La schiavitù degli Ebrei in Egitto, evento cruciale nella Bibbia, non è mai presentata come una punizione divina, al contrario di tutte le altre catastrofi della storia biblica. Come spiegarlo?
La schiavitù degli Ebrei in Egitto, evento cruciale nella Bibbia, non è mai presentata come una punizione divina, al contrario di tutte le altre catastrofi della storia biblica. Come spiegarlo?
Dopo che il popolo d’Israele si è corrotto con il peccato del vitello d’oro, Dio minaccia di distruggerlo. Moshè, però, lo convince a non farlo dicendo che, se annientasse gli Israeliti, Egli apparirebbe come una divinità crudele agli occhi degli Egizi.
Il Sinai è il luogo in cui avvengono due rivelazioni: quella “individuale” riservata solo a Mosè e quella “collettiva” a cui partecipa tutto il popolo. Questa corrispondenza ci mostra un aspetto spesso ignorato della storia dell’Esodo.
Benché non esista alcun precetto biblico dedicato alla masturbazione, in molti sono convinti che il punto di vista della Torah su questo tema emerga dalla storia di Onan e Tamar nella Genesi. Ma è davvero così?
Davvero il rapporto tra l’Ebraismo e la cultura greca si può ridurre soltanto a una violenta contrapposizione? La questione diviene interessante se esaminiamo la storia del primo incontro tra le due civiltà.
In questo articolo proseguiamo la nostra analisi del racconto della lotta di Giacobbe con il suo anonimo avversario, chiedendoci anche quale sia lo scopo di questa breve parentesi nella vita del patriarca.