubblicazioni e siti web, sia inserito all’interno di liste di “profezie messianiche adempiute” che proverebbero l’attendibilità della fede cristiana, malgrado sia sufficiente leggere il brano nel suo contesto per comprendere che esso faccia riferimento a tutt’altra epoca e a una situazione ben diversa.

Giovane donna o vergine?

Dopo aver scoperto che la madre di Imanu El è in realtà “la profetessa”, cioè una moglie o concubina di Isaia, l’idea che la profezia parli di una nascita miracolosa da una vergine appare già irragionevole e incompatibile con il contesto.

Il termine ebraico almah, come abbiamo anticipato, indica semplicemente una ragazza (Genesi 24:43; Esodo 2:8; Salmi 68:25), a prescindere dalla sua esperienza sessuale. Esiste infatti un altro vocabolo in ebraico per designare una vergine: betulah, che in questo brano non compare.

Perché allora gli antichi traduttori hanno reso almah con parthenos (vergine)? Non conoscevano forse adeguatamente l’ebraico? In questo caso, la traduzione non sembra il frutto di ignoranza, né di malafede. Piuttosto, essa ha a che fare con il modo in cui la lingua si evolve e il significato dei termini muta nel corso del tempo.

La LXX greca, infatti, impiega il termine parthenos anche in Genesi 34:3 applicandolo qui a Dinah, dopo che quest’ultima ha avuto rapporti sessuali con il principe Shechem. Mentre dunque all’epoca dei Padri della Chiesa tale vocabolo designava specificamente una vergine, in passato non era così, e parthenos poteva anche riferirsi a una giovane donna che aveva già perduto la sua verginità.

Del resto, se pure volessimo intendere almah come “vergine”, la frase “la vergine concepirà” non indica necessariamente un prodogio, dal momento che si può intendere che questo concepimento avverrà in maniera naturale, attraverso un’unione sessuale che renderà la donna non più vergine. Se Isaia avesse davvero voluto parlare di una nascita verginale, avrebbe di certo evidenziato un simile miracolo con espressioni più adeguate, usando il termine betulah al posto di almah e precisando “senza unirsi ad alcun uomo”.

La risposta del Cristianesimo

Se davvero è possibile comprendere senza difficoltà che in Isaia 7:14 non si parli della vergine Maria e di Gesù, come rispondono a tutto ciò gli studiosi cristiani?

Mentre in passato i teologi della Chiesa si opponevano con forza all’interpretazione ebraica (aderente al contesto), negli ultimi decenni la situazione è molto cambiata, come si nota dal fatto che alcune traduzioni accreditate (come la New Revised Standard Version e la Common English Bible) hanno finalmente ripristinato “giovane donna” al posto di “vergine” nel testo di Isaia.

Molti studiosi e teologi si sono ritrovati di fronte alla necessità di accettare la semplice evidenza, ma anche all’impossibilità di rinnegare la tradizione cristiana e di contraddire l’interpretazione di Isaia adottata dal Vangelo. Per questo motivo, è stata formulata una teoria secondo cui le profezie bibliche possiedono due adempimenti, uno storico e immediato e un altro “spirituale” legato alla storia di Gesù.

Tale approccio è oggi seguito da diverse confessioni cristiane. Gli autori di una prestigiosa edizione cattolica in inglese della Bibbia (New American Bible), ad esempio, commentando Isaia 7:14, ammettono che “Il segno presentato da Isaia riguardava la protezione del regno di Giuda dalla sventura”, ma aggiungono poi che le parole di Isaia avevano anche “una forza nascosta” volta a un “adempimento trascendente” che forse “il profeta stesso non comprendeva”.

Sulla stessa linea troviamo la congregazione dei Testimoni di Geova, che in un articolo scrive: “La profezia di Isaia 7:14 può aver avuto un primo adempimento nel caso del profeta Isaia stesso, quando ebbe un bambino da una giovane donna o ragazza. […] Ma la profezia d’Isaia 7:14 fu data in circostanze così solenni ed in mezzo a tali profetici avvenimenti prefiguranti il futuro, che questa profezia della nascita di Emmanuele dall’almàh doveva avere un adempimento posteriore ai giorni del re Achaz”.

Anche il biblista cristiano Gianni Montefameglio scrive in proposito sul suo sito: “Pur riconoscendo il senso letterale della profezia isaiana, ne rimane valida l’applicazione al Messia (Cristo), al consacrato, fatta da Matteo. Il primo evangelista coglie così il senso più profondo che è insito nella profezia di Isaia”.

A tutti coloro che sostengono simili argomentazioni si potrebbe legittimamente chiedere: da cosa si deduce che la profezia di Isaia “doveva” avere un doppio adempimento? Cosa vi fa intuire che esista un “senso più profondo” estraneo al contesto originario, e che tale senso riguardi proprio la vicenda di Gesù? Oppure, in altre parole, in che modo un Ebreo vissuto prima della stesura del Nuovo Testamento avrebbe mai potuto capire che questa profezia avesse un secondo significato?

Inoltre, volendo accettare la teoria di questi studiosi, a chi corrisponderebbero, nel secondo adempimento, i due re temuti da Achaz? Quale regno è stato sconfitto prima che Gesù imparasse a “rigettare il male e a scegliere il bene”? A chi corrisponderebbe l’altro figlio di Isaia, menzionato al capitolo 8? E ancora, è forse possibile che la parola almah si riferisca a una vergine che concepisce in modo miracoloso, quando nel primo adempimento la stessa parola si riferiva a una comune giovane donna?

Senza una risposta razionale a tutti questi interrogativi, possiamo trarre un’unica conclusione: Isaia 7:14 non può essere in alcun modo presentato come una “prova” della veridicità del Cristianesimo, perché il presunto “secondo adempimento” di tale profezia può essere accettato solo da chi ha già aderito alla fede cristiana, ed è perciò propenso a scorgere allusioni a Gesù in ogni pagina della Scrittura. Per tutti gli altri, non esiste motivo di ricercare nelle parole di Isaia un significato diverso da quello che il profeta aveva davvero in mente quando con coraggio, dinanzi a un’imminente minaccia per il suo popolo, osò dire Immanu El, “Dio è con noi”.

13 commenti

  1. Ciao , sarebbe tuttavia interessante capire come mai Matteo prende la profezia di Isaia – forzandola questo è vero (anche se questo non dovrebbe meravigliare la mente occidentale)- per applicarla al Messia , un dato di sicuro ce lo fornisce , ovvero che sicuramente a quel tempo tale profezia era letta anche in chiave messianica , un po come il Salmo 45 che commentato dal Targum ne evidenzia l’aspetto messianico al contrario di come alcuni lo intendono solo in chiave storica . La stessa cosa potrebbe valere anche per Matteo ? Conosco il Montefameglio . Nell’articolo da te citato nel suo sito però propone un aspetto quantomeno insolito tra i commentatori e cioè che tale profezia Isaiana letta nell’ottica della protezione del regno di Giuda si sottintende anche la protezione del popolo da cui sarebbe nato il Messia ovvero il figlio di Davide . Tutto ciò ovviamente con la consapevolezza del profeta .Credo di averlo spiegato male. Cosa ne pensi?

    1. La questione è interessante. Il discorso qui affrontato in riferimento a Isaia 7:14 vale anche per tutte le altre profezie citate da Matteo nel suo Vangelo: nessuna è realmente una profezia messianica (il caso del verso di Osea “dall’Egitto ho chiamato mio figlio” è emblematico). Qual era l’intento di Matteo? Si tratta di una manipolazione intenzionale delle Scritture ebraiche? Di pura ignoranza? Io non penso che sia così, perché considerando tutte le citazioni al Tanakh da parte di Matteo sembra esserci una logica simile a quella che porta i Maestri del Talmud a elaborare i loro midrashim, che non sono quasi mai interpretazioni letterali delle Scritture. Tuttavia, quello che mi preme sottolineare è che tali “citazioni midrashiche” non rappresentano una prova della messianicità di Gesù, in quanto sono valide solo per chi è già cristiano.
      Montefameglio, per il quale ho grande rispetto, afferma che Isaia 7:14 si applica a Gesù perché il regno di Giuda fu salvato dai suoi nemici (al tempo di Isaia) in virtù del fatto che da esso sarebbe disceso il Messia. Questo però non giustifica l’applicazione della profezia alla persona di Gesù, e non è una prova, né il “significato più profondo” del testo. Piuttosto, è un significato aggiuntivo che il Cristianesimo associa al testo.
      Il problema è che per duemila anni gli Ebrei sono stati accusati di essere ciechi e indemoniati per non aver “riconosciuto” l’adempimento di questa e di altre profezie, mentre in realtà le interpretazioni cristiane di tali profezie derivano solo da un uso “creativo” e non contestuale della Bibbia ebraica.

  2. Ti ringrazio e sono d’accordissimo con l’ultima frase riguardo agli scontri tra ebrei e cristiani di cui di quest’ultimi francamente ho perso la stima . Almeno per una certa parte per cosi dire . Un caro saluto Tony

  3. Salve, le volevo chiedere : su quali profezie della bibbia ebraica si basa l’attesa messianica degli ebrei? Grazie anticipatamente. Saluti.

      1. Caro redattore,

        certamente nei vangeli ci sono diversi passi tratti dal Tanakh inseriti col fine di dimostrare, ma direi con una certa forzatura, l’adempimento di profezie riguardanti Gesù Cristo. Questa di Isaia 7:14 non la conoscevo e apprezzo la disamina che ne hai fatto. Personalmente non penso che la figura del Cristo sia completamente inventata, ma mi risulta che in quei tempi di “messia” ne sorgessero parecchi in Israele. Per cui trovo probabile che un personaggio dotato di molto carisma che abbia saputo radunare intorno a sé un buon numero di seguaci sia stato giustiziato perché le sue idee infastidivano troppo le élite giudaiche colluse con i dominatori romani. Credo però che dopo la sua morte questo personaggio sia stato alquanto idealizzato nelle numerose congregazioni cristiane sparse nell’impero romano. Di lui si raccontavano storie, detti e miracoli che col tempo devono essersi gonfiati finché i quattro evangelisti hanno raccolto tutto quel materiale orale per redigere i loro vangeli. Secondo me si sono lasciati prendere troppo la mano riguardo alla questione dell’adempimento delle profezie bibliche essendo convinti che il loro maestro fosse il messia. Uno di tali “adempimenti” a mio parere è tratto da questo passo di Amos e mi piacerebbe sapere che ne pensi:

        “In quel giorno – oracolo del Signore Dio –
        farò tramontare il sole a mezzodì
        e oscurerò la terra in pieno giorno!”
        (Amos 8:9, CEI)

        Questa profezia potrebbe aver ispirato Luca, Matteo e Marco riguardo agli avvenimenti soprannaturali che sarebbero accaduti nelle ore della crocefissione:

        “Ed ora era circa la sesta ora, eppure le tenebre scesero su tutta la terra fino alla nona ora, perché la luce del sole venne a mancare.” (Luca 23:44-45, TNM)

        Qui si parla di un’eclissi durata tre ore, da mezzogiorno alle tre del pomeriggio, che avrebbe oscurato tutta la terra e per di più nel periodo della luna piena quando è impossibile che avvenga. Le eclissi durano al massimo sette-otto minuti, sono locali e capitano soltanto quando la luna si trova in mezzo tra il sole e la terra, mentre l’evento della crocifissione sarebbe accaduto al tempo della pasqua ebraica che, correggimi se sbaglio, si celebra durante il plenilunio. Per i cristiani si è trattato di un prodigio divino, ma un accadimento talmente anomalo e di tale durata avrebbe di sicuro terrorizzato fino all’isterismo collettivo tutti gli abitanti del pianeta, con la conseguenza ovvia che dovrebbero esistere in ogni dove miriadi di cronache che lo testimoniano. Invece, ne parlano solo gli evangelisti.

      2. Caro Marco,
        Sono molti gli avvenimenti narrati dagli evangelisti, su cui le fonti dell’epoca tacciono: la strage degli innocenti, il censimento che avrebbe costretto tutti i Giudei a tornare nella città dei loro lontani antenati, lo squarcio della cortina del Tempio, addirittura la resurrezione di alcuni individui dopo la morte di Gesù. Per quanto riguarda la presunta “eclissi”, meglio riconducibile piuttosto a un fenomeno meteorologico o vulcanico, effettivamente la profezia di Amos da te riportata potrebbe aver ispirato gli evangelisti. Ce lo dicono anche altri elementi: la menzione del terremoto (8:9); il riferimento alle “feste mutate in lutto” (8:10) che fa pensare alla festa di Pesach; il “lutto per un figlio unico” nello stesso verso, che ai cristiani potrebbe ricordare la morte di Gesù. Sorprende però che nessuno degli evangelisti abbia citato espressamente il Tanakh in questo caso, facendolo invece in casi che richiedevano forzature molto più evidenti.

  4. Nel brano di Amos, dove è profetizzata un’eclissi e che mi era sembrato potesse essere solo una coincidenza, ci sono effettivamente, come tu fai notare, altri elementi che evocano gli eventi riguardanti la crocifissione, e cioè il terremoto, le feste mutate in lutto e la perdita del figlio unico. In tal caso credo proprio che non sia possibile parlare di coincidenze. Ma nessuno degli evangelisti ha riportato questi versi di Amos. In tal caso io parlerei piuttosto di plagio letterario. Un plagio di sicuro c’è nella storia riguardante la nascita miracolosa di Giovanni Battista tratta a piene mani da quella di Isacco: anche il Battista è partorito da una donna anziana e sterile come lo era Sara, e all’annuncio di ciò da parte del messo divino il marito di lei si mostra incredulo così come incredula fu Sara, e i messaggeri celesti rimproverano entrambi per la loro poca fede.

    1. Non parlerei di plagio ma di intertestualità. Gli evangelisti, almeno gli autori dei sinottici, intendevano far apparire Giovanni il Battista come un nuovo Isacco, Gesù come un nuovo Samuele, Erode come un nuovo Faraone, i 40 giorni nel deserto come i 40 anni di peregrinazione degli Israeliti. Insomma hanno tentato di raccontare la storia di Gesù come un microcosmo della storia di Israele (visto così il Cristianesimo sarebbe stato anche affascinante dal punto di vista ebraico, se solo non fossero arrivati Paolo e Giovanni con le loro dottrine).
      In fondo questo ricorso all’intertestualità è tipico dei Midrashim (si veda l’articolo “La gioventù di Abramo”), ma soprattutto è tipico della Bibbia stessa che collega continuamente le sue diverse storie richiamando racconti precedenti.

  5. Carissimo redattore, scrivi che (visto così il Cristianesimo sarebbe stato anche affascinante dal punto di vista ebraico, se solo non fossero arrivati Paolo e Giovanni con le loro dottrine). Ma anche Paolo e Giovanni erano ebrei ( e che ebrei)…. e visto il successo che hanno avuto ( a voler analizzare il tutto solo dal punto di vista umano) meriterebbero rispetto da parte di tutti gli esegeti, perché chi volesse confutare le loro tesi, lo dovrebbe fare solo in base al testo biblico. Ma piuttosto che procedere a ritroso, si dovrebbe guardare a quello che è successo dopo, perché i veri profeti, ed anche Dio, devono essere messi alla prova per gli eventi che si avvereranno in base alle loro profezie e promesse. ( è l avveramento dei fatti futuri che confermano e danno compimento alle interpretazione delle profezie, altrimenti sarebbero solo dibattiti e discussioni a vuoto)
    Pensa al sacerdozio, i profeti hanno sempre detto che non sarebbe mai venuto meno in mezzo ad Israele, e Paolo ha scritto ( 2000 anni fa) che il vecchio sacerdozio sarebbe sparito per sempre sostituito contestualmente dal nuovo ( fai l esegetica dei passi del vangelo al riguardo) . Per il cristianesimo è cosi, ma per l’ebraismo che non ha più sacerdozio, bisogna capire qual’è il valore e fondamento, ed essenza della torah, senza sacerdozio. Senza sacerdozio sembra che il tutto sia solo pensiero umano, una nuova religione creata dagli studiosi e rabbini , ma senza l esistenza di Dio, avente solo una funzione etica e morale. educativa per cosi dire,. scrivi un bell articolo al proposito ,e se l hai già scritto, riscrivilo approfondendolo, con un analisi parallela fra il cristianesimo e l ebraismo dopo la fine del vecchio sacerdozio, e chi dei due ha avuto bisogno di reinterpretare le scritture dell antico testamento. Le parole sono fatti, e bisogna cercare di interpretare i fatti e non le parole. La prima promessa di Isaia si è adempiuta all epoca con la nascita dei figlio, ma le altre promesse che fine hanno fatto, era un vero profeta, o un mezzo profeta che a volte ci ha azzeccato per caso. Il Natale è passato e cosi ti faccio gli auguri d buon anno, in attesa di tempi migliori …
    ps. il talmud dice che Dio ha messo la torah nelle mani dei figli di Israele, mentre per Paolo e Giovanni, in aderenza letterale a quanto scritto e detto per bocca di Mosé, l ha messa nei cuori dei figli di israele, e mai nelle loro mani, perché devono seguirlo solo con fede

    1. Caro anonimo, ricambio i tuoi auguri di buon anno, ma come sempre non concordo con le idee dottrinali da te espresse. Voglio risponderti in modo dettagliato, per questo credo che lo farò in un nuovo articolo partendo dalle tue parole. Rimani sintonizzato.

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