Espiazione: che cos’è e a cosa serve

Poiché in questo giorno si farà espiazione per voi, per purificarvi da tutti i vostri peccati. Sarete purificati davanti ad HaShem (Levitico 16:30).

La Torah comanda al popolo d’Israele di celebrare ogni anno il “giorno delle espiazioni” (Yom HaKippurìm), festa oggi nota più comunemente come Yom Kippùr.

Si tratta del giorno più solenne del calendario ebraico, un giorno di intensa riflessione, preghiera e ravvedimento, incentrato appunto sull’idea dell’espiazione e del perdono.

Il verbo “espiare” (Kippèr) compare in numerose occasioni nella Bibbia, in particolare nel Levitico, ma il suo preciso significato non è immediatamente comprensibile e richiede una spiegazione.

Oggi, nel linguaggio comune, “espiare” equivale a scontare una colpa (attraverso una pena o una penitenza), ed è spesso utilizzato in ambito religioso per indicare la riconciliazione con la Divinità in seguito a un peccato commesso.

La Torah usa però questo verbo con un senso differente e molto più specifico, un senso che non può essere ignorato se si vuole davvero comprendere la natura e lo scopo della festività biblica di Yom HaKippurìm, oltre alla concezione più generale del peccato e del rapporto con Dio secondo la prospettiva delle Scritture.

Espiare o coprire?

La radice ebraica כ־פ־ר (K-P-R), da cui appunto deriva il verbo kippèr, compare per la prima volta in Genesi 6:14, nella storia del Diluvio, quando Dio ordina a Nòach (Noè) di rivestire la famosa arca con kofer (termine tradotto di solito con “pece”).

Si parla qui di un materiale impermeabile utilizzato per isolare l’arca dall’acqua, una sorta di strato protettivo. Fin dal suo primo uso, questa radice verbale sembra quindi essere legata all’atto di “coprire” e proteggere“.

Ciò trova conferma in altri brani e racconti biblici:

  1. Il coperchio d’oro dell’Arca del Patto, sopra cui sono scolpiti i cherubini (protettori dell’Eden) è chiamato Kappòret, dalla stessa radice.
  2. Il termine kofer è impiegato in passi come Esodo 21:30 e Numeri 35:31 per indicare un “riscatto” o un “risarcimento”, in questi casi di natura monetaria.
  3. In Genesi 32:21, il patriarca Yaakòv (Giacobbe) usa il verbo kipper quando invia un dono a suo fratello Esàv e si augura che questo possa “coprire la sua faccia”, ovvero placare la sua ira.


Basandoci su questi elementi, possiamo cominciare a immaginare che l’espiazione sia intesa nella Bibbia come una forma di copertura protettiva capace di placare o riscattare. In che senso però ciò può essere inteso nel contesto del Santuario e del rapporto con il Creatore?

Il rischio di vivere con Dio

In molte occasioni, la Bibbia descrive il peccato e le azioni malvagie degli uomini come una forza che contamina la terra, quasi fosse una sostanza tangibile che inquina la natura.

Ad esempio, nel mettere in guardia gli Israeliti da imitare i costumi corrotti dei Cananei, il Levitico dichiara:

Non vi contaminate con nessuno di questi [peccati], poiché con tutti questi si sono contaminate le nazioni che io sto per scacciare davanti a voi. La terra è stata contaminata; per questo ho punito la sua iniquità e la terra ha vomitato i suoi abitanti (18:24-25).

Il popolo ebraico è chiamato quindi a non trasgredire la Legge divina al fine di non provocare una “contaminazione spirituale” che provocherebbe la sua espulsione dal paese.

Il profeta Ezechiele (36:17-18) scrive che ciò avvenne effettivamente nella sua epoca, quando gli Israeliti contaminarono sé stessi e la loro terra con omicidi e culti idolatrici, e furono perciò puniti da Dio con la distruzione del loro regno e del Tempio.

La Torah sottolinea anche il particolare rispetto dovuto alla terra santa, il luogo scelto da Dio, che in quanto tale non può essere reso impuro:

Non contaminerete la terra che abiterete e in mezzo alla quale io dimorerò, perché io sono HaShem che dimoro in mezzo agli Israeliti (Numeri 35:34).

Sulle spalle di Israele pesa dunque una grande responsabilità: essere una nazione al costante servizio di Dio, vivendo in comunione con la Sua Presenza e ospitando la gloria del Creatore nel proprio tempio.

Tale missione richiede una condotta santa e irreprensibile, con la piena osservanza dei precetti e il rifiuto di ogni trasgressione. Uno standard etico e religioso elevatissimo che, se compromesso, causerebbe la rovina dell’intero popolo.

Ciò è quanto Dio stesso dice agli Israeliti dopo il terribile episodio del vitello d’oro, quando il popolo che ha appena peccato non è più ritenuto degno di essere accompagnato dalla Presenza dell’Altissimo nel suo accampamento:

[Va' pure] verso la terra dove scorrono latte e miele, ma io non verrò in mezzo a te, per non doverti divorare lungo la via, perché tu sei un popolo di dura cervice (Esodo 33:3).

Il ruolo dell’espiazione

La Torah è ben consapevole del fatto che nessuna nazione o comunità sarebbe davvero in grado di mantenersi sempre santa, virtuosa e fedele come sarebbe idealmente richiesto.

La natura umana è infatti imperfetta e incline al male (Genesi 8:21), e il popolo eletto è di fatto un “popolo di dura cervice”, gente testarda che tende a sviarsi e a lasciarsi corrompere.

Per questo motivo, la Torah stessa ha fornito una forma di riscatto che fa sì che la contaminazione del peccato non sia irreversibile. Ed è qui che entra in gioco l’espiazione.

Se da un lato gli errori e le ribellioni degli uomini inquinano il suolo sacro attirando la collera divina, dall’altro esiste un rimedio, una “copertura” che, come lo strato impermeabile dell’arca, può creare uno scudo contro le conseguenze del male.

L’idea si trova già espressa nella già citata vicenda del vitello d’oro, nel momento in cui, davanti alla minaccia di una grave frattura nella relazione tra il Creatore e il popolo, Moshè afferma: “Ora salirò da HaShem, forse potrò espiare (akhapperah) per il vostro peccato” (Esodo 32:30).

In maniera analoga all’espiazione così ottenuta sul Sinai, una volta l’anno, la Legge biblica garantisce a Israele un potenziale “reset” completo, un’opportunità collettiva di riparare al male compiuto e di ripristinare la propria relazione con Dio.

Questa opportunità è Yom Kippur, il giorno in cui il Sommo Sacerdote è chiamato ad accedere al cuore del Tabernacolo per “purificare il Santuario dalle impurità degli Israeliti e dalle loro ribellioni, insieme a tutti i loro peccati” (Levitico 16:16).

Tale purificazione non è automatica, ma avviene attraverso il sincero ravvedimento, da esprimere concretamente tramite l’afflizione fisica del corpo (vale a dire il digiuno), l’astensione dal lavoro, la confessione pubblica delle colpe del popolo e l’esecuzione dei riti nel Santuario, come prescritto nel Levitico.

Al contrario del semplice pentimento e del perdono, accessibili ai singoli individui in ogni momento, il Giorno delle Espiazioni rappresenta un rinnovamento nazionale, una pulizia annuale e profonda che spazza via le scorie del peccato.

Rabbi Menachem Leibtag spiega in proposito:

“Yom Kippur permette che la relazione speciale tra Dio e il popolo d’Israele prosegua. Comprendendo la natura protettiva dell’Avodat Yom Kippur (il servizio rituale di Yom Kippur) svolto dal Sommo Sacerdote, possiamo apprezzare meglio il Chesed (la benevolenza) di Dio nel concederci questo legame privilegiato, anche quando forse non lo meritiamo. Tale consapevolezza dovrebbe incoraggiarci non solo a cogliere l’opportunità di espiazione offerta da questo giorno speciale, ma anche a sfruttare ogni occasione di crescita spirituale nel corso dell’anno a venire”.

Nella mente di un antico israelita, tale processo di “bonifica religiosa” poteva facilmente apparire come una protezione letterale da una forza negativa generata dalle azioni umane, una sorta di esorcismo dove a essere scacciati non sono i demoni o la sfortuna, ma le mancanze morali.

Da una prospettiva più astratta e razionale, lo stesso concetto può ancora oggi metterci in guardia dalle “macchie” etiche che compromettono la società e la coscienza collettiva, mantenendo al contempo il conforto della riconciliazione e del perdono.

Un’idea, quest’ultima, da ritenere certamente valida e attuale anche in assenza del Tempio e dei suoi rituali che ci sembrano oggi così lontani.

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