“Mi hanno forato le mani e i piedi”: Di chi parla il Salmo 22?

Salmo22

Tempo fa ci è giunta la seguente domanda da parte di un utente anonimo:

Nel Salmo 22:16-19 Davide dice: “Mi hanno forato le mani ed i piedi. […] Spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica”.
Ma questa non è una profezia su Gesù? Gesù fu messo in croce e tirarono a sorte la sua tunica. Ma di chi sta parlando Davide? Tutto questo Salmo mi ricorda solo Gesù. Davide ha profetizzato la crocifissione di Gesù.

In effetti, come afferma il nostro lettore, la frase “mi hanno forato le mani e i piedi” potrebbe richiamare proprio la crocifissione o una simile tipologia di tortura. Non sorprende allora che questo verso sia interpretato dai Cristiani come un riferimento alla pena subita da Gesù secondo i Vangeli. In tutto ciò, esiste tuttavia un problema di fondo: la frase “mi hanno forato le mani e i piedi” non compare affatto in questo Salmo.

Leggiamo il versetto in questione dall’originale ebraico e scopriamo il suo reale significato:

כִּ֥י סְבָב֗וּנִי כְּלָ֫בִ֥ים עֲדַ֣ת מְ֭רֵעִים הִקִּיפ֑וּנִי כָּ֝אֲרִ֗י יָדַ֥י וְרַגְלָֽי

Traduzione letterale: “Poiché mi hanno circondato cani, una folla di malfattori mi ha attorniato, come un leone le mie mani e i miei piedi”.

L’antica parafrasi aramaica (Targum) del libro dei Salmi intende il verso in questo modo: “Poiché i malvagi mi hanno circondato, come molti cani; un raduno di malfattori mi ha attorniato: essi mordono le mie mani e i miei piedi come un leone”.
Similmente, la traduzione inglese della Jewish Publication Society riporta: like a lion, they are at my hands and my feet (“come un leone, essi stanno alle mie mani e ai miei piedi”).

L’immagine che il testo ci presenta è quella di un uomo perseguitato dai suoi nemici, i quali vorrebbero sbranarlo come un branco di cani famelici e dilaniare i suoi arti come il leone fa con le sue prede. L’espressione ebraica ka’arì significa infatti proprio “come il leone” (e non “forare”). Lo stesso identico termine, come nota Rashi, compare in Isaia 38:13, verso in cui il re Ezechia dichiara: “come il leone (ka’arì), così egli spezza tutte le mie ossa”.

Una conferma del fatto che questo sia il senso reale della frase giunge da altri versi dello stesso Salmo, in cui David paragona i suoi nemici a un leone. Poco prima, infatti, leggiamo: “essi aprono la loro gola contro di me, come un leone rapace e ruggente” (v. 13). E poco dopo, il salmista chiede a Dio: “Salvami dalla gola del leone e dalle corna dei bufali” (v. 21).

Inoltre, nel Salmo 17, David rivolge a Dio una preghiera molto simile, e anche qui usa la metafora del leone per descrivere i suoi avversari:

Custodiscimi come la pupilla dell’occhio, nascondimi all’ombra delle tue ali dagli empi che mi opprimono e dai nemici mortali che mi circondano. Essi si sono irrigiditi, con la loro bocca parlano con arroganza. Ora ci hanno circondati, [seguono] i nostri passi; fissano i loro occhi per atterrarci. Essi somigliano a un leone che si strugge dal desiderio di lacerare, e a un leoncello che sta in agguato nei nascondigli” (17:8-12).

Considerando la biografia del più illustre dei re d’Israele, non è difficile immaginare quali eventi possano aver ispirato simili parole. David fu infatti perseguitato da Shaul, dal quale dovette fuggire per molti anni; in seguito, per un certo periodo, fu privato del regno a causa di una congiura ordita da suo figlio Avshalom. I nemici, le insidie e le sofferenze non mancarono affatto nella vita di David, e in più di un’occasione egli si ritrovò privato dei suoi averi e della sua autorità (a ciò potrebbe alludere l’immagine delle vesti che i nemici del salmista si spartiscono tra loro). Nulla ci spinge dunque a interpretare questo Salmo come una profezia e ad applicare i suoi versi a un personaggio specifico diverso da David.

Ma se tutto ciò è corretto, su quai basi moltissime edizioni cristiane della Bibbia traducono ka’arì con “mi hanno forato”? Ebbene, tali edizioni si discostano dal testo ebraico masoretico e adottano la versione fornita dalla traduzione greca impropriamente nota come LXX. In quest’ultima, infatti, il leone scompare e al suo posto leggiamo: “essi hanno scavato le mie mani e i miei piedi” (in greco: ωρυξαν χειράς μου και πόδας). La strana espressione “scavare le mani e i piedi” viene intesa dai traduttori cristiani nel senso di “forare” o “trafiggere”.

Ma com’è possibile che la versione greca abbia modificato il testo inserendo il verbo “scavare”? Una risposta ci viene fornita da un antico manoscritto ritrovato presso Nachal Chever, nel Deserto di Giuda. Qui, infatti, nel nostro Salmo, al posto di ka’arì (כארי) troviamo la parola ka’arù (כארו). In ebraico, questo termine non ha alcun significato; tuttavia, eliminando la lettera alef, otteniamo il verbo karù (כרו) che significa proprio “scavare”. Si può quindi ipotizzare che colui che tradusse i Salmi in greco avesse a sua disposizione una versione analoga a quella di Nachal Chever.

Considerando l’alfabeto ebraico, è facile capire in che modo ka’arì possa diventare ka’arù: basta che un copista distratto prolunghi leggermente la lettera yod verso il basso (facendola così apparire simile a una vav), ed ecco che “come il leone” diviene una parola inesistente che assomiglia a “scavare”. Del resto, il manoscritto di Nachal Chever contiene altri errori di questo tipo: proprio nello stesso verso, la parola yadai (“le mie mani”) è diventata qui yadeha (“le mani di lei”).

Bisogna inoltre tenere conto del fatto che “scavare” non equivale a “trafiggere”. La radice verbale karah è usata per indicare l’atto di scavare un pozzo (Genesi 26:25) o una fossa nel terreno (Esodo  21:33; Giobbe 6:27). Nel Salmo 40:6, l’autore dice a Dio “le mie orecchie hai aperto (karita)”. Qui il medesimo verbo è impiegato metaforicamente nel senso di “sturare” le orecchie, ovvero di predisporle all’ascolto. Di certo, il salmista non sta affermando che il Creatore gli ha trafitto le orecchie.

È altamente significativo che in tutte le edizioni della Bibbia, senza alcuna eccezione, nel già citato verso di Isaia 38:13 l’espressione ka’arì sia tradotta correttamente con “come il leone”. Non essendoci in questo caso alcuna presunta implicazione cristologica, i traduttori si sono fedelmente attenuti al testo ebraico, cosa che invece non hanno fatto nel Salmo 22.

15 pensieri su ““Mi hanno forato le mani e i piedi”: Di chi parla il Salmo 22?

  1. anonimo

    caro redattore, scusami l’espressione, ma fare esegesi in questo modo è fuorviante, perché spesso ci si perde in minuzie o questione di lana caprina, anche se niente voglio sminuire, perché ogni lettera e parola della Bibbia è sacra, ed anche per chi non ci crede, la deve ipotizzare come tale, se vuole accostarsi ad essa. Come un leone, è un espressione figurativa, ora stare a discutere se è scavare, circondare, o cosa hanno fatto alle mani e ai piedi, è importante per te? Gli uomini non fanno mai esattamente ciò che fanno i leoni o atrii animali. Il leone sbrana e divora, pelle ed ossa, ma Davide i leoni che volevano sbranare le povere pecorelle di suo padre li uccideva con le sue stesse mani, sta scritto, Ma se tutto poteva contro i leoni, nulla poteva contro il suo fratelli che amava, contro gli uomini. ( ha mai alzato una mano sopra gli israeliti? sarebbe bello se mi dessi una risposata) Ma non alzerò la mia mano contro i consacrati del Signore diceva, e da loro poteva solo difendersi, rifugiandosi anche presso i suoi nemici ( fingendosi folle) o in terra straniera, come capitò a Giuseppe, Mosé ed Elia, E di Giuseppe sta scritto che i suoi fratelli fecero credere a suo padre che una belva feroce e selvatica l’aveva divorato, e solo una tunica imbrattata di sangue gli portarono. ( sangue di animale mentre quelle di Gesù era sangue umano), il Messia secondo tradizione ebraica, deve racchiudere sia la figura di Giuseppe che di Davide, ed entrambi, come tutti del resto, non sono stati accolti dai propri fratelli che non tutto potevano sapere. Chi ha scritto il nuovo testamento, se posso dir cosi, è un grande mistico ebraico, conoscitore di tutta la torah che ha sintetizzato tutte le scritture in Gesù, perché tutte le scritture parlano di lui. Ha tutto in comune con Adamo dice, salvo il peccato, ed ha tutto in comune con Davide, salvo il peccato logicamente , in quanto suo figlio, e le due figure che bisogna paragonare, le loro due storie. Ma per evitare conflitti ed infinite dispute sulle diverse ed infinite interpretazioni, è meglio cercare di analizzare e comprendere a chi la storia ha dato ragione. Se agli ebrei che hanno accolto Gesù come Messia, o a quelli che successivamente hanno redatto il Talmud fondando per ora una religione senza tempio e senza sacerdozio,a cui mancando il compimento, non resta che lo studio, invece di dar gloria, lode e onore al Dio Vivente. Ti ho chiesto di incontrarti una volta, perché piacerebbe parlare pacatamente per confrontarsi, quasi da vero ateo, perché sorridendo mi verrebbe da dirti che per logica è Dio ad essere il più grande ateo. Dio ride , e con lui è bello sia ridere che piangere, come Abramo e Giacobbe.
    Il signore completerà per me l’opera delle sue mani, diceva Davide in un Salmo, e in Gesù per amore di davide, tutto viene portato a compimento. Te l’ho scritto in altre parti di questo sito, che se ad Adamo disse che certamente sarebbe morto, a Davide che da solo si condannò a morte in base alla legge del Signore che amava nel profondo del suo cuore, il Signore gli disse che lui non sarebbe morto. La passione di Davide richiama la passione di Gesù se leggi insieme, così come tutta la loro storia.
    Ciao

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  2. pasquale

    Karw è attestato da alcuni codici di kennicott , in cui c’è vav e non jod.
    Vorrei sapere la Peshitta anch’ essa , come la Bibbia greca dei LXX, è stata tradotta dal Nachal Chever.
    Vorrei ancora una delucidazione il sinedrio all’epoca della traduzione della settanta approvo la conformità fra testo tradotto ed originale, oppure no.
    Tale traduzione, dei LXX, è citata nel Talmud in esso vi sono parole contrarie che fanno riferimento al salmo 22 oppure la disquisizione è nata milleni dopo.
    Potrebbe lo scritto masoretico essere stato interpretato nel salmo 22 come jod anziche vav, solo molti secoli dopo la stesura della settanta, vista la assoluta conformita ed accettazione, della LXX, perfino nei primi anni e decenni la morte e resurezione di Gesu Cristo, da parte dei dotti leviti e giudei.
    Può questa doppia interpretazione jod e\o vav nascere solo dopo l’anno mille, oppure esistono gia’ disquisizioni iin merito.

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    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Ci sono alcune inesattezze in questo commento. La traduzione greca che riporta “scavato” non è la leggendaria LXX tradotta dai 70 rabbini. Questa infatti era esclusivamente una traduzione del Pentateuco. Non sappiamo chi abbia tradotto i Salmi in greco e quando ciò sia avvenuto, per cui quella che oggi si chiama “Bibbia dei Settanta” non ha l’approvazione di alcun dotto giudeo.
      Ka’arù con la vav non può essere verosimilmente identificata con la lezione corretta, in quanto tale parola non esiste in ebraico.

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  3. pasquale

    Va segnalata l esistenza di alcuni codici (edizione critica kennicott) in ebraico , riportanti l esistenza di una variante del versetto 17 tale per cui in luogo di ka’ariy, tali codici riportano karw in caratteri ebraici da destra verso sinistra kaf, resh, waw senza vocalizzazione.Questa parola, karw, è la terza persona plurale del verbo karah una radice primaria che significa “scavare” “passare attraverso” trafiggere .In base a questi documenti si avalla la traduzione levitica giudaica dall’ ebraico al greco del salmo,(traduzione su cui si basano le varie chiese cristiane) il verbo primario karah da cui deriva karw è usato 16 volte nel’antico testamento e il libro che lo contiene più volte sono proprio i salmi, 5+1.
    Inoltre nel rotolo del mar morto la successione sarebbe da destra verso sinistra k kaf, r resh, seguite da una w waw sempre senza vocalizzazione la ww compare tra parentesi quadre in quanto per fortuna risulta di difficile lettura, ma i dotti cristiani ebraici, insieme ai dotti ebrei, non hanno messo una jod in quanto cio che è scritto è molto più simile ad una waw che ad una yod , optando tra le due, verso la waw. in internet è possibile trovare il salmo 22 del mar morto e ogniuno potra vedere se è una waw o una yod.
    Ringrazio le persone che lavorano nel sito uno sguardo a Sion per le loro lezioni messe a nostra disposizione gratuitamente . Inoltre è grazie a parte del popolo ebraico che oggi possiamo disquisire sull unico libro che è la parola di Dio, al cui cospetto siamo tutti uguali, senza distinzione e ciò lo conferma Paolo.

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  4. Antonella

    Sguardo a Sion scrive: Ka’arù con la vav non può essere verosimilmente identificata con la lezione corretta, in quanto tale parola non esiste in ebraico.

    perchè affermi che “ka’aru” non è una parola ebraica?
    “ka’aru”(scritto con alef) assume il senso di “riconoscere” dalla radice:” ka’ar” e comunque dipende dall’uso del verbo può anche significare: “divenire brutto”.

    Questo per specificare ad ogni modo, che la parola “karù” non risolve la questione perchè essa non è mai usata nel testo ebraico per dire bucare, perforare, ma si usa tutta al più invece il verbo “naqav” e il termine sarebbe dovuto essere: “naqvù”. L’Ebraico è una lingua molto precisa e usa verbi che esprimono azioni molto accuratamente, e se si vuole accettare la versione col verbo “karù”, allora il significato sarebbe che il soggetto ha scavato con le proprie mani e piedi una fossa, il che sarebbe un assurdità. Inoltre bisogna ricordare che i rotoli del Mar Morto fanno parte di una ghnizhà, cioè un cimitero di manoscritti contenenti errori.

    Infine vorrei precisare che furono 72 i rabbini e non 70 come scrivi, che tradussero esclusivamente la Toràh, cioè il Pentateuco. Gli altri scritti sono posteriori e sono stati tradotti da dotti di diverse ideologie, infatti ci sono discussioni nel Talmud che affermano che quelle traduzioni sono pieni di errori di ogni genere.

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  5. Antonella

    Comunque il Salmo 22 è semplicemente una preghiera generica.
    Infatti le espressioni che usa sono simboliche e applicabili a chiunque, ma soprattutto la sua applicazione è per un pubblico, cioè al popolo di Israel nel suo complesso perchè questo come un’altra ventina di Salmi apre con: “mizhmor le David” , che ha doppio senso e si può anche tradurre: Salmo per Davide e il Salmo naturalmente non è rivolto solo a David che lo scrisse, ma esso è rivolto a tutto il popolo di Israel, qui David è il simbolo del popolo di Israel. Pertanto “mizhmor leDavid ” vale a dire: Canto per il popolo di Israel.
    E sarà il popolo di Israel che si troverà da solo nel suo cammino in mezzo alle Nazioni, che grida a HaShem, che confida in Lui e da Lui viene liberato quando tutte le nazioni potenti della terra lo circondano. Le espressioni dunque usate nel salmo 22, sono generiche e simboliche: la pelle che si secca fino a divenire polvere della morte, il cuore che si fonde come cera, le ossa(o gli organi) che si staccano e si separano uno per uno per poi contarle, il dividersi le vesti da parte dei nemici, i cani, i tori, i leoni ecc… Tutte allusioni simboliche adattate ad una buona melodia per essere cantate e lodare HaShem ricordato come Liberatore finale del Suo popolo.

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  6. Antonella

    Nota: ho sbagliato a scrivere 72 “rabbini” che tradussero la Toràh. Mentre volevo dire che i 72 traduttori, erano eruditi o saggi ebrei che si recarono Alessandra d’Egitto….

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  7. anonimo

    se riguarda tutto il popolo di Israele, riguarda tutti i singoli ebrei, ed in primis il loro capo, il loro Re, colui che dovrà avanzare per primo, marciare davanti a tutti ed essere la guida del popolo.
    Ma il popolo non salì sul monte Sinai. Parla tu a noi e non ci parli Dio altrimenti moriremo dissero a Mosè. E così sta scritto che da solo Mosè salì sul monte, e da solo avanzò verso la nube oscura. Tu mi chiederai cosa significa questo e cosa c’entra. Ma anche di Davide sta scritto che da solo andò ad affrontò Golia, perché tutto il popolo compreso Re Saul avevano paura del gigante che avevano davanti ai loro occhi. Così come ebbero paura gli esploratori dei giganti che videro nella terra promessa. Videro il male presente ed il bene futuro, ma per paura di morire screditarono la terra promessa, E’ una terra che divora i suoi abitanti dissero, e difatti la storia ci dice che può divorare i suoi abitanti la terra. Ma non bisogna mai aver paura perché il Signore è sempre oltre, e gli ebrei devono andare sempre oltre, anche oltre il mondo visibile, soprattutto mi andrebbe da dire, perché mondi diversi hanno visto gli occhi di Eva e di Mosè e di tutto il popolo quando videro le voci di Dio che parlava dal fuoco. Ma basta un solo uomo giusto per salvare il mondo dicono i rabbini, e basta un Re e Messia per salvare tutto il popolo.
    Gli ebrei sono chiamati ad andare sempre oltre, senza aver mai paura neanche della morte, vincere la morte per amore della vita, per dare gloria al DIo Vivente, agire sempre al limite senza compromessi, perché se non esiste la morte, mai prevarrò l’uomo con la sua forza. Saldo è il tuo trono e saldo è il mio cuore diceva Davide. Far combattere Dio per loro,affinché faccia gisutizia, mentre loro devono dare piene testimonianza della verità per poter dare gloria a Dio.
    Pensieri sparsi, anche se mi farai le tue solite critiche

    Rispondi
  8. pasquale

    Perché è scavare il termine più consono rispetto a trafiggere, del versetto del Salmo in questione.
    “”hanno scavato le mie mani e i miei piedi “”
    Sul significato scavare in ebraico del verbo Karah, da cui si ricava il termine Karw, si vada in rete su G. Bastia, Salmo 21 (22), 17.
    Gesù fu crocifisso ad un palo, e\o, tavola, e\o croce, il legno doveva avere uno spessore, ipotizziamo che avesse uno spessore di 8 centimetri, bene, esiste una regola tra spessore di una tavola e lunghezza del chiodo, tale regola è empirica dettata dall’esperienza ed è “spessore legno \lunghezza chiodo=4\9”. Ipotizziamo spessore legno 8 cm, allora il chiodo deve essere lungo 18 cm ([8×9] : 4).Adesso andiamo allo spessore del chiodo esiste per esso una regola empirica , lo spessore del chiodo deve essere 1\20 della lunghezza(forse nei tempi antichi il rapporto era più spostato verso lo spessore), per cui 18\20 viene 0,90 cm, anche un buco dal diametro di un centimetro è qualcosa di grande basti disegnare due rette perpendicolari da un centimetro.
    Bene un cerchio di diametro un centimetro di certo non è un foro ma un buco, di certo si può dire trafiggere ma anche scavato, termine più appropriato per la grandezza di tale buco. Inoltre si può ipotizzare che per sostenere il peso della persona potessero essere usati anche due chiodi.
    Il calcolo per lunghezza e spessore dei chiodi può essere effettuato su http://www.franuvolo.it
    Spessore pezzo 8 cm
    Lungezza chiodo 18 cm
    Spessore chiodo 0,9 cm
    Larghezza testa 1,8 cm
    Altezza testa 0,9 cm
    Inoltre nel 1968 durante uno scavo di tombe ‘ epoca romana, a Gerusalemme, fu ritrovato una vittima da crocifissione. In questi scavi, l’archeologo greco Vassilios Tzaferis ha scoperto un chiodo lungo ben 18 centimetri che ha perforato l’ osso del tallone di un uomo trovato in una delle tombe . Inoltre , un ‘unghia è stata trovata all’interno dell’osso, attaccata a un piccolo pezzo di legno d ‘ulivo un frammento della croce di legno dove l’uomo è stato appeso per morire.
    Grazie per poter scrivere i miei pensieri

    Rispondi
    1. Sguardo a Sion Autore articolo

      Caro Pasquale, ti ho già fatto notare che karà non significa affatto “scavare”. Semmai per ottenere “scavare” bisogna eliminare arbitrariamente la alef. Non importa nulla il diametro dei chiodi, il verbo “scavare” nella Bibbia indica ben altro. Trafiggere le mani è un’espressione che usa ad esempio Zaccaria, impiegando un altro verbo. Questo Salmo non c’entra nulla con Gesù, non è nemmeno una profezia.

      Rispondi
  9. pasquale

    Non mi resta che imparare l ebraico e non riportare citazioni di studiosi, anche perche dovremo un giorno ritornare a parlare tutti la stessa lingua, e screivere tutti alla stessa maniera come un tempo da destra a sinistra, buona giornata.

    Rispondi
  10. Antonella

    Io vorrei aggiungere che per capire l’errore di traduzione e così come molti altri, bisogna sapere che la prima traduzione del Tanakh, la cosiddetta “ Bibbia dei Settanta”, tradotta in lingua greca, era particolarmente ad uso degli ebrei che vivevano ad Alessandria d’Egitto, in un ambiente imbevuto di cultura greco-ellenistica. Questo fu un indice di decadenza della comunità ebraica di Alessandria, che è di fatto la vera utilizzatrice di questa opera, e che dimostrò di non essere più in grado di intendere la Torah nel suo testo originale, con tutto ciò che ne deriva quanto a perdita di una ricchezza e molteplicità di significati che solo l’originale ebraico era in grado di possedere, sia per il rischio, purtroppo più volte concretizzatosi, di un utilizzo tendenzioso, spesso ostile e mistificatorio, contro gli ebrei e contro l’ebraismo da parte di soggetti esterni.
    Infatti la “Bibbia dei Settanta” divenne il testo di riferimento dei libri del Tanakh per il mondo cristiano dei primi secoli. Basti pensare che, nello stesso Nuovo Testamento, il quale è interamente scritto in greco, nessuna citazione del Tanakh deriva da una apposita traduzione del testo ebraico, bensì è ripresa alla lettera dalla Settanta, compresi i pertinenti errori di traduzione. Questo dato costituisce a mio avviso un valido indizio a favore del fatto che gli autori del NT fossero Gentili convertiti, o al massimo Israeliti della Diaspora, ma non certo Ebrei della Eretz Israel, in quanto questi autori manifestano di non conoscere l’ebraico, ma soltanto il greco.

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